Zingarelli Giuseppe – Prato – Leo

390 Zingarelli Giuseppe Leo

Mi è piaciuto accostare il mio amico e fotografo Leo al murales che fotografato da solo mi sembrava inutile o superfluo, cosi ho creato un “doppio murales”

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Comments (16)

 

  1. e ne è venuto un bel ritratto simbolico in un bel BN (che di questi tempi di monocrhrome duffuso non guasta mai)

  2. Giuseppe Zingarelli scrive:

    Grazie Giovanni

  3. Gioacchino Castellani scrive:

    “Una buona immagine, però ….. ”
    Con questa frase un grande fotografo iniziava spesso a giudicare le immagini dei suoi allievi.
    “C’era sempre un “però” di mezzo. Dicendo questo il maestro andava a prendere una foto simile a quella mostrata e faceva notare le differenze. Vedendola noi allievi capivamo gli errori commessi e mestamente ringraziavamo”. – Questo aneddoto mi è stato raccontatao anni fa da Enzo Bevilacqua, il maestro era Giuseppe Cavalli.
    Anche in questo ritratto di buona fattura, penso ci sia un “però” evidente: manca la spontaneità, il “momento espressivo”. Lo sguardo del soggetto sembra aspettare il fotografo che premi il grilletto e la posa della mano innaturale. Se il fotografo andrà alla ricerca di immagini “vere” sicuramente farà di meglio, la stoffa non gli manca.

  4. Antonino Tutolo scrive:

    Mi piace la composizione, il rapporto estetico tra l’immagine pittorica e quella reale, la proporzionalità tra le due figure;

    Il contrasto elevato dei toni ed il bianco puro e vivace dell’uomo e quello morbido ed in chiave bassa del quadro, pongono in contrapposizione il presente ed il passato, il “reale e vivo” contro l’immaginario dalla grande personalità artistica di Modì.
    Gli sguardi rivolti all’osservatore e le pose sono simili.
    Ma tra i due soggetti c’é un confronto. La posa indecisa ed imperfetta della mano dell’uomo, in contrasto con la simpatica, consapevole e sobria bonarietà di questi, pare esprimere una certa gentile ironia nei confronti del quadro.
    Esteticamente l’insieme è molto valido e gradevole, la tecnica sobria e consapevole.
    Complimenti all’autore.

  5. Antonino Tutolo scrive:

    @Gioacchino Castellani
    “Una buona immagine, però .. ”

    In parte condivido il contenuto del tuo post, Gioacchino.

    Spesso certe foto ricordano altre già viste e sarebbe opportuno rintracciarle per fare un confronto; per evidenziare quella più o meno consapevole tendenza ad imitare le foto dei maestri (e questo è positivo se si è fotograficamente nella fase di apprendimento delle tecniche e degli stili), oppure quel diffusissimo ed insulso copiare senza comprendere il percorso creativo dell’autore e senza minimamente recepire i significati celati nella sua opera.
    Talvolta la copia o la reinterpretazione è migliore dell’originale.

    Questa di Giuseppe Zingarelli, dietro un’apparenza di semplice documentazione, di scherzo tra amici, è una foto che mi pare contenere dei significati ed un’estetica validi.

    “C’é sempre un però”. Ma talvolta affrontiamo la lettura con la scarsa attenzione generata dalla moltitudine di foto che ogni giorno arrivano ai nostri occhi; o con la pretesa di chissà quale perfezione; invece di semplicemente recepire quello che di positivo ed univoco c’é in alcune foto, tra tantissime altri insignificanti.
    Questa di Giuseppe, a mio avviso, è pensata e significativa.

  6. Gioacchino Castellani scrive:

    Pur valida nel suo insieme, l’immagine da troppo l’impressione di essere costruita e il soggetto in posa.
    “In un ritratto è indispensabile dimenticare se stesso davanti alla persona da fotografare e soprattutto farsi dimenticare e fare dimenticare la macchina”, parole non mie, ma di Henri Cartier-Bresson.

