Alessio Pizzorno – Sant’Olcese (GE) – David the cannibal

449 Alessio Pizzorno david the cannibal.

Scene di vita domestica…
Fotografia ideata per caso e per puro divertimento.

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Comments (23)

 

  1. franca catellani scrive:

    Immagine di puro divertimento ? sperando “per la ragazza ” che sotto al corpo non ci fossero forchette , o punte di coltelli , ancora da lavare .
    Non saprei cosa dire , forse per rendere piu’ scenograficamente l’aggressione e il pathos come nei film dell’horror di Dario Argento era meglio vedere solo il coltello? dare un immaginario psicologico dell’aggressione stessa
    e non la persona che fuma che rischia di accecare la vittima con la cenere (per davvero ) davvero non so cosa dire ,questo scatto isolato come un frammento di un film non mi dice nulla ! Forse insieme ad altre in un audiovisivo ????

  2. Maurizio Tieghi scrive:

    è una bella immagine, perfetta nella sua costruzione scenica e per come è stata poi inquadrata nel mirino della fotocamera. Puro divertimento visivo, esercizio fotografico alla moda, spesso l’autoironia riesce a far percepire i messaggi in modo migliore delle auto celebrazioni.
    complimenti al cannibale d’immagini rock, punk, videoclip, cinefile, e fotografiche.

  3. Ringrazio Maurizio per i complimenti e rispondo a Franca dicendole che si tratta di un mero esercizio tecnico scenografico, nato quasi per caso, poi strada facendo abbiamo preso decisioni consapevoli, come quella di mostrare nella sua interezza e con tutti i particolari la scena, restituendo all’obiettivo il suo vero significato di essere obiettivo e di descrivere le azioni. Quindi la scelta di rendere protagonista il coltello non entrava nei nostri piani. Anche la sigaretta rende l’azione naturale, quasi quotidiana, rendendo l’assassino quello che realmente è, ovvero uno psicopatico.

  4. ambra menichini scrive:

    la trovo molto efficace e curata a livello tecnico ma chiedo………….perchè mai una volta il carnefice nn è una donna e la vittima un uomo????

    ps: mi sarebbe comunque piaciuta di più con il coltello preso per intero

    grazie per l’attenzione

  5. Perchè è l’ironica rappresentazione di uno stereotipo!!!! Se la padrona di casa avesse ucciso il domestico (tra l’altro mestiere molto raro) non sarebbe stato tale. Posso essere d’accordo se ti sembra banale, ma non vorrei trovassi maschilismo dove non vi è.

  6. Fabrizio P. scrive:

    Sono d’accordo che e’ alla fine un’esercizio tecnico-visivo, come lo stesso autore ha ammesso, aggiungo ben eseguito. Ma vorrei fare una precisazione su un pensiero dello stesso autore quando dice : “…restituendo all’obiettivo il suo vero significato di essere obiettivo e di descrivere le azioni…”. L’obbiettivo non e’ “obbiettivo e la Fotografia non e’ “descrivere”, ma entrambi “interpretano” cio’ che e’ natura dell’autore.
    Ciao
    Fabrizio P.

  7. La fotografia non è PIU’ descrittiva e obiettiva, ma lo è stata all’inizio, come ogni forma d’arte. Un tempo l’artista che riproduceva al meglio la realtà era considerato il migliore. In questo caso si tratta semplicemente di rappresentare in maniera distaccata un delitto. Poi chiaramente la sola scelta del soggetto è già un’interpretazione.

  8. Domenico Brizio scrive:

    @Alessio: “La fotografia non è PIU’ descrittiva e obiettiva”

    Domanda 1: la fotografia qui sopra non è descrittiva?
    Eppure vedo elementi descritti…
    Domanda 2: la fotografia qui sopra non è obiettiva?
    Eppure vedo la scena di un crimine, e potrei non vedere la sua interpretazione…

  9. La fotografia come forma d’arte, non la mia fotografia. Stavo rispondendo a Fabrizio sulla questione se la fotografia sia o no descrittiva. Come ogni forma d’arte lo è stata ai suoi albori, ora non lo è più, per questo ho usato il termine restituire all’obiettivo il suo significato.

  10. Domenico Brizio scrive:

    Quindi, ricapitolando, la fotografia qui sopra è descrittiva mentre la fotografia moderna non lo è più…
    Per cui sopra non vedo bene in quanto vedo oggetti e persone che non sono descritte ma sono simboli? eppure…

  11. franca catellani scrive:

    o santo cielino che confusione dei ruoli , dunque quello che vedo non è descrittivo ? allora cosa vedo ? cose che invece non dovrei vedere ma che suppongo invece siano ?
    Obiettiva ? cosa vuol, dire una fotografia obiettiva ?
    e poi lei è la domestica ? e le domestiche girano per casa cosi’??? questa è una immagine stereotipata e come !!!!!

