Wilson Santinelli – Fano (PU) – Amnesia

484 Santinelli Wilson Amnesia
Realtà distorte.

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Comments (31)

 

  1. Antonino Tutolo scrive:

    L’amnesia sta nel fatto di non ricordare i contorni reali e quindi solo immaginarli…
    :-)
    Scherzo, eh!

    Complimenti per la foto

  2. Fabio Panzavolta scrive:

    L’amnesia dovrebbe consistere nel ricordare male una cosa oppure nel non ricordarla affatto. Questa bella foto dai contorni evanescenti la avvicinerei, personalmente, più al ricordo di un sogno.
    Complimenti
    Fabio Panzavolta

  3. Wilson Santinelli scrive:

    L’amnesia a volte è il non sapere a che mondo si appartiene.. l’immaginario può divenire realtà!

  4. Gioacchino Castellani scrive:

    Mi chiedo: se l’autore non avesse il titolo, quali sarebbero stati i commenti? Ci sarebbero stati anche i complimenti?

  5. Gioacchino Castellani scrive:

    Scusate, nel commento precedente manca la parola “messo”.

  6. Giuliano Andrea ravasio scrive:

    Una fotografia che ti guida verso la ricerca di un qualcosa di indefinito, di impalpabile. ricerca aiutata molto dal titolo stesso della fotografia.
    Cordialmente. G. A. Ravasio

  7. Maurizio Tieghi scrive:

    amnesia. amen sia. me ansia. il titolo serve solo per scrivere parole su parole nel blog. alla fotografia per fortuna non servono parole che abbiano o meno un senso. quando ha bisogno di queste diventa un audiovisivo ma di questi sul blog non ne sento la mancanza. molto interessante la fotografia perché non si capisce bene cosa riproduca nella realtà, è questo il suo maggior pregio.

  8. Domenico Brizio scrive:

    @ Maurizio: “alla fotografia per fortuna non servono parole che abbiano o meno un senso”

    toc… toc… toc…: potremmo modificare la cosa in una cosa tipo “alla fotografia per fortuna non servono parole che non abbiano un senso coerente ad essa”? o la frase è proprio categorica e inappellabile e dobbiamo presumere che il blog è un archivio fotografico tout court? ed i commenti di tutti assolutamente fuori luogo?

  9. Maurizio Tieghi scrive:

    @Domenico.
    ci può stare di tutto su di un blog fotografico, persino delle fotografie. i commenti sono sempre tutti pertinenti perché quelli che non lo sono vengono censurati sul nascere. personalmente mi capita spesso di non trovare “armonia” tra le foto e le parole che le accompagno alla ribalta, quelle dei titoli e delle introduzioni fornite dai loro autori. a mio parere le immagini potrebbero fare a meno di queste, ma sull’argomento si è già ampiamente dibattuto e prendo atto delle oppinioni opposte al mio pensiero.

  10. Wilson Santinelli scrive:

    E’ un discutere disarmonico che non aiuta affatto la “crescita fotografica”, avrei preferito dei commenti più concettuali.

  11. Domenico Brizio scrive:

    La fotografia richiama un concetto, lo chiude nelle sue spire e poi lo esplode. All’umano sapere non vengono dati con la parola sufficienti indizi per comprendere l’amnesia, a meno che l’amnesia sia riferibile ad un improbabile cella o parte neuronale che con una fotografia si vuole richiamare. E da essa partirebbe un’indicazione per esprimere un vuoto di una qualcosa di cui ci si avvale nella comunicazione: una parola, un’immagine, un suono, uno spazio, un gesto?
    L’autore può aiutare?

  12. Antonino Tutolo scrive:

    Forse è difficile interpretare la foto alla luce del titolo amnesia. Col titolo l’autore indirizza verso una particolare interpretazione.
    Il procedimento fotografico registra sempre e solo qualcosa di “materiale”, di visibile, utilizzando il linguaggio dei simboli.

    Il fotografo usa il simbolismo per comunicare concetti, spiritualità, emozioni, sogni; qualcosa che altrimenti non sarebbe raffigurabile esteticamente e graficamente.

