Giuliano Andrea Ravasio – Treviolo (BG) – L’io improponibile

479 Giuliano Andrea Ravasio improponibile

L’io improponibile è una fotografia concepita in una fase di stanca, e ritrae a modo mio un tratto di spiaggia lugure.

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Comments (7)

 

  1. Maurizio Tieghi scrive:

    suggestiva immagine concettuale. i NOI improponibili si ritrovano sulla spiaggia della fotografia, nel medesimo modo che si ritrovavano gli angeli sulla spiaggia di los angeles in un film che è fatto d’infiniti fotogrammi. trenta grammi pesa l’anima degli uomini prima di diventare angeli. interessante che l’anima persa dell’autore cerchi l’ancora di sicurezza a chi aggrapparsi tramite figure geometriche. certezze dettate dai numeri a cui non si può mentire, il pensiero dell’uomo si può smarrire ma il teorema algebrico porta quasi sempre una soluzione.

  2. Domenico Brizio scrive:

    L’improponibile proposto di una fase di stanca è sufficiente.
    La stanchezza non è una proposta:arriva da sola quando chiediamo troppo…

  3. Gioacchino Castellani scrive:

    Neri e bianchi sporchi, angoli e linee. Non vedo spiaggia ne altro proponibile.

  4. giovanni firmani scrive:

    Come spesso accade, le parole rovinano una fotografia emotivamente coinvolgente. A non leggere le parole, la vedrei come una buona immagine concettuale facente parte di una serie che parla di non luoghi. E così mi piace immaginarla, malgrado le parole che vogliono contestualizzarla in una spiaggia ligure (ma la foto non la descrive) e una fase di stanca messa quasi a giustificazione di un risultato che forse non soddisfa troppo l’autore. NOn è molto chiara, ma lasciamo parlare l’immagine, senza aggiungere altro a parole

  5. Lo so la fase di stanca arriva quando si chiede troppo, e non si conclude molto, ed è per questo che ho voluto ritrarre questo luogo, dove si vede tutto e niente allo stesso tempo in un modo del tutto inusuale. So che non dovrei dare delle spiegazioni , ma trovo interessante il discorso
    Cordialmente G.A.Ravasio.

  6. Antonino Tutolo scrive:

    Il titolo è indovinato per quanto la fotografia esprime psicologicamente nei suoi toni essenziali e contrastati.
    Ma la mia perplessità è nel bisogno sentito dall’autore di riproporre gli inizi della fotografia, come in questo caso: i primi tentativi stentati di rappresentare e stabilizzare la luce sulla lastra fotografica.

  7. Marco Tambara scrive:

    A tratti “escheriana” direi….
    Specialmente la parte inferiore dell’inquadratura.
    Da guardare anche tagliando la parte superiore.

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