Perri Giuseppe – Lamezia Terme (CZ) – Il cielo è sempre più blu

383 Pino Perri il cielo è sempre più blu   1

.ma il cielo è sempre più blu….
… chi legge la mano, chi regna sovrano
chi suda, chi lotta, chi mangia una volta
chi gli manca la casa, chi vive da solo
chi prende assai poco, chi gioca col fuoco
chi vive in Calabria, chi vive d’amore
…chi ha fatto la guerra, chi prende i sessanta, chi arriva agli
ottanta, chi muore al lavoro …

ma il cielo è sempre più blù …

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Comments (15)

 

  1. Vabbene con Rino Gaetano precursore, meglio visionario antelitteram. E dopo la musica…gli amici se ne vanno…che è, sì, di Caliafnno ‘o Califf’, ma nella voce di Ornella Vanoni. Terminato l’audio passiamo al video. E che video? Un panfocus, linee verso l’alto, riflessi che si riflettono l’un altro senza tregua, come in una bolgia dantesca. In quello che dev’essere, nella testa dell’autore, una desaturazione in Pshop lasciando cobalto il cielo. Che fosse in “una stanza” alla Gino Paoli sarebbe altra musica, in tutti i sensi.
    Saluti

  2. Antonino Tutolo scrive:

    Tra la deformazione dell’obiettivo, la mancanza di verticalità o di più decisa inclinazione, il riflesso delle sbarre sui vetri (presumo) della struttura, il disaccordo tra il B/N e l’azzurro del cielo, la saturazione non omogenea di quest’ultimo (varia da finestra a finestra), ci sono troppi elementi anarchici in questa immagine, o mal gestiti.

    Compito del fotografo, davanti ad un soggetto che si prestava a diverse inquadrature di generi diversi, è quello di fare precise scelte, ottenendo un’immagine ordinata e di buon gusto compositivo, per fornire al lettore una chiave di lettura specifica e conseguente.
    Invece questa prova sembra una formale esercitazione di tecniche miste, con minima relazione tra di esse e con uno scarso risultato organico finale.

  3. Guido Pucciarelli scrive:

    Pur condividendo i due commenti che precedono , ritengo che nel giudizio di questa foto , siano troppo morbidi.
    Senza discutere del contenuto della foto stessa, quello che mi colpisce è la grossolana manipolazione in post produzione dove, questa “formale esercitazione di tecniche miste “( tanto per citare Antonino),
    viene svolta dall’ autore in maniera mediocre.
    Quella macchia sbavata sotto la telecamera di destra, la sottile linea bianca che accompagna il confine tra la struttura dell’ edificio e il cielo,le varie superfici vetrate con saturazione fantasia…….
    E’ giusto esercitarsi, le esercitazioni servono a migliorare i risultati ma questa prova fotografica, a mio parere, è ancora insufficiente.

  4. Antonino Tutolo scrive:

    @Guido Pucciarelli
    “..ritengo che nel giudizio di questa foto , siano troppo morbidi.”

    Si avvicina la Pasqua; dobbiamo essere buoni!
    :-)

  5. Giuseppe Perri scrive:

    Grazie per i Vostri commenti e, ………………..meno male che il cielo è sempre più blu.

  6. Ezio Turua scrive:

    Ma lo sai, Giuseppe, che se questa foto sarebbe rimasta nel suo bel bianco e nero, senza elaborazioni fate con l’accetta e il martello, rispettando quello che si vede e basta, sarebbe anche una foto interessante.
    Invece no! Hai voluto strafare con un giochetto abusato quanto puerile, inutilmente superfluo e, soprattutto, fatto malissimo. La prima cosa che balza all’occhio son proprio gli aloni bianchi in corrsipondenza della struttura, al cnfine con il cielo.
    perchè poi il ciewlo divrebbe essere blu? In questa foto lo sento piuttosto del “colore di un televisore sintonizzato su un canale morto” … e sarebbe più in linea con la modernità della tua visione.
    Ultima tirata d’orecchie. Perchè scomodare Rino Gaetano? Lascialo in pace, ha già dato tanto e il rispetto per chi non c’è e che certamente non c’entra con la tua foto sarebbe d’obbligo. Altrimeti ci tocca scomodare Modugno, e quanti già ricordati da Michele Annunziata… con buona pace di un’immagine che racchiude più di una pecca.
    ciao

    ezio turus

  7. Maurizio Tieghi scrive:

    ottima fotografia per le sue imperfezioni che rompono gli schemi dei (pre)giudizi di come sarebbe bello se era fatta in altro modo. perfetto il richiamo alla canzone di Gaetano per il semplice fatto che le sue canzoni erano amate dal pubblico più che dalla critica del tempo, essendo molto sopra le righe della consueta ed abusata canzone d’autore impegnato (a far soldi). perfetta fotografia figlia della meravigliosa popolare e democratica epoca digitale dove tutto è concesso, anche fare aloni.

