Raimondo Pasquale – Monopoli (BA) – Sognando Paganini

410 Raimondo Pasquale Sognando Paganini

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Comments (17)

 

  1. Enrico Maddalena scrive:

    Mi ricorda le foto di Bragaglia ed il futurismo. La rappresentazione, del movimento.
    Bello l’effetto cromatico basato sui toni freddi del blu e del verde. Interessante anche la scomposizione in figure geometriche che ne risulta.
    Una foto che si rifà alla pittura. La fotografia alle sue origini aveva come modello la pittura ed iniziò imitandone i generi, in una corrente che venne definita, anche con toni spregiativi, “pittorialismo”. La forza della fotografia si capì che era invece nella sua capacità di documentare e di descrivere con precisione. La pittura, di fronte a una tale concorrente, abbandonò la ricerca della verisimiglianza per percorrere altre strade, dando luogo, fra l’altro, alle avanguardie del 900. Questa immagine la possiamo considerare un “pittorialismo avanguardista?” ;-)
    Un saluto
    Enrico

  2. Antonino Tutolo scrive:

    E’ una foto che richiama la “fotodinamica” dei fratelli Bragaglia; gli esponenti italiani del Futurismo.

    A mio avviso, la grande superficie verde ha una prevalenza eccessiva sul resto dell’immagine ed apporta solo un contributo cromatico, nel contrasto col blu-celeste.

    Il pittorialismo, invece, deriva dalla “Photo-Seccession” di A. Stieglitz e E. J. Steichen che si interrogò per primo sull’autonomia della fotografia rispetto alle altre arti (pittura su tutte). Il pittorialismo italiano nasce con la pubblicazione, tra il 1904 e il 1917, della rivista “La Fotografia Artistica ”, diretta da A. Cominetti, che si propose di legittimare la fotografia come arte visiva.
    Gli esponenti di spicco del P. italiano sono Guido Rey e Domenico Riccardo Peretti-Griva.

    E. Thovez nel 1898 definisce le fotografie di Guido Rey : “evocazioni di vita antica, elaborate in modo da raggiungere un’intimità espressiva che fa dimenticare il fotografo, la composizione, l’anacronismo, per lasciar operare sui nostri occhi e sulle nostre anime la scena nella sua piena efficacia”.

    Il pittorialismo è dunque realistico e figurativo; nulla a che vedere col fotodinamismo futurista dei Bragaglia.

  3. Enrico Maddalena scrive:

    Antonino, “pittorialismo avanguardista”, l’ho scritto fra virgolette. Conosco molto bene sia la storia della fotografia che la pittura ed il significato dei termini e delle correnti, anche se raramente uso citazioni dotte quando commento una foto.
    Ho parlato di pittorialismo nella sua accezione di “imitazione” della pittura figurativa. Poiché la foto di Raimondo “imita” il futurismo, ho parlato di “pittorialismo avanguardista”, facendolo seguire da una faccina che ride.
    Non sono un ignorante ;-)
    Un saluto
    Enrico

  4. Antonino Tutolo scrive:

    @Enrico Maddalena
    ““pittorialismo avanguardista””

    Scusa il fraintendimento. Ho usato le citazioni (oltretutto non dotte, ma storiche) per rendere comprensibile il discorso a chi non sa cos’é il pittorialismo o il futurismo.

    Il pittorialismo nasce alla fine del XIX secolo (fine 1800) mentre il futurismo è del 1909 (manifesto futurista).
    Nel pittorialismo c’é la rappresentazione figurativa di scene di vita antica, nel futurismo c’é l’affermazione della rapidità, la velocità, il mosso fotografico (Fratelli Bragaglia), la multivisione temporale (che si complicherà nel dadaismo).
    Il futurismo può dirsi realmente “avanguardista” nel senso politico (fascismo), ma anche dal punto di vista delle avanguardie dell’arte. Il pittorialismo, invece, non fa parte delle avanguardie dell’arte e neanche ha riscontri politici.
    Questo era il senso del mio dire.

    http://www.storiaxxisecolo.it/fascismo/fascismo19a.htm

  5. Domenico Brizio scrive:

    Se avessi l’occhio come l’obiettivo zoom dell’autore mi chiederei: “Sono capace di capire il ‘pittorialismo avanguardista’?”
    Mi accontento di rispettare le opinioni altrui, e mi piacerebbe conoscere perchè l’autore ha voluto, o sperimentato, o trovato una fotografia tri-mossa.

  6. Maria Benedetti scrive:

    Premesso che sono profana in materia di arte e fotografia, mi limito ad esprimere quello che sento guardando la foto. Vedo ritratta l’inquietudine che caratterizza questo tempo: nessun contorno definito, nessun colore marcato. Solo sfumature, sfumature che simboleggiano l’incertezza dell’esistenza e la precarietà di tutto. L’azzurro si sovrappone al verde, sfuma nel blu, vira al giallo…cosa meglio potrebbe simboleggiare la nostra esistenza fatta di equilibri in continuo movimento e un continuo divenire? In bilico tra sogno e realtà, tra essere e divenire, tra vivere e morire. Bellissima foto. Bravissimo l’autore.

  7. Anna Russo scrive:

    La testa e lo strumento, un tutto da cui muovono scintille. Dinamismo e colori acidi: l’energia della sonata, la velocità delle mani, il suono acuto del violino. Le mani mosse – e perciò ripetute – hanno nella loro evanescenza la leggerezza del musicista che tocca lo strumento senza fatica. Questa, la mia percezione soggettiva.

  8. Marianna Acquaviva scrive:

    Musica da vedere!

