Catellani Franca – Modena – Il palazzo dentro

363 Catellani Franca Il palazzo dentro

Visita guidata

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Comments (19)

 

  1. Giovanni Izoardi scrive:

    A volte, se ne è già discusso, il titolo puo’ dare all’immagine significati diversi da quelli realmente contenuti nello scatto.
    Non so, forse in questo caso specifico mi viene in mente lo splendido lavoro di Ivano Bolondi, ma a me sembra che il testo porti l’osservatore a cercare un messaggio che non c’è.
    GI

  2. Maurizio Tieghi scrive:

    Sospesa tra possibili simmetriche prospettive architettoniche ferme come il marmo, ma ripresa in modo dissimmetrico nonostante il granito e le colonne siano rimaste ferme al loro posto, si contrappongono le volute mobilità mosse della precarietà tutta femminile che trova rifugio dentro al tempio. Complimenti all’abile autrice.

  3. franca catellani scrive:

    Lungi da me imitare o rubare il titolo al mio amico Bolondi e il suo splendido lavoro in mostra con altre immagini che effettivamente raccontavano in un modo – originale e poetico il palazzo di Correggio .

    il titolo in questo caso dovevo scrivere “”Dentro il palazzo “”oggettivo titolo – ero in una visita guidata dentro al Palazzo dei Francescani a Modena ,poi mi è venuto scritto prima “la parola Dentro cosi’ ho continuato e spedito “

  4. Roberto Depratti scrive:

    In una mostra ….nella partecipazione ad un concorso o nella presentazione di un portfolio, il titolo va di pari passo con le immagini. L’uno è prosecuzione dell’altro e viceversa.
    Franca ha spiegato quanto accaduto …
    Nonostante tutto la lettura d’insieme fornisce elementi circa il fluire – più o meno dinamico – della vita all’interno di un “Palazzo”, sia esso museo perchè no ministeriale …..
    Chi va e chi viene ….
    Per me è un’immagine interessante.

  5. franca catellani scrive:

    ringrazio la redazione per aver postato l’immagine ,ringrazio coloro che hanno commentato – Maurizio e Roberto e qui nel mio spazio volevo chiedere , che fine hanno fatto tutti gli altri ?
    Questo blog era iniziato bene , i commenti erano costruttivi -il confronto dialettico è sempre positivo , che fine hanno fatto :Antonino Tutolo ? Castellani ? Brizio ? Turus ? Bortolozzo ? Maddalena ?

    chiaramente non costringo nessuno , ritenendomi non esperta di fotografia – e giovane fotograficamente parlando , speravo proprio, ……………….

    Capisco perfettamente che la mia immagine non è ottimale , ma quando si guardano i propri scatti non sempre si riesce ad individuarne i difetti , o errori di composizione – la critica dovrebbe servire a questo . vi saluto cordialmente tutti franca

  6. Gianluca Donati scrive:

    Si, l’interventi sono scarsi e sintetici al punto che non si capisce nulla, ma è un problema per tutti a prescindere dalla qualità della foto. A mio avviso però il blog era cominciato bene quando OGNI foto veniva commentata da un Docente DAC, prassi rapidamente abbandonata e degenerò proprio quando arrivarono gli interventi “a valanga” e su una foto si sfioravano gli 80 commenti per parlare di tutto tranne che di fotografia. Adesso siamo finiti all’eccesso opposto.
    La tua foto: il micromosso è finalizzato a dare il senso del movimento delle persone che scendono le scale e dando così dinamismo alla scena. Il marmo in primo piano sfuocato, consente di concentrare l’attenzione verso il resto dell’immagine, dove si svolge l’azione. Sarebbe stato meglio se le colonne e la parte di marmo centrale in primo piano si trovassero esattamente al centro dell’immagine, dividendo idealmente l’inquadratura in due parti e separando così i due personaggi, ma non so se era possibile dal punto in cui ti trovavi a scattare.

  7. Mauro Marchetti scrive:

    A mio avviso un blog è una “realtà” complessa, un luogo in cui esprimere il proprio pensiero senza la difficoltà oggettiva del faccia a faccia, un posto in cui l’insieme dei pareri costituisce la ricchezza stessa del blog.
    Spesso nei blog si cade nella trappola delle liti, dei pareri contrari o favorevoli a prescindere e ci sono personaggi che pian piano finiscono per diventare, anche loro malgrado, le teste pensanti del blog stesso.
    In questo caso specifico cio’ non accade o meglio non è frequente che accada.
    Piacerebbe anche a me una presenza più costante degli esperti Fiaf ma pensandoci bene non vorrei che fosse riferita a tutte le immagini, rischierebbe di diventare invasiva.
    Cio’ che mi auguro è la presenza di una coralità di persone più ampia, cio’ che non vorrei la presenza eccessiva e debordante di pochi.
    Staremo a vedere.
    M.

