Fotografiamo le emozioni di Alessandro Scatolini

Primo laboratorio fotografico “Fotografiamo le emozioni”

La Fotografia come veicolo delle emozioni nei bambini Asperger

 Alcune volte è il caso che fa incontrare le persone e che genera le basi per lo sviluppo di situazioni interessanti a cui, prima, forse non avresti nemmeno pensato. Ed è stato così, per caso, appunto, che la Società Fotogrrafica Subalpina (www.subalpinafoto.it), tramite la vice-presidente Silvia Mosso, ha conosciuto lo Gnomo Aspirino (www.gnomoaspirino.it )ed il Gruppo Asperger Onlus (www.asperger.it). Un incontro fra Associazioni, ma soprattutto fra le persone che le guidano e che, sin da subito, hanno capito che si poteva progettare qualcosa di positivo per aiutare alcuni bambini con sindrome Asperger. La fotografia come “mezzo espressivo” per arrivare alle “emozioni”, spesso così difficili da riconoscere ed esprimere per questi bambini. Ed allora, dopo un paio di incontri conoscitivi per meglio comprendere le specificità  dei bimbi, abbiamo progettato due giornate di formazione con al centro la magia della macchina fotografica. La prima giornata, presso la sede della Società Fotografica Subalpina, aveva come obiettivo quello di conoscersi, di familiarizzare e di partire dalla macchina fotografica come strumento per “selezionare” quello che del mondo esterno ci piace e, magicamente, fermarlo con un click! Nesuna velleità di tipo tecnico, ma il desiderio di rendere consapevoli i bambini delle potenzialità espresive che la macchina fotografica regala: una sorta di “potere magico” che li rende autonomi nel decidere “cosa fermare” sul fotogramma. La mattinata è dunque cominciata con giro di presentazine seguito da una discussione sulle particolarità delle fotografie: dalla magia di bloccare un istante alla possibilità di “far apparire le cose” in modo differente dalla realtà. Grazie all’utilizzo di numerose fotografie di esempio e sempre prestando attenzione alla capacità attentiva di questi bambini, abbiamo spiegato come  sia importante scegliere bene cosa inquadrare in modo da ottenere una fotografia che “ci piaccia” e che sappia raccontare qualcosa del momento di vita che si è deciso di fermare con il click. Oltre ai sette bambini, di un’età compresa fra i 6 ed i 15 anni, erano presenti in aula anche alcuni genitori che abbiamo dunque deciso di coinvolgere per effettuare subito qualche fotografia dimostrativa allo scopo di rendere più interattiva la lezione. Con una macchina digitale collegata al videoproiettore abbiamo subito verificato come sia difficile stimare la “profondità” di una certa scena fotografata, ed allora molto divertimento ha suscitato l’idea di far apparire una bottiglia di plastica “come se” fosse sulla testa di un bimbo!  Questo esempio ha stimolato la creatività di alcuni bambini che, durante l’uscita fotografica del pomeriggio, hanno deciso di riproporre questo tipo di illusione fotografica, ottenendo immagini davvero curiose ed interessanti. Visto che, dopo quasi un’ora e mezza di chiacchierata sulla fotografia, i ragazzi faticavano a stare seduti ai loro posti, si è provato a recuperare l’attenzione portando dentro l’aula una vecchia macchina fotografica in legno ed ottone e col caratteristico soffietto. E’ stato amore a prima vista. Subito sono cominciate le domande sul come funzionava e su come fosse possibile fare le fotografie… dove si guarda per vedere cosa si inquadra? E dove si mette la pellicola? Ma questa macchina fotografica è come quelle che si vedono con il fotografo sotto il telo?! Insomma tante domande e tutta la curiosità che solo i bambini sanno esprimere. Di domanda in domanda siamo rapidamente giunti all’ora di pranzo e, si sa, alcune volte più che la scienza potè il digiuno! Al pomeriggio è stata la volta di un’uscita fotografica a gruppi in modo che ogni ragazzo fosse affiancato da un tutor subalpino per poter mettere in pratica quanto appreso al mattino. Scattare delle fotografie interessanti, ma soprattutto che fermassero degli aspetti “per loro” significativi di quello che vedevano. Abbiamo insistito sugli aspetti “magici” della fotografia proprio perchè con questi ragazzi è importante fornire motivazioni che vadano a stimolare la loro attenzione e dunque la loro “voglia di fare”. Devo dire che non è stato difficile trovare opportunità fotografiche, molto più ipegnativo è stato contenere la loro esuberanza e cercare di dedicare il tempo necessario ad ogni soggetto fotografico per ottenere gli scatti. Il momento dell’uscita è stato anche l’occasione per conoscere meglio i genitori di questi ragazzi… sempre con l’occhio vigile ai sette fotografi che si muovevano rapidamente all’interno degli spazio verdi dei bellissimi Giardini Cavour, sempre alla ricerca di qualcosa da immortalare con un click, il loro click. Con un poco di pazienza abbiamo suggerito loro di fotografare un fiore abbassandosi sino  a terra, in modo da ottenere un’immagine dell’esile fiore svettante in tutte le sue proporzioni, ma anche di giocare con la prospettiva: inquadrando le statue del parco per ottenere insolite vicinanze o giochi prospettici che mostrano, in fotografia, come le cose possono apparire. Abbiamo trascorso un’ora e mezza insolita, per noi come per loro, ma interessante e ricca di spunti di riflessione. Solo spiegando ad altri le cose che ci sembrano note si riesce ad acquisire nuove sensibilità, nuove idee e nuovi stimoli per proseguire nella crescita personale. A ricordarci che non era un “classico” corso di fotografia ci hanno pensato… le altalene! L’ uscita si è infatti conclusa con un giro sull’altalena per tutti e sette i bambini… più qualche tutor! Al nostro rientro in sede era tempo di merenda e dunque mentre i ragazzi recuperavano le energie, i subalpini si sono impegnati per scaricare le fotografie digitali fatte durante l’uscita. La prima giornata del Laboratorio di Fotografia si è dunque conclusa con la visione ed il commento delle immagini più interessanti che ogni ragazzo ha scattato. Non sono mancate le sorprese e, sebbene tutti avessero cliccato situazioni interessanti, un plauso particolare lo ha raccolto Mattia che, dimostrando una capacità di visione non comune ed ha ottenuto il titolo di miglior fotografia del laboratorio. Come in ogni momento formativo è arrivato il momento di assegnare i compiti, fotografici però! Abbiamo consegnato ad ogni bambino una macchina fotografica analogica usa e getta con il preciso scopo di consentire loro di “catturare” i momenti “più significativi” della settimana che andava a cominciare. La promessa è stata quella di visionare poi insieme le loro fotografie durante il secondo incontro del Laboratorio, fissato 15gg dopo (in modo da consentire ai subalpini la raccolta dei rullini e la stampa delle fotografie).

