Mario Burgio – Livorno – Il ventaglio rosso

537 Mario Burgio il ventaglio rosso

Un colore avvincente, un attimo particolare selezionato durante lo svolgimento di una danza.

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Comments (4)

 

  1. Paolo Bonciani scrive:

    nel corso della sua storia la danza ha rappresentato una delle discipline artistiche più difficili sia per il rigore da essa richiesto,sia per il fatto che nessuna altra arte è più effimera della danza stessa.Un dipinto,un’opera letteraria,una scultura,sopravvivono ai secoli,mentre la danza non “lascia tracce” perchè ogni suo momento è unico irripetibile.Nessun balletto sarà uguale ad un altro,seppure codificato e fermato,per cosi dire,nell’unità della struttura coreografica.All’interno dello stesso balletto,nessuna esecuzione sarà uguale all’altra.Due artisti diversi avranno modi diversi di interpretare ed eseguire la stessa cxoreografia e persino lo stesso movimento,e il medesimo artista,in momenti diversi darà vita ad esecuzione diversa,ad un’espressione diversa,ad una sfumatura diversa.Al fotografo spetta spesso il compito di cogliere quel momento irrepetibile,traducendo in immagini la sua realtà più vera,oltre le luci ed i sipari,oltre la stessa immagine.Ciò che l’occhio segue in questo viaggio visuale non è soltanto l’immagine del danzatore in scena,ma l’attimo rubato alla creazione,lo spunto coreografico,lo sforzo,la fatica delle prove,la pausa di uno sguardo,l’inquietudine del movimento,che sia il tocco leggero di una punta od il vibrare degli assi sotto i colpi di tacco.Movimento che cosi può esser fissato,perpetuato,immortalato,eternizzato,in una dimensione astorica,atemporale,per assurgere all’universale.Danza e fotografia rappresentano quindi un connubio che,sotto la spinta di una grande passione,assurge a valori artistici,consentendo ad entrambi di sublimare il proprio messaggio.L’immagine in oggetto è in grado di rispondere a questi requisiti?

  2. maurizio tieghi scrive:

    sono da anni frequentatore di spettacoli di danza, in modo particolare quella classificata con l’etichetta “moderna” ed anche il teatro danza, avendo la fortuna di abitare in un luogo dove si mettono in scena spettacoli con la partecipazione dei più importi coreografi mondiali. Questa mia frequentazione, anche come appassionato di fotografia e fotografo, mi portano a conclusioni molto diverse dalle interessanti e circostanziate scritte da Paolo. Per esempio trovo del tutto simile il compito di un danzatore a quello di un musicista, devono interpretare entrambi, chi la coreografia altri lo spartito, sotto la giuda del coreografo e del maestro. Ogni volta l’interpretazione può subire delle modifiche ed in questo caso l’opera diventa un’unicità anche se relativa. Non concordo per nulla sul fatto che la fotografia abbia la capacità di cogliere i momenti irripetibili della danza per il semplice fatto che blocca l’attimo a frazioni di secondo, la danza è movimento! la fotografia congela il movimento! Chi fotografa la danza ferma momenti di transizione dei corpi dei ballerini impegnati in passi di danza, non mostra certamente la danza oppure il ballo.
    Nessuna immagine è in grado di rispondere ai requisiti indicati nel precedente post, serve un video, meglio se in 3d come per esempio l’ultimo film di wim wenders sulla coreografa pina bausch.