  8. Antonino Tutolo scrive:

    Visto che mi chiami, provo ad esporre il mio parere da diversi punti di approccio.
    Innanzi tutto complimenti per aver osservato la scena.
    La tua immagine “gioca” sulla prospettiva ed è vivacizzata dal contrasto tra le leggere tonalità del rosso e del verde.

    In presenza di un insieme di linee architettoniche è necessario o stravolgere completamente la prospettiva architettonica o seguirla in modo irreprensibile.
    E’ possibile trovare un equilibrio intermedio ma è necessaria grande sensibilità estetica.

    In questa foto tutte le linee di fuga confluiscono al centro, rendendola un po’ statica, nonostante tu abbia correttamente imposto la prospettiva coi piani differenziati in profondità.
    Nell’inquadratura avrei inserito anche i capitelli delle due colonne. Ma il formato compatto 4 X 3, dovendo tu inserire ogni elemento necessario, ti ha imposto la confluenza delle linee architettoniche al centro.

    Nell’immagine, il problema è il bianco incombente e centrale delle colonne e quello più grigio, molto esteso e variegato del grande passamano di marmo, in primo piano. Esso domina quasi la metà dell’inquadratura.
    Personalmente, anche col 4X3, avrei tagliato in basso e inclusa la parte in alto, coi capitelli.

    Il viso della donna sulla destra non è sufficientemente mosso: pare avere quattro occhi: è poco gradevole.
    Mi compiaccio per la visione. Mira all’acquisizione di un’estetica più sofisticata.
    Con simpatia
    Antonino

  9. Maurizio Tieghi scrive:

    quello che vorremmo che fosse in molti casi è già stato, poi si è disperso nel tempo durato più o meno quindici mesi, il passato come al solito si farà futuro. Questo non il solito blog, questo è il blog della FIAF! Dovrebbe pertanto essere espressione dei fotografi e delle menti pensanti dell’associazione, guardandoci dentro ci si dovrebbe un poco rispecchiare, infatti dal mio punto di vista scorgo tutti i meriti ma anche tutti i limiti. Più che stare a guardare sarebbe preferibile iniziare a fare.

  10. Giovanni Izoardi scrive:

    Se c’è una cosa che apprezzo in questo blog è la mancanza di litigi e la quasi assenza di personaggi preponderanti.
    Mi auguro che aumentino i partecipanti, questo si.
    Giovanni

  11. franca catellani scrive:

    Grande Antonino e grazie della tua generosità , per essere passato da queste parti , le osservazioni elencate ,mi fanno in effetti riflettere che non si guarda mai abbastanza dentro a quel mirino , poi siamo anche costretti per guardare ahimè ,a chiuderne uno di occhi ,e solo dopo ci si accorge della mancanza ,o dell’errore , es non avevo notato che il capitello è metà dentro e metà fuori -e la centralità delle colonne cosi’ incombenti , uno scatto fatto di fretta e il mio occhio aveva notato il riflesso della ragazza sul marmo corrimano , e non volevo perdermelo , e non volevo perdere nemmeno l’ambiente !! sarà per la prossima chissà !!!!! ringrazio di nuovo , credo che discutere su una fotografia con sentimento critico-costruttivo faccia solo bene a tutti -

  12. Gianluca Donati scrive:

    Confermo di considerare “l’effetto mosso” in questa immagine, funzionale allo scopo di dare dinamismo all’azione, ma concordo con Tutolo che sarebbe stato meglio ottenere un “effetto mosso” più estetico. In quanto alla staticità dovuta al fatto che “tutte le linee di fuga confluiscono al centro” e quindi sulla “centralità delle colonne così incombenti” è un problema che personalmente non avverto, nel senso che la contrapposizione tra staticità architettonica e dinamismo delle figure è forse (o lo sarebbe stato se la foto fosse stata più corretta) il punto di forza dell’immagine. Quello che mi disturba di più è il fatto che questa centralità non è precisa. Si guardi il passamano, a destra è tagliato più in alto rispetto che a sinistra e questo perché il passamano e le colonne non sono esattamente al centro, ma bensì spostate sulla destra, soffocando troppo la figura che scende le scale e che avrebbe invece bisogno di più “respiro”.

  13. Antonino Tutolo scrive:

    @Gianluca Donati
    “Si guardi il passamano, a destra è tagliato più in alto rispetto che a sinistra e questo perché il passamano e le colonne non sono esattamente al centro”,
    Franca ha dovuto gestire uno scena complessa, cercando di relazionare, al meglio, prospettiva, linee cadenti, rapporti tra i vari elementi dell’immagine, colori, forme, convergenza dei punti di fuga delle linee, superfici, masse e colori. Ed a mio avviso ha trovato una soluzione non banale, che tiene conto di tutto.
    La fotografia ambientata può richiedere, talvolta, anche il coraggio e la capacità creativa di non rispettare qualche regola, inventando un equilibrio insolito, difficile da codificare in una regola.
    Inquadrando maggiormente la donna a destra, avrebbe avrebbe dato eccessiva rilevanza alla persona e avrebbe tagliato parte la seconda rampa in alto, che dà profondità. Scegliendo la centralità del passamano avrebbe nascosto la donna in alto, generando un altro effetto prospettico, a sua volta da risolvere in relazione al resto.
    La confluenza delle linee di fuga in un punto può essere molto suggestiva. Ma tale punto dev’essere decentrato; altrimenti l’occhio non esce da esso. Per fortuna, in questo caso, l’occhio è sottratto dalla centralità dalla sciarpa rossa, dal riflesso di essa sul marmo e, molto limitatamente, anche dalla borsa rossa della donna sulla seconda rampa. E’ un triangolo rosso disposto intorno al centro.

