Federico Giusti – Pescaglia (LU) – C’era una volta

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..Il degrado dell’ambiente circostante si riflette nello specchio sporco uscendone ulteriormente avvilito…

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Comments (4)

 

  1. C’era una volta questo e quello e nessuno prende coraggio e dica: c’era una volta quell’animale, molto malfermo sulle sue due uniche zampette – oops gambe da cadere spesso ma da imbecille qual è se la ride ancora oggi – e dotato di mooolta fantasia sul resto del “creato”.Bipede, postosi ora centro dell’”universo” ora delle cose, cui “prospettiva” rinascimentale suo massimo, che pare una visione di Polifemo – le avanguardie degli ultimi due secoli s-veleranno l’arcano basta osservare, per esempio, la molteplicità “prospettica” del Cubismo – e sua “Divina” proporzione esoterica che interessa pure chi scatta fotografie, e non son fantasie. Animale bipede, non prima di aver recintato con “quattro paletti” Gea-Terra proclamandosi niente meno che “proprietario”. Trucchetto, e custodi in divisa, e poi giudici leggi e tribunali a custodia della “roba” in forma di carta straccia con cifre sopra; pellicce di animali lorde di sangue a ricoprire “eva” grandissima maitresse, ottenere le sue “grazie” e discendenza, si capisce. Una foto cartolina della “civiltà” dice J.J. Rosseau nel “Contratto sociale”per dirne un’altra. E come ricorda Dalla nella sua “Come è profondo il mare” il maligno bipede inventò, per gli altri, naturalmente la “Commozione” in forma di Iddio; lassù, sempre più in alto come Mike Buongiorno a reclame di brandy italiota. E se una foto non è venuta bene, come qui si vede “riflessa” in ogni senso, forse perché “non si è andati abbastanza vicini.” Dice Bob Capa.
    Saluti

  2. Guido Pucciarelli scrive:

    Le foto di interno di case abbandonate mi affascinano da sempre. Sono immagini che raccontano segni di vita quotidiana di persone che ormai non ci sono più.
    In quella proposta dall’autore lo specchio,usato spesso dai nostri “vecchi” per farsi la barba, riflette le poche suppellettili superstiti . Il lavandino sotto la finestra,la mensola al muro,i cavi elettrici penzolanti e la macchia lasciata dal contatore strappato dal suo alloggio.E’ una foto che mette malinconia ma la luce che entra dalla finestra lasciata aperta porta la speranza che fuori la vita continui.
    E’ il tipo di foto che vedrei bene all’interno di un racconto più articolato,ma “singolarmente fotografia” non lo permette.
    Complimenti.

  3. Antonino Tutolo scrive:

    Il tempo che fu; la sensazione di presenze passate, ormai lontane nel tempo; l’abbandono.

    Il tema del c’era una volta, che richiamerebbe più una visione di favola, è rispettato.
    E’ dal punto di vista tecnico che riscontro dei problemi.
    La verticalità delle linee cadenti non è sempre obbligatoria; ma spesso serve per orizzontarsi nell’immagine, renderla leggibile, non costringere la testa a ruotare sul collo.
    Dato che già il piano dello specchio è inclinato rispetto al muro (che lo sorregge), almeno lo spigolo dello stesso avrebbe dovuto conservare la sua verticalità.

    L’esposizione della finestra e delle mensole (che sono al centro dell’immagine, meglio illuminate di tutto il resto e le sole a fuoco), avrebbe dovuto essere diminuita di almeno uno stop (meglio in tempo di posa che in diaframma), perché sono il soggetto principale, o quanto meno il più evidente.

  4. foto che segue un certo stile filosofico che non amo troppo.
    le linee storte non contribuiscono ad una lettura ottimale…già la’mbiente è piuttosto sciatto e incancrenito….
    la bruciatura nelle alte luci è un pò fastidiosa.mi rendo conto della difficoltà di esposizone ma meglio una foto scura da sistemare che una foto bruciata su cui c’è poco da fare…
    cpnclusione; foto con tema furbetto ma realizzata cosi cosi

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