Franca Catellani – Modena – Giocare con la luce

Franca Catellani Il gioco delle luci

Un pomeriggio di divertimento fotografico con la figliola

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Comments (24)

 

  1. Antonino Tutolo scrive:

    Il primo ad usare questa tecnica è stato Man Ray, con le sue opere “disegnate con la luce”:
    http://www.dissonanzegiornale.it/?p=998

    Sperimentare le tecniche, per usarle al momento opportuno, è sempre positivo.
    Personalmente non avrei tagliato la parte sinistra dell’immagine, in cui sono presenti le volute di luce più armoniche e singolari.
    Potresti insistere sull’apprendimento di questa tecnica, cercando di rendere più plastiche e fantasiose le linee, e meno concentrate al centro.
    Si tratta di un genere fotografico in cui il soggetto svolge l’azione creativa primaria. Ma in ogni fotografia il soggetto ha grande rilevanza per il risultato finale.
    La dominante azzurra dipende dalla temperatura colore della sorgente luminosa e dal tipo di luce di ripresa impostato sull’apparecchio. Potevi anche ottenere colori più caldi.
    Complimenti

  2. Maurizio Tieghi scrive:

    interessante esperimento fotografico temporale inteso come trascorrere del tempo e non generale dei lampi di luce propria. un omaggio alla memoria ed al fatto che l’uomo sia essenzialmente un animale abitudinario, da quando man ray produceva raggi di luce, con tale nome poteva essere diversamente? sono passati anni luci, ora credo sia meno complicato produrre gli stessi effetti con assoluto controllo dell’esito, ghirigori compresi, usando un programma di foto ritocco.

  3. Antonino Tutolo scrive:

    E ti pareva che Maurizio non batteva martellate contro il digitale!
    :-(

    Franca, dicci che l’hai fatta con la pellicola!
    Ma poi cosa cambia se Man Ray l’ha già fatta in analogico!
    Anche i ritratti, anche la macro, anche il reportage si ottengono più facilmente e più economicamente col digitale.

    Allora dov’é il problema!
    Il 90% delle foto contemporanee (sono generoso: non dico TUTTE) copiano idee e tecniche già realizzate in analogico.

    Queste sono solo tecniche, Maurizio.
    Analogico o digitale, quello che conta sono le idee e la capacità di metterle su carta, in B/N o a colori, in modo esemplare e significativo.

  4. Maurizio Tieghi scrive:

    @Antonino: adoro il digitale e non ho nessun rimpianto per la pellicola, ho la certezza che altri tra qualche tempo avranno nostalgie per il digitale di fronte ad una nuova tecnologia molto più comoda e meglio vendibile da produttori. Nel caso specifico la ricerca di Franca è ammirevole e mi ricordo di averla già in passato elogiata per queste sue foto, rivedendola mi viene da pensare dopo le tue giuste considerazioni, unite alle sue oggettive difficoltà nell’eseguire la foto, che effetti di luce simili si possono ottenere più semplicemente e con maggior precisione senza macchina fotografica e pila ma con il solo pc. tutto quì. si potrebbe concludere con una piccola morale: non conta come e con cosa ma solo quello che si vede alla fine del processo utilizzato, i fotoamatori spesso adorano le procedure, alcuni provano gioia vera ripeterle come veri riti (slow photo) per anni. A loro non interessa il risultato ottenuto ma solamente la metodologia usata.

  5. Enrico Maddalena scrive:

    Non mi soffermo sull’aspetto estetico della foto, la stessa autrice parla di gioco. Mi soffermo sulla sua essenza perché l’immagine invita a considerazioni interessanti:

    Quale è la differenza fra una immagine “iconica” (disegno, pittura) ed una immagine “tecnica” (fotografia)?

    Mentre la seconda produce una immagine in un istante, in maniera automatica come conseguenza di una pressione sul pulsante di scatto di una macchina opportunamente predisposta (scelte tecnico-espressive dell’autore),
    la prima richiede una mano che si muova, guidando uno strumento (pennello, matita) che lascia un segno su di un supporto.