  14. Gianluca Donati scrive:

    Sono perfettamente d’accoro con te che spostando l’inquadratura più sulla destra avrebbe comportato tutti i problemi che elenchi. Mi limito a dire che così composta, l’inquadratura può apparire antiestetica. Non è una critica negativa a Franca, non era uno scatto facile da realizzare, comunque la inquadravi, era inevitabile inciampare su qualche problema.

  15. Trova qualche difficoltà dialogica, sarà per caso di quegli scatti presi alla “sauvette”? O meglio ancora frutto del caso e della necessità, tipico degli umani troppo umani? Sarà l’ora tardi, ma è difficile cavar sangue da una rapa, o più ancora acconciare la cortesia. E’ un’immagine, certo, come tante.
    Saluti

  16. Antonino Tutolo scrive:

    Non è che vogliamo vincere il primo premio! Vogliamo imparare. E s’impara un po’ per volta.

  17. franca catellani scrive:

    penso che la fotografia sia troppo casuale , come dici ? Michele ? saranno scatti ! ” image a la Sauvette” proprio cosi’ altrimenti perdevo la guida della visita guidata !!

    Frutto del caso ? proprio cosi’”" frutto del caso”" non necessariamente della necessità potevo lasciare lo scatto dentro al palazzo, invece di portarmelo a casa !
    Concordo è una foto comune , l’ho scelta fra tante ,al primo sguardo non mi dispiaceva , qualcosa invece strideva –
    Se sei il Michele Annunziata che dico io ,ti saluto con il motto “!!!!

    “In ognuno di noi c’è un Clown, basta trovarlo!!

    ciao Franca e grazie !

  18. Controcambio di cuore, il motto. Quando si prende un’immagine, di sicuro si fa perché “piace” anche se aggettivi: bello, brutto e via così non dicono niente, poiché sono “superlativi” alla buona. Poco spendibili in termini di comunicazione.
    Si prende una fotografia per sé, giusto. Ma anche la memoria ha celle per conservarne tracce. E quindi, procurarsi una digitale o equivalente analogica, è inutile e dispendioso. Al contrario se quella presa si condivide con il resto dell’umanità, bisogna fermarsi un attimo. Infatti, entriamo nel campo dei segni che hanno, necessitano di codifica, e naturalmente decodifica. Quello che usiamo per capirci, è l’italiano (si spera) niente più niente meno che “linguaggio”. Si va a scuola proprio, e non solo per questo. So di certo che quando questo argomentare si applica alla fotografia (un giorno o l’altro dovremmo dare una rinfrescata al termine vista l’orizzonte digitale odierno) scattano furibondi: si, forse, ma quando mai e via enumerando. L’italiano, come le altre lingue, s’impara. La pittura lo stesso. Per questi signori parlare di “linguaggio” fotografico è un no sense, degni di un Roland Barthes e sua “Camera chiara”. Buon per loro. Se sfoglio un libro di storia, e l’occhio cade sul Miliziano che muore (vero a falso voluto da Bob Capa, qui non è proprio caso) senza tanti giri, so che è la “Guerra di Spagna” o se vogliamo l’anticamera, le prove della carneficina della Seconda Guerra mondiale. Certo, capisco che i giovani arrivati ora ora mica gli frega. Tuttavia se studiano non potranno che essere d’accordo. E d’altronde si studia ancora il “De bello gallico” il “t’amo pio bove” o la mirabile “La donzelletta che vien dalla campagna in sul calar del sole” dell’immortale Leopradi. Bisogna sforzarsi a studiare, sempre fino all’ultimo respiro. La fotografia chiamiamola così, è studio. E nell’immagine del Palazzo, questo era ed è solo nella mente di chi nel fare “click” ha immaginato chissà che. Poi, se l’immagine vuole almeno essere intrigante, uno dei due interpreti della sceneggiata, quello in alto a sx bisogna fosse fermo per contrasto della donzella, basso dx. E quindi creare il giusto mix comunicativo.
    Saluti

  19. m piac
    ma forse avrei preferito dei “fantamsi” + evanescenti, specilamente la prima figura che non so precisamente perchp ma forse x il look abbastanza intuibile, mi spoetizza!
    anche in bn fa decisamente il suo.

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