Maurizio Romano – Bergamo Alta – L’insostenibile leggerezza dell’aria

444 Maurizio Romano L_'insostenibile leggerezza...

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Comments (26)

 

  1. Enrico Maddalena scrive:

    Si tratta di una immagine costruita. Infatti il libro messo lì sul muretto non ha molte giustificazioni. Se ne ricava insomma una sensazione innaturale. Non so se a voi fa lo stesso effetto, ma ad un primo sguardo sembra quasi sospeso nel vuoto. Appare inoltre incombente ed “aggressivo” da un punto di vista del suo peso strutturale.
    La foto rende palpabile la presenza dell’aria o, meglio del vento che sfoglia le pagine del libro. Torna alla mente, il funerale del precedente papa.
    Il significato della foto è solo quello di un libro in preda ai capricci del vento.
    Il senso altisonante ed ermetico del titolo, ce lo deve spiegare l’autore…
    Un saluto
    Enrico Maddalena

  2. Gioacchino Castellani scrive:

    L’idea è buona ma non condivido la composizione che mi sembra molto confusa. Il paesaggio in secondo piano è fastidioso e rende poco leggibile il libro. Inoltre l’immagine è molto grigia e priva degli estremi della scala tonale. Forse se era a colori era meglio lasciarla come tale.

  3. Maurizio Tieghi scrive:

    il libro può benissimo essere stato posato sul muretto in un attimo di pausa dal suo lettore, potrebbe trattarsi del romanzo “l’insostenibile leggerezza dell’essere” di kundera.
    Un colpo d’aria oppure un refolo di vento ha provocato lo scorrere delle pagine come se qualche spirito fosse curioso di leggerne il contenuto, consapevole che un libro si deve leggere mentre una foto no. la fotografia può assumere innumerevoli significanti, perché che la guarda ci vede dentro solo la sua storia personale, allo stesso modo di tutte le foto.

  4. Enrico Maddalena scrive:

    @Maurizio Tieghi
    ma tu fotografi? Se fotografi, perché fotografi?
    Per costruire degli specchi dove ciascuno possa vedere se stesso?
    Un saluto
    Enrico

  5. Fabrizio P. scrive:

    Sono d’accordo con Maddalena e Castellani !!!!! L’immagine contiene una buona idea, ma la realizzazione e’ insufficente sia per quella parte di muretto che chiude, appesantisce e tale sensazione arriva anche dal paesaggio scelto per posizionare questo libro, e anche se fosse colto in un momento particolare, quindi un’attimo rubato allora ha avuto la sfortuna di trovare questa situazione, questo sfondo poco felice. Ad ogni modo e’ un’idea che non richiede fortuna di esecuzione, ma l’autore ha la possibilita’ di sperimentarla in altriluoghi con altri sfondi che possano contribuire al senso del titolo.
    Interessantissimo poi l’ultimo intervento di Maddalena perche’ in quella domanda e’ racchiusa l’essenza della Fotografia che in parte puo’ essere la risposta data in precedenza da Tieghi e cioe’ :”…la fotografia può assumere innumerevoli significanti, perché chi la guarda ci vede dentro solo la sua storia personale…”. Questo e’ verissimo, ma pericoloso e dai risultati a lungo andare poco consistenti per chi rincorre nella fotografia a fare immagini che possano piacere ad altri costringendosi al gusto della massa, della giuria, del sito etc….Credo che la fotografia esprima in primis se stessi poi essendo parte di questo mondo, di questa societa’, inevitabilmente il linguaggio piu’ o meno riflette cio’ che altri vivono,percepiscono, la differenza oggi in fotografia haime’ la fa la novita’ tecnica, l’effetto di photoshop e il contenuto continua ad essere spesso bandito, anche se c’e’ voglia di andare oltre con la Fotografia. Molti partecipanti ai concorsi ammettono di “studiarsi” la giuria per avvicinarsi al loro gusto estetico (il contenuto non esiste nei concorsi)e a particolarita’ tecniche che possano stupire e questo a mio avviso non e’ fare Fotografia, ma capisco che in palio ci possono essere riconoscimenti e spesso soldi che fanno gola, ma anche su molti siti fotografici questa tipo di comportamento si avverte per cercare di avere piu’ consensi possibili. Insomma Maddalena con una apparentemente semplice domanda ha messo in campo una meraviglisa riflessione che varrebbe la pena riprendere nella sezione “discussoni” e direi che oggi la Fotografia nonostante il digitale abbia dato la possibilita’ a “tutti” di fotografare, e oggi tutti fotografano (il fotografare e’ diventato un meccanismo acquisito da tutti),sia rimasto ancora ancorato a schemi di giudizio, di lettura ancora come al tempo dell’analogico : tecnica-estetica…….peccato!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Fabrizio P.

