Alessandro Ferretti – Foligno (PG) – Chiesetta

467 Alessandro Ferretti Chiesetta

Chiesetta nei pressi di Montefalco di Perugia.
Pellicola Kodak Infrared, scanner Coolscan Nikon ED

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Comments (4)

 

  1. franca catellani scrive:

    Mi piace , un tratto di paesaggio rupestre , mi piace anche il b/n il biancore dell’erba e degli alberi c’è una luce quasi sospesa , non so descriverla bene , un angolo di mondo isolato dai rumori , unico segno di civiltà l’aratura ordinata dei campi ,immergersi nel silenzio della campagna .
    UN luogo dello spirito , la croce ben salda sul tetto della casa abbandonata !

  2. Maurizio Tieghi scrive:

    L’autore dichiara che trattasi di una chiesetta e l’insegna posta sul tetto lo testimonia, poi cita la pellicola usata e la marca di uno scanner per rendere la fotografia analogica in un’immagine digitale. in questo c’è logica ma scrivo un paio di considerazioni forse illogiche. l’infrared l’ho usata anch’io anni addietro, si ottengono bianchi & neri d’effetto ma con molta difficoltà perché le variabili in gioco sono molteplici che condizionano il risultato finale. questa non mi prende più di tanto, non si arriva alla magia cromatica che lo strumento permette di raggiungere, anche l’inquadratura mi sembra usuale. inoltre lo stesso effetto, non quello magico della pellicola usata in modo ottimale, si poteva ottenere in digitale con i vari filtri di post produzione atti allo scopo. mai vuoi mettere uno scatto che profuma d’antico? però in fotografia l’odore per il momento non si sente.

  3. giovanni firmani scrive:

    inquadrata un po’ a caso, con poco cielo, taglio ardito all’albero a sx, un terreno in basso troppo presente e senza elementi, un cielo pallido malgrado l’IR… provo a chiedermi cosa sarebbe cambiato con un filtro rosso e una pellicola comune

  4. Antonino Tutolo scrive:

    Condivido l’opinione di Maurizio in merito all’uso della infrared analogica per ottenere un effetto di elaborazione con l’incertezza o la casualità di risultato che è propria dell’infrared.

    A mio avviso sottoesponendo di uno stop (ma si tratta di un JPEG, il risultato viene degradato nella continuità dei toni) si otteneva una maggiore gradazione di grigi, che crea dettaglio sull’erba in primo piano, dando nello stesso tempo maggiore forza alle ombre.
    Con l’erba così sovraesposta era preferibile tagliare la parte bassa dell’immagine, evidenziando la presenza del fossato a sinistra ed il cielo. La distesa bianca bruciata toglie forza all’imagine.

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