Antonio Perrone – Guidonia (RM) – Il vuoto della politica

426 Perrone Antonio - vuoto della politica

Il vuoto della politica.
Torchiarolo (BR) un paesino di 5000 anime politicamente disorientate

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Comments (21)

 

  1. Antonino Tutolo scrive:

    Splendida l’idea, ottima la realizzazione.
    Lo spazio per la pubblicità elettorale è ricavato imbrattando un muro con la pittura. Non vi sono manifesti affissi; tanto i volti che dovrebbero esservi raffigurati saranno anonimi, inconsistenti nella loro opera, inutili per la collettività.
    Il cittadino elettore è reso, nella sua anonimità ed ininfluenza in merito alla scelta politica, dalla tecnica del mosso.
    Una foto satirica e graffiante.
    Complimenti all’autore

  2. Loris Sartini scrive:

    Che tristezza, in fondo tra una quantità soffocante di manifesti elettorali e la loro mancanza …. non c’è nessuna differenza.
    Bravo Antonio (l’autore)

  3. Gioacchino Castellani scrive:

    Il titolo della fotografia come spesso accade, è fuorviante, di politica nell’immagine non c’è nulla.
    Solo dei rettangoli neri disegnati su un muro e dei numeri.
    La foto rimane insignificante, non basta un banale mosso per renderla efficace.

  4. Carla Pellegrini scrive:

    Hai ragione Loris, è un immagine che racconta perfettamente il vuoto politico che ci troviamo a vivere.
    Una foto tristemente riuscita molto bene.
    Carla

  5. Antonino Tutolo scrive:

    @Gioacchino
    “di politica nell’immagine non c’è nulla.
    Solo dei rettangoli neri disegnati su un muro e dei numeri.”

    Si chiamano “spazi per affissione della propaganda elettorale”.
    Ogni numero individua lo spazio destinato ad un candidato.
    Più politico di così…

  6. Antonio Perrone scrive:

    Non so quanto sia giovane Gioacchino ma tempo fa gli spazi elettorali erano cosi delineati sui muri… in questo paesino (mio di origine) vengono assegnati se pur in minima parte ancora cosi… il titolo a parer mio è calzante in quanto al momento dello scatto è quello che ho pensato e cioè che c’è un gran vuoto da qualsiasi parte (politica) si guardi… è ovvio che con questo non voglio “giustificare” una foto insignificante con un banale mosso…
    con simpatia
    Antonio

  7. Marco Furio Perini scrive:

    Il titolo è perfetto, l’immagine desolatamente aderente al titolo, il messaggio chiarissimo… ottima Antonio, ciao!

  8. Gioacchino Castellani scrive:

    Se questa immagine è osservata da uno straniero, africano o giapponese che sia, non penso che penserebbe
    agli ” spazi per affissione della propaganda elettorale”, ma vedrebbe semplicemente un muro con delle linee nere e dei numeri, oltre al mosso della persona.

  9. Mauro Marchetti scrive:

    Bravo Antonio, mi sento così ogni volta che penso ai nostri parlamentari e senatori.
    Forse, come dice Gioacchino, uno straniero non capirebbe al volo lo scatto ma di certo è un immagine che affonda le proprie radici nella nostra cultura.
    Mauro

  10. Antonino Tutolo scrive:

    @Gioacchino
    Se osserva una fotografia cinese la comprendi?
    Io non credo.
    Le implicazioni storiche, simboliche, filosofiche, gli usi ed i costumi, impediscono la comprensione.

    Allora la fotografia cinese non è fotografia?

  11. Giovanni firmani scrive:

    L’importanza del contesto e’ dimostrata bene in questa foto, il titolo indirizza ma
    Un Italiano comprenderebbe anche senza

  12. Gioacchino Castellani scrive:

    Quando una foto è bella non ha bisogno di titoli o spiegazioni. Questo era sostenuto dai più grandi fotografi
    del passato, da Ansel Adams a E.Weston o E. Cartier-Bresson. Anche Fulvio Roiter la pensa allo stesso modo come pure Ferdinando Scianna e tanti altri. Il mondo fotoamatoriale invece si concentra troppo sul titolo, alla ricerca di qualcosa che giustifichi una fotografia senza significato. La diversità delle due concezioni è sotto gli occhi di tutti, basta sfogliare qualche rivista o libro per dimostrarlo.

  13. Antonio Perrone scrive:

    Nel mondo fotoamatoriale e dilettantistico (di cui faccio parte) non credo sia cosi Gioacchino, almeno per quanto mi riguarda. Io metto il titolo quando una foto può avere una sola e unica lettura come in questo caso. Le mie fotine quando le condivido è quasi sempre “st” o “senza titolo”
    :)
    grazie a tutti per l’interessantissima discussione
    Antonio

  14. Antonino Tutolo scrive:

    Quello che non comprendo è la generalizzazione di un comportamento. Se 1000 fotografi ragionano in un modo anche gli altri (milioni) devono adeguarsi.

