Antonino Tutolo – Termoli (CB) – Disfatta

529 Tutolo Antonino - Disfatta

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Comments (14)

 

  1. Domenico Brizio scrive:

    Non sempre le disfatte sono negative: questa è molto positiva. Fa pensare. Fotografia che affascina.

  2. In una giornata, come quella odierna, così plumbea e piovosa questa immagine dai colori caldi e solari è un qualcosa che scalda il nostro cuore.

  3. una di quelle foto fatte di colore che dicono quello che l’umore del momento ci suggerisce. Ci vogliono anche queste, ben sapendo che, se tutte fossero così, la fotografia non esisterebbe (o sarebbe un’altra cosa)

  4. Antonino Tutolo scrive:

    @Giovanni Firmiani
    “ben sapendo che, se tutte fossero così, la fotografia non esisterebbe (o sarebbe un’altra cosa)”

    Impossibile dimenticare quasi 200 anni di fotografia “tutta uguale; con gli stessi soggetti ricucinati senza originalità e senza sensibilità, in tutte le salse.
    Allora ci vogliono anche queste (la mia). Se non altro perché è originale, “vista”, percepita, studiata, ritagliata dal reale con un gusto che ha dovuto essere affinato; non frutto di camera oscura.

  5. fabrizio p. scrive:

    Mamma mia quante frasi di “sentenza” che leggo, ma un po’ di umilta’ no !!!!!non e’ da me polemizzare ma forse e’ meglio mettere alcuni puntini sulle “i” ,come si dice. Io non mi ritengo un cultore a 360° ,e non so se ce ne sia qualcuno, ad ogni modo le parole hanno un loro peso e dire che quasi 200 anni di Fotografia e’ stata tutta uguale direi che forse sarebbe da rivedere come frase andando prima a guardarsi questi quasi 200 anni di immagini che hanno fatto “storia” facendo attenzione a non riportarli ai giorni nostri, ma considerandoli nel loro periodo storico.Oggi direi che la frase “tutta uguale” e’ piu’ appropiata ma non sto qui a dire il perche’ e il per come poiche’ ,per chi fa Fotografia a livello professionale e di passione ,lo avverte, soprattutto attraverso le associazioni e il web.Tornando all’immagine di Antonino, dove il titolo e’ intelligentemente scelto sia per oggettivita’ che per tonalita’, direi che nulla porta di originale poiche’ tale visione, frammento, era gia’ in voga negli anni ’40, poi riproposto negli anni ’60, definita a livello pittorico “pittura d’azione”, dove il gesto (nel caso fotografico il “cogliere”) di lanciare la vernice, o con pennellate colme di colore buttate sulla tela o altro, davano la casualita’ del gocciolamento, dell’espandersi della vernice creando una astrazione gestuale che qui , in fotografia lo si definisce come un cogliere un frammento che riconduce all’astratto. Ad ogni modo tale studio fatto su questa immagine ,sia estetico e sia di contenuto, potrebbe essere interessante soprattutto concettualmente se facesse parte di un portfolio che emani quel determinato concetto ,poiche’ “disfatta” puo’ essere anche un frammento di un luogo in decadenza, un frammento di una lettera ormai in “decomposizione” colta sull’asfalto etc…,.Questo unico frammento fa parte di questa miriade di immagini dove non c’e’ originalita’ ma c’e’ almeno un riscontro tra titolo e immagine, tra estetica-colore e contenuto (lasciato molto ad una libera interpretazione se pur in un primo momento filtrata dal titolo). Infine per tornare alla non originalita’, secondo il mio modesto parere, questa immagine si fa forte del colore (vedi Mark Rothko),della casualita’ del gesto di qualcun’altro (gesto riconducibile ad esempio a Pollock) e dell’occhio fotografico dell’autore che ne ha colto elementi di dialogo. Ma anche un’immagine di un frammento di cartello pubblicitario rovinato puo’ portare a certi discorsi di concetto, ma non per questo si e’ originali ,o al di fuori della massa di fast-food di immagini che oggi ci invadono.Anzi forse senza ammetterlo o saperlo facciamo parte di questa massa.Ciao
    Fabrizio P.