  12. Alessio Pizzorno scrive:

    Vedi benissimo invece, non ci sono simboli, ma pura descrizione distaccata di un delitto. Evidentemente non ci siamo capiti. Non ho mai detto che la mia foto non è descrittiva, ma parlavo della fotografia in generale al giorno d’oggi. Io stavo solo spiegando a Fabrizio perchè ho usato il termine “restituire la sua funzione all’obiettivo”, che è quella di copiare. Credo semplicemente che la fotografia oggi sia meno descrittiva di un tempo e viene usata come mezzo artistico in maniera più ermetica e creativa, per così dire. Ma è un discorso che non si può generalizzare, come detto era solo per chiarire un mio commento precedente. Inoltre non ho mai asserito che questa immagine non fosse uno stereotipo, ma esattamente il contrario, l’ho scritto nel mio secondo post.

  13. franca catellani scrive:

    Si Alessio avevo capito il tuo post – confermavo anche a me stessa nel commentarla ,

  14. Fabrizio P. scrive:

    Ho letto quanto e’ stato scritto dopo al mia precisazione e mi dispiace aver creato un po’ di confusione.
    Ribadisco che sin dalla prima immagine prodotta cio’ che venivo inmpressionato sul supporto non era la realta’ in quanto “vera”, ma un’interpretazione dell’autore poiche’ sottrae elementi intorno a se’ che comunque hanno contribuito a quella scena reale,”vera”, ma che l’obbiettivo non potra’ mai mettere su supporto come completezza, in piu’ interpretativo, rimanendo su immagini prettamente visive, perche’ entra in gioco la natura stessa dell’autore nella sua cultura, visione del bello, dell’estetica etc…quindi direi che mai ha riprodotto cio’ che ai nostri occhi e’ “vero” (anche se qui si potrebbe in parte dissentire ma si entra in altre questioni). Quindi la tua foto non descrive ma semplicemente e didascalicamente hai interpretato costruendo come meglio credevi una scena di un delitto nella sua forma piu’ drammatica possibile secondo cio’ che ritevi far arrivare.Ad ogni modo tecnicamente una buona immagine.
    Brizio mi meraviglio delle tue perplessita’ ha!ha!ha!. E’ ovvio che cio che vedi rimanda ad un significato, ad uso oggettivo : il coltello fa la parte che noi conosciamo, la sigaretta pure, le pentole, l’atteggiamento della donna e dell’uomo etc….ma tu sai bene che essendo Fotografia= Comunicazione e Comunicazione= Interpretazione (e non fotocopiatrice) e Interpretazione=immaginazione,pensieri,riflessioni,idee e queste ultime si possono raggruppare nella parola “sogno”, allora la Fotografia e’ = Sogno….e non verita’.Ad ogni modo discussione interessantissima e con qualche brivido, che sicuramente riportero’ come ulteriore discussione al mio Circolo dato che e’ riflessione di questo momento.
    Ciao e scusatemi se sono stato un po’ confusionario nel spiegare il mio pensiero.
    Fabrizio P.

  15. Fabrizio P. scrive:

    Scusate per i miei errori di scrittura all’inizio del mio ultimo commento ma ci tenevo a scrivere nuuovamente il mio pensiero dopo aver letto quelli precedenti, e nella velocita’ (tipica di questo mondo e io non ne sono fuori) ho scritto un po’ maluccio, spero ad ogni modo che si possa comprendere.Grazie!!!!!!!!!!!!!!

  16. Maurizio Tieghi scrive:

    trovo sempre troppa retorica ed autocompiacimento da parte dei fotoamatori. intendono la fotografia come un evento unico, inimitabile, frutto della sovrana individualità di ciascun essere umano, che lui, solo lui, ha la sensibilità per trasfigurare quello che gli sta davanti agli occhi, tramite una macchina, in un’impronta ineguagliabile nel cammino verso l’emancipazione. l’autore è sempre parte di una massa, educata al consumo, con pensieri e desideri codificati, abituato a vedere per quanto gli è stato insegnato, anche quanto fotografa è una dei tanti, produce fotografie già fatte in precedenza a milioni di copie da milioni di persone (reali) con milioni di macchinette tutte uguali. ora con internet si può avere il riscontro nei vari social network o similari.
    la fotografia presente è emblematica a mio parere perché riproduce, come tutte le altre con rarissime eccezioni, quanto ci è già noto avendolo visto in precedenza, nel cinema, nella pubblicità, nella stampa, nella fotografia, ecc. Solo quello che conosciamo rappresenta la realtà, pertanto questa è una fotografia che raffigura la realtà