  7. Antonino Tutolo scrive:

    @Gioacchino Castellani
    ““In un ritratto è indispensabile dimenticare se stesso davanti alla persona da fotografare e soprattutto farsi dimenticare e fare dimenticare la macchina”” H.C.B.

    Allora, almeno una decina di miliardi di fotografie, anche di grandi autori, non sono fotografie.

    Se H.C.Bresson avesse dimenticato se stesso le sue foto le avrebbe fatte la sua macchina.
    In ogni fotografia c’é l’impronta dell’autore. Non può “non esserci”.
    Ogni azione dell’uomo è soggetta al suo pensiero; è condizionata dalla personalità, dalle conoscenze, dal gusto estetico, dall’opinione sul soggetto, …

    Quella di Bresson è la “sua” fotografia.
    Ma esistono tantissime altre “fotografie” che poco o nulla hanno a che vedere con quella di Bresson.

    La fotografia è un linguaggio. I contenuti da essa veicolati si formano nella mente umana, che è infinita, multiforme, insondabile, inafferrabile, ineludibile.
    Limitare la fotografia al pensiero di Bresson significa rinunciare a tutte le altre fotografie.

    Far guardare il soggetto nella camera può essere una scelta motivata da precise intenzioni del fotografo: quella, ad esempio, di far interagire in modo intenso e diretto lo sguardo del soggetto con quello dell’osservatore; per veicolare il suo carattere, i suoi moti dell’animo.
    Non a caso, si afferma che “gli occhi sono lo specchio dell’anima”.

  8. Antonino Tutolo scrive:

    Mi torna in mente una frase del libro “Reporter”, di Ryszard Kapuscinski.

    “Dovere del giornalista deve essere dunque quello di indagare e descrivere il mondo contemporaneo con l’obbligo di sforzarsi a ricercare sempre l’essenza delle cose al di là della superficialità, delle vuote apparenze e questo risulta possibile solo sulla base dell’esperienza diretta, del coinvolgimento personale.

    Kapuscinski era un giornalista. Ma anche un fotogiornalista o un fotografo percorrono lo stesso sentiero di ricerca, di osservazione, di coinvolgimento personale.

  9. Maurizio Tieghi scrive:

    solitamente, salvo qualche eccezione, un maestro della fotografia crea interessanti fotografie e pronuncia al suo riguardo delle frasi ovvie e banali. allo stesso modo un buon scrittore solitamente scatta fotografie banali ma è capace d’inventarsi frasi d’effetto per descrivere le sue e quelle di altri. pertanto nel mondo ci sono i critici con l’uso della parola ed i fotografi con la capacita di vedere, sarebbe auspicabile che entrambe le categorie restassero un poco più in silenzio.

  10. Gioacchino Castellani scrive:

    Penso che il parere dato da un grande fotografo come Henri Cartier-Bresson abbia maggiore rilevanza rispetto alla miriade di altri fotografi minori. Comunque ognuno è libero di credere ciò che vuole, sono poi i risultati sul campo che fanno la differenza.

  11. Antonino Tutolo scrive:

    @Maurizio
    “un maestro della fotografia crea interessanti fotografie e pronuncia al suo riguardo delle frasi ovvie e banali. allo stesso modo un buon scrittore solitamente scatta fotografie banali ma è capace d’inventarsi frasi d’effetto per descrivere le sue e quelle di altri.”

    La tua è una lettura generalizzata, riduttiva, a compartimenti stagni, che oltretutto non trova altro riscontro che in un modo di vedere riduttivo personale.
    Ci sono critici, come Sgarbi e tanti altri, che non sanno fotografare, non sanno dipingere, né scolpire, eppure parlano e ne hanno pieno diritto.

