Thomas Ortolan – Casale sul Sile (TV) – Frammenti di bellezza

418 Ortolan Thomas Frammenti di bellezza

Il portfolio vuole mostrare ciò che sta dietro a delle immagini patinate che si trovano nelle riviste.
Molto spesso queste bellissime modelle, nascondono animi che potrebbero essere inquieti e/o felicissimi, ma a noi non è dato saperlo.
La filosofia che ho utilizzato per far uscire queste immagini, è quella doppia negazione
che si può leggere come affermazione, se assumiamo che l’immagine di partenza sia “falsa” (costruita mediante, luci, trucco, parrucco, posa e una modella conscia di essere ritratta), e applichiamo a questa
immagine un’altrettanta falsità potremmo giungere a un qualcosa di reale?
Bhò io c’ho provato e il risultato è stato disarmante, in talune situazioni l’immagine si trasforma e diventa triste, in altre la fotografia rimane sorridente.
Che questo ci possa dare una seppur vaga idea del reale stato d’animo della modella? Non so dirlo, quello
che su cui mi sono soffermato per un attimo è stato davvero interessante per il mio modo di vedere.

Popularity: 1% [?]

Comments (8)

 

  1. Enrico Maddalena scrive:

    Tutte le ricerche ed i giochi con la fotografia sono legittimi e rispettabili. Che due negazioni affermino può essere vero nella linguistica. Che due falsità portino al vero è alquanto improbabile come sa bene l’autore. Al di là del fascino che può avere un discorso esistenziale e filosofico, questa fotografia (una sovraimpressione di un volto su di un pezzo di carta spiegazzato), non va oltre una ricerca estetica, pur apprezzabile. L’effetto tristezza-non tristezza deriva unicamente dallo scurirsi e deformarsi di alcune parti del volto in relazione alle pieghe ed al chiaroscuro della carta. Da qui ad indagare sugli stati d’animo della modella ce ne passa. Per certe indagini, occorrono foto di reportage di diversa struttura e profondità.
    Se queste immagini possano far riflettere sui drammi esistenziali delle donne ritratte? Non la foto, ma il pensiero scritto dell’autore può indurci a farlo. Legare la carta spiegazzata alle sofferenze dell’animo, sarebbe a mio avviso una forzatura.
    Fa parte di un portfolio? Abbiamo davanti una immagine singola e su questa possiamo ragionare.
    E’ il mio pensiero.
    Un saluto
    Enrico

  2. Thomas Ortolan scrive:

    Buongiorno Enrico,
    sono abbastanza d’accordo con alcuni passaggi del suo discorso ammettendo tuttavia che il mio era un esperimento, e che ho per l’appunto sottolineato (attraverso l’uso di alcune domande agli spettatori) l’insicurezza su tale ricerca; in effetti termino il discorso con un bel “non so dirlo”. Naturalmente lungi da me dal fare polemica, anzi ben vengano le discussione, i commenti e le critiche che portino e spieghino i punti di vista degli osservatori; solo così chi si mette in gioco proponendo immagini può crescere e capire quando qualcosa funziona e quando no. Mi trovo invece meno d’accordo sul discorso portfolio, su questo sito non c’è possibilità di inserire un portfolio intero e quindi invio di tanto in tanto le immagini su cui sono più desideroso di avere un riscontro da gente competente. Che queste immagini prese singolarmente esprimano completamente ciò che il portfolio vuole dire nella sua interezza, ne dubito proprio perchè non è un reportage, dove ogni immagine racconta, in questo caso sono tutti “frame” di uno stesso film e vanno visti nell’ordine prestabilito e nell’insiemem a mio avviso. Può anche essere che sbagli, e difatti siamo qui a parlarne. Grazie per i tuoi suggerimenti e i tuoi pensieri.
    Thomas

  3. Antonino Tutolo scrive:

    Nel quotidiano, due falsità non portano al vero, ma nel mondo dell’arte il discorso è diverso.
    Quanto rappresentato dall’arte (e la fotografia è arte) non è quasi mai reale, perché è espressione di percezioni, emozioni, sensazioni, idee che frullano nella mente dell’artista e vengono comunicate con simboli che vengono privati del significato quotidiano.
    La fotografia si regge su una miriade di elementi soggettivi e falsificanti.
    La fotografia non è il reale. Non lo è mai stato; neanche quando ha voluto esserlo. Nei tribunali non è una prova definitiva.

    Comprendo nel principio l’idea dell’autore.
    Una foto virata o ingiallita può rappresentare il concetto astratto del tempo passato. Una foto spiegazzata può rappresentare la bellezza svanita, un amore finito, una figura odiata.
    Il tipo di soggetto, il taglio, la composizione, “l’effetto speciale” formano il linguaggio espressivo della comunicazione fotografica.
    Quello che percepiamo è sempre parzializzato e filtrato dal nostro vissuto; dalla nostra mente, che analizza, discrimina. Per comunicare, occorre un linguaggio espressivo ed esplicito.

  4. Fabrizio P. scrive:

    Cio che volevo dire e’ stato pienamente detto da Tutolo e da Maddalena. Credo che le parole dell’autore non aiutino questo percorso intellettivo e manuale di altra valenza.
    Fabrizio P.

  5. Thomas Ortolan scrive:

    Vi ringrazio per i vostri commenti!!! Siete gentilissimi e farò tesoro dei suggerimenti/indicazioni/critiche.

    Ancora grazie, Thomas

  6. Enrico Maddalena scrive:

    Thomas,
    per il protfolio non siamo in contraddizione. Ho voluto solo dirti che il mio giudizio era parziale perché riferito ad una sola immagine (e non potevi ovviamente far altro) che invece fa parte di un insieme.

  7. Antonino Tutolo scrive:

    Penso che il tuo portfolio, Thomas, sia più eloquente e compiuto nei significati della singola immagine.
    Il tema che hai trattato è complesso e difficile da riassumere in una sola immagine.
    Ma il tuo interesse verso di esso già mostra la disposizione alla introspezione creativa. Mi piacerebbe vederlo.

  8. Antonino Tutolo scrive:

    Forse la scelta del B/N è stata errata. Il colore avrebbe dato maggiore rilievo alle figure presenti sul giornale. Inoltre un taglio più deciso su di esse le avrebbe fatte risaltare maggiormente.

Leave a Reply