Antonino Tutolo – Termoli (CB) – Ferro

382 Tutolo antonino - ferro

Astrazione

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Comments (24)

 

  1. oh che bello mi posso sfogare!!!!
    mi piace , specialmente la scelta dell’illuminazione, in particolare sui denti in primo piano.
    La messa a fuoco forse è + a fuoco sui denti che sul retro e forse avrei chiuso un pò di + dato che questo mi è sembrato l’intento dell’autore, avere tutto a fuoco.
    Anche in bn farebbe la sua porca figura ma sarebbe già molto + classica.

  2. franca catellani scrive:

    Bella molto !!! una composizione equilibrata,cogliendo solo forme in astrazione annullato l’ambiente di collocazione dell’oggetto stesso- buona la luce sui denti della ghiera di ferro . Quando una foto ha una composizione formale ne arresta una lettura concettuale e contenutistica . a me piace I segni del tempo , la ruggine che tutto corrode , divora come le acque della bicicletta delle foto precedenti .Chissà forse qui potremmo parlare di chimica e di anioni ossidrili. imho !!

  3. franca catellani scrive:

    eh no scusate mi son dimenticata complimenti all’autore !!

  4. Astrazione. E mettiamo. L’immagine gioca sulle diagonali: ruota dentata in Piano dettagliato, intervallo, prima spira breve intermezzo e accenno di una seconda. Tutto a “fuoco” e questo può essere un pregio, fatto a bella posta. Poiché la fotografia (in digitale? Ah le parche o meglio le omesse parole dell’autore che, casomai, con calma si capisce, vorrà farci partecipi, speriamo bene) è luce, qui si lascia andare. Pare più che altro uno still life edile, o di quelle prove forensi a tesi, chessò, d’incidente sul lavoro, e nient’altro. Purtroppo. Senza ricordare che il color “ruggine” pare che in digitale (?) non voglia, manco lontanamente somigliare al “vero” e veramente neanche in analogico le cose andavano meglio. Certo non con mamma Kodak e Fuji dall’altro. Se la cavava con la sua eleganza l’Agfachrome 50, non quella del brodoE-6 bensì la domestica con bagni a 20 C° e tanto di seconda inversione con lampada.
    Saluti

  5. Antonino Tutolo scrive:

    @Michele Annunziata

    Moholy-Nagy, nel suo libro “Vision in motion”, afferma:
    “Ciò che appare nel fotogramma non è altro che il manifestarsi di diversi tempi di esposizione misurabili dalla distanza della sorgente luminosa dagli oggetti”.

    E’ un modo diverso di concepire la fotografia; partendo dai colori, che dipendono dall’illuminazione ambiente e dall’esposizione usata, fino al relativismo creativo più variegato, soggettivo ed individualistico. Per le avanguardie di inizio XX secolo, la fotografia non era solo un occhio preciso, costituito da un obiettivo e diaframma, ma anche camera oscura e schermo sensibile.

    Nel saggio “Fotografia come arte contemporanea”, Charlotte Cotton esamina specifiche tematiche quali la narrazione nell’arte fotografica, la registrazione dell’insignificante dettaglio dell’esistenza quotidiana o della vita intima, l’uso della fotografia nell’arte concettuale, la distaccata estetica oggettiva prevalente nello stile contemporaneo, la fotografia quale privilegiato deposito di valori personali, sociali e culturali in un mondo saturo di immagini. L’ultimo capitolo studia il particolare ricorso di molti artisti alle proprietà fisiche e materiali della fotografia nell’era del digitale.

    http://www.einaudi.it/libri/libro/charlotte-cotton/la-fotografia-come-arte-contemporanea/978880620372

  6. Antonino Tutolo scrive:

    Non intendo affermare la “qualità” della mia foto, quanto la piena legittimità a concepire e perseguire “The new vision” di Moholy-Nagy.

    Per la fotografia italiana, già rivendicare la concezione fotografica dei Bragaglia (1910), Walter Benjamin, Moholy-Nagy, Fontana, è scandaloso.
    Uno stereotipo bressoniano, oltretutto mal inteso, impera incontrastato.
    La fotografia è “una sola”, mai codificata in un trattato, che si ripete monotona da 150 anni; con gli stessi soggetti, le stesse regole, le stesse categorie: still life, ritratto, reportage, documentazione dell’orma o dell’impronta del reale.
    Ma, appena si prova ad accertare la validità tecnica o teorica di certe tesi, si scoprono contraddizioni. Perché quello che teoricamente e fisicamente non ha base, non può avere altezza.
    Ogni colore finale dipende dall’illuminazione ambiente, dal tipo di luce, dall’esposizione, dai rapporti coi colori prospicienti; quello della ruggine anche dal deterioramento del materiale, dalla sua tipologia, dal tipo di superficie, dal processo chimico (ne esistono tre).
    Non si accetta la modifica della realtà del soggetto, ma si critica il rispetto delle condizioni ambientali della luce; salvo accettare l’uso distruttivo del flash. Non si accetta la modifica digitale del colore, ma si accetta la sua distruzione nel B/N.
    Assurdo!
    Ma il colore “dipende dalla creatività del fotografo”; dalle sue intenzioni.
    “The new vision” (che, poi, nuova non è) ha diritto e dignità di esistere.