    Auspico che su questo blog, invece di giudicare chi scrive, con pieno diritto, i suoi commenti, secondo il proprio modo di pensare e di essere, ci si impegni molto di più, e con rispetto delle opinioni altrui, nel commentare le foto.
    “sarebbe auspicabile che entrambe le categorie restassero un poco più in silenzio.”

  12. Antonino Tutolo scrive:

    @Gioacchino Castellani
    “Penso che il parere dato da un grande fotografo come Henri Cartier-Bresson abbia maggiore rilevanza rispetto alla miriade di altri fotografi minori.”

    Questa concezione è frutto di una sopravvalutazione pregiudiziale di Bresson (sarebbe l’unico a poter parlare) e di una sottovalutazione di tantissimi e grandissimi maestri, quali Ghirri, ecc.

    Altrove, da circa un secolo, la fotografia ha superato il modo di intendere l’attimalità bressoniana (che si richiama all’impressionismo francese del primo decennio del XX secolo).
    La sua frase, tolta dal contesto, assume un significato completamente diverso.
    D’altra parte, se il fotografo non mette qualcosa di suo, in cosa sta la diversità di Bresson dagli altri? Quando era con gli altri fotografi su un avvenimento, avevano davanti realtà diverse?
    Ci sono grandissimi fotografi che hanno caratterizzato la restante parte del XX secolo ed altri che stanno rinnovando la fotografia nel XXI secolo.
    Bresson era un fotoreporter, quindi faceva reportage; ma i generi fotografici sono tanti ed il modo di concepire la fotografia s’è evoluto, nel corso del XX secolo (Moholy Nagy, Ghirri, la fotografia tedesca, americana, russa, cecoslovacca, giapponese, ecc. ecc.).

    Solo per conoscenza, Ryszard Kapuscinski, è stato (è morto nel 2007) una dei più grandi reporter al mondo.

  13. Gioacchino Castellani scrive:

    Nel caso in questione stiamo parlando del ritratto e non del reportage. Henri Cartier – Bresson è stato un grande in questo. Il suo parere vale mille parole inutili e in questo secolo non vedo fotografia migliore della sua.

  14. Antonino Tutolo scrive:

    @Gioacchino Castellani
    “Il suo parere vale mille parole inutili e in questo secolo non vedo fotografia migliore della sua.”

    Mi pare poco rispettoso, nei confronti miei e degli altri, affermare che le nostre parole sono inutili.
    Sei sicuro che le tue parole non appartengano, anch’esse, alle “mille parole inutili” di cui parli?”.

    Hai mai sentito parlare di Edward Weston, Wegee (Artur Felling), Irving Penn, Arnold Newmann, Bill Brandt, Richard Avedon ?

    A mio avviso, hai una conoscenza limitata della storia della fotografia. Bresson è stato un grande maestro, ma del reportage, insieme a tantissimi altri, come Doisneau, Capa, Sebastiao Salgado, ecc.

    Se vai sul sito della Magnum americana, di fotoreporter altrettanto grandi, anche più moderni di Bresson (che è stato fondatore della stessa Magnum), ne trovi a centinaia.
    E nessuno di essi ha nulla da invidiare a Bresson.

    http://www.magnumphotos.com/C.aspx?VP=XSpecific_MAG.StaticPage_VPage&SP=photographers_list&l1=0&XXAPXX=SubPanel0

  15. Antonino Tutolo scrive:

    @Castellani

    Se vuoi conoscere i grandi ritrattisti delle stars e dei personaggi importanti, cerca sul web:

    Michel Comte, Sean McCall, Luxardo, Terry O’Neill, Dennis Stock, Herb Ritts….

  16. Gioacchino Castellani scrive:

    Caro Antonino, i fotografi che tu menzioni li conosco da una vita, è la mia è solo un’opinione personale. Non ho niente contro i tuoi giudizi o le tue parole che sempre molto fondate e giudiziose. Ritengo comunque che H.C. Bresson sia stato un grande ritrattista, un maestro forse inarrivabile.

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