Marco Priori – Monte San Vito (AN) – Il martello b&n

Lavoratori al porto di Senigallia.
Schiacciavano i mitili rimasti incastrati della rete.

323 Priori Marco - st

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Comments (18)

 

  1. Antonino Tutolo scrive:

    C’é un contrasto enorme, mal gestito in post produzione, tra le alte luci (la rete e l’acciaio) e tutto il resto dell’immagine, che rende incomprensibile l’azione che si vuol raccontare.

  2. Mauro Marchetti scrive:

    Trovo questa immagine pregna di atmosfera, il forte contrasto la rende quasi drammatica.
    E’ una fotografia che racconta il lavoro, la fatica; la trovo riuscita anche se la didascalia dell’autore non trova pieno riscontro nel contenuto.
    Complimenti, Mauro.

  3. Antonio Esposito scrive:

    Foto ad alto contrasto, poco legibile; se non fosse per il titolo mi domanderei “Cos’ E’?” – Mi viene da suggerire il titolo di un tema.

  4. Giovanni Cairoli scrive:

    Non capisco, forse c’è qualche problema di taratura di monitor, sul netbook questa immagine è più che apprezzabile, bella direi.
    Sull’lcd del fisso invece è molto scura quasi illeggibile.
    Checchè ne dicano gli esperti, non è affatto semplice uniformare la visione, ad ogni modo pian pianino speriamo che questo problema si possa risolvere facilmente.
    Gio’

  5. Gioacchino Castellani scrive:

    E’ sempre difficile giudicare una foto in bianconero guardando lo schermo di un computer. Manca la materialità della fotografia, non si apprezzano appieno ne’ l’atmosfera, ne’ la bellezza della scala tonale, ne’ il dettaglio. In questo caso il forte contrasto rende illeggibili i bianchi e le parti scure non mostrano sufficienti dettagli. Inoltre il messaggio della foto riamane a mio avviso sconosciuto ( dove sono i mitili incastrati nella rete?).
    Gioacchino Castellani

  6. Antonino Tutolo scrive:

    Il monitor mostra un’immagine a 72 bit, mentre la foto ha una risoluzione paragonabile ai 250-300 bit.
    E’ ovvio che sul monitor si perdano dei dettagli.
    Ma, se il monitor è calibrato (ci sono sistemi idoni per questo, ed il mio lo è), non si coglieranno tutte le sfumature, ma gran parte di esse saranno visibili e l’azione, oltre all’atmosfera, sarà più leggibile.
    Questa immagine è in forte controluce e presenta una notevole estenzione di luminosità tra le alte luci e le ombre, difficile da rendere se non con un intervento, in post, di apertura delle ombre e di contemporaneo recupero delle alte luci, possibile solo se si fotografa in RAW e si usa un decodificatore RAW “all’altezza” della camera oscura.
    Personalmente, in ripresa, avrei usato un polarizzatore per cercare di diminuire, per quanto possibile in questa situazione di controluce, il riflesso accecante dell’acciaio e poter sovraesporre le basse luci.

  7. Gioacchino Castellani scrive:

    Caro Antonino
    Non penso che riusciresti a recuperare il dettaglio nelle alte luci, ma solo avere dei bianchi meno sparati senza dettaglio. Inoltre non penso che fotografando in digitale in Raw si possano recuperare errori espositivi dovuti ad un contrasto così forte.
    Sarebbe bello a questo punto fare delle verifiche e confrontare anche le differenze tra una stampa in digitale e quella tradizionale in camera oscura.

  8. franca catellani scrive:

    Castellani Sarebbe bello a questo punto fare delle verifiche e confrontare anche le differenze tra una stampa in digitale e quella tradizionale in camera oscura.