  6. Antonino Tutolo scrive:

    @Fabrizio P.

    Ti sembrerà strano, ma sono d’accordo con te.

    Per originalità intendo un’originalità almeno meno massificata.
    Ovviamente non tutte le foto di 200 anni sono uguali.
    Più uguale delle altre è la fotografia italiana, purtroppo.
    Mi piacerebbe vedere insieme a te le monografie pubblicate.
    A mio avviso, a parte qualcuno, tutti gli altri si sono imitati per soggetti e per estetica, in modo sfacciato.

    Copiare è facile. Mancando la conoscenza di quello che è stato in passato, sentendo ripetere che la fotografia è “quella: il reportage, il momento decisivo” e non un’altra, una delle mille altre fotografie che vedo nelle mostre, nelle riviste internazionali, ecc., è ovvio che ogni giovane fotografo si adegui allo standard che viene portato ad esempio, lodato e soprattutto inevitabilmente premiato nei concorsi.
    La mia fotografia è una ricerca, un allargamento dei miei orizzonti di provincia.
    Già controbattere alle critiche che essa possa essere una fotografia di secondo llivello, è per me una posizione originale, o quanto meno singolare.
    E conoscere PollocK o Rothko è cosa da pochi.

    Se tutti partissero con l’idea di allontanarsi dai luoghi comuni, avviandosi su sentieri meno battuti, credo che le individualità che ora vengono massificate e represse verrebbero fuori; e nascerebbe una fotografia italiana nuova, a livello di quella internazionale.
    Ovviamente non ritengo di essere uno di questi possibili fenomeni. Le mie aspirazioni riguardano esclusivamente la soddisfazione personale.
    Ma almeno ci provo; cammino su un sentiero difficile; sempre con l’accusa di non fare fotografia…

    Ho fatto una mostra personale, su questo genere astratto (ma con altri soggetti), quest’estate.
    Silvano Bicocchi, con la sua grande sensibilità artistica, mi ha aiutato nella selezione, nella tematica e nell’ideazione del “percorso” espositivo.

    Questa foto forse farà parte di una nuova mostra che penso di fare il prossimo anno, già abbozzata nei temi e in numero più che sufficiente di foto. Ma la scelta finale dipenderà anche dalle foto che scatterò in futuro.

  7. Antonino Tutolo scrive:

    http://www.repubblica.it/speciali/arte/gallerie/2011/11/10/foto/una_foto_da_4_3_milioni_di_dollari-24758227/1/?ref=HRESS-13

    E’ la foto più cara del mondo. “Rhein II” di Andreas Gursky è stata battuta all’asta da Christie per la somma record di 4.338.500 dollari. Lunga tre metri e mezzo, è una veduta del Reno scattata nel 1999. E’ stata acquistata da un anonimo compratore a un prezzo che supera di quasi mezzo milione di dollari l’immagine che deteneva il precedente record (nella foto successiva), l’autoscatto di Cindy Sherman “Untitled #96″ battuta per 3,89 milioni di dollari sempre da Christie a maggio del 2011.