  6. franca catellani scrive:

    mi piace l’idea , trovo anch’io il paesaggio troppo evidente sopratutto l’albero che essendo a pochi metri dal libro- in prospettiva abbatte i piani visisi rendendolo troppo partecipe della scena
    Mi piace l’aver fissato il venticello o una forte folata sulle pagine che rendono leggero il librone enorme . Eco sui grigi e sui neri non sono esperta , ma ne sento tante e tutti danno la colpa al digitale che non crea le gamme tonali come dice Gioacchino

  7. Enrico Maddalena scrive:

    @ Franca e Gioacchino.
    Non è colpa del digitale, che anzi in pp permette regolazioni molto fini. Se si regola il contrasto in automatico, il programma (della macchina o del pc) estende la gamma fra la zona più chiara della foto (qui il cielo fra le nuvole) e quella più scura (l’ombra sotto il libro). Quindi nella foto gli estremi della scala tonale ci sono.
    Basterebbe intervenire con lo strumento curve (meglio dello strumento livelli) per schiarire libro e muretto e regolare il contrasto locale dove si vuole, con un effetto molto dfiverso.
    Ma queste sono considerazioni tecniche.
    Una considerazione espressiva invece per l’autore: il libro aperto presuppone la presenza di un lettore, qui assente dall’inquadratura. Immagino una versione diversa: sempre il libro in primo piano, sfogliato dal vento, ed il lettore un po’ fuori fuoco in secondo piano che magari sta conversando con un amico passato di lì. Diverrebbe il racconto di una piccola storia.
    Il libro parlerebbe del prima, del lettore immerso nella lettura, e del dopo quando, andato via l’amico, tornerebbe alla lettura.
    Buona domenica.

  8. Maurizio Tieghi scrive:

    @Enrico Maddalena.
    le fotografie sono prodotte da delle macchine, io non fotografo, parafrasando una lirica della Merini “io semino parole ….” posso dire di che semino delle immagini.
    Anche le parole, come le immagini allo specchio, ingannano e seducono, per Borges la letteratura è «falsificazione di falsificazioni». Come Narciso, siamo condannati a pensarci attraverso strumenti deformanti, che ci restituiscono un’immagine di noi stessi nella quale non possiamo mai riconoscerci appieno.
    Un saluto.
    Maurizio

  9. Maurizio Tieghi scrive:

    chi esegue delle fotografie tramite le macchine fotografiche può argomentare, con cognizione di causa, sugli aspetti tecnici legate alla sua esperienza personale, oppure per le nozioni acquisite indirettamente. Solitamente chi usa le parole per professione può diventare ottimo critico di fotografia ignorando completamente il procedimento per produrla. Questa fotografia in bianco & nero viene resa dallo schermo che uso con molti “grigi”, gli attenti commentatori dell’immagine al riguardo hanno individuato i motivi. Chi accusando (in modo non corretto a mio parere) la fotografia digitale, tralasciando altre questi forse di maggior importanza, per esempio potrebbe essere una scelta espressiva del suo autore. Chi stabilisce a priori che gamma tonale deve avere un’immagine assolutamente irreale? Si ragione per comparazioni ma questa è una discriminante, andrebbe sempre citato il riferimento “storico” se affermo che questa fotografia in bianco & nero è debole di neri profondi e bianchi brillanti.
    Trovo ancor più arbitrario che a fronte di una singola immagine si possa ipotizzare un alternativa che prevede, tra le altre cose, anche l’entrata in scena di altri attori. Attenzione in questo caso si tratta di un’altra fotografia che non c’entra niente con quella proposta dell’autore.