  8. Antonino Tutolo scrive:

    @Maurizio

    1) “..le sue imperfezioni che rompono gli schemi dei (pre)giudizi di come sarebbe bello se era fatta in altro modo.”
    2) “..figlia della meravigliosa popolare e democratica epoca digitale dove tutto è concesso, anche fare aloni”.

    Tra 1) e 2) non c’é una contraddizione frutta di (pre)giudizi ?

  9. Ezio Turus scrive:

    @ maurizio
    >“..figlia della meravigliosa popolare e democratica epoca digitale dove tutto è concesso, anche fare aloni”.

    Tutto è concesso anche in tutte le altre epoche. Nessuno ha mai detto che una fotografia sgranata, fuori fuoco, mossa, sporca, stampata “male”, priva di contenuti reali, non possa essere un’ottima fotografia.
    Il digitale ha fregato tanti bravi fotografi, che pensavao/speravano che tutte le belle vecchie “regole del buon gusto” potessero essere di colpo infrante.
    Dal mio personale punto di vista non è così.

  10. Antonino Tutolo scrive:

    Infatti, Ezio, se non conosci il complesso di regole che è alla base della fotografia (tecniche e teoriche) e se non hai idee, non c’é apparecchio o software che tenga.
    Gli automatismi, da soli, non sono mai creativi e non hanno idee.

  11. Giuseppe Perri scrive:

    Io mi chiedo..
    se questa foto è una bolgia Dantesca come dice “Michele Annunziata”;
    la mancanza di verticalità o di più decisa inclinazione, il riflesso delle sbarre sui vetri (presumo) della struttura, il disaccordo tra il B/N e l’azzurro del cielo, la saturazione non omogenea di quest’ultimo (varia da finestra a finestra), ci sono troppi elementi anarchici in questa immagine, o mal gestiti, come sostiene Antonino Tutolo;
    se sarebbe rimasta nel suo bel bianco e nero, senza elaborazioni fate con l’accetta e il martello, rispettando quello che si vede e basta, sarebbe anche una foto interessante, come dice Guido Pucciarelli e non ultimo Ezio Turus che sostiene nientemeno che Il digitale ha fregato tanti bravi fotografi…….io mi chiedo dov’è la fantasia, l’unicità, il rompere le regole, il punto di vista, e non ultimo perchè è stata scelta per essere postata nel Blog???
    Grazie

  12. Mauro Marchetti scrive:

    Sai Giuseppe, forse è stata scelta proprio perchè ritenuta in grado di evidenziare pareri diversi.
    Un blog esiste per questo.
    IMHO
    M.

  13. Ezio Turus scrive:

    Mi associo con Mauro Marchetti: qui non vengono inserite fotografie in quanto “belle, premiate, famose, eccetera”, ma in quanto potenzialmente capaci di suscitare discussioni.
    Il peggior commento che in questa sede una foto potrebbe ricevere è: “bella foto”.
    In quanto alla fantasia, l’unicità, il rompere le regole, il punto di vista, eccetera, credo si debba comunque fare i conti con quanto già è stato fatto, con quelli che sono gli strumenti utilizzati e con quello che vogliamo dire.

  14. Giuseppe Perri scrive:

    Grazie.

  15. Antonino Tutolo scrive:

    @Giuseppe Perri
    “dov’è la fantasia, l’unicità, il rompere le regole, il punto di vista”

    Rompere le regole, usando la fantasia, non vuol dire anarchia.
    Si rompono certe regole creandone o seguendone altre, magari più complesse. Ma una regola è tale se ha una logica; se risolve precise esigenze, mantenendo tuttavia la relazione, il gusto, con l’insieme della foto.
    Ad esempio, in certi casi si può non seguire la regola dei terzi, ponendo un molo, la linea della battigia della spiaggia, molto in basso nell’inquadratura, quando il soggetto principale è il mare o il cielo.
    In questo caso si crea una nuova regola; che non è anarchica.
    Il linguaggio della fotografia può essere complesso e sofisticato come il linguaggio parlato o scritto.
    Ogni oratore, ogni scrittore, ha il suo linguaggio personale, che soggiace solo alle regole della grammatica e della sintassi; e, talvolta, neanche ad esse.
    Quello che conta è la creatività estetica e la logica del racconto.

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