Maurizio Pigozzo – Mestre (VE) – Ora d’aria – L’ angolo dei dannati

463 Maurizio Pigozzo - Ora d_'aria - l_'angolo dei dannati

Popularity: 1% [?]

Comments (11)

 

  1. Maurizio Tieghi scrive:

    mi piace quanto vedo nel fotogramma abbinandolo al titolo e sottotitolo, il “dannato” si affaccia alla finestra spalancata e si ritrova a dover guardare un alto ed invalicabile muro di cemento. bella metafora della libertà negata, meno buono a mio parere l’esercizio fotografico, guarda caso eseguito tramite un bianco & nero non particolarmente azzeccato (deboluccio nei toni) nel rendere lo psicodramma del luogo immaginario.

  2. L’originale ha un contrasto più elevato, è da tenere in considerazione che l’immagine è stata eseguita in analogico e per proporla sull blog ho dovuto rifotografare la stampa con un apparecchio digitale. Grazie del commento.

  3. Antonino Tutolo scrive:

    Il titolo parla di “dannati”; quindi di individui che si sono macchiati di eccessi inenarrabili.
    Nel caso specifico la finestra senza grate non ha senso; come pure non ha senso il grigiore diffuso, più congeniale a stati d’animo depressivi, a vite perse nelle ombre della propria mente.
    Annerimenti decisi ed alto contrasto sarebbero risultati più congeniali, invece, per indicare menti dissociate, folli; quindi dannate.
    In questo caso avrei preferito anche la dissimmetria geometrica, o perfino l’irrazionalità della composizione.

  4. Antonino Tutolo scrive:

    Non si tratta di parlare di psichiatria, quanto piuttosto di evidenziare come ogni concetto, anche complesso, può tradursi in elementi grafici.
    In queta immagine, invece, cambiato il titolo, io leggerei la monotonia dell’esistenza di coloro che non hanno futuro; che vivono la monotonia della ripetizione degli stessi atti quotidiani, incapaci a confrontarsi con gli altri.

  5. Gioacchino Castellani scrive:

    Diceva un giorno Sergio Magni (che saluto) durante una lezione di fotografia che l’immagine racconta quello che c’è nel suo interno e non quello che non c’è. Sembra una banalità ma questo concetto mi sembra fondamentale. Si parla di dannati e di prigione ma io vedo solo un muro di mattoni con un buco che somiglia ad una finestra e una rappresentazione in bianconero del tutto insignificante.

  6. Carla Pellegrini scrive:

    Manca davvero l’aria in questa immagine, forse è vero che non mostra la dannazione, ma di certo suggerisce l’estraniazione forzata.
    Carla

