Antonio Cotugno – Maddaloni (CE) – Era un venerdì

445 Cotugno Antonio era un venerdi

La processione del venerdì Santo è uno dei momenti più alti e suggestivi della religione cattolica.
Si passa dalla morte alla vita infinita ……

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Comments (4)

 

  1. Enrico Maddalena scrive:

    Felice composizione e felice realizzazione tonale:
    sullo sfondo, diviso quasi a metà dal grigio chiaro della parete e dal grigio scuro del lastricato spiccano, agli opposti della scala tonale, il nero intenso delle donne ed il bianco luminoso dell’ostia sul cuscino, sulla quale è fatta convergere l’attenzione.
    Dalla vasta scena che si svolgeva in quel momento, con sacerdoti, autorità, gente comune, l’autore ha ritagliato un frammento significativo e lo ha composto con gusto estetico e con abilità tecnica.
    Buona giornata
    Enrico

  2. Domenico Brizio scrive:

    Buon accostamento tra il significato del nero e il bianco/nero come tecnica espressiva funerea e… quando si dice ‘vedere nero’… Però non mi si dica che è una foto gioiosa dalla ‘vita infinita’, anzi verso la vita infinita perchè la mia opinione (solo una mia opinione, null’altro!) è diversa.
    La porta che sovrasta ed ‘esce’ le tue teste femminili la trovo cmopositivamente un po’ smagliata.

  3. Maurizio Tieghi scrive:

    l’utilizzo del bianco & nero è troppo scontato per questo tipo di rappresentazione, meglio usare il colore anche se per questa foto il monocromatico per quanto posso vedere a monitor mi sembra di buona resa. Non mi piace il punto di ripresa usato che “schiaccia” le quattro donne, troppo presente sullo sfondo la porta che c’entra poco nella narrazione della liturgia. Però la porta, come il muro sullo sfondo ed il pavimento, insieme alle figuranti, compongono un felice insieme di riferimenti geometrici. Se per un certo modo di valutare le fotografie proprio del mondo fiaf l’immagine può risultare gradevole per questi equilibri compositivi questo a mio parere è il suo difetto più grande, perché si compiace di se stessa senza avere la forza di narrare l’evento. Risulta un’immagine “chiusa”, “finita”, un maestro della fotografia sarebbe stato meno attento alla pura composizione ma avrebbe dato più dinamismo all’immagine rendendola “aperta” al resto che c’è oltre ai quattro bordi, usando per esempio il taglio di una delle figuranti, oppure allargando l’inquadratura e facendo entrare parzialmente anche altre persone presenti sulla scena, per esempio il pubblico oppure altri personaggi.

  4. Antonino Tutolo scrive:

    Condivido Maurizio.
    Il punto di ripresa è alto e schiaccia i soggetti perifericamente verso il basso, sminuendoli nella loro importanza scenica.
    L’inquadratura è troppo aperta; le geometrie sulla parete contrastano con l’idealità della scena e col messaggio eterno ed irrazionale (per percezione fisica) che essa raffigura.

    L’esposizione dà rilevanza allo sfondo, che non è significativo e perfino estraneo alle idee del soggetto.
    Il nero chiuso delle figure le fa sembrare secondarie rispetto allo sfondo, che viene esaltato dalla sua luminosità. I bianchi e le luminosità prevalgono sempre, anche nel B/N.
    Questo è il tipico soggetto che vedrei rappresentato con la tecnica sofisticata dei grigi di Salgado.

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