Annunziata Michele – Potenza – Tempus fugit

371 Michele Annunziata Tantum_erat

Capita che si passi per enne volte sul luogo del “delitto”.
Certo non sempre la luce, più che finestra qui finestrone, crea l’atmosfera adatta.
Qui non è il caso. Per gli amanti del dato tecnico, la ripresa è di Oly C5050 alla massima apertura 1.8 nell’equivalente “passo universale” 35 millimetri emulando i 400 ISO che più di tanto la macchina non dà. Scatto quasi buio che poi in Pshop ho avvicinato a quello che la mia mente ha visto
nell’attimo prima che la chiesa fosse illuminata a festa, d’altronde era Domenica.

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Comments (28)

 

  1. Antonino Tutolo scrive:

    Le foto ambientate, con illuminazione molto bassa, non si realizzano aprendo il diaframma ed aumentando il tempo di scatto. Il diaframma 1,8 riduce al minimo la profondità di messa a fuoco.
    Lo scatto, con un tempo ovviamente lungo, genera il mosso.
    Il tuo apparecchio ha la modalità di scatto manuale.
    Se è un soggetto che veramente ti interessa, conviene porre l’apparecchio su un cavalletto, usare un diaframma 8 o 11, partire con un tempo di scatto di 1 secondo, poi allungarlo a due secondi, poi 4 secondi, raddippiando ogni volta, finché non si ottiene una foto ben illuminata.
    L’aumento degli ISO, su un apparecchio a bassa risoluzione (5 Mpx) genera rumore che si concretizza in granulosità nelle superfici.

  2. Grazie per i suggerimenti. Tuttavia con un grandangolo pur moderato, pari al 35 mm sul formato Leica, il diaframma della Oly C 5050, qui pari a f 1.8, non fa gridare alla profondità di campo ma neanche il contrario. Ciò detto sulla querelle del sensore piccolo è tempo sprecato. Tant’è vero ch l’italico Alex Majoli (da Ravenna) dell’Agenzia Magnum va in giro proprio con una di queste; ci campa e vince pure premi.
    http://www.robgalbraith.com/bins/multi_page.asp?cid=7-6468-7844.
    http://www.nppa.org/news_and_events/news/2004/03/BOP_still_winners_announced.html
    Si vede che ambedue, il Majoli e l’Annunziata, prediligono altro e le immagini raccontano di conseguenza con gli attrezzi che, volutamente, hanno scelto. Senza cavalletti, o altri artifizi. Casomai esaltando il “rumore” quasi l’emula grana dellaTri-X di Mamma Kodak, o l’austera e più netta trama delle HP5 Ilford. Questione, evidentemente, di stile e narrazione fotografica.
    Saluti

  3. Antonino Tutolo scrive:

    Quando il risultato che si vuole ottenere viene esaltato dalla grana e/o dallo sfocato, è giusto che si usino queste tecniche.
    Ma quando il pregio dell’immagine, come nella tua, sta nella evidenza del soggetto, ovviamente si usa la tecnica più consueta.

    Tieni presente che gli apparecchi analogici non reflex non hanno la tendina, quindi sono meno soggetti al mosso che questa, col suo scatto, inevitabilmente imprime all’apparecchio.

    Io parlavo di bassa risoluzione, non di sensore ridotto.
    I sensori digitali riservano ai toni alti e medio-alti gran parte della memoria disponibile per un’immagine, e molto poca ai toni medio-bassi e bassi (l’occhio è più sensibile alle sfumature di bianco e di grigio che a quelle dei neri).

    In una immagine come la tua che ha prevalenza di toni medio bassi (a parte le altissime luci) non puoi accontentarti di una sottoesposizione, perché essa (soprattutto se recuperata in post) mancherà di dettaglio e sarà degradata dal mosso e dalla grana.

    I diaframmi si usano tutti. Ma in modo opportuno.

  4. A cosa serve una grande profondità di campo se non c’è un’adeguata profondità di sentimento?

    Eugene Smith

  5. Antonino Tutolo scrive:

    In assenza delle conoscenze tecniche, basta il sentimento per realizzare una fotografia ?
    Non è un cammino che si percorre due strade parallele?
    La capacità espressiva non aumenta con un’adeguata, sufficiente competenza tecnica?

  6. la cemdia c 5050 !!!!!!
    grande macchinetta!!!!
    grande apertura…!

    p.s.
    A cosa serve una grande profondità di campo se non c’è un’adeguata profondità di sentimento?

    Eugene Smith

    ok sig.Annunziata…grande cultura o mancanza di pensiero proprio?

  7. bhe in mancanza di cavalletto, se x es si è n una chiesa si può essere + creativi e appoggiarsi ben fermi senza respirare su una colonna o posare la macchinetta sullo schienale della panca senza respirare e cosi via.
    cavalleto si è utile ma si vive e si crea bene anche senza, sopratutto senza respirare!

