Fabio Panzavolta – Cervia (RA) – In ricordo di..

399 Panzavolta Fabio camera da letto

Anche il cane, ha uno sguardo un po’ smarrito e l’atteggiamento di chi sta aspettando qualcuno……….. mia nonna non tornerà, ma nei miei ricordi sarà sempre presente come se fosse qui’.

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Comments (14)

 

  1. condivido pienamente.
    anche la mia nonnina recentemente .
    si, resta una stanza, una casa vuote.
    resta anche il ricordo di una vita vissuta e di una presenza amata.
    come scatto singolo perde pathos ma inserito in un prtfolio si.
    anche io l’ho fatto, ma quando c’era ancora.

  2. Antonino Tutolo scrive:

    Forse il titolo migliore era: “IL ricordo di…”

    La foto è semplice; ma essa evoca un tema di estrema complessità, sul quali si sono affannate tutte le generazioni, oltre a filosofi e letterati.

    “La mancanza improvvisa ed irrevocabile”.
    L’orizzonte delle ombre è stato valicato. L’irreversibilità sgomenta.
    Gli oggetti quotidiani richiamano quell’essere che era reale, tangibile, dolce, confortante.

    Ora il ricordo è dolore lancinante. La speranza è che il tempo lenisca l’angoscia e il dolore.
    Il volto, la figura, l’incedere, i gesti, la voce, si veleranno col passare del tempo.
    La rassegnazione, la consapevolezza del nostro destino sono l’unico vero rimedio.
    In quella stanza c’era Lei. Ora restano solo cose materiali che le sono appartenute, che lei ha usato, indossato.
    Forte è la tentazione di chiudere la porta; di riaprirla per vedere se è tornata; di verificare “se è possibile” che lei torni.
    Il tentativo di illudersi è tanto forte, quanto è irreale ed incomprensibile l’evento
    Complimenti per l’autrice della foto. Ed un pensiero per chi è scomparso.

  3. Panzavolta Fabio scrive:

    Grazie per i commenti desideravo solo far presente che il resto delle foto di questo portfolio e possibile vederle su http://www.fotoincontro.it – seconde gallerie

  4. Gioacchino Castellani scrive:

    Mi scuso con l’autore, ma questa volta voglio essere provocatorio. Perchè ancora una volta siamo di fronte ad un portfolio patetico?
    Dopo quelli premiati nei vari concorsi di lettura e pubblicati su Fotoit dedicati alla malattia, la sofferenza, la vecchiaia, l’alzaimer, ora la morte o cos’altro ancora ci aspetta? Possibile che non si riesca a pensare a qualcosa di diverso?

  5. Carla Pellegrini scrive:

    Qualcuno ha imparato ad accettare la morte, altri non riescono ad affrontarne nemmeno il pensiero.
    L’autore non brilla in originalità ma di certo si pone di fronte ad un tema estremamente difficile con una certa delicatezza.
    Complimenti.
    Carla

  6. A gioacchino: sono d ‘accordo io faccio sempre cose “superficiali, allegre e sentimental-poetiche” ma nn fanno mai notizia perchè ovviamente il dolore e la sofferenza fanno moltà + notizia della bontà e simili.
    Ma questo nn vuol dire siano argomenti scontati.Il fatto è che alla bontà oggi non ci si da + peso e fa + caso.
    é un accessorio, una cosa ovvia.
    Anche la morte è una cosa ovvia e che fa parte della nostra vita ma quando ci tocca da vicino allora ci fermiamo a riflettere su dove andiamo chi siamo perchè siamo qua e cosa c’è dopo.
    L’ argomento tira ma quello che posso dirvi e di cui sono convinta è che ” altrove” c’è molta gente che ci aspetta ( con molta calma!) e ci ama, genitori, nonni, zii e parenti neanche mai conosciuti.
    Non so dire dove e cosa siano, se dio c’entri o no ma c’è un ponte, non riusciamo a percepirlo perchè ..mbo (misteri della fede)..ma quando capita la morte questo ponte è + vicino e le nostre impressioni i nostri pensieri li dobbiamo esprimere in qualche modo.
    La fotografia è un modo.

  7. Antonino Tutolo scrive:

    @Gioacchino Castellani
    “Possibile che non si riesca a pensare a qualcosa di diverso?”