  17. Fabrizio P. scrive:

    Maurizio sono d’accordo con te su tutto cio’ che hai scritto poiche’ rappresentare,raffigurare e’ interpretare secondo la propria natura (come ho gia’ scritto sopra).. Solo una precisazione : non intendevo far passare attraverso il mio pensiero ,se mai fosse cosi’, l’unicita’ , l’inimitabilita’ etc…(pur se esistono molti che hanno questa prerogativa). Un’immagine e’ sottoposta ad una lettura che possiede una parte tecnica inconfutabile per tutti e una parte di interpretazione che non necessariamente deve coincidere in tutto con l’idea, il pensiero dell’autore pur possedendo una codifica degli elementi che fan parte del linguaggio di massa. Di conseguenza non si puo’ dire che tutte cle immagni sono accettabili altrimenti non esisterebbero discussioni, riflessioni,letture fotografiche, oserei dire non esisterebbe la fotografia e l’arte in generale perche’ sarebbe tutto arte, anche respirare. Conosco circoli fotografici anche dal blasonato nome che aborrano il mosso, il concettuale, photoshop, il mettere insieme la fotografia con altre arti etc…e alla fine rimangono pochi vecchietti a fare si! retorica a morire fotograficamente. In maniera opposta ci sono Circoli che invece hanno come si dice “tanta carne al fuoco” ma alla fine rimangono ancorati ancora alla tradizione dove la tecnica e’ tutto, dove discorsi come figure retoriche, sviluppare la fotografia attraverso Calvino, o Ghirri etc…diventano per loro “eventi unici” e si fermano li’.
    Sono perfettamente d’accordo che oggi con l’aiuto di internet, quindi con la miriade di siti fotografici presenti (nuovo concetto di Circolo Fotografico) ci si puo’ rendere conto come le immagini abbiano le stesse codifiche, cambia la location, cambiano gli elementi ma alla fine il senso che si vuole dare e’ sempre cio’ che tutti conosciamo (come appunto dicevi tu) e allora bisogna apprezzare forse di piu’, o per lo meno avvicinarsi a coloro che forse non conoscono la tecnica a fondo ma l’immagine ugualmente possiede informazioni interessanti che vanno al di la’ del solo gusto estetico e tecnico (un modo di vedere ormai che fa parte della massa grazie alla massiccia pubblicita’,televisione etc….)
    Insomma ce ne sarebbe da dibattere e pur se non ho una conoscenza approfondita mi interessano queste discussioni e capire l’immagine, quindi la Fotografia, per cercare di conoscermi, quindi non omologarmi, e quindi di propormi pur se indirettamente e inevitabilmente influenzato dalla massa. E’ questo piccolo aspetto ,questo “cercare” che oggi fa la differenza nella Fotografia secondo il mio modestissimo parere.
    Grazie dell’interessante dibattito.
    Fabrizio P.

  18. giovanni firmani scrive:

    quoto Maurizio Tieghi e aggiungo che prendersi troppo sul serio, con le parole, con la retorica, con l’andare a cercare giustificazioni estetico-filosofiche…. non fa mai bene