    In una foto, l’impressione avviene in un istante e contemporaneamente su tutto lo spazio immagine.

    In una immagine iconica avviene punto per punto in un lasso di tempo più o meno lungo.

    Di conseguenza la foto di Franca è al tempo stesso una immagine tecnica ed una immagine iconica (lo strumento guidato dalla mano è una torcia elettrica, usata come una matita).
    Altra cosa interessante è che la stessa immagine ha due autrici: Franca (immagine tecnica) e la figlia (immagine iconica).
    Buona luce
    Enrico

    p.s.
    Al contrario di una foto che riprendesse un pittore all’opera sulla tela, qui le due autrici hanno utilizzato lo stesso supporto, pellicola o matrice di CCD che sia.

  6. Gioacchino Castellani scrive:

    Si sostiene spesso che quello che conta è il risultato finale e non “come” viene realizzato. Questo però è un errore grossolano di valutazione, le procedure automatiche di post-produzione digitale non possono essere paragonate alle procedure manuali della fotografia analogica, specie nel bianconero. Quest’ultime hanno più valore proprio perchè entra in ballo la manualità dell’operatore e la sua bravura di esecuzione. Sviluppare e stampare da se un’immagine ha un grande valore che non è nemmeno lontanamente paragonabile alla stampa automatica digitale. E’ come se due sculture fossero realizzatate una manualmente e una in automatico con un calco. Come possono essere la stessa cosa? Il “come” viene realizzata un’opera conta e fa la differenza.

  7. Antonino Tutolo scrive:

    Il procedimento fotografico non è tanto “automatico”.

    In digitale è possibile scattare foto senza intervenire in post e senza usare nemmeno l’esposimetro (non lo uso quasi mai). Si può scattare e si stampare.
    In questo caso possiamo paragonare il digitale al procedimento della pellicola invertibile.
    Ma si può usare il digitale anche come l’analogico della pellicola negativa, in cui è praticamente impossibile non intervenire in modo determinante sull’esito finale.

    La tecnica fotogreafica è ormai talmente complessa da risultare strumento interpretativo pari alle altre discipline.

    La pittura ed il disegno sono altrettanto tecnici.
    Senza la tecnica non si impastano nemmeno i colori.
    Poi ce la prospettiva, la conoscenza anatomica..

    Ma anche la fotografia richiede conoscenze atte a creare la prospettiva sul foglio bidimensionale, capacità di osservazione, idee, fantasia, creatività.

    Io osserverei la fotografia non da un punto di vista analitico e discriminante rispetto alle altre discipline.
    Ormai è uno dei mezzi d’espressione d’arte.

  8. Antonino Tutolo scrive:

    L’arte in fotografia non è nella tecnica e non è nella capacità del supporto sensibile che si impressiona, ma nella capacità creativa del fotografo.
    Purtroppo quando si parla di fotografia, ci si riferisce sempre al al reportage, alla documentazione dell’esistente.

    Ma se questa documentazione è fatta con le idee, con la capacità tecnica ed interpretativa di un Salgado, con la fantasia creativa di un Fontana, sminuire la fotografia a strumento puramente tecnico mi pare molto, molto riduttivo.
    Quella è arte. E’ genio.

  9. Gioacchino Castellani scrive:

    Caro Antonino
    mi dispiace contraddirti, ma l’arte in fotografia risiede “anche” nella tecnica e nella capacità di interpretare il soggetto dandogli la migliore composizione. Se così non fosse il Siztema Zonale di Ansel Adams non avrebbe senso come pure la fase che lui chiama di “previsualizzazione”.
    Quando dici che non si usa più l’esposimetro, questo, non solo nel bianconero ma anche nel colore è un grave errore.
    Ciò porta a risultati deludenti per quanto riguarda la scala tonale e quella cromatica. Io non vedo risultati esaltanti per il bianconero digitale, coloro che lo sbandierano con seminari durante le manifestazioni Fiaf, ancora non producono risultati paragonabili ( scusa la modestia) a quelli che ottengo io con la mia camera oscura e con la mia fotocamera, la Mamiya 7. Se non credi sono disponibile ad un confronto diretto in un tavolo del blog da apparecchiare magari a Savignano il prossimo settembre.