  8. Gianluca Donati scrive:

    “In assenza delle conoscenze tecniche, basta il sentimento per realizzare una fotografia ?
    Non è un cammino che si percorre due strade parallele?
    La capacità espressiva non aumenta con un’adeguata, sufficiente competenza tecnica?”

    Concordo. Il fatto è che quando la competenza tecnica non c’è, Eugene Smith diventa il pretesto…

  9. Gianluca Donati scrive:

    ok sig.Annunziata…grande cultura o mancanza di pensiero proprio?

    Opterei per la seconda risposta.

  10. Gianluca Donati scrive:

    Qui non c’è, ne profondità di campo, ne profondità di sentimento, adesso capisco perché il sig. Annunziata critica il fatto che si parli solo di estetica e di tecnica, (ma dove? Ma non è che si sbaglia con un altro blog?), infatti in questa immagine non c’è traccia ne di estetica, ne di tecnica e a dire la verità non c’è neppure traccia di arte…

    Smith, Kertész, Kezich, Nadar, Adams, Fellini, Visconti…siamo in piena orgia citazionista…

    A proposito ma Fellini e Visconti non erano famosi per essere dei perfezionisti della tecnica e curare molto l’aspetto estetico delle loro opere? Ma il sig. Annunziata li ha visti i film che cita?

  11. Un classico “argumentum ad hominem”. Fellini malgrado la sceneggiatura era un improvvisatore sul set al contrario di Visconti il quale faceva provare la sceneggiatura intorno ad un tavolo. Stili di vita che fa piacere ricordare nelle loro battute, di fratelli maggiori. La citazione serve a memento e dare corso pratico a quello che questi fratelli maggiori ci hanno lasciato. La tecnica è funzionale al racconto, e proprio Visconti rimprovera il direttore della fotografia Pasqualino De Santis, a proposito del già scritto in altro post “Morte a Venezia”, dal fare cose egregie, sì, ma pure una qualche sgrammaticatura, asseriva, dà sale alla narrazione. L’immagine di “Tempo fugit” è un teschio con le sedie in PP che paiono denti/candele. Questo è quello che ho “previsualizzato” e realizzato di una più ampia galleria intorno alla cultura cattolica impregnata di simbolismo, spesso frutto di sincretismo con altre religioni. Certo potevo portarmi la Hasselbland H3D, cavalletto stativo e parco lampade; la EOS 5D Mark II o la più snella 20D; la Nikon (di mio fratello) D3s e ottiche decentrabili. Eppure come di Alex Majoli più spesso giro con una Olympus Camedia C5050 o WZ 5060. Infine, se l’immagine, comunque piace o non deve, non posso dire altro. Un giudizio come un altro, fa parte del gioco. Dopo mezzo secolo di fotografia vado convincendomi che la “sgrammaticatura” per me é essenza, narrazione.
    Saluti

  12. e del crepuscolarismo tantrico ermetico non ne vogliamo parlare?????????????????????

  13. Gianluca Donati scrive:

    “Morte a Venezia” è un film che conosco benissimo perché è tra i miei preferiti (Lei sig. Annunziata non è l’unico a leggere libri e vedere film!), ma non può citare solo quello che le fa comodo. Se si parla di Visconti, allora ricordiamo anche che in un suo film, egli ha impiegato due settimane di tempo per curare la fotografia di un primo piano che durava solo pochi secondi. Questo a dimostrazione che Visconti era addirittura “ossessionato” dalla perfezione tecnica e dall’aspetto estetico delle proprie opere.
    In quanto alla sua foto, nessuno la costringe ad usare l’Hasselblad, ma la questione resta la solita: l’arte si esprime attraverso la tecnica e l’estetica ha la sua importanza. In quanto al concetto che la “sgrammaticatura” sia essenza e narrazione, non concordo ma a differenza sua, rispetto le opinioni altrui. Tuttavia c’è “sgrammaticatura” e “sgrammaticatura”. Si vada a vedere Jostein Walengen, un ragazzino di 18 anni, che con la Polaroid realizza delle immagini solo “apparentemente” sgrammaticate e sicuramente piene di poetica decadente. E poi alla fin, fine…che vuole che le dica sig. Annunziata…faccia un po’ come le pare!

  14. 1 a 0 per gianluca O-o

  15. Antonino Tutolo scrive:

    @Donatella Tandelli
    “del crepuscolarismo tantrico ermetico non ne vogliamo parlare?????????????????????”

    e qualcuno si lamentava per i miei commenti “cervellotici”!!!!

  16. già già…chissà chi era sta scellerata !?!

  17. Loris Sartini scrive:

    Già, avresti dovuto essere cervellotica, fare citazioni su citazioni e magari raccontare di avere un attrezzatura da far impallidire un nababbo!
    Please, torniamo sulla terra.
    L.