  19. Fabrizio P. scrive:

    Ciao Giovanni, per mio carattere non ho mai avuto bisogno di giustificare cio’ che sento e provo in me, perche’ preferisco esprimere in maniera limpida chi sono e cosa penso piuttosto che rimanere cieco e andare avanti trasportato dall’onda, dalla massa , ti assicuro che ci si fa piu’ male che bene grazie a quella massa che preferisce non pensare ma andare avanti a testa bassa o piu’ positivamente direi senza nemmeno ascoltare e chiedersi il perche’ qualcuno ha detto qualcosa di diverso.
    Di retorica oggi giorno ci viviamo e io non ne sono immune (faccio parte come tutti di una massa che vuoi o non vuoi ti condiziona), ma in Fotografia, dopo tante strade intraprese, ho trovato la mia naturale, per ora propensione e cioe’ cercare, indagare, capire e soprattuto dialogare…questo ,per esperienza, ho visto che aiuta a ricevere altri input, altre sensazioni, un po’ piu’ di cultura che poi inevitabilmente si infila in cio’ che si fa, si pensa, si crea, in questo caso nell’immagine. Quando si puo’ definire di essere troppo seri? credo quando qualcuno pèreferisce la leggerezza che nulla toglie come scelta e rispetto. Chi puo’ dire che ci si giustifica con parole estetiche-filosofiche (credimi e’ un’appellativo che a me fa piacere perche’ vuol dire che ragiono, rifletto e dico cose forse che possono a loro volta far riflettere)? direi a chi non importa questo aspetto, l’ho rispetto e vado avanti perche’ che si voglia o no esiste anche una fotografia che non e’ solo estetica e tecnica e di questo ne ho ampiamente i riscontri, anche su questo rispettabilissimo sito dove ci sono persone che sono piu’ filosofiche di me e che mi stanno insegnando qualcosa. Esiste una fotografia che indaga, sperimenta, riflette. Qualita’ che non fanno parte del linguaggio generale de vivere oggi la fotografia (direi anche con l’analogico), in quanto con il virtuale si e’ mantenuto l’aspetto solito dove la tecnica e’ tutto e fa la Fotografia. Eppure con l’avvento del digitale tutti hanno avuto la sensazione che la Fotografia acquistasse quel ruolo nell’ambito dell’arte che prima era molto discusso questo perche’ si e’ capito che la Fotografia possiede un suo linguaggio che non e’ copiare la realta’ ,ma e’ interpretarla come qualsiasi tipo di arte. Ma oggi resistono ancora vecchie concezioni che durano a cambiare, capire,mettersi in gioco. Qui ho trovato auterevoli personaggi che conoscono benissimo il linguaggio Fotografico e io cerco solo di capire anche tramite loro dove mi sta portando questa strada fotografica che ribadisco mi sta dando molte soddisfazioni anche attraverso il mio Circolo Fotografico un po’ particolare (se per particolare si intende non fossilizzarsi su tecnica ed estetica, ma fare cultura, far conoscere il linguaggio fotografico in toto ,per le conoscenze che si possono avere).Ciao
    Fabrizio P.

  20. ok…ci sono tanti bravi psichatri in giro…!
    Scherzi a parte qui c’è dello studio dell’immaginazione e della rielaborazione personale della società moderna.
    c’è anche una certa contestualizzazione geografica, ovvero già prima di leggere la provenienza dell’autore , il mortaio e il lavandino mi hanno fatto pensare ad un genovese.
    Ci sono delle cose che mi lasciano perplessa, ovvero la sistemazione così estrema del viso di lui e del coltello, oggetto piuttosto fondamentale nella scena, che è quasi fuori campo.
    l’espressione di lui mi piace, da vero macellaio e per questo avrebbe meritato + spazio.
    trovo che le pentole da lavare non siano state lasciate lì a caso forse è un messaggio di caos moderno?
    O forse è un caso?
    Cmq sia fra pentole , tagliere, tubo della lavatrice e altre oggetti appoggiati fra lavandino e muro c’è un pò troppo casino.
    Cmq sia un 8+ per l’impegno

  21. Grazie del voto, Donatella. In effetti è nato tutto per caso, anche il disordine sul lavandino era già presente, è quindi perfettamente naturale e non costruito. L’inquadratura è estrema perchè quel giorno non avevo con me il grandangolo (dimostrazione che è stato tutto improvvisato)e lo spazio era quello che era, ho dovuto arrangiarmi e l’effetto finale non mi dispiaceva affatto, quindi ho deciso di tenere lo scatto.
    Bello il tuo sito
    Ciao
    Alessio

  22. Antonino Tutolo scrive:

    Come esercizio scenografico è una foto valida. E valuto positivamente lo studio fatto in tal senso, soprattutto dal punto di vista grafico che si avvale di toni freddi e realistici.
    Suscita grande effetto il corpo della donna collocato sul lavello, come fosse un “oggetto”.
    A voler essere pignolo, la posizione di David il cannibale mi pare un po’ scomoda per procedere all’operazione che ha in mente (il lato destro è impegnato dal rubinetto e dalla mensola; inoltre la tazzina in equilibrio sul bordo del lavello fa presumere una scena statica e non in evoluzione dinamica.
    Inoltre simili azioni si compiono sotto l’effetto di una forte agitazione emotiva, mentre il fumare la sigaretta fa pensare ad un momento di relax.
    Ma mi complimento per l’aspetto tecnico.

  23. Il coltello e la sigaretta hanno soltanto una funzione metaforica,o enfatica
    aggiunge paradossalmente ironia a ogni forzatura…per chi non l’avesse percepito…compreso la ragazza che si è prestata entrando nel lavello stando al gioco. Non è un reportage, ma un messaggio, e va letto soltanto il secondo. A Livorno si dice <> …la condizione femminile attuale ,il lavoro,la maternità mal sostenuta,il precariato,la pensione a 65 anni,poi…il rientro a casa e “dita”nell’occhi.

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