    La prima cosa da tener ben in mente, mentre si ragiona sulla fotografia digitale, e’ la differenza intrinseca fra il media digitale e quello tradizionale o analogico.
    Il media digitale e’ per forza di cose ”discreto” mentre il media analogico e’ di per se’ stesso ”continuo”.
    Cosa significa ”continuo” ?
    Significa che la mescola fotosensibile spalmata sulla pellicola di celluloide, sul film di materiale plastico o anticamente sulla lastra di vetro, NON E’ PER PUNTI, ma e’ un insieme continuo che puo’ prendere infinite sfumature di colore e di chiaro/scuro senza soluzione, senza salti, senza separazioni.
    Sara’ il mezzo riproduttivo (la carta fotosensibile) che riprodurra’, in seguito, la corretta resa di toni di luce e di colore nella sua infinita variabilita’ di combinazioni di toni, di intensita’ e di colori.
    Estratto da una lezione -relazione per me interessante

    La sfida tecnologica, quindi, e’ quella di avvicinarsi il piu’ possibile a quanto presente in natura fino a possibilmente eguagliarne i risultati e cosi’ approfittare dei vantaggi inerentemente legati alla tecnologia ed alle sue realizzazioni.
    Lo scopo a cui la tecnologia cerca di rispondere e’ quello di rilevare un’immagine con una completezza di informazioni tale da consentirne l’utilizzo senza apparente perdita di qualita’ dovuta al mezzo .
    Il risultato della fotografia digitale sara’ sempre un’immagine resa come sequenza di codici numerici binari che possono essere copiati in una esatta replica dell’originale.

    Per il PC solitamente si ha una risoluzione del video di 96 ppi.
    Gli applicativi come Photoshop hanno come default la definizione di 72 ppi e visualizzano le immagini sullo schermo a 72 ppi indipendentemente dalla reale risoluzione dello schermo a disposizione.

  9. Antonino Tutolo scrive:

    @Gioacchino
    “Non penso che riusciresti a recuperare il dettaglio nelle alte luci,”

    La differenza di luminosità, in ripresa, era certamente superiore a sei stop. (Il digitale in RAW, colore o B/N, ha una latitudine di posa di circa 6 stop, come il B/N analogico. Il JPEG ne ha molto meno, ed è compresso). I 256 bit per canale RGB, per le tonalità degli annerimenti, del JPEG non sono certamente confrontabili con i 4096, per canale RGB, del RAW .

    Il che rende il recupero molto problematico; ma qualcosa si può fare.
    Sai che il sistema zonale di Adams divide i possibili “annerimenti” in 10 zone. Ma, con opportuni rilevatori e artifici di stampa, si possono effettuare spostamenti all’interno di esse.

    Se in analogico è possibile utilizzare uno sviluppo meno contrastato, stampare su carta morbida, oltre che intervenire con mascherature a bruciature, nel digitale si può variare l’esposizione, il contrasto, gli annerimenti della curva delle esposizioni zona per zona, anche punto per punto. Ma questo è possibile se si lavora in RAW. Il JPEG, appena lo tocchi subito si degrada.

    Ma la soluzione del problema parte dalla ripresa, attenuando il più possibile il dislivello di luminosità con un pannello riflettente o con un flash, con l’uso di un filtro attenuatore della luminosità generale, riducendo al minimo le zone in cui sono presenti riflessi bruciati.

  10. franca catellani scrive:

    E il digitale è soggetto a continui, ulteriori, miglioramenti; mentre l’analogico aveva raggiunto un limite invalicabile.

    Esattamente quello che volevo dire . la tecnologia è in frenetica evoluzione , comparare continuamente analogico al digitale .es nelle famose reflex che erano gia in conflitto- in funzione di quello che si voleva ottenere nei dettagli ,come prodotto in stampa con i formati negativo piu’ grandi 6×6 e ecc ecc è importante trarre piacere e condivisione ciao franca

  11. Lorenzo Eusebi scrive:

    Non intervengo direttamente sulla foto, che comunque a me piace, ma più che altro per rettificare alcune lacune tecniche evidenziate in particolare nei post di Antonio Tutolo.