  8. Fabrizio P. scrive:

    @ Tutolo : OK ho inteso ora cosa intendi per originalita’. Come puoi notare anche la parola diventa un problema che su internet dilaga, nel senso che l’originalita’ che tu intendevi non era quella intesa da me e questo porta a sviare dai discorsi possibili, andando in altre direzioni e ,spesso, come mi succede di leggere, si creano discussioni sterili (non questa) che vanno in direzioni diverse come fuochi d’artificio. Di conseguenza la premessa in un’immagine che non sia solo estetica e tecnica ha bisogno di essere chiara per non dare adito ad interpretazioni varie, ma questo e’ il problema e cioe’ la conoscenza ,il significato delle parole (io mi metto in prima fila). Tornando alla Fotografia come puoi intuire credo che senza la parola l’immagine non si completa per essere capita, per comprenderne anche il percorso culturale, di ricerca che mette sullo stesso piano, o quasi, l’immagine (quindi l’autore) e chi l’osserva. Il fatto di assistere ad una massificazione delle immagini sia a livello estetico-tecnico e di contenuto potrebbe inizialmente essere accettato dal fatto che con il digitale, quindi con la sua totale divulgazione e uso,si e’ tornati all’inizio dove la sorpresa, il pathos, la bellezza visiva, la tecnica ricominciano di nuovo attraverso non piu’ il cartaceo e la camera oscura, ma attraverso un “nuovo” mezzo che e’ il “visore”(nuova,azione,visione,approccio) ,il “video”(nuova azione,visione,approccio) e la nuova camera oscura, oggi “chiara”,fatta dai programmi per modificare(nuova azione,visione,approccio), quindi ci si meraviglia nuovamente del colore, del b/n, di tecniche antiche sviluppate e con nuove possibilita’,e vecchi e acquisiti contenuti,codifiche, simbolismi, significati che riportano a riprendere nuovamente percorsi, contenuti gia’ visti. Il problema e’ che ci si ferma sempre, come ai tempi dell’analogico, al fattore tecnico che diventa importante e fondamentale per immagini di rigore estetico-tecnico (il paesaggio urbano, l’architettura ad esempio),ma che diventa meno fondamentale in immagini ,secondo il mio modesto parere, che hanno la prerogativa non solo di comunicare emotivita’ (situazione primaria della Fotografia, dell’Arte),ma di pensiero, contenuto, di concetto poiche’ l’avanzamento culturale (voglio pensare di tutti) permette di riconoscere in quei “difetti” di una volta, una forza espressiva e comunicativa (io la chiamo “l’immagine sporcata” per rimanere nell’italiano).Ora e’ palese che se al di la’ dell’immagine ci sono persone che non hanno questa codifica, questa cultura e’ ovvio che l’immagine emanera’ solo estetica, di conseguenza la “parola” viene in aiuto ed e’ qui che si crea l’altro problema e cioe’ la conoscenza, il significato delle parole per veicolare bene il senso dell’immagine. Ho parlato di una Fotografia di contenuto poiche’ oggi ,con l’avvento del digitale, della sua divulgazione,quindi massificazione, si arriva ad un punto in cui la sola tecnica ed estetica rendono un senso di assuefazione e di gia’ visto e soprattutto percepito, quindi si arriva, per chi vuole proseguire, ad un senso di ricerca, di conoscenza che poi viene tradotto in immagine. Quindi nonostante la massificazione della Fotografia questa comunque crea una scrematura dove la creativita’ e il contenuto fanno enorme differenza. Una differenza inattesa, sconosciuta a molti, a molti circoli, a molte associazioni.Grazie di questo scambio
    Fabrizio P.

  9. Pietro Collini scrive:

    Antonino, la tua immagine, secondo il tuo modo di vedere, dovrebbe esprimere una ventata di novità in fotografia. Ma dov’è la novità?
    Citare pittori, di grande talento, come Pollock e Rothko, esponenti della “Action Painting” l’uno e dello “Spazialismo” l’altro. Il primo nato nel 1912, l’altro nel 1903, sarebbe il nuovo?
    Rifarsi all’astrattismo, che è morto (come movimento espressivo, se guardiamo le avanguardie di oggi) perfino nell’arte, è il nuovo?
    La tua fotografia necessitava dell’apparecchio fotografico, oppure la si poteva creare anche con tela e pennelli? Perchè è lì che sta la differenza tra una vera fotografia e un’immagine, per quanto valida artisticamente.
    Per le immagini più care al mondo, non vedo cosa abbiano a che fare con i tuoi discorsi. È la legge del mercato, che non sempre va di pari passo con il valore reale, culturalmente parlando, dell’opera.
    Un caro saluto
    Pietro