  10. Antonino Tutolo scrive:

    @Gioacchino
    Mi sono espresso male o sono stato frainteso nell’insieme dei post.

    Volevo intendere che la tecnica è funzionale all’idea; quindi la sua padronanza possiamo darla come scontata per uno che vuole i miglioiri risultati (parliamo in modo teorico).

    Allora l’originalità e la creatività, che sono il punto che differenzia una foto dall’altra, diventano prevalenti.
    Se non ci facciamo condizionare dagli effetti speciali (ed il livello dei partecipanti a questo blog non è tale) quello che risulta determinante per un ottimo risultato (teorico) è la creatività.
    Ho citato Salgado e Fontana.
    Possiamo ripetere le immagini di entrambi, ma avremo copiato.
    Io sto fotografando con grande affinità al “genere” di Fontana. Ma cerco di sforzarmi a ragionare con la testa, ad usare la mia fantasia. Invece spesso incontro immagini (le mie che risultano tali le ignoro) palesemente copiate nelle idee, nella composizione e nell’uso dei colori.
    Non esalto le mie foto, per carità! Voglio solo spiegare il mio modo di concepire la fotografia.
    Una tecnica va appresa con la sperimentazione e poi ben costudota nel bagaglio del fotografo”. Essa verrà utilizzata al momento opportuno; quando il suo impiego servirà a tipicizzare un’idea già consistente, formata e compiuta.

    Allo stesso modo, il sistema zonale, anche in digitale, ha la sua utilità, perché consente di evidenziare le zone importanti in modo finalizzato al risultato creativo.
    Il grandissimo maestro Adams, a mio modesto avviso (capisco che paio presuntuoso, ma cerco di ragionare per imparare), nelle sue splendide opere ha utilizzato il suo sistema senza un fine che non sia tecnico.

    In questo vedo la differenza con Salgado che, pur consapevole del sistema zonale, si allontana dal solco della perfezione dei toni e dalla discriminazione delle singole zone, per evidenziare coi grigi il pathos delle scene ritratte.
    Quindi la tecnica è funzionale alle idee; mai fine a se stessa; ed a mio avviso, da un certo livello in poi, data per scontata e secondaria.

  11. franca catellani scrive:

    Grazie a tutti per i commenti , la fotografia ,non essendo una professionista , per me è sperimentazione , ricerca , curiosità e divertimento ,
    Vorrei aggiungere due note , sulla foto o almeno quello che ha sorpreso me riguardandola dopo lo scatto – la staticità del soggetto nonostante il movimento del braccio , e lo sguardo fisso e allampanato lei fissa un punto immaginario essendo totalmente al buio – guarda ma non vede niente e i suoi occhi dicono questo a mio parere
    Lo scatto parte solo dopo che lei si illumina con la torcia
    dopo vari tentativi e tanti volute di luce si era stancata
    l’unica a divertirsi sono stata io se sapesse che l’ho messa sul blog………. ma sono la madre e ho la liberatoria ahahahah grazie davvero a tutti e alla prossima immagine

  12. Enrico Maddalena scrive:

    Sicuramente l’illuminazione non è solo quella della torcia. Il tempo di scatto è stato lungo e lo si desume dala scia, ma la modella è troppo nitida e ferma e soprattutto la mano e la torcia sono nitide e prive anche di micromosso, come se un flash abbia iniziato o concluso la ripresa; vista anche l’ombra netta sul muro, in corrispondenza del braccio e del capo, un flash frontale.