  3. Paolo Bonciani scrive:

    Ciò che Maurizio pone in evidenza è pur vero,rimane il fatto che la fotografia può bloccare il movimento ,ma può consentire anche di esprimersi con altre tematiche tipo ad esempio il mosso.Se poi l’immagine dovrà essere sottoposta alla stampa per periodici,giornali ,manifesti ecc… non credo sia possibile farlo attraverso la visione di un filmato.Ritengo le due cose siano ben distinte,ma confermo che la danza la si può rappresentare anche con una singola immagine.Certamente tutto ciò richiede da parte del fotografo,una concreta conoscenza della tecnica della danza,perchè è impensabile cogliere il momento più significativo del gesto senza anticiparlo al momento dello scatto e sopratutto avere una sensibilità particolare nei confronti di quanto sta fotografando(in particolare sarebbe opportuno ogni volta da parte del fotografo, avere un contatto con l’artista,parlare con lui della sua nuova creazione ,assistere alle varie prove per poi esser certi di non lasciare nulla di intentato ai fini della realizzazione di qualche buon scatto).Tutto ciò in modo particolare rivolto ad una etica professionale che impone al fotografo di dover valutare altri numerosi fattori ,quali il taglio,l’inquadratura la luce,ma sopratutto la qualità del gesto stesso.Un danzatore non accetterà mai una foto realizzata con tempi e posizioni errati,sarà invece attratto positivamente da una rappresentazione “creativa”del suo gesto ,se veramente il fotografo dovesse riuscire in questo intento.Per quanto riguarda la prima constatazione ,nel mio pensiero sulla danza(pur sempre opinabile) ho già asserito che un balletto è “codificato” ciò non toglie che l’interprete ,ogni volta, possa apportare anche una minima sfumatura a tutto ciò.Un grande artista del settore dovrà pur avere quel “qualcosa in più” che lo differenzia da tutti gli altri.Chi come me condivide la passione per la danza ed ha la poissibilità per etica professionale di seguirla molto da vicino, apprezzerà in modo particolare tutto ciò che ruota attorno a questo mondo e ricevere una grande gratificazione dal “vivere dal vivo” ogni attimo della creazione.Rimane il fatto che la fotografia rappresenta per la danza un contributo importantissimo.Una bella immagine,rappresenterà un incentivo importante anche ai fini di attrarre verso questo mondo nuovi adepti di Tersicore,non si spiegherebbe altrimenti perchè i danzatori stessi,in modo particolare i più conclamati,mettono la loro immagine in mano ad un fotografo più che ad altri e nel propagandare il loro lavoro scelgono con cura maniacale le foto stesse che dovranno pubblicizzarlo,sia per un manifesto come per un DVD ecc… .Ho fotografato tantissimi dei grandi interpreti della danza in Italia ed all’estero, ho ricevuto persino il Premio Positano per la fotografia applicata alla danza nel 97 ,purtroppo non sono riuscito a fotografarle Pina Bausch,proprio per quel veto e per l’esclusiva che la legava ad un altro fotografo che, secondo il suo parere,meglio riusciva a trarre con i suoi scatti l’essenza lo spirito della sua creatività:Per concludere ,ritengo che video e foto ricoprano un ruolo parallelo per la rappresentazione della danza e sopratutto che l’uno non escluda l’altro ai fini dell’importanza

  4. Mario Burgio scrive:

    “colore avvincente, un attimo particolare selezionato durante
    lo svilgimento di una danza”
    Questo è stato il mio commento; voglio rispondere se mi è
    concesso ai commenti fatti:

    Non ho alcuna pretesa che la mia immagine possa rappresentare valori artistici che fungano da tratti d’unione
    fra danza e fotografia.

    Mi rendo conto che chi vive il mondo della danza, sia esso il ballerino che in questa disciplina si eleva con tutto
    se stesso in movimenti armoniosi che vanno a formare
    le varie fasi d’esecuzione di un balletto, cercando di su-
    perare se stesso; questo avviene dopo ore ed ore di prove estenuanti e faticose, ma sempre, però, sorretto
    dall’entusiasmo e dalla passione;
    dall’altro lato il fotografo di scena, che vive lo stesso
    mondo della danza, momento dopo momento, ma con
    l’occhio dell’acuto osservatore, che riesce a cogliere le
    piccole sfumature, i movimenti e le espressioni, sia dei
    gesti del corpo, sia dei volti dei ballerini che denotano
    tutta la loro tensione e la loro vitalità nel rendere quei
    momenti d’esibizione vivi alla massima potenza.

    Il mio scatto si è svolto durante un momento che seguivo con l’occhio fisso al mirino della macchina foto-
    grafica il movimento di una danzatrice, la quale, aprendo
    il ventaglio che teneva con la mano, mi ha delineato,
    nella mente una composizione geometrica a semicerchio, brillante per la luce e per il colore.

    Nient’altro da dire da parte mia.

    Mario Burgio 12 dicembre 2011

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