Non Condivido …. ma lo voglio dire

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera del socio Paolo Schivano e la risposta del nostro redattore Enzo Gaiotto.

Scrive Paolo Schifano:

 Cari amici di FOTOIT,

sono Paolo Schifano, vice presidente dell’Associazione culturale “L’Altro Scatto” di Roma, essendo un attento lettore della nostra rivista federale mi piacerebbe condividere con voi alcune osservazioni in merito all’articolo “difficile arricchire il nulla” di Enzo Gaiotto nella rubrica “CHI CONCORRE FA LA FIAF”. A mio parere gli argomenti trattati sono stati banalizzati e generalizzati, fuori luogo o meglio fuori posto, considerato che tale rubrica è dedicata all’associazionismo…chi concorre fa la FIAF.

Un abbraccio capitolino a tutti….

 

Risponde Enzo Gaiotto:

Pensandoci bene, dopo tanti anni di redazione della rubrica “Chi concorre fa la FIAF”, è la prima volta che ricevo una mail di biasimo per il contenuto di un articolo apparso nel numero di gennaio di Fotoit”, “Difficile arricchire il «nulla»”.

A dire il vero questo non mi sorprende, anzi, molte volte mi sono chiesto come mai, nella molteplicità di idee e di opinioni che animano il nostro mondo fotoamatoriale, nessuno avesse mai contestato certi miei interventi.

Tengo subito a precisare che le mie affermazioni su certi temi che riguardano la nostra comune passione non sono mai esclusivamente personali, ma riflettono quanto avvertito nei continui contatti che ho il piacere di intrattenere con Circoli e Autori attraverso incontri e riunioni pieni di infinite discussioni, a volte anche animate, che riescono sempre a concludersi con reciproco arricchimento. Ho la fortuna di vivere in Toscana, e di essere cresciuto e “invecchiato” in un Circolo tra i più premiati d’Italia proprio per la severità e la disciplina realizzativa reclamata ad ogni Socio, soprattutto ai più giovani che da noi, per fortuna, non mancano. Per 14 anni ho fatto parte della Commissione Controllo Concorsi della FIAF, impegno che mi ha fatto maturare in ogni senso, il primo in metodiche valutative, ma anche in comprensione e valorizzazione del lavoro altrui.

Ripeto: le considerazioni che esprimo nella contestata rubrica dal caro amico Paolo Schifano, sono affiorate anche dagli scambi di vedute con tantissimi Autori, che lamentano proprio quanto ho tentato di “riportare” nella mia esternazione.  

Condividendo la diffusa e inopinabile convinzione che tutto sta cambiando, bisogna avere chiara l’idea del sopraggiungere fisiologico del domani, che nel campo dell’immagine porterà mutamenti radicali che i bravi fotoamatori sapranno impiegare e sfruttare per migliorare la loro ricerca.

Se letto con attenzione il mio testo ad un certo punto dice “… è giusto che il progresso faccia la sua parte, nulla e nessuno può fermarlo, ma attenzione: alla base di una buona immagine ci devono essere contenuto, composizione, espressività e tutto il resto”. Di questa basilare regola sono irriducibilmente convinto. D’altra parte è anche giusto, guai se non fosse così, che ognuno di noi debba fotografare quello che ritiene più idoneo alla propria personalità, sapendone però accettare le eventuali critiche.

Non credo di aver leso alcun principio che tiene unito e ben compatto il nostro Associazionismo anche perché è necessario prendere atto che la nostra Federazione risulta tra le più premiate, con luccicanti Coppe del Mondo, in campo internazionale. E questo avviene per la capacità, bellezza e serietà realizzativa dei nostri tesserati.