    Si stabiliscono regole inderogabili e condizionanti, quando non esiste una ragione logica razionale e condivisa, ma solo una ipotetica, che è facilmente contraddetta dalle necessità degli altri.
    La cosa strana è che si parla di fotografia, di arte: un campo in cui stabilire delle regole significa solo vincolare le possibilità espressive e comunicative.
    Una volta che sarà finalmente stabilita questa nuova regola, che non vedo in nessun trattato o in alcuna storia della fotografia, passeremo a cercarne delle altre, sempre per condizionare ed omologare la fotografia a schemi e principi solo ipotetici.
    Prima di fissare delle regole ed imporle agli altri, sarebbe il caso di conoscere quello che avviene intorno a noi, nel resto del mondo: la fotografia ormai (dal 1910) è considerata interdisciplinare con le altre arti. L’arte moderna si avvale di tutte le discipline estetiche, tecniche, musicali, ecc.
    E noi stiamo a stabilire regole.

  15. Antonino Tutolo scrive:

    Esiste un nutrito gruppo di persone che considera la fotografia solo la fotografia “nativa”, quella di Daguerre, dell’impronta del reale, dell’analogico, della Leica.

    Va bene! Rinunciamo al digitale, torniamo all’analogico, alla polaroid, all’apparecchio di Daguerre; scriviamo un trattato “vincolante” per tutti coloro che vogliano attribuirsi il nome di “fotografo”.

    Tutti gli altri andranno per la loro strada; useranno un altro nome. Tra vent’anni vedremo cosa resterà degli uni e degli altri.

  16. Mauro Marchetti scrive:

    Dai Antonino, sotto il sole della fotografia c’è spazio per tutti.
    Poi alcuni fiori sbocceranno rigogliosi, altri meno ……..staremo a vedere.
    :-)
    M

  17. Fabrizio S. scrive:

    Ecco la potenza della fotografia.
    Suscitare ammirazione, disprezzo, risentimento, complicità, partecipazione.
    Obiettivo raggiunto Antonio.
    Complimenti!

  18. Antonino Tutolo scrive:

    Infatti lo scopo dell’arte moderna non è l’auspicio augurale per una buona caccia (preistoria), la divinazione egizia e romana, la perfezione aurea ed il bello (antica grecia); non è comunicare esaltazioni religiose (rinascimento), coattare le masse politicamente (Russia e Germania nazista), impressioni ed emozioni (impressionismo, espressionismo), scandalo e rottura coi canoni del passato (futurismo, dadaismo, surrealismo, costruttivismo, fauvismo); ora l’arte vuole comunicare di tutto, indirizzare le scelte sociali ed economiche, stimolare i consumi emozionalil e perfino stupire, scandalizzare.
    E la fotografia ha seguito, fin dal 1900, tutte le correnti artistiche:
    http://nuovo.fotoit.it/php/index2.php?rif=45

  19. bella bellissima. i’idea di partenza o forse l ‘idea avuta in seguiro all’immagine realizzata ed anche mi piace assai la realizzazione tecnica.
    decisamente azzeccato il bn.

  20. Gioacchino Castellani scrive:

    Ognuno di noi è libero di presentare le foto come meglio crede, nessuno vuole imporre regole e tanto meno io. Se l’autore della foto ha creduto opportuno dare attraverso il titolo una sua intrpretazione è liberissimo di farlo.
    Il mio giudizio è legato solamente a quello che vedo nella fotografia. Personalmente ritengo inutili le didascalie e i titoli ad effetto e questa maniera di giudicare una ìimmagine è condivisa da molti fotografi importanti. Tutto qui. Non c’è altro da aggiungere, ognuno è libero di pensarla come meglio crede.

  21. Antonino Tutolo scrive:

    @Gioacchino

    Lo scopo della discussione non è imporre il proprio pensiero agli altri, ma disporsi per comprendere il modo di pensare altrui.
    Discutere, per questo, non significa portare definizioni, regole, precetti, decaloghi, ma motivazioni ragionate, consequenziali.
    Partendo dal presupposto che ciascuno resterà, di proposito, della sua opinione, non vale la pena di perdere tempo a ragionare. Ma questo è la negazione di ciò che l’uomo ha di diverso rispetto agli altri esseri viventi.

    Il modo di “vedere” ed interpretare si impara, si ampia. Le interpretazioni del simbolismo estetico divengono sempre più significative con la conoscenza.
    Invece le definizioni date per scontate ed inderogabili, il non cercare di comprendere le ragioni altrui, sono la base delle ideologie che si recepiscono senza spirito critico, che spesso portano nel vicolo buio della negazione dell’intelligenza dell’uomo.

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