  10. Enrico Maddalena scrive:

    @Maurizio
    Certo che è un’altra fotografia, infatti parlo di “versione diversa”, in pratica una proposta ed uno stimolo alla riflessione su altre possibili, e magari più efficaci, scelte.
    Per altre tue – ma non solo tue in questo blog – considerazioni (che rispetto in ogni caso, anche se posso non condividerle: nessuno ha la verità in pugno, tanto meno credo di averla io: sarei un fondamentalista, categoria che non apprezzo), si addiverrebbe alla conclusione che nessuna fotografia va criticata (in maniera costruttiva ovviamente) in quanto ogni aspetto può essere una scelta espressiva del suo autore.
    Il blog diverrebbe così una pura e semplice vetrina ed allora davvero tutti i commenti dovrebbero essere del tipo: mi piace, non mi piace, e basta.
    Credo invece che esprimere il proprio punto di vista, sia tecnico che espressivo, sia importante. Sarà poi l’autore a rendersi conto se certe osservazioni sono giuste (e quindi negli scatti successivi correggerà “l’errore”) o sono ingiusitficate e potrà spiegarne il perché.
    Solo così il blog diviene uno strumento di crescita per tutti, autori e “critici”.
    Buona domenica

  11. Maurizio Tieghi scrive:

    @Enrico.
    Non sono tenutario di nessuna verità inconfutabile, trovo anche poco interessanti, come lettore, i lunghi contraddittori tra due sole persone sul blog.
    Buona settimana.

  12. Antonino Tutolo scrive:

    Istintivamente, di primo approccio, certamente superficiale, riconosco che la foto presenta qualche problema. I toni, poco differenziati e cupi, confondono il soggetto col primo piano; ma non mancano i neri ed i bianchi puri.
    Se fosse usata la fine art analogica o digitale, essi sarebbero “ottimizzati” zona per zona (zona uno +1 stop; zona due -2 stop, ecc.).
    In analogico, tutto questo, curiosamente, è considerato fotograficamente “normale”; in digitale “no”.
    La chiave bassa dei toni dell’insieme razionalizza nell’idea della pesantezza, più che la leggerezza.
    I fogli mossi rendono più la “forza” dell’aria, anche nel rapporto monocromatico ed indifferenziato instaurato con la staticità dello sfondo; soprattutto dell’albero, idealmente sempre vincente, con la sua flessibilità, alla forza del vento e delle intemperie.
    Finalmente una buona discussione. Non mi riferisco a Borges (citato a proposito).
    A mio avviso, in ogni lettura, bisogna valutare la consapevolezza tecnica del fotografo. Alcune foto di questo blog sono consapevolmente e creativamente cupe o sovraesposte. Ogni “parametro” tecnico può essere sfruttato creativamente.
    I giudici si adeguano al livello del concorso. Il problema è nel loro modo di concepire e quindi imporre la fotografia: culturalmente creativa o solo tecnica e rispettosa di schemi omologati. Chi concepisce la fotografia come una corsa a premi, necessariamente deve tenere conto delle aspettative (e del livello artistico e culturale) della giuria.
    F.Fontana (riassumo) afferma che una foto deve avere una sola via d’ingresso e molte vie d’uscita.
    Quindi il lettore viene indotto dal fotografo a seguire un sentiero, a recepire l’intenzione dell’autore; ma ogni lettore, poi, interpreta “lo scritto” in modo soggettivo.
    Se intendiamo la fotografia come espressione artistico culturale, ogni autore interpreta e recita la scena ed ogni lettore legge e fantastica, in modo soggettivo .
    Che la fotografia, a differenza della pittura, sia soggetta all’evidenza ed alla presenza del reale è una concezione riduttiva. Il mezzo tecnico fotografico non è staticamente oggettivo. Ogni dettaglio del processo concorre alla personalizzazione, in proporzione alla libertà tecnico-interpretativa che viene concessa al fotografo.
    Qualcuno dirà: “ma la fotografia è solo QUESTA”!
    Non è vero.
    Non esiste una canone fotografico ben definito in un concilio di Trento o di Milano.
    Da sempre la fotografia è libera. Basta leggere la storia della fotografia.

  13. Enrico Maddalena scrive:

    Nessun problema Maurizio,
    non mi pare di esercitare l’arte del contraddittorio, ma solo di esporre le mie idee. Ho tante cose importanti e divertenti da fare (e chi mi conosce lo sa bene). Lascio il blog come tutti gli altri Docenti dac. Così sarà di certo più interessante.
    Un saluto a tutti

  14. Antonino Tutolo scrive:

    Quando una cosa comincia a funzione, arriva la fine.
    Perché i docenti DAG lasciano il blog?