Sabato 16 aprile ci siamo dunque dati appuntamento presso la sede dell’accademia Torinese di Fotografia di Sandro Crisà: un fantastico spazio attrezzato non solo per le riprese di studio, ma anche con un salone in cui discutere e proiettare immagini. Sandro è una persona molto disponibile e quando abbiamo spiegato il progetto con i bambini Asperger ha immediatamente dato la sua disponibilità non solo ad ospitarci, ma anche a stampare tutte le fotografie che avremmo fatto presso il suo studio. Il pomeriggio è dunque cominciato visionando inseme le stampe delle immagini fatte come “compito a casa” dai bambini. Sfortunatamente un errore di sviluppo delle pellicole aveva danneggiato molti scatti… ma le fotografie che si sono salvate hanno dimostrato come ogni bambino avesse voluto fermare dei momenti per lui significativi: chi il momento di svago con il proprio animale domestico, chi la festa di compleanno della sorellina e chi… ha invece costruito una situazione interessante proprio solo per poi fotografarla! Se al primo incontro abbiamo privilegiato il momento “teorico” sulla macchina fotografica, questa volta non potevamo sfuggire al fascino di una grande sala posa professionale: ed allora via alla “lotteria delle emozioni”. Ogni bambino poteva pescare da un contenitore un bigliettino segreto nel quale era riportato il nome di una certa emozione. Il gioco consisteva nell’interpretare quella particolare emozione e, posizionati al centro della sala posa, nel farsi immortalare. L’aspetto ludico è servito qui per toccare un altro dei punti nodali dei bimbi Asperger: la loro naturale difficoltà nell’esprimere le emozioni. Alla fine ci siamo divertiti tutti, genitori e tutors subalpini compresi, che non hanno saputo resitere nel farsi fotografare interpretando, anche loro, un’emozione pescata nel mazzo. A conclusione di questo primo laboratorio fotografico non potevano mancare le “foto ricordo” che ogni bambino ha gelosamente ritirato da Sandro che, mentre noi eravamo impegnati nella lotteria delle emozioni, ha provveduto a stampare. Come tutte le belle avventure anche questo viaggio era giunto al termine e, con molti abbracci e promesse di rivederci presto, ci siamo salutati. 