  13. franca catellani scrive:

    Dunque dopo tanta ricerca sono andata a ritrovare il file originale spero di esserci riuscita , ne ho scattate tante quel giorno aperto il file in bridge ho scattato in nef (insomma raw) (essendo una nikon D40 c’è scritto:esposizione manuale -lunghezza focale 35 mm– lente ? 18-105mm

  14. franca catellani scrive:

    non avevo finito valore massimo apertura f/4,3flash luce di ritorno non rilevata modalità automatica metodo sensore 1 chip e temperatura 3050°K luminosità +50 contrasto+54
    vibrazione ? -39

    questa è la carta d’identità quindi vuol dire che è partito il flash ?
    ne ho tante altre dove non è presente la voce del flash

    piu’ imparo e meno so !!!! grazie Enrico cosi’ ho fatto altra ricerca

  15. Gioacchino Castellani scrive:

    Caro Antonino
    quando dici “Il grandissimo maestro Adams, a mio modesto avviso (capisco che paio presuntuoso, ma cerco di ragionare per imparare), nelle sue splendide opere ha utilizzato il suo sistema senza un fine che non sia tecnico.” sostieni qualcosa che non condivido e credo sia anche un grossolano errore di valutazione. La conoscenza tecnica servere ad esprimere la propria creatività, e questo Adams lo spiega benissimo nel suo libro “Il Negativo”. Il Sistema Zonale non serve a trovare la giusta esposizione o la completa Scala Tonale ( inclusi i grigi) ma a finalizzare queste caratteristiche in base al soggetto presente sulla scena. Se non si è capito questo allora non si può capire la fotografia di Ansel Adams. Per il resto sono d’accordo con te per quanto riguarda la creatività e l’intuito del fotografo che sono gli altri aspetti necessari per ottenere una buona e a volte eccezionale fotografia.

  16. Antonino Tutolo scrive:

    @Gioacchino
    Per favore, rileggi i miei post. Da sempre affermo che la tecnica (cito il tuo post) “La conoscenza tecnica servere ad esprimere la propria creatività”.

    Inoltre, sono perfettamente consapevole che il sistema zonale non consiste nella “giusta” esposizione del soggetto, (ma così come ripreso dall’obiettivo), ma anche e soprattutto per “l’esaltazione” creativa, effettuata zona per zona (per portare la zona 5 sulla 4, ecc..).
    Sono quasi due anni che combatto per la libertà tecnica interpretativa, non puoi attribuirmi quello che non penso e non ho mai affermato.

    Di Adams ho detto che le sue opere sono più “tecniche” che artistiche. Il che significa tutt’altro.

    Quando si criticano le elaborazioni digitali, presupponendo che l’analogico sia “vergine” rappresentazione di quello che vede l’obiettivo, si ignora che la fine art (che si basa sul sistema zonale e sulla teoria e pratica delle variazioni dei toni che esso scientificamente propone e consente di graduare).

    In altro post, a commento di un’altra immagine proposta attualmente, preciso che la libertà tecnica è funzionale alla creatività, e ne auspico il riconoscimento, così come è inconsapevolmente (a quanto pare) accettato nella fine art analogica, da sempre.

  17. Antonino Tutolo scrive:

    Che tempo di posa hai usato? La temperatura colore di 3050 °K l’ha scelta l’automatismo! Ecco perché l’immagine ha la dominante celeste.

    La temperatura colore dev’essere quella della luce che illumina la scena. Usa una lampada più debole per effettuare il disegno. Non dirigere il fascio luminoso verso l’obiettivo. Usa la posa “B”, con una fievolissima luce ambiente (la luce accesa in un’altra stanza, con la porta socchiusa), per poter tenere sotto controllo la scena.
    Imposta diaframma 8, al massimo 5,6.
    Usa un’inquadratura leggermente più ampia, per poter successivamente ritagliare il significativo.
    lascia che il soggetto si muova accompagnando il gesto; la sua scia può risultare “gemellata” con la luce.

    La luce forte della pila e la sua persistenza in scena possono aver illuminato anche lo sfondo, grazie al tempo lungo di scatto; ma negli occhi della modella sembra di vedere il riflesso dovuto al flash, ma potrebbe derivare anche dalla luce della lampada. Quindi disinserisci l’automatismo di scatto del flash. Quello che si spiega di meno, in assenza del flash, è la presenza solo di un micromosso sul soggetto.