    Un bambino può rappresentare l’innocenza, un’aquila può rappresentare Napoleone o Cesare, ecc. Come nella scrittura, i “cippitielli”, come li chiama Eduardo in una sua commedia, rappresentano le lettere dell’alfabeto, che unite formano parole e quindi concetti.

    @Gioacchino
    “..se l’autore non avesse il titolo, quali sarebbero stati i commenti? Ci sarebbero stati anche i complimenti?

    Personalmente ho apprezzato la fotografia ed espresso nello stesso tempo una velata e non malevola ironia sul titolo.
    A mio avviso, quando si leggono delle opere che usano il linguaggio estetico e/o dei simboli, occorre sempre pensare che se non si è compresa l’opera, qualcun altro, che ha altre esperienze e sensibilità, potrebbe farlo.
    In molte occasioni, invece, i titoli vengono dati con superficialità.
    A questo punto mi piacerebbe conoscere il discorso che ha fatto l’autore nel concepire questa foto, e magari scoprire che siamo stati ciechi.
    Ma la foto mi piace.

  13. Wilson Santinelli scrive:

    La mia amnesia consiste nel non riconoscere piú il legame tra le origini e tradizioni passate rispetto a questa “nuova generazione” priva di ideali e perennemente fuori dagli schemi.
    Da dove veniamo? Dove stiamo andando?
    Chi sono?
    Un “Paesaggio Mutante” ci spinge a esagerare, rielaborare tutto ció che ci circonda.

  14. Antonino Tutolo scrive:

    @Wilson Santinelli

    Guai se non fosse così.
    Saremmo ancora a dipingere le pareti delle caverne con il carbone.
    Fotograferemmo ancora come Talbot, Daguerre.

    Ma che valore può avere una fotografia che ripete se stessa indefinitivamente? Gli stessi ritratti, la stessa macro, le stesse foto di guerra, le stesse marine, le stesse panchine, archi,..
    Tutti uguali, scontati, ripetitivi.

    Per fortuna ci sono nuove generazioni che hanno inventiva, entusiasmo, desiderio di cambiare.

    I fotografi oggi sono milioni e milioni. E’ scontato che ci sia emulazione e tanta fotografia a basso livello.
    Ma non bisogna confondere la fotografia di massa, con quella più evoluta e consapevole.
    I bravi fotografi ci sono tra coloro che usano nuove tecniche, il digitale, ecc.

    La fotografia necessita di ricerca, di nuove idee.
    Tra tanti tentativi mal riusciti verrà fuori qualcosa di buono che sarà il futuro della fotografia.

  15. Wilson Santinelli scrive:

    Il mio discorso non era riferito alla fotografia…
    Sono padre di due figli e guardo il futuro in funzione di loro, mi spaventa la mancanza di morale e la spinta all’eccesso estremo.

    Nessuno ricorda più da dove veniamo e quanto si è lottato per essere quì…

    La mia è una visione negativa del paesaggio che verrà.

  16. ora sicuramente ci sarà un folgorante perchè sulla correlazione fra titolo e immagine che per altro m’acchiappa fotograficamente…
    confesso di non aver letto gli altri commenti che magari mi hanno già dato la risposta, ma questa è la prima impressione che ho….
    nn ki ,ma pekkkkè!!!

  17. “La mia amnesia consiste nel non riconoscere piú il legame tra le origini e tradizioni passate rispetto a questa “nuova generazione” priva di ideali e perennemente fuori dagli schemi.
    Da dove veniamo? Dove stiamo andando?
    Chi sono?
    Un “Paesaggio Mutante” ci spinge a esagerare, rielaborare tutto ció che ci circonda.”

    Dunque…se la nuova generazione è priva di ideali e morale è perchè anche quella che gli precede se li ‘ fumati in canne varie, consumismo e libertà multiple.
    Ovvero se un figlio non ha valori e morale è spesso colpa del genitore che o per ignoranza o per dissolutezze varie…li ha lasciati nella culla….