  9. Mimì Dipalma scrive:

    un andirivieni di musica emozionale dinamicamente impressa nella staticità fotografica…

  10. franca catellani scrive:

    diceva un grande maestro quando una foto fa discutere vuol dire che è una buona foto , a mio parere questa immagine lo è – il mosso sottolinea i movimenti del braccio la musica si scompone si colora di verdi e di azzurri ,rimane visibile il volto del musicista avvolto e sovrapposto linee e colori io non sento la musica ma la vedo ,chiudo gli occhi non vedo l’immagine e sento la musica non so spiegarvelo
    imho !! bravo bravo

  11. Maurizio Tieghi scrive:

    questa a mia parere è una immagine che fa discutere per alcune sue peculiarità che le accomuna ad altre di cui si sono già indicate le ragioni. la ritengo interessante ma non buona, la bellezza del mosso che ben si adatta al musicista, quando suona accompagna la musica con il movimento del corpo, viene purtroppo schiacciato dalla massa giallastra in primo piano. alcuni diranno che quello è il colore della musica, io non avendo certezza di quali colori sia fatta la musica posso affermare che siamo ad una interpretazione soggettiva e che vediamo nella foto quello che pensiamo di conoscere, come davanti ad uno specchio.

  12. franca catellani scrive:

    si mauri la musica è colore e concordo con la soggettività
    ,forse non tutto lo specchio ma un frammento di esso perchè no ??

  13. Maurizio Tieghi scrive:

    @franca
    sarà dovuto al fatto che ai concerti di musica “seria” spesso ascolto ad occhi chiusi, qualche volta immerso in un sonno purificatore, ma le note che a poco a poco saturano l’ambiente come leggere bolle di sapone, queste si riportanti i colori dell’iride, sono piatte nella mia scala del colorimetro.
    percezione del tutto personale. allo stesso modo guardando questa fotografia. personalmente non mi evoca il futurismo di marinetti, infatti la velocità è notoriamente uno spostamento nello spazio, il violinista e la musica, tutta la musica, non percorrono distante ma girano a volte vorticosamente attorno attorno ad un perno, che la suona. questa immagine mi ricorda la pittura cubista, quella di braque per esempio. la pittura è colore, anche la fotografia deve essere colore, questa è una fotografia dove il colore diventa soggetto.

  14. Antonino Tutolo scrive:

    Anche noi, coi nostri commenti stiamo girando intorno ad un pernio (come diceva Pirandello); basta intendersi, trovare il perno e poi ci si intende.
    Il divenire, come trascorrere del tempo, viene normalmente rappresentato in fotografia col mosso.
    Lo stesso concetto di “attimo fotografico” fisicamente è variabile nel tempo, nel senso che può essere il racconto di quanto avvenuto in 1/1000 di secondo, in 1/60, ecc.
    Comunque sono tempi più lunghi delll’attimo infinitesimo.

    Agganciandoci al perno, il problema vero non è se questa immagine rappresenta o meno il colore della musica (c’é musica colorata, come quella popolare brasiliana, e quella funerea di un requiem di Mozart), ma piuttosto se la composizione realizzata dal fotografo è esteticamente e significativamente valida.

    A mio avviso, possiamo solo immaginare che il giallo rappresenti astrattamente il fronte armonico che promana dal vibrare delle corde del violino.
    Ma c’é qualcosa che non mi convince in questa immagine. Avrei tagliato una fascia larga a destra, restringendo di molto il campo inquadrato.

  15. franca catellani scrive:

    Questa immagine giocata sulla scomposizione della luce e del colore ,esprime con vigore il movimento , il dinamico atto del suonare luce scintillante , elettricità nell’aria , quello che percepisci è vigore , vita , suono , , se proprio devo pensare ad un artista ,penso a Boccioni il piu’ geniale artista futurista ,dalle tele del Boccioni ti arriva emozione , le tele del Boccioni gridano e cantano ,le sue tele dice un critico non sono mute .

  16. Maurizio Tieghi scrive:

    questa mattina all’apertura del programma di radio tre “primo movimento” la dotta presentatrice ha iniziato la trasmissione evidenziando l’unione tra la musica ed il colore, essendo un programma dedito alla presentazione di novità discografiche ha evidenziato che il primo brano trasmesso, di mozart, aveva affinità con le opere pittoriche di una grande ritrattista svizzera di cui non ricordo il nome, che compare nella copertina del cd. la simbiosi non è riconducibile alla “forma” delle tue opere, ma dalle sensazioni comuni che ascoltando la musica o guardando il quadro si percepiscono. mi sembra che molti dei commenti, molto pertinenti a questa fotografia, sia siano limitati alla forma dell’immagine.

  17. Antonino Tutolo scrive:

    @Maurizio
    “mi sembra che molti dei commenti, molto pertinenti a questa fotografia, sia siano limitati alla forma dell’immagine.”

    Posso condividere la tua osservazione. Tuttavia tieni presente che il cervello umano associa facilmente dei significati, dei suoni, delle emozioni a simboli, a colori, ecc.
    Ad esempio il nero evoca il lutto; il bianco la purezza, ecc.
    Colori più complessi, accostamenti o contrasti di colori possono evocare sensazioni più complesse. E’ su questo che si basa l’arte moderna.
    La musica di sottofondo, in alcune mostre, cerca di stimolare artificialmente stati d’animo che rendano più comprensibili le opere in esposizione.
    L’arte moderna è multimediale. Nei film la colonna sonora anticipa o sostiene l’espressione artistica dell’autore.

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