    Non è che in tutti gli altri portfolio – intendo quelli che non parlano della sofferenza, del disagio, della morte – ci sia una maggiore originalità.
    A me sembra che quasi tutte le foto che vedo in giro siano in qualche modo collocabili in categorie ben scontate e ripetitive.
    Non vedo il motivo di prendersela, in particolar modo, con questa immagine, significativa, ben concepita e profonda nei contenuti.

  8. Gioacchino Castellani scrive:

    Caro Antonino hai ragione, non me la prendevo in modo specifico con questa foto, ma con la generale tendenza di costruire portfoli basati sulla sofferenza. Questa moda trae la sua origine dalle varie manifestazioni annuali dove i riconoscimenti vanno prevalentemente a questo tipo di immagini. Molti fotoamatori naturalmente si adeguano e seguono le mode del momento. In parole povere sono le giurie e i critici che dettano la via da seguire. Questo fenomeno non è di oggi ma vecchio come i concorsi.
    Scriveva nel 1972 Giuseppe Turoni ” Se molti fotografano oscuro, difficile, sbaglato, vago e provvisorio, significa che vogliono seguire la moda, e che, in fondo, grandi fotografi non lo sono, appunto perchè entrano nel gregge e seguono le piste già battute, indicate da una guida”.

  9. Panzavolta Fabio scrive:

    Quando mia nonna ci ha lasciati(nel giro di pochi giorni) ho pensato a tutte quelle volte che sono passato vicino a casa sua e non mi sono fermato a trovarla vuoi per i tanti impegni quotidiani vuoi anche per pigrizia.
    Le foto che ho fatto vogliono mantenere vivo in me questo ricordo il suo ricordo.
    Se ache voi avete persone care che non vedete da tempo non fate come me, andatele a trovare più spesso.
    Fabio Panzavolta

  10. non ti devi sentire in colpa.
    Certo magari una volta su 5 avresti potuto fermarti anche solo x dirle ciao devo scappare ma di sicuro tua nonna sapeva il bene che le volevi e non verrebbe vedere che ora ti angosci.

  11. giovanni firmani scrive:

    guardando la foto, leggendo il commento…. dovrebbe uscire una lacrima (ma troppe volte abbiamo visto uno scenario simile e le lacrime son finite). Ciò malgrado la foto mi piace abbastanza (senza farmi impazzire)

  12. Domenico Brizio scrive:

    @ G. Castellani: “In parole povere sono le giurie e i critici che dettano la via da seguire. Questo fenomeno non è di oggi ma vecchio come i concorsi.”

    Se non si organizzassero più concorsi avremmo una fotografia ‘spontanea’ o nascerrebbero altre forme per omologarsi? E’ un vero dilemma e tale rimarrà. ma non partecipando a concorsi si vive più sereni, divertendosi.

  13. Antonino Tutolo scrive:

    Nei concorsi è necessario stabilire un tema accessibile a molti; altrimenti le quote di iscrizione calano drasticamente e non si coprono le spese per i premi ai vincitori.

    Con le quote dei concorsi le sezioni realizzano qualche incasso da reinvestire nelle attività sociali.

    Ci sono concorsi con vari livelli di difficoltà. Nella maggior parte dei casi occorre consentire la partecipazione a fotografi che non hanno tempo, mezzi e valide attitudini creative.

    Altri problemi derivano dall’adeguamento ad una concezione fotografica “di massa”, dovuta ad una scarsa preparazione teorica sull’arte fotografica; seguendo modelli e riferimenti che spesso coincidono con quelli dei componenti delle giurie e quindi vengono premiati a discapito delle singolarità che non vengono condivise.
    Troppo spesso vengono premiati coloro che hanno ben eseguito “il compitino”, seguendo la concezione fotografica comune, e non chi ha alzato la testa per guardarsi intorno, alla ricerca di una via originale, anche se con inevitabili ingenuità o errori.
    Il pianeta fotografia è molto più complesso di quello che sembra. Creare una grande scuola di fotografia richiede tempo e conoscenze che pochi hanno disponibile e desiderio di acquisire.

  14. Antonino Tutolo scrive:

    Il collezionismo di targhe e premi fa il resto…

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