  15. Loris Sartini scrive:

    Francamente sono molto dispiaciuto della decisione di Enrico.
    Il suo modo di porsi e l’analisi dell’immagine che ha postato sono state sempre molto interessanti e puntuali.
    Capisco il motivo che lo spinge a salutarci, purtroppo ci sono personaggi, pochi ma invadenti, che nascosti dietro l’anonimato e la mancanza di confronto diretto mostrano il proprio lato peggiore.
    La battuta ci sta, l’incomprensione anche ma a volte si esagera.
    Peccto che accada anche in blog come questi dove il tono della discussione viene sempre mantenuto nei limiti.

    Ciao Enrico, spero di rileggerti in futuro.
    Loris

  16. Antonino Tutolo scrive:

    La decisione di Enrico Maddalena mi stupisce.
    Avere un contradditorio con una persona equilibrata ed esperta come lui era uno stimolo a frequentare questo blog.
    Dopo quasi due anni di frequenza e qualche tentennamento, pensavo che questo blog stesse finalmente assumendo una personalità ed un’utilità specifica.
    Invece devo ricredermi.

  17. Carla Pellegrini scrive:

    Ti stupisce Antonino ?
    Rileggi questo e qualche altro post recente, io direi che è più che comprensibile.

    Carla

  18. Domenico Brizio scrive:

    @ Maurizio: “Solitamente chi usa le parole per professione può diventare ottimo critico di fotografia ignorando completamente il procedimento per produrla”

    Eterno e irrisolvibile dubbio: preferisco avere a che fare con critici che sanno di fotografia e dei quali ho la possibilità di vedere la ‘produzione’ artistica fotografica… sono più propenso a riceverne gli ammaestramenti potendone cogliere coerenza e le contraddizioni. Dove in fotografia l’emozione vive sovente la critica perde vitalità.

  19. Maurizio Tieghi scrive:

    @Domenico
    Due dei più acclamati critici mondiali della fotografia, autori di libri ritenuti pietre miliari per comprenderne il significato, nella premessa dei loro lavori dichiarano di non aver mai scatto foto o di averlo fatto solo in rarissime situazioni.
    La fotografia essendo prodotta da macchine per comprenderne il processo di creazione abbisogna di spiegazioni prettamente tecniche, ma essendo anche una creazione dell’uomo, a cui si possono associare diversi significati, necessità di persone “colte” che sappiano renderne riconoscibili i segni (o icone) espressioni del pensiero creativo. Rimane comunque essenzialmente un prodotto da vendere, ed anche se si ritiene arte il suo valore dipende solo in parte dal giudizio critico dell’opera, lo stabilisce il prezzo di mercato, come tutte le merci più viene pagata e maggiore è il solo valore.

  20. Antonino Tutolo scrive:

    @Carla Pellegrini
    “Ti stupisce Antonino ?
    Rileggi questo e qualche altro post recente, io direi che è più che comprensibile.”

    Enrico appartiene alla mia stessa sezione di Pescara. E’ una persona che stimo fotograficamente e personalmente.
    Ho visto il suo sito che propone immagini splendide.

    Non mi pare che ci siano state offese personali nei suoi confronti.
    Un blog è un luogo di confronto alla pari
    Quello che contano, fatto salvo il rispetto e l’educazione nei confronto di tutti, sono gli argomenti.
    Il confronto è sempre costruttivo, quando è motivato e non gratuito e polemico.

    Sono tantissimi anni che scrivo su forum e blog e ne ho viste di tutti i colori.
    Ho subito tante volte aggressioni offensive personali, fino a dover minacciare azioni legali nei confronti di maleducati ed ignoranti, oltre che nei confronti degli stessi gestori dei forum che lasciavano offendere impunemente gli utenti, nonostante la legge preveda specifiche responsabilità per chi non interviene.

    Gli interventi che si leggono su questo blog sono correttissimi, perché i gestori sono attenti e sempre pronti ad intervenire; ma anche perché gli utenti sono persone costruttive e educate.

    Ad Enrico Maddalena rivolgo l’invito a non abbandonare la discussione ed il confronto.
    Col passare dei mesi ci si conosce e si forma un gruppo, possibilmente aperto, che cerca di affrontare tutti gli argomenti culturali legati alla fotografia.
    Lasciare per un intervento fuori dalle righe è eccessivo, soprattutto per una persona come lui, che, essendo un educatore, ben conosce le difficoltà del dialogo con persone estranee, che tuttavia sono ben intenzionate.