  7. Ecco, non a caso lo “speriamo bene” rivolto all’autore.
    Saluti

  8. Marco Furio Perini scrive:

    Premesso che condivido un po’ tutto il positivo che già è stato scritto sull’immagine, aggiungo solo che l’avrei preferita se il punto di partenza di una delle due curve in primo piano (quella dei denti o quella subito sopra) avesse coinciso con l’angolo inferiore destro. Così, solo per uno sfizio compositivo, credo che visto il soggetto non sfuggente ma immobile si sarebbe potuto fare…
    Ciao!

  9. Antonino Tutolo scrive:

    @Marco Furio Perini
    Grazie per il commento.
    Una delle regole compositive prevede che nessuna linea attraversi l’immagine da parte a parte, per non dividerla in due.
    Non l’ho rispettata perché mi è parso che i denti della curva dentata richiamassero fortemente, avvicinandoli e relazionandosi con essi, la zigrinatura diagonale in alta luce dei cavi d’acciaio nell’angolo superiore destro.

    Altra regola vorrebbe che nessuna linea di buona evidenza parta dal vertice di un angolo, per non generare l’illusione di un restringimento dell’angolo stesso (angolo acuto invece che retto).

    Per questo, ho cercato, per quanto possibile, di disporre ogni linea con andamento dal terzo di un lato ai tre terzi di quello prospiciente o dalla metà dell’uno alla metà dell’altro.
    Ho cercato di creare una contrapposizione equilibrata di linee, forme e luminosità, in modo simmetrico rispetto alla linea più luminosa, centrale ed appariscente; oppure di avere punti di ancoraggio proporzionali alla lunghezza del lato da cui partono o in cui arrivano.

    Questo è il ragionamento complesso che ho fatto all’atto della ripresa.
    Non è quindi una foto scattata a caso.
    Ovviamente, sono certamente possibili altre soluzioni. Ma non ne ho trovate altre che tenessro conto, contemporaneamente, di tutti i parametri ed i problemi compositivi che mi ero posto.

  10. franca catellani scrive:

    welaaaaa qui c’e solo da ascoltare , mi piace finalmente si va oltre al bel e al brut !!! (detto modenese )

  11. Panzavolta Fabio scrive:

    Di fronte a tante citazioni culturali io mi sento molto ignorante ma vorrei dare ugualmente un parere se vogliamo “emozionale”.
    A me nel complesso l’immagine piace anche se l’angolo in basso a sinistra mi sembra un po’ vuoto (nero) comunque la luce molto radente è ottima e mette in risalto la superfice in maniera egregia!
    Ottima immagine complimenti all’autore
    Fabio Panzavolta

  12. Antonino Tutolo scrive:

    @Panzavolta Fabio
    “Di fronte a tante citazioni culturali”

    Citazioni culturali?
    La composizione dell’immagine non fa parte del bagaglio tecnico che ciascuno fotografo dovrebbe acquisire?
    Oppure sono tecnica solo la messa a fuoco, le linee verticali e la risoluzione degli obbiettivi?

  13. Antonino Tutolo scrive:

    Sinceramente, non so come comportarmi.
    Se parlo di cultura (quella vera) mi dicono che dovrei parlare di significati.
    Se parlo di significati mi dicono che sono cervellotico.
    Se parlo di tecnica mi dicono che la tecnica conta limitatamente.
    Se parlo di emozioni, mi dicono che dovrei parlare di tecnica.

    A questo punto, vorrei sapere di cosa si deve parlare, per parlare di fotografia!
    La fotografia non è un insieme di cultura, di emozioni, di tecnica, di significati !?

  14. Panzavolta Fabio scrive:

    Oguno parla di fotografia sul terreno nel quale si sente più a suo agio.
    Tanto di cappello a chi, più di me, sa dare risvolti e riferimenti culturali alle immagini.
    Volevo solo dire che un liguaggio più fruibile (e per fruibile intendo più semplice) alla maggior parte di coloro che commentano può , in acuni casi, giovare sia ad ulteriori commenti, che ad eventuali repliche.
    Non me ne voglia
    cordialmente
    Fabio Panzavolta

  15. Antonino Tutolo scrive:

    @Panzavolta Fabio
    Proprio perché “ognuno parla di fotografia sul terreno nel quale si sente più a suo agio”, credo di aver diritto di usare quello che mi risulta più confacente, nei termini e nei modi necessari alla complessità dell’argomento.

    In ogni caso, piuttosto che criticare, sarebbe opportuno chiedere chiarimenti. Ed avresti risposta sia da me che dagli altri.