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Comments (2)

 

  1. Fabrizio P. scrive:

    Purtroppo per ragioni personali non sono piu’ abbonato alla rivista, ma seguo quando posso il sito e mi sarebbe piaciuto leggere l’articolo “difficile arricchire il nulla” di Enzo Gaiotto. Dalle poche righe che ho letto qui posso solo avvertire di cosa si trattasse (forse sbagliando) e se si parlava di come molti circoli usino ormai la fotografia come “ricreazione” e non come “creativita’” senza approfondimenti sul linguaggio, sulla comunicazione, direi che sono d’accordo anche senza troppo generalizzare perche’ nell’insieme esistono le eccezioni ,aggiungo per fortuna. Questo lo posso dire perche girovagando per alcuni circoli la mia sensazione e’ questa (a volte anche affermata dagli stessi circoli)….Poi c’e’ la fotografia sul WEB altra macchia scura che fa molto bene per la tecnica ma per il linguaggio fotografico, per la profondita’ c’e’ ben poco (anche se in alcuni si avverte un lodevole sforzo per rimanere ancorati all’essenza della Fotografia) e ci si barrica sempre dietro a elementi come la poliedricita’ dell’utenza a cui dare spazio, ma cosi’ si perde l’elemento principale in cui ruota tutto questo che e’ la FOTOGRAFIA in tutti i suoi aspetti…molto piu’ facile l’aspetto semplicistico (non parliamo quando subentrano gli sponsor….purtroppo)…ovviamente condivido il pensiero di Enzo Gaiotto “…alla base di una buona immagine ci devono essere contenuto, composizione, espressività e tutto il resto”. Di questa basilare regola sono irriducibilmente convinto. D’altra parte è anche giusto, guai se non fosse così, che ognuno di noi debba fotografare quello che ritiene più idoneo alla propria personalità, sapendone però accettare le eventuali critiche…”. Oggi grazie al digitale ,alla strategia delle case costruttrici, ognuno possiede una macchina fotografica (ricordo i vari messaggi pubblicitari di una volta ,eloquenti), ma possedere un mezzo come oggi il digitale non basta per dire so fotografare (e io sono uno di quelli che non sa fotografare a 360°, conosco solo una minima parte…per ora), eppure il termine di valutazione si e’ molto spostato in teoria in un versante piu’ di “creativita’” e di “contenuto”, ma constato che le valutazioni sono ancora ancorate esclusivamente alla superficie e alla tecnica….peccato.
    Fabrizio P.

  2. Antonino Tutolo scrive:

    @Renzo Gaiotto

    La critica non dettata da regole preconcette, dovrebbe essere un punto di riferimento costruttivo per la promozione ed il rinnovamento dell’arte.
    Ma, rileggendo la storia dell’arte, la critica solo raramente ha assolto questo ruolo; in genere si è dimostrata solo un freno allo sviluppo di nuove idee.
    Il critico dovrebbe avere l’apertura mentale almeno simile a quella dell’autore, con la propensione spontanea verso la continua innovazione.
    Invece, molto spesso, si creano recinti protetti, nei quali, chi si adegua agli standard dell’epoca, trova terreno fertile per ricevere coppe luccicanti.
    Sono i profeti che durano lo spazio della loro epoca. Poi scompaiono dalla storia.
    Ma l’arte – la fotografia è arte – è innovazione continua e senza tregua, e mal si presta alle catene delle categorie.
    L’arte moderna non ha nemmeno un contenuto univoco, e si presta a mille interpretazioni. Le tecniche, dal Bauhaus, sono miste e si relazionano con le altre arti. Alcune opere sono perfino prive di significato, e mirano all’estetica pura o allo sconcerto, e perfino allo scandalo.
    I grandi artisti, in genere, finiscono col disinteressarsi della critica, procedendo testardi nel proprio cammino.
    Per fortuna!
    Altrimenti i Leonardo, i Michelangelo, i Caravaggio sarebbero finiti sul rogo, per le loro ricerche anatomiche che oltraggiavano il pensiero corrente della divinità, per i loro nudi che irritavano i benpensanti.
    Gli impressionisti, grazie ai loro critici “illuminati”, non trovavano una sala in cui esporre le loro opere, ma ora le loro opere sono valutate più di quelle dei loro colleghi contemporanei omologati.

    Quindi, sia benedetta la critica costruttiva; quella propensa all’innovazione e non asserragliata nel recinto delle regole immortali; visto che nel campo dell’arte le regole sono scritte sull’acqua e sono sovvertite di epoca in epoca, come lo stesso concetto di arte.

    Gli unici veri critici sono i posteri; perché i loro occhi sono ormai liberi dalle imposizioni e dai condizionamenti concettuali ed estetici dell’epoca dell’autore.

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