Jeantet Stefano – Aosta – Rientro tempestoso

Rientrando frettolosamente sorpresi da una bufera di neve durante una scalata sul monte Bianco a 3600m circa.

316 jeantet rientro

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Comments (8)

 

  1. Carla Pellegrini scrive:

    Complimenti Stefano, le condizioni proibitive durante le quali hai realizzato questo scatto sono rese benissimo dall’immagine.
    Anche chi non ha vissuto personalmente questo tipo di esperienza può avere un idea abbastanza veritiera di cosa significhi effettuare un’escursione in alta montagna.
    Carla

  2. Antonino Tutolo scrive:

    La composizione evidenzia la minimalità, la precarietà degli uomini in quel paesaggio difficile alla sopravvivenza. Peccato che la figura in primo piano si confonda con la seconda.
    Complimenti all’autore.

  3. franca catellani scrive:

    Concordo con Carla , uno scatto eseguito ,non certo in condizioni facili e queste esili e confuse persone umane , evidenziano quanto sia difficile, e a volte invincibile la natura nelle sue manifestazioni piu’ rabbiose bravo Stefano

  4. I miei più sinceri complimenti, Stefano!
    Un’immagine carica di pathos che descrive un momento
    in cui può sembrare che la via del ritorno sia stata smarrita..

  5. Marco Tambara scrive:

    La ricerca compositiva è sempre difficile in questi frangenti e in tali condizioni. Tuttavia la spinta a documentare l’azione a volte è talmente forte da permettere di superare le avversità (anche a scapito della sicurezza).

  6. Enrico Maddalena scrive:

    L’immagine è idealmente divisa in due parti:

    - a sinistra la fila di uomini che avanza passo dopo passo nella bufera, con i neri profondi che sono tutti e solo nell’ultimo della cordata;

    - a destra il nulla, il biancore vuoto della nebbia, il precipizio di cui si sente il respiro.

    La cordata è compositivamente una linea curva che piega a destra e, assieme all’uomo in primo piano, inclinato nella stessa direzione, evoca un senso di precarietà, di tensione, di caduta verso il precipizio.
    La fila che si snoda verso un invisibile orizzonte, descritto mediante la prospettiva geometrica ed aerea delle figure che rimpiccioliscono e che si attenuano, indirizza lo sguardo verso una meta che è chiara non fuori, ma dentro gli uomini.
    Un saluto
    Enrico Madalena

  7. Enrico Maddalena scrive:

    Aggiungo una considerazione importante.
    Data l’abitudine alla scrittura, leggiamo una immagine da sinistra a destra. In questo caso ancor di più, visto il forte peso strutturale dell’uomo più vicino sul quale cade subito l’attenzione.
    Lo sguardo poi tende naturalmente a proseguire verso destra, a “cadere” verso il vuoto, evocando un senso di precarietà.
    Proviamo ad immaginare la scena invertita lateralmente (o facciamolo col fotoritocco). La sensazione che se ne prova è significativamente diversa. L’andamento naturale dello sguardo spingerebbe gli uomini verso destra, verso la parete, in sicurezza.
    Un mancino ed un arabo forse percepirebbero l’immagine in questo senso.
    Se l’autore è d’accordo, mi piacerebbe inserire questa immagine in un libro di tecnica ed estetica fotografica cui sto lavorando, naturalmente col suo nome. La risoluzione deve essere maggiore. Se è dell’avviso, può contattarmi.
    Buona giornata
    Enrico Maddalena (con due d questa volta ;-)

  8. Antonino Tutolo scrive:

    @Enrico Maddalena
    Splendido commento.

    “Un mancino ed un arabo forse percepirebbero l’immagine in questo senso.”

    Quando si dice che l’arte è universale, non si tiene conto di questo e di altri elementi che condizionano la lettura.

    L’arte universale è quella che tratta argomenti universali, con un simbolismo universale, quindi semplice e scontato.

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