  18. Antonino Tutolo scrive:

    Col “cervellotico” non mi riferivo a Donatella.
    Anzi, mi è piaciuta la sua battuta su “crepuscolarismo tancrito ermetico”.
    :-)

  19. Quando t’incammini, tuo malgrado per la “linea dell’ombra” non quella di Heidegger ma la più prosaica Morte, e qualcuno ti si para davanti in forma di monaco francescano dal chiaro accento bonario; nel suo tipico gesto di alzare la”disciplina” il cordone con tre nodi dell’Ordine come a dire: ” Addò vai, vattenne…” Ecco che il perentorio “tornate a casa” fa da linea di confine, proprio d’ombra, tra un prima e un dopo. Allora se hai “studiato” cos’è l’Arte di vivere, l’Arte della Commedia umana, ti salvi. E vai leggero perché è così che si va. Ti basta un solo “apparecchiato” ma, sì, quello del salumaio sotto caso della bancarella delle pulci. E vai leggero perché”hai compreso” l’Arte della Commedia umana. E siccome ci “salviamo” tutti o nessuno (l’Apocalisse è l’ultimo libro di tutti gli Occidentali nessuno escluso e non lo scritto io, mi dispiace) raccontare ad altri, togliere il vello è cosa altra da r-ivelare (mettere il velo due volte), di una propria “visione” delle cose. Certo, poi piace o no il racconto per “immagini” che uno dà della “Commedia” è affare che attiene ai singoli attori della scena, alla W.Shakespeare.
    - È curioso a vedere, che gli uomini di molto merito hanno sempre le maniere semplici, e che sempre le maniere semplici sono prese per indizio di poco merito. Giacomo Leopardi

  20. Gianluca Donati scrive:

    Ma mi faccia il piacere!

    Antonio de Curtis, in arte: Totò.

  21. Antonino Tutolo scrive:

    @Michele Annunziata

    A Miché, io ti seguo e comprendo le tue evoluzioni, quando sono attinenti.
    Ma qui “stiamo” recitando senza schema.

  22. Gianluca Donati scrive:

    Il sig. Annunziata è in piena crisi narcisistica!

  23. Loris Sartini scrive:

    Spero per lui non ci sia qualche altra implicazione medica.
    ;-)
    L.

  24. Per carità, parliamo di fotografia. Uno se le tiene per sé le cose, anche perché nessuno potrà sottrarsi alla propria “linea d’ombra”. Faccio “piacere” e ammenda. Ritorno nei ranghi delle millecinqucentoparole come da regolamento. Il Narciso delle Metamorfosi non mi appartiene proprio per le cose dette e scritte. Avanti il prossimo.
    Saluti

  25. sig annunziata lo sa che i cinesi si siedono sulla riva del fiume e attendono pazientemente nell’attesa di veder passare il cadaver del loro nemico?
    oppure lo sapeva che nn ci sono + le mezze stagiorni?
    o magari che quello che nn t’ammazza ti fortifica?
    ave cesare

  26. Gianluca Donati scrive:

    Heidegger, Shakespeare, Leopardi e perfino l’Apocalisse di Giovanni…e chi lo ferma più?

  27. Guido Pucciarelli scrive:

    Cercherò di commentare senza senza tenere in considerazione la diatriba che ha creato la presenza dell’autore all’ interno del blog.
    Forse qualche volta bisognerebbe passare non enne, ma enne alla enne volte sul luogo del “delitto”.
    Al di là dell’ arma scelta per catturare l’immagine proposta, in questa scena del crimine non riesco a cogliere il movente e non trovo tracce del corpo del reato. E’ un’ immagine che non mi affascina, la trovo troppo semplice, quasi banale, forse troppo troppo umana.
    E’ un immagine ,certo, ma è una foto comune. Sono sicuro che l’autore saprà proporre di meglio, ha solo sbagliato a scegliere una foto tra le tante scattate.
    Saluti.

  28. Tutt’altro che scarto ci sono come queste una decina “frontali” con la luce da dx del finestrone. Alcune immagini si è data “aria” alla parte superiore, adorna di putto e finestrone che ha un che di “angelico” o meglio da Apocalisse. Un’altra decina sono d’infilata, a sx con finestrone e grata egemonica/simbolica. La luce è unicamente quella presente. Per puro “scrupolo” ho atteso, nei minuti precedenti l’ufficio domenicale, l’accensione delle luci. L’effetto non mi ha convinto e comunque conservo le immagini. Ultimo: nell’immagine si percepiscono tre nicchie con interno tre statue, che in post ho annullato perché non funzionale alla visione. Queste brevi si portano a conoscenza con l’unico scopo, ci si augura, tornino utile e non incidono più di tanto sul giudizio che ognuno poi dà dell’immagine. Fa parte del gioco.
    Saluti

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