  18. franca catellani scrive:

    Antoninoooo ne ho fatte altre come hai suggerito ,pure avevo intuito quella di una luce proveniente dalla porta socchiusa , naturalmente questa ricerca andrebbe approfondita e anche con letture specifiche tecniche .
    Del flash probabilmente avendo fatte tante prove e in tutte le salse era rimasto in automatico – ma quanta fatica sapete che ero spossata dopo ? (per un minimo risultato )
    mi stampo i consigli non si sa mai che mi rivenga voglia di riprovare grazie Antonino ciao franca

  19. Mamma mia quanti commenti, sarà lieta l’autrice della foto. A me l’immagine piace particolarmente e mi interessa poco se è stata generata in digitale o in analogico. Mi piace molto tutto quel movimento della mano, con il risultato del mosso della luce, contro la staticità del visino dolcissimo della ragazza. Per me anche la dominante azzurrognola da un valore aggiunto alla scena sottolineando un momento insolito e particolare.
    rolà

  20. Gioacchino Castellani scrive:

    Caro Antonino
    Quando si riconosce a A.Adams il ruolo di grande tecnico ma non di grande artista ” le sue opere sono più “tecniche” che artistiche” si pono in secondo piano il ruolo che la tecnica ha in fotografia. Questo è un atteggiamento molto comune del mondo fotoamatoriale italiano, soprattutto nella mia regione dove la lettura dei grandi fotografi senigalliesi ha introdotto errati convincimenti. In questa città molti giovani imitano Mario Giacomelli. cencano di copiarne (senza riuscirci) il modo di fotografare e pensano che parlare di questioni tecniche sia disdicevole perchè le ritengono negative se legate alla loro presunta artisticità. Ti potrei fare molti nomi, ma non è questo che conta. Rimane il fatto che la cultura e la buona fotografia non può fare a meno di una solida conoscenza tecnica e anche tu su questo la pensi allo stesso modo.

  21. Antonino Tutolo scrive:

    @Gioacchino
    Noterai che nei miei post sulle foto (anche in merito alla foto di Franca), commento anche l’aspetto tecnico che ritengo molto importante, al punto da concepire la libertà di elaborazione creativa (non falsificazione).
    Una ripresa, a mio avviso, può essere sottoposta a fine art (analogica o digitale) per esaltarne i significati.
    Giacomelli è uno dei più grandi maestri italiani e molti altri si ispirano a lui.
    Molti fotografi italiani ignorano la storia della fotografia, nazionale ed internazionale, ed hanno di essa un’idea riduttiva e vincolata a canoni condizionanti e restrittivi.
    Giacomelli era figlio del suo tempo; eppure molte sue foto lo vedono svincolarsi dai “canoni”, nella ricerca sperimentale di nuove vie (il grafismo dei suoi campi arati) che già neil primo decennio del 1900 erano nel repertorio di altri grandi maestri europei ed internazionali.
    Molti seguono quella che “credono” fosse la fotografia di Giacomelli. Ma non si accorgono che egli, prima di essere un grande fotografo, era un grande artista.
    Purtroppo il substrato artistico culturale italiano, con alcune limpidissime eccezioni, è fermo al rinascimento o giù di lì.
    Se vuoi, possiamo approfondire l’argomento.

  22. Gioacchino Castellani scrive:

    A proposito di Giacomelli, di cui non dico di essere un allievo (sono già in troppi a sostenerlo) nel mio piccolo ho parlato di lui su un paio di monografie Fiaf che mi piacerebbe regalare a te e ad altri amici che scrivono su questo blog. Se mi mandate l’indirizzo potri spedirvele.
    Saluti, Gioacchino

    la mia email: castelgio@alice.it

  23. franca catellani scrive:

    si a me piacerebbe riceverle grazie Gioacchino fra50@hotmail.it

  24. Gioacchino Castellani scrive:

    Cara Franca
    mandami l’indirizzo di casa che ti spedisco per
    posta.
    Ciao, Gioacchino

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