  10. Castellani Gioacchino scrive:

    In tutti questi discorsi del vecchio e del nuovo ci stiamo forse dimenticando la cosa essenziale che è l’emozione.
    Se un’opera non trasmette emozioni è priva di significato e non si può certo giudicarla come un’opera d’arte. Da questo punto di vista non ha senso parlare di vecchio e nuovo, di immagini superate o di nuove visioni. Autori celebrati come i nuovi contemporanei quali Lewis Baltz, Thomas Struth, Takashi Homma, ecc. ecc.. cosa trasmettono? Io non mi emoziono davanti alle loro immagini che ritengo siamo noiose e senza significato.
    Se i fotografi del secolo scorso (che riteniamo superati), riempiono le sale di visitatori, e non faccio nomi visto che li conosciamo tutti, una ragione ci deve pur essere e questa si chiama semplicemente emozione. Tutto quì.

  11. fabrizio p. scrive:

    Castellani : l’emotivita’ e’ l’elemento primario nell’arte, e cio’ che muove ognuno a creare qualcosa insieme all’intelletto. In Fotografia, visto che parliamo di questo, si puo’ anche dialogare solo attraverso l’emotivita’, vedi paesaggi,forme,geometria,minimal etc..L’emotivita’ e’ un codice umano che tutti conosciamo, sentiamo, proviamo e il fotografo che usa “scatenare” l’emotivita’ e colui che ha molta visibilita’, e’ molto riconosciuto in quanto tale prerogativa non ha bisogno di una cultura particolare in quanto e’ una cultura “sensoriale”, di una ricerca o altro.
    Diverso e’ quando dietro c’e’ un discorso scaturito da un pensiero, da un ragionamento, da un concetto che abbinato all’abilita’ del fotografo di veicolare il messaggio attraverso in primis il catturare l’attezione con l’emotivita’ e l’estetica porta ad un’immagine di grande interesse che va a cogliere coloro che si fermano al bello e all’emozione e coloro che vanno oltre . Questo oltre si chiama cultura ,che intendiamoci io non ne ho da vendere anzi, ma che fa estrema differenza soprattutto oggi che di bello, di tecnico e di emotivita’ ne siamo invasi fotograficamente parlando….insomma ci vorrebbe un po’ di cultura…anche sulla Fotografia.
    Ciao
    Fabrizio P.

  12. Giuseppe Perri scrive:

    Un Maestro diceva: se una fotografia non ti comunica nulla, non è una fotografia….
    Sono convinto che il connubio “parola & fotografia” è vincente, giusto equilibrio tra il vedere e l’ascolto, tra informazione e dato di fatto.
    La Fotografia ha di per se il potere dirompente di dire a bassa voce o urlare un evento, un dramma, una situazione, ma anche la delicatezza della sensibilità messa a servizio della cultura umana del vedere.
    Può essere un grido muto come una preghiera sussurrata o una risata che accompagna l’allegria di un volto, può disegnare un sogno sovrastante una dura realtà, questo è secondo me fotografare, tutto il resto è solo frutto della immaginazione (artistica) personale di quel preciso momento. Per rendere preziosa una immagine non Bisogna inondarla con fiumi di parole ma offrire un delicato e breve commento che faccia nascere l’amore e l’interesse a continuare a fare fotografie perchè no anche solo la domenica.
    Antonino Tutolo ha realizzato sicuramente un’immagine che incuriosisce chi la guarda ma , il problema è sempre lo stesso poichè se è vero che esiste una oggettività è vero altrettanto che il concetto del bello è assai vasto.
    Giuseppe Perri