Cosa abbiamo imparato noi? E cosa i bambini? Per noi è stata un’avventura molto intensa sotto il piano umano ed emotivo: lavorare con i ragazzi è stimolante e grazie a loro siamo riusciti a mettere al servizio del sociale la nostra passione fotografica, ma anche e soprattutto a condividere le nostre emozioni. I bambini hanno avuto modo di sperimentare e conoscere il magico mondo della fotografia, un primo avvicinamento che, per alcuni di loro sono certo avrà un seguito. Ed i genitori che accompagnavano i figli?

Penso di poter dire che si siano divertiti anche loro, ma che soprattutto siano stati orgogliosi di vedere come i loro figli hanno risposto agli stimoli fotografici che abbiamo suggerito. Lavorare in gruppo, condividere gli spazi e le risorse con altri ragazzi, attendere pazientemente il proprio turno sono tutti aspetti non banali e scontati per questi ragazzi che, non dimentichiamolo mai, hanno una capacità di sentire e vivere le emozioni molto spiccata anche se, alcune volte, di non facile lettura.

Per la Società Fotografica Subalpina, Alessandro Scatolini

 

La Sindrome Asperger

Descritta da Hans Asperger nel 1944, la sindrome è caratterizzata da compromissione della interazione sociale, da comportamenti ed interessi analoghi a quelli dell’autismo, in assenza di compromissione cognitiva e linguistica o di disturbi del comportamento adattivo. Le difficoltà nell’interazione sociale sono spesso causa di solitudine e sofferenza in tutte le fasi della loro vita e possono portare a depressione e disadattamento. Interventi educativi, adeguati e tempestivi possono permettere a queste persone di “imparare” certi comportamenti e sfruttare appieno le abilità di cui sono dotati. Questo consentirà loro un migliore inserimento sociale ed una vita personale gratificante e accettabile.

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Comments (3)

 

  1. Ugo Parenti scrive:

    ” OGNI PROGETTO E’ NULLA SE NON C’E’ ALLA SUA BASE UN SOGNO !!! “. Come gnomo ASPirino, ma molto di più come papà, sono davvero contento e orgoglioso della riuscita del nostro Laboratorio. Tale riuscita è merito della sensibilità, della disponibilità e della passione dimostrata del Presidente e del Direttivo TUTTO della Società Fotografica Subalpina e dalla presenza sempre puntuale dei soci Piemontesi (in primis la loro referente regionale, Stefania Goffi) del Gruppo Asperger Onlus.
    Un enorme e sincero GRAZIE a tutti !!!!!!
    Ugo Parenti (Gnomo ASPirino…)

  2. Silvia scrive:

    Noi Subalpini abbiamo affrontato questa avventura con grande entusiasmo, ma non senza qualche timore … più volte io mi sono chiesta se sarei stata all’altezza.
    Fin da subito, però, ci siamo resi conto di aver incontrato persone fantastiche, che ci hanno permesso, insieme a loro, di vivere momenti coinvolgenti ed entusiasmanti. E’ stato bello condividere la passione per la fotografia con questi ragazzi e vedere che ognuno di loro la faceva propria, con il suo gusto e la sua personalità. Noi siamo tornati a casa arricchiti da questa esperienza fuori dalle normali attività di un’associazione fotografica e la speranza è quella di aver lasciato qualcosa in questi ragazzi che possa aiutarli nel lungo cammino della vita.
    Silvia

  3. Rodolfo scrive:

    Ho avuto l’opportunità di partecipare a questa esperienza che ho trovato coinvolgente ed emozionante. Il momento che più mi ha colpito e “toccato” è stato quando ho visto il sorriso di uno di questi ragazzi ed ho sentito l’esclamazione della mamma: “Non lo vedevo sorridere da più di un anno!”.

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