    Le frasi: “Il monitor mostra un’immagine a 72 bit, mentre la foto ha una risoluzione paragonabile ai 250-300 bit.”, e
    “I 256 bit per canale RGB, per le tonalità degli annerimenti, del JPEG non sono certamente confrontabili con i 4096, per canale RGB, del RAW .”, infatti, sono profondamente sbagliate…

    Nella prima, credo che l’autore intendesse dire che a monitor vediamo con una risoluzione di 72 dpi, mentre la foto stampata è circa 300. Ed è cosa ben diversa che dire 72 bit o 300 bit, il numero di bit infatti misura la quantità d’informazione del singolo bit, mentre il dpi indica una densità di pixel per unità di dimensione superficiale (lineare o quadratica).
    La seconda evidenzia anch’essa una certa confusione. Infatti, nel jpg, i bit per canale sono 8, per un totale di 24 bit per pixel. Gli 8 bit permettono di esprimere 256 livelli diversi di colore per canale (2^8), che, combinati per i 3 canali RGB, danno più di 16 milioni di combinazioni possibili. Stesso errore per il raw. I raw in genere vengono salvati a 12-14 bit per pixel nelle macchine reflex più commerciali, di più per le macchine medio formato o professionali. Poi, il raw può essere salvato in tiff a 16 bit per canale, ma in quel caso l’informazione viene interpolata.
    Vi assicuro che è già un delirio lavorare a livello software con 16bit per canale, figuriamoci con 4096 :D

  12. Lorenzo Eusebi scrive:

    “Ed è cosa ben diversa che dire 72 bit o 300 bit, il numero di bit infatti misura la quantità d’informazione del singolo bit,”

    Intendevo dire, del singolo pixel.
    Accidenti alla fretta…

  13. Antonino Tutolo scrive:

    @Lorenzo Eusebi.

    La profondità di colore è la massima quantità di colori riproducibili da un formato immagine (es. JPEG, RAW, ecc.) o da un dispositivo hardware (es. monitor, stampanti, ecc.). Tale valore viene solitamente espresso in “bit”.

    Un’immagine digitale è memorizzata scomponendo ogni colore nei suoi colori componenti primari sui tre canali Red, Green, Blu (Rosso, Verde, Blu).

    Il formato JPEG è in grado di memorizzare al massimo 8 bit per ogni canale RGB. Quindi JPEG può memorizzare una profondità colore (un numero massimo di sfumature di colori) pari a: 8 bit x 3 canali = 24 bit, che garantisce la rappresentazione di 16,8 milioni di colori.

    Le immagini RAW, non seguendo un formato standard, possono avere profondità di colore differenti a seconda del modello di fotocamera utilizzata.

    Le macchine fotografiche più moderne memorizzano immagini a 14, 16 bit per canale, mentre le altre più modeste arrivano fino a 12 bit per canale.
    Se consideriamo 14 bit per canale, otteniamo una profondità di colore pari a 14 bit x 3 canali = 42 bit di profondità di colore (cioè circa 4.400 miliardi di colori riproducibili) che corrisponde a:
    2 elevato alla 14 = 16.384 gradazioni per ogni componente fondamentale rispetto alle misere 2 elevato allo 8 = 256 gradazioni per canale visualizzabili su uno schermo per pc.
    Quindi un file RAW offre la migliore quantità di informazioni contenute nel file dell’immagine. Aprendo un file RAW appena dopo lo scatto, l’immagine appare spenta e morbida rispetto allo stesso scatto effettuato in JPEG. Ma la quantità di informazioni memorizzate nel RAW consentono, con la post, una qualità complessiva superiore al JPEG, consentendo interventi simili a quelli della camera oscura.
    ““Il monitor mostra un’immagine a 72 bit, mentre la foto ha una risoluzione paragonabile ai 250-300 bit.””
    Nella fretta ho sbagliato l’unità di misura. E’ il dpi, non il bit. Ma in ogni caso parlavo di risoluzione dell’immagine: quella del monitor è, di molto, inferiore a quella della stampa.
    Nella seconda frase: “I 256 bit per canale RGB, per le tonalità degli annerimenti, …”, con il termine “tonalità di annerimenti” mi riferivo alle varie gradazioni monocromatiche memorizzabili per ogni canale RGB, cioè la “profondità colore” per canale.
    Se il JPEG consente la memorizzazione in soli 8 bit per canale, esso può memorizzare 3×8 = 256 livelli tonali per ogni canale RGB; quindi molto meno dei 4096 livelli tonali (a 14 bit), per canale RGB, del RAW.