  13. Fabrizio P. scrive:

    @Perri : cio’ che hai detto e’ semplicemente cio’ che sono le sfacettature (molte ce ne sono ancora) che ha la Fotografia. Parlarne vuol dire capire, conoscere, approfondire attraverso il sapere ,l’interpretazione del visivo ,e non solo,di altri. Capisco che e’ in vigore il detto che “la Fotografia parla da sola”, ma credo non sia cosi’, o meglio e’ cosi se ci fermaimo a cio’ che e’ oggettivo e all’emotivita’ che essa indubbiamente si avverte nella Fotografia, nell’arte in generale (e’ una condizione si ne qua non). Chi produce foto di paesaggi no credo che voglia trasmettere oltre l’emozione di una luce che ridisegna il luogo, oltre i colori che si enfatizzano, oltre l’acqua che diventa un velo grazie al tempo lungo etc….chi fa ritratti non credo che voglia dire piu’ di un gesto che porta ad un’ovvia percezione gia’ classificata da tutti, ad un’espressione solita che porta anch’essa a percezioni solite etc…. ovviamente a meno di non essere di fronte ad uno sviluppo di pensiero dove attraverso questi elementi l’autore abbia voluto andare oltre l’emotivita’ e dirci qualcosa di piu’, ma questo presuppone un’accompagnamento con le parole poiche’ e’ indubbio che non tutti hanno in se’ , o hanno fatto la stessa ricerca, le stesse riflessioni da cui poi e’ scaturito un pensiero, questo si chiama cultura. Capisco come oggi fare cultura non sia facile e con la velocizzazione che subiamo sia anche molto fastidioso tanto che e’ diventato un fai da te che ovviamente no trova grande consenso. Facile porsi davanti ad un’immagine cartolina o ad una qualsiasi immagine di cui oggi abbiamo bene in mente codifiche prestabilite (vedi immagini di persona che si avvia verso l’orizzonte, quante ce ne sono? con vialetti, sulla spiaggia, su un sentiero, su una via “vuota” etc…tutto riconducibile a codici ormai conosciuti, quindi di facile fruizione dove si finisce per cogliere solo le stesse cose : tecnica). Facile perche’ non ci porta a soffermarci a pensare, guardandole, forse, tipo immagini televisive (vedi internet, non qui per fortuna). Ogni immagine porta con se dei significati, delle codifiche ,un linguaggio che involontariamente spesso l’autore non sa’ e allora perche’ non farglielo vedere in modo da fargli approfondire non solo le sua conoscenze, ma anche quei “perche’” che arrivano spesso in Fotografia soprattutto a coloro che prendono la Fotografia non come una mera immagine oggettiva, da cartolina, da espressione sensoriale e tecnica, ma come un percorso per conoscersi ,per comprendere come vedono e interpretano il mondo, e , attraverso il suo linguaggio, dialogare. Capisco che su internet piovono ,come le immagini, fiumi di parole, ma senza queste si andrebbe in una svarieta’ di direzioni senza concretezza e senza conoscenza. Non parlo del bello altrimenti mi fermerei alla solita tecnica ed estetica, parlo di contenuto e certo quella di Tutolo non e’ immagine da cartolina e nemmeno un tripudio di tecnica e bellezza da catturare oggettivamente, per chi si vuole fermare a questa superficie, ma egli ha colto con una consapevolezza,una meta dettata da un ragionamento ,come lui stesso ha detto, da sfociare poi in un lavoro ben preciso, e allora non si puo’ frenare coloro che vedono in questa immagine contenuti possibili o chiedersi il perche’ cogliere un tale frammento…io non sono di quelli che si riempionio di cartoline, di tecnicismi , di nitidezze a tutti i costi, di estetismi per catturare in questo tipo di elementarita’ chiunque poiche’ di facilissima fruizione….preferisco andare oltre anche se i risultati saranno comprensibili a pochissimi…anche questo fa nascere l’amore e l’interesse per coloro che vogliono saperne di piu’ del linguaggio fotografico.Grazie dello scambio sempre interessante che fa capire sempre piu’ dove sta andando la Fotografia in Italia.
    Fabrizio P.

  14. Fabrizio P. scrive:

    @Perri : …dimenticavo…Credo che se questo bel portale di Fotografia contasse solo sulla cultura del vedere e della tecnica con il tempo stancherebbe…per fortuna esistono persone che mettono discussioni per cercare di capire e non fermarsi. Credo anche che il solo vedere non sia sinonimo di cultura poiche’ manca un’altra parte fondamentale: la mente e la parola. La Fotografia , l’Arte e’ la continua ricerca che l’uomo fa da sempre : chi e’, perche’, cosa e’, io penso quindi esisto.

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