  18. staff di foto it ma non si potrebbe mettere il pulsante mi piace ai commenti precedenti come su facebook, che sarebbe una genialata?????

    già il titolo è furbetto…filosofico quanto basta e concettuale. quindi l’immagine potevi essere qualsiasi cosa sullo stile minimal che andava bene uguale.

  19. Wilson Santinelli scrive:

    “Dunque…se la nuova generazione è priva di ideali e morale è perchè anche quella che gli precede se li ‘ fumati in canne varie, consumismo e libertà multiple.
    Ovvero se un figlio non ha valori e morale è spesso colpa del genitore che o per ignoranza o per dissolutezze varie…li ha lasciati nella culla….”

    Hai maledettamente ragione!!

    Amnesia è ciò che continuo a provare guardando questa immagine….
    Ma voi che titolo avreste dato alla mia fotografia?

  20. “sinapsi che esplode per le troppe canne e il troppo stress da grande fratello” …no….?

  21. Mauro Marchetti scrive:

    E’ un titolo che hai scelto e nel quale ti riconosci.
    Perchè cambiarlo?

  22. ho letto attentamente i vs commenti, secondo voi lla nuova generazione non ha ideali , non ha morale, ma cosa dicevano di noi i nostri padri? Non è forse una ruota che gira ma che alla fine finisce sempre allo stesso modo?
    Loro non avevano fiducia in noi, noi non abbiamo fiducia in loro, abbiate fiducia , io credo che la nuova generazione sappia il fatto suo, lo deve solo dimostrare diamogli tempo.
    La fotografia? una bella immagine che, come ho gia detto, ti porta a molteplici letture, e che il titolo ti indirizza parecchio.
    ciao Giuliano Andrea Ravasio.

  23. Antonino Tutolo scrive:

    Non è questione di generazioni e di padri.
    Altre generazioni hanno fatto le guerre. La nostra si astiene da essa da 65 anni.
    Piuttosto è la società che corre senza punti di riferimento.
    I padri avevano ideali; non a caso facevano barricate e parlavano di libertà, emancipazione e democrazia.
    L’attuale società dei consumi ci ha rubato il controllo sui figli, traformandoli in una massa a morfa da mungere col look, i capi firmati; con l’imitazione di modelli stabiliti chissà dove e con la chiara volontà che essa resti ignorante e inconsapevole dei propri diritti.
    La TV dei padri insegnava a leggere e scrivere; trasmetteva teatro e concerti di grandi autori.
    Quella dei figli insegna modelli degradanti della dignità umana e comportamenti antisociali e razzisti.
    Qualche padre riesce ancora, con gran fatica, a strappare i figli dalla droga e a convincerli a non imitare comportamenti consumistici, illegali, immorali e violenti.
    Ma la massa subisce impotente.
    In fotografia il punto d’arrivo è l’acquisto, non l’acquisizione di una cultura fotografica; o più genericamente di una cultura.
    Gli ideali dell’attuale generazione sono quelli suggeriti dalla pubblicità, dall’ignoranza dei principi di convivenza. I giovani ripetono nella realtà di ogni giorno la violenza dei giochi virtuali, l’idea che comparire in TV sia il massimo punto d’arrivo

  24. Qualche padre riesce ancora, con gran fatica, a strappare i figli dalla droga e a convincerli a non imitare comportamenti consumistici, illegali, immorali e violenti.

    questo mi sembra eccessivo come se tutti i ragazzi di oggi fossero drogati marci e depravati ireecuperabili.non è cosi.

    ci sono ancora oggi dei bravi ragazzi che girano, frutto di genitori avveduti frutto di nonni per bene e come si deve.

  25. Wilson Santinelli scrive:

    Tempo fa andai a lavorare per 2 giorni in Croazia, ebbi l’occasione di scambiare due chiacchiere con un ventenne del posto che lavorava come operaio.
    Mi disse di aver combattuto per la propria nazione, di aver visto amici morire tra le sue braccia, di aver pianto per paura di morire….
    “Adesso voglio guadagnarmi un pò di soldi, studiare, comprarmi una casa sposare la mia ragazza ed avere figli… “.
    Un ventenne italiano non ragiona solitamente così… nemmeno io forse ragiono così, mi rendo conto di non aver vissuto la paura di morire per un ideale!