    Altrimenti, dovendo usare sempre un linguaggio elementare, non si può mai affrontare un discorso più complesso.

  16. Guido Pucciarelli scrive:

    La forza del blog è proprio la sua capacità di mettere sullo stesso piano voci che parlano di fotografia in lingue diverse. Alcune sono di facile comprensione altre bisognano di più ascolto per essere capite.
    Antonino spiega la propria foto scegliendo una descrizione molto tecnica e lo fa in maniera encomiabile.
    Non sempre riesco a comprendere totalmente il significato del suo argomentare ma sentirlo parlare di fotografia nelle sue varie forme è sempre un piacere.
    Ah dimenticavo….complimenti per la foto

  17. Maurizio Tieghi scrive:

    Ferro. Ma siamo sicuri che quello che viene mostrato sia del ferro? “Ferro 3″ un ottimo film del regista coreano Kim_Ki Duk, di cui va menzionato anche il pregevole paesaggio incantato, da far strabuzzare gli occhi d’invidia agli incalliti fotoamatori di tipo naturalistico, dell’altro film “Primavera, estate, autunno e inverno e… ancora primavera”. Toccare ferro si dice quando si fanno gli congiuri. Mettere a ferro e fuoco. L’età del ferro. Si però, siamo in un blog di fotografia qualcuno avrà da ridire. Ma il ferro è un elemento come tanti altri, perché la fotografia deve essere trattata in un blog con parole atte a farla sembrare unica? Sempre meglio la realtà della piccola immagine riprodotta sullo schermo, per questo e per tutti gli altri casi simili.

  18. Antonino Tutolo scrive:

    @Panzavolta Fabio
    “Volevo solo dire che un liguaggio più fruibile (e per fruibile intendo più semplice)”.

    Non c’é problema, Fabio.
    La limitazione del numero dei caratteri e la necessità di non ripetere gli stessi argomenti di base, per ogni foto, (non sarebbe gradito ad altri. E’ capitato), mi pongono nella difficoltà di sintetizzare concetti che richiederebbero più spazio.
    Se ti interessa, possiamo dialogare via mail (autorizzo il gestore a fornire a Fabio la mia mail), senza queste limitazioni.

  19. Antonino Tutolo scrive:

    @Guido Ceccarelli

    Ti ringrazio per il commento.

    @
    “Non sempre riesco a comprendere totalmente il significato del suo argomentare”

    Nei miei commenti, cerco di esaminare le foto sotto diversi punti di vista: tecnico, dei significati ed anche dal punto di vista del linguaggio estetico, che è affine a quello pittorico.
    Se precisi l’argomento, posso fornire dei chiarimenti.
    Ma presumo che ti riferisci ai miei commenti sull’estetica.

  20. Antonino Tutolo scrive:

    @Maurizio Tieghi
    “Sempre meglio la realtà della piccola immagine riprodotta sullo schermo”

    Io concepisco la fotografia in modo diverso da te.
    Tu sei realistico, io astratto; quindi spesso posso risultare cervellotico.
    Tu guardi ai significati concreti.
    Io amo cercare anche quelli più interiori; al punto che spesso, dal rapporto tra il soggetto, lo sfondo, la composizione, il linguaggio e lo stile estetico usato, mi sembra di percepire le intenzioni, la sensibilità, la personalità, la psicologia dell’autore.
    Ci sono immagini che formalmente dicono una cosa e dietro ne rivelano altre.
    Ma queste “percezioni” spesso sono difficili da comunicare, se non in modo “cervellotico”.
    Ma io ci provo.

  21. Panzavolta Fabio scrive:

    Se pensavi che io volessi entrare in polemica ti sbagli !
    Intendevo solo dirti, che alcuni dei riferimenti che a volte fai, non sempre mi sono chiari (a causa della mia scarsa cultura, e forse anche quella di qualcun’altro)
    Non intendo modificare il tuo modo di commentare le foto, anzi la varietà di opinioni, e di riferimenti, forma l’evoluzione visiva personale di ciascuno di noi facendoci osservare l’immagine fotografica con occhio sempre più attento.
    Fabio

  22. giovanni firmani scrive:

    la fotografia consente di riprendere il particolare. Grazie all’autore per avercelo ricordato

  23. Antonino Tutolo scrive:

    @Giovanni firmani
    “la fotografia consente di riprendere il particolare. Grazie all’autore per avercelo ricordato”

    Si, …in alta risoluzione!

  24. Maurizio Tieghi scrive:

    @Antonino
    “tu sei realistico, io astratto”
    del poco che penso di conoscermi come fotografo ho la quasi certezza che tutte le mie foto sono irreali, mentre il poco che visto delle tue sono quasi certo si tratti di assoluta riproduzione della realtà.
    detto questo mi trovo in sintonia con le tue parole quando ti riferisce alle altre parole scritte sul blog, tali da giustificare il reale e l’astratto, ma sono solo delle parole e non belle o brutte fotografie da commetare. troppo facile.

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