    Per favore, Enrico, non lasciare questo blog. Se hai qualcosa da dire a qualcuno che ti ha offeso, fallo personalmente, ma fallo; perché il dialogo risolve i problemi ed è sempre positivo.
    Ti saluto
    Antonino

  21. Domenico Brizio scrive:

    @ Maurizio: “come tutte le merci più viene pagata e maggiore è il solo valore”

    Più che ‘valore’ direi ‘prezzo’. Si sa, qualcosa di sostanzialmente diverso!
    Si, è vero anche libri importanti sulla fotografia sono stati scritti da autori che non hanno fotografato, tendo semplicemente a leggerli con un altro spirito.

    LA fotografia qui sopra: il titolo è insostenibile anche per un autore che scrive di fotografia senza praticarla. (imho)

  22. Antonino Tutolo scrive:

    @Domenico Brizio
    “..preferisco avere a che fare con critici che sanno di fotografia..”

    Pensi che un critico d’arte sappia dipingere, fotografare, scolpire, suonare ?
    Il fotografo, il pittore, ecc, saranno pienamente padroni della tecnica, ma non hanno una visione d’insieme ed un punto di vista storico. Inoltre spesso non hanno la piena consapevolezza del valore del proprio lavoro, perché agiscono artisticamente in base al loro sentire, senza poter comprendere in che modo loro opere sono recepite e comprese dai “lettori”.

    Se alla base delle opere ci sono idee, chi può recepirle più di un esperto d’arte?
    Se invece c’é la sola tecnica l’esperto lo rileva e lo evidenzia.
    Il compito di realizzare l’opera quindi resta sempre nelle mani dell’artista, quello di leggerlo al critico, che ha una visione più ampia ed esterna.

  23. Antonino Tutolo scrive:

    D’altra parte, Domenico, se pensi che io o altri non siamo in grado di comprendere il tuo lavoro, non ha senso che noi ci impegniamo a leggere le tue foto e quelle degli altri.
    A questo punto, solo i docenti DAC o i maestri della fotografia (formeremo un album nazionale degli aventi diritto alla critica) possono criticarle.
    Tutti gli altri stanno a guardare in silenzio.

  24. Domenico Brizio scrive:

    @Antonino: avrei scritto in modo sequenziale “preferisco avere a che fare con critici che sanno di fotografia e dei quali ho la possibilità di vedere la ‘produzione’ artistica fotografica…” e la mia è una preferenza non un dovere.
    Pertanto la tua decontestaualizzazione è fuori luogo.
    Povero artista: non sa quel che fa se deve essere illuminato!

    A volte sinceramente penso come mi disse un giorno un antropologo riferendosi ad un appunto su come una paroal era scritta: “lo Zingarelli faccia lo Zingarelli, io faccio l’antropologo”.

  25. Antonino Tutolo scrive:

    In poche parole ho detto che l’artista fa ed il critico legge le sue opere.
    Quindi è l’artista che fa.

    Ma la sua foto è originale? Sta copiando qualcuno, anche in modo inconsapevole? E’ riuscito a comunicare quello che aveva in mente?
    Tu per fotografia intendi la tecnica fotografica. Quella la padroneggia il fotografo!
    Ma la fotografia è un mezzo di comunicazione (come la scrittura), è una manifestazione culturale della mente dell’uomo. Al punto che uno psicologo può comprendere il suo paziente dal modo come egli disegna, dipinge, fotografa; in base ai soggetti, ai colori, alla luminosità, al taglio imposto, ecc.

    La tecnica è una cosa, i contenuti sono altra.
    Chi legge ed apprezza un certo libro non è necessariamente uno scrittore. Ma dev’esesre una persona colta, in grado di comprendere la complessità di quell’argomento.
    Altrimenti la fotografia non è comunicazione, non è arte; ma un messaggio per iniziati; una sorta di massoneria.

  26. Domenico Brizio scrive:

    @ Antonino: “Tu per fotografia intendi la tecnica fotografica”

    Non è così, ma se tu ne sei convinto puoi rimanerci nella convinzione. Dove è stato ricavata tale netta affermazione?
    Invece per me un artista può essere critico più a ragion veduta e spesso il critico non è un artista… e le ragioni possono aver meno peso. Possono, non devono.
    Spero di riuscire nell’intento di essere comprensibile, altrimenti nominerò un critico che mi aiuti e uno psicologo che mi sostenga… :-)

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