  26. fortunatamente quello che asserisci caro Antonino non è del tutto vero, i ragazzi che hanno ideali ben saldi sono la maggioranza, credimi la gioventu sana esiste ancora, esistono ancora coloro che credono ,come purtroppo esistono coloro che affidano la loro esistenza a delle chimere insulse, prive di ogni contenuto etico e morale e figlie dell’ignoranza.Non sono i 10 ragazzi del GF. che scrivono la storia contemporanea, ma coloro che lavorano con sacrificio dedicando parte del loro tempo libero alla comunità, e non sono pochi.
    ciao Giuliano.

  27. Antonino Tutolo scrive:

    So bene che non tutti i ragazzi sono così. Molti si sforzano di non imitare gli altri; chi non ha riferimenti certi e personalità fatica a mantenersi sulla strada.
    Un paio di anni fa dovetti consolare mia figlia, accusata dalle compagne di scuola di non accettare lo “sballo”, per questo era canzonata ed emarginata.
    I ragazzi seri ci sono e sono tanti.
    Ma certamente essi non sono la maggioranza, che è priva di senso civico e di responsabilità, a causa degli esempi negativi che riceve dai grandi; soprattutto dalla TV che è esempio primario di immoralità e di deriva del senso sociale.
    I ragazzi seri, preparati, vanno via
    Se pensiamo che normalmente basta una mela marcia per rovinare tutto il cesto…

  28. Antonino Tutolo scrive:

    I più bravi, i più preparati, quelli che aspirano ad un futuro migliore, da conquistare col loro lavoro, senza raccomandazioni, senza compromessi immorali, senza vedersi sorpassati dai figli di papa e da chi si vende per quattro soldi, vanno via dell’Italia. Perché sono consapevoli che qui non avranno il futuro che meritano.
    Mia figlia è all’estero da due anni.

  29. Giuliano Andrea ravasio scrive:

    Non so se quello che sostengo sia frutto della mia positività oppure sia frutto di una speranza inconscia,ma io credo in ciò che sostengo.
    Ciao Giuliano

  30. Antonino Tutolo scrive:

    @Giuliano Andrea ravasio
    “..coloro che lavorano con sacrificio dedicando parte del loro tempo libero alla comunità, e non sono pochi”

    C’é un abisso tra chi rompe, sporca, si droga, e chi fa volontariato.
    Chi fa volontariato lascia una traccia flebile, direi poco visibile; chi distrugge e si distrugge ne lascia una ben più consistente e dolorosa.
    Ma quello che più colpisce è il cinismo, l’odio, l’indifferenza verso il prossimo, il razzismo, il qualunquismo, la vendita della proprio corpo per arrivare al successo, il considerare la vita umana come un gioco da PC, in cui al reset le vittime si rialzano ed il gioco riprende, senza morti e senza feriti reali.

    Leggevo proprio ieri su “Storica” che in India, nelle scuole, si insegnerà la filosofia di Platone per dare ai giovani il senso della convivenza sociale.
    Ma sarebbe anche il caso di far leggere loro “il contratto sociale” di Rousseau ed i contrattualisti Thomas Hobbes, John Locke.
    Da noi, invece, si insegna l’evasione fiscale, l’arrivismo, l’abuso di potere, l’impunità anche davanti a violenze, corruzione e furti di grave entità, il guadagno facile senza sacrificio.
    Contro questi esempi i padri possono poco o nulla. Perché la televisione, i giornali, esaltano questi tristi figuri immorali, portandoli ad esempio nazionale.

    I giovani pensano che i padri siano arretrati, vecchi, moralisti.
    Quindi è difficile farli ricredere.

  31. giovanni firmani scrive:

    mi piace, ma rinuncio a chiedermi perché e cosa possa significare nella testa di chi guarda o di chi fotografa

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