    Le normali stampanti inkjet consentono una stampa a 8 bit per canale. Quindi i 12-14-16 bit del RAW potrebbe risultare superflui (a parte la possibilità di modificare l’immagine come in camera oscura).
    Per sfruttare i 12-14 o 16 bit canale del TIFF che si può ottenere da un RAW, è necessario utilizzare stampanti di qualità, a 14 o 16 bit canale.

  14. Gianni Bottari scrive:

    Adesso si che è tutto chiaro.
    ;-)
    Battute a parte, è inutile nascondersi dietro un dito.
    Il web e la fotografia digitale ci hanno regalato un mondo nuovo, popolato da utenti e produttori molto numerosi e variegati.
    Proprio per questo il termine standard rappresenta una contraddizione.
    Diamoci tempo anche per imparare e dignità per accettare di non poter sapere tutto, così come è sempre stato.
    Auguri a tutti ed un grazie particolare a chi ci da la possibilità di usufruire di questo spazio.
    Gianni.

  15. Marco Priori scrive:

    La foto è stata scattata con una canon 400d, è in formato file raw e la post produzione non è quella giusta, almeno sulla foto pubblicata sul sito di flickr anche se a me piace, è semplicemente uno scatto rubato, un attimo, e quando vado a fare foto non porto polarizzatori o filtri, la maggior parte delle volte fotografo in inverno e capirete che molte volte in condizioni precarie di illuminazione ho bisogno del massimo dell’apetura per far entrare la luce, questo scatto è avvenuto nel momento che i pescatori ripulivano le reti dai mitili, granchi incastrati e una miriade di sporcizia, e possono solo farlo rompendoli e schiacciarli con un martello di legno, quello che si intravede sul fondo, il fatto è che se provassero a strapparli via le trame della rete si romperebbero, e per i pescatori riacconciarle costa più fatica e perdita di tempo. Al momento dello scatto mi sono concentrato sugli schizzi che provenivano dallo schiacciamento, in questo caso era una piccola vongola, niente di più, nel sito che potrete vedere dal link
    http://www.flickr.com/photos/marumaru70/
    potrete vedere altri scatti, gli ultimi sono con una post produzione ben più accettabile, e sono curioso di sapere cosa ne pensate.!!!!! Per la stampa assicuro che i files non sono gli stessi tanto meno l’elaborazione post-fotografica, rendono a mio parere molto e di più. Sono pienamente soddisfatto di tutto e ringrazio vivamente tutti per esservi interessati allo scatto, ne sono onorato. Auguro a tutti Buone feste, e felice anno.

    Ps. Un ringraziameto speciale a Massimo Mazzoli che ha voluto postare questa foto altrimenti io non lo avrei mai fatto, Grazie.

  16. Lorenzo Eusebi scrive:

    Grazie della risposta, anche se in effetti credo serva più agli altri che a me direttamente, visto che oltre ad avere la passione per la fotografia, ho anche il pessimo difetto di essere un ingegnere elettronico (con annessa tesi sulle immagini digitali, o sul digital image processing, che suona più importante :P )

    Ero intervenuto per fermare uno spaventoso proliferare di bit che avrebbe reso la mia, e la vita di molti altri ingegneri, un vero inferno…
    :D

    Approfitto della correzione per augurarvi buone feste!

    Lorenzo.

  17. Antonino Tutolo scrive:

    @Marco Priori
    Ho visto le foto su Flickr. Sono splendide.
    Complimenti ed auguri

  18. Antonino Tutolo scrive:

    @Lorenzo Eusebi
    “Grazie della risposta, anche se in effetti credo serva più agli altri che a me direttamente,”

    Ti ringrazio per la precisazione.
    Ho cercato di spiegare come funziona il digitale, ma non ho la precisione “al bit” di un ingegnere.
    C’é chi non non ha il tempo o la dimestichezza coi concetti informatici e vuole fotografare.
    I concetti che sono alla base della fotografia analogica sono apparentemente più facili da comprendere.
    C’é una sospensione di sali d’argento sul supporto della pellicola. Ricevono luce e possono essere rivelati e stabilizzati.
    Invece il digitale è, almeno concettualmente, altrettanto semplice, ma gestito con modalità matematiche e fisiche molto più complesse.
    I bit sono venuti fuori solo per spiegare la differenza tra JPEG e RAW.

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