Riflessioni sulla Fotografia di Paolo Bonciani

Quaranta anni e passa di frequentazione del mondo della fotografia ancora non sono riusciti a togliermi qualche dubbio sull’effettivo ruolo attribuibile ad essa in campo artistico, sui suoi vari sviluppi e confini, sulla propria evoluzione e sugli attuali limiti e traguardi. Mi capita cosi di sentirmi spesso a metà strada tra il Don Chisciotte della situazione da una parte ed il maledetto toscano dall’altra, colui che ammira tantissimo le grandi innovazioni, la ricerca di nuove frontiere nei confronti della creatività ma nel contempo non rinuncia ad esaltarne i canoni tradizionali di bellezza e sobrietà che troppo spesso, proprio in nome di questa ricerca,sono considerati quantomeno obsoleti,anacronistici ed in un certo senso superati. Fotografare significa scrivere con la luce, ma essenzialmente significa in primo luogo “vedere” anche attraverso gli occhi del proprio animo. La teoria dell’immagine ci insegna che il nostro sistema di percezione visiva è costantemente impegnato,ordinando e sintetizzando, a semplificare la conoscenza del mondo che ci circonda,al fine di consentirci un miglioramento  all’interno di esso. Il compendio,la sostanza di una comunicazione è dato dal rapporto tra ciò che è stato appena appreso, il nuovo, e ciò che fa già parte del patrimonio di conoscenza ed è in eccesso, la cosiddetta “ridondanza”. Un eccesso di novità ci urta, per ignoranza, esattamente come per rifiuto o per noia un eccesso di cose note. L’originalità dell’immagine dipende essenzialmente dalla quantità di esperienza e dal grado di conoscenza di chi osserva. Immagini che riescano ad influenzare fortemente il sentimento,sono generalmente piuttosto rare. Affascinano per la loro non comune bellezza oppure per la loro repellente bruttezza, anche in questo caso,l’intensità del loro influsso dipende in maniera determinante dalla sensibilità dell’osservatore. Uno dei padri della fotografia Edward Weston sosteneva “La fotografia costituisce il mezzo per captare il momento, ma non un momento qualsiasi, bensì il momento importante, il momento unico tra tutti in cui il vostro soggetto è pienamente,rivelato,il momento della perfezione che viene una volta e non si ripete” mettendo l’accento sul tempo,che rimane l’elemento caratterizzante principale della fotografia. In sintesi il luogo può esser rivisitato, i protagonisti possono esser rivisti,ma il momento non si ritrova!

L’avvento della fotografia digitale ha contribuito in parte a stravolgere alcuni di questi principi,ma non certamente la sostanza. La manipolazione delle immagini oggi risulta cosa molto più semplice sotto il profilo tecnico, ciò che un tempo, con le passate tecnologie, era patrimonio di pochi, oggi con i vari programmi di postproduzione dell’immagine è diventato dominio di molti. Nondimeno nel presente come nel passato, non sono molti gli eletti in grado di elaborare l’immagine con competenza, gusto e fantasia. Ritornando alle mie frequentazioni del mondo fotoamatoriale ciò che vedo volgendo il mio sguardo intorno si collega ancora di più a quanto precedentemente evidenziato. Osservando il prodotto medio dei lavori presenti in mostre e concorsi, devo purtroppo rilevare molta improvvisazione,una ricerca quasi costante del lezioso,della elaborazione esasperata, soprattutto del messaggio concettualmente “fumoso” spesso di difficile interpretazione, immesso in circolo per costringere i poveri fruitori a veri e propri voli pindarici,ma che naturalmente fa la gioia di alcuni critici addetti ai lavori  che cosi possono dar spazio alla dimostrazione delle proprie capacità interpretative e della propria “cultura”. Un’opera d’arte, una fotografia deve dare un’emozione, positiva o negativa che sia, non ci deve lasciare indifferenti, la sua lettura dovrà essere preferibilmente immediata, possibilmente intuitiva alla portata di tutti. Le mode, i formalismi sono passeggeri, giochetti tecnici che non riescono a compensare la mancanza di originalità che la foto ricca di suggestione ed emozione sarà sempre invece in grado di riproporci con le stesse sensazioni, mentre l’altro genere di immagini farà la fine del poster,irrimediabilmente sostituito e gettato nel cestino. Purtroppo però, molti giovani alla ricerca di notorietà e successo, seguiranno, come ormai accade da sempre,le mode imperanti, una spirale da cui è estremamente difficile  uscire se non maturando conoscenza, esperienza e consapevolezza nei propri mezzi, non correndo dietro alle sterili mode, fuori dalla  stretta cerchia del circolo del fotoclub, ma ampliando gli orizzonti attraverso l’esempio dei grandi maestri,visitando mostre, frequentando incontri ma anche, in parte, semplicemente navigando sul web dove potranno trovare “pane per i propri denti”.

 Paolo Bonciani dal Periodico Culturale “La Ballata” Incontri con la fotografia -  “Il clic del fotoamatore”

Danza classica 1

danza 3

danza 6 (1)

danza 7

danza  4

Popularity: 1% [?]

Comments (2)

 

  1. maurizio tieghi scrive:

    molto interessante la riflessione di un fotoamatore con quarant’anni di frequentazione. Oggi con internet dopo aver letto l’articolo, tempo cinque minuti d’interrogare un motore di ricerca su cosa sia la fotografia, ho trovato commenti di persone del settore della fotografia che possono “fornire risposte” agli interrogativi esistenziali.
    Da questi ho estrapolato frasi attribuite a fotografi (autori) ed a scrittori (critici), sono tutti notissimi quindi sono certo che è banale classificarli nelle due categorie, ma anche non conoscendoli credo sia possibile dargli un abito di competenza senza per questo risolvere il teorema.

    Un’austera e sfolgorante poesia dal vero. (Ansel Adams)

    La fotografia acquista un po’ della dignità che le manca quando cessa di essere un riproduzione della realtà e ci mostra cose che non esistono più. (Marcel Proust)

    Le fotografia può raggiungere l’eternità attraverso il momento. (Henri Cartier-Bresson)

    Ogni fotografia è un momento privilegiato, trasformato in un piccolo oggetto che possiamo conservare e rivedere (Susan Sontag)

    Il desiderio di scoprire, la voglia di emozionare, il gusto di catturare: tre concetti che riassumono l’arte della fotografia. (Helmut Newton)

    La fotografia non mostra la realtà, mostra l’idea che se ne ha. (Neil Leifer)

  2. I miei 30 anni di frequentazione mi fanno dire che in primis divertirsi con quel che ci piace, poi viene la filosofia che ci sta dietro. Fotografia come riproduzione del reale, come travisamento del reale per raccontare qualcosa di noi, come ricordo di qualcosa che sta sfuggendo e che dopo lo scatto già non è più. In sostanza un tentativo di fermare il tempo e dire: qui io c’ero. Non documentazione del reale, ma testimonianza del passaggio del fotografo e di ciò che ha visto, con la sua unica sensibilità. E col timore che i file, archiviati con sano senso di backup, un giorno potrebbero svanire senza lasciare traccia…

Leave a Reply