  7. Fabrizio P. scrive:

    A mio modesto parere Tutolo ha espresso molto bene cio’ che manca tecnicamente e cambiando il contrasto del b/n quale percezione si puo’ avvertire.In questo modo ha risposto anche ad una frase riportata di Magni da Castellani. Questa immagine e la frase di Magni ,che riporto:”… l’immagine racconta quello che c’è nel suo interno e non quello che non c’è…” sono un’ottimo connubio per una riflessione sul contenuto,sulla percezione di un’immagine. L’immagine , per me, e’ l’input che permette all’osservatore di coglierne la stessa essenza (ciò per cui una certa cosa è quello che è), ma di avvertire significati diversi o simili secondo sua natura (esperienze,cultura,etc…),quindi estrappola dall’immagine tutto cio’ che egli conosce e ne ricostruisce mentalmente,mantenendone l’essenza,una propria (parte del senso della Fotografia che io e un’altro bravo fotoamatore abbiamo messo in pratica realizzando una particolare mostra cercando di eliminare quella fastidiosa distanza,quel vuoto tra osservatore e immagine). Ecco perche’ l’immagine contiene possibili significati e che spesso ,se ben eseguita,colta nei suoi elementi significativi e relazionali puo’ anche essere definito un portfolio. Estremizzando cio’ che dice Magni e’ ovvio che se fotografo una bottiglia non penso che qualcuno possa vederci una formica (anche se oggi la semiotica e la semantica si sono distorti grazie ad un imbarbarimento e alla facilitazzione e velocizzazione di fare fotografia con il digitale), ma la bottiglia se colta in un certo modo perde il suo significato comune ed uso, ma puo’ assumere altro significato,questo vale per il ritratto etc…Un’immagine e’ fatta di simboli,significati ,linguaggio, questo della Fotografia, per comunicare. E simboli, significati hanno svariate combinazioni con la luce che determinano possibili scenari mentali. Chi guarda solamente non vede. Tutti abbiamo la dote di guardare, ma l’osservare, il vedere e’ un processo che viaggia in parallelo con le nostre esprerienze, la nostra cultura, il nostro essere, quindi un modo progressivo , soprattutto per chi fotografa, di imparare a codificare, a dialogare attraverso il “vedere”. Questa immagine possiede un’essenza ed un significato che pero’ per tecnica e per titolo non l’hanno valorizzata al meglio. E qui subentra un’altra riflessione : l’importanza della parola in un certo tipo di Fotografia come in questo caso.Ciao
    Fabrizio P.

  8. giovanni firmani scrive:

    leggendo il titolo mi viene da cheidere “e ora andiamo a vedere i dannati”. Non ci sono. L’immagine mi sa buona per una base su cui aggiungere qualcosa di animato, così come è composta, una bas eper il surreale. Se fosse stata composta in modo asimmetrico avrebbe potuto esaurire il suo essere, mentre così chiama qualcosa che non c’è. Mi manca qualcosa

  9. Antonino Tutolo scrive:

    Nei quadri di Giorgio Morandi sono rappresentati oggetti di tutti i giorni, potremmo dire perfino banali, quali le celebri bottiglie.
    Quello che conta, e che rende le opere di questo autore uniche ed universalmente riconosciute ed apprezzate, è la luce, il colore, il gusto.

    Lo stesso può avvenire nella fotografia artistica.
    Il soggetto non conta in se stesso; tanto il fotografo lo interpreterà in modo soggettivo.
    Conta il gusto compositivo, l’illuminazione, il taglio, eventuali elaborzioni anche minime (annerimenti, contrasti, luminosità, fuoco).
    Un’opera, sia essa fotografia o altro, trasmette un messaggio, un’emozione attraverso il linguaggio dei simboli e dell’estetica. Questo può essere in qualche modo universale oppure comprensibile solo a piccoli gruppi di persone, in base alla universalità del simbolismo usato. Perché l’estetica ed il simbolismo non sono universali e non sono universali gli argomenti, gli interessi, le esperienze, le conoscenze e la sensibilità.
    Le foto, ad esempio, di Salgado raccontano le miserie e le sofferenze di alcuni popoli. Noi, se già non proviamo istintivo disgusto e perfino repulsione al solo guardare quegli spiriti evanescenti che camminano nei loro sudari, crediamo di comprendere i significati, il dolore che esse raccontano.
    Ma chi non ha provato il dolore, la fame, la miseria, chi non ha sensibilità di mettersi nei “poveri panni altrui” nelle immagini di Salgado vede solo apparenze fisiche sporche e smunte; esseri che non ci piacerebbe incontrare, né avere vicini, in nessun momento.
    L’arte, anche fotografica, trasmette anche messaggi complessi, che solo chi sa capire, per conoscenza o per sensibilità individuale, può comprendere.

  10. “Intender non lo può chi non lo prova”

    Dante Alighieri

  11. ok…già in questa foto è + immediato il legame fra titolo e luogo rispetto a sogno alienazione.
    E difatti m piac d + solo che non mi fa morire cmq, il titolo è il pezzo forte di questa foto, secondo me!

Leave a Reply