Gennai Maurizio – Livorno – Pescatore

544 Gennai Maurizio pescatore livornese

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Comments (10)

 

  1. Enrico Maddalena scrive:

    L’autore ha intitolato questa immagine “pescatore”. E’ uno dei casi nei quali il titolo ci dà una informazione in più rispetto a quanto non ci dica l’immagine. Infatti nessun segno nella foto lascia trasparire il lavoro del soggetto rappresentatovi che potrebbe essere un contadino, un ferroviere, un artigiano e molte altre cose. Il primo piano ci racconta dell’uomo, della sua età, del suo carattere. Il titolo giusto sarebbe stato quello di “Ritratto di …”. L’ambiente ci parla solo del luogo (mare, lago o semplice corso d’acqua) ed il suo rapporto col soggetto è semplicemente quello di sfondo, non vi compare nessun’altra relazione. La torre potrebbe aiutare a collocare geograficamente il posto. La foto è stata virata in seppia. Tale tonalità viene usualmente utilizzata per evocare il sapore di “antico”. Ma qui siamo nel tempo presente, come ci dice sia la foggia, sia il materiale del soprabito che, assieme al copricapo, ci informano del tempo meteorologico.

  2. Fabrizio P. scrive:

    E’ un ritratto ben eseguito nella sua composizione, in un viraggio seppia che ,come giustamente dice Maddalena, richiama all’antico, ma un’antico che qui non trova riscontro, come anche il fatto che questo signore possa essere un “pescatore”, di cui comunque mi fido della parola dell’autore. Ma allora la “parola” diventa l’elemento chiave di questa immagine e non l’immagine stessa che invece fa da supporto visivo. Qui la mia continua riflessione : ma l’immagine puo’ esistere senza la parola? la risposta che mi sono dato fin’ora e’ che un’immagine nata esclusivamente come passaggio di emotivita’ (sono la maggior parte) non richiede della parola poiche’ l’emotivita’ e’ un “linguaggio” naturale che tutti riconosciamo e codifichiamo. Quando un’immagine deve comunicare altro ,oltre l’emotivita’, ecco che subentra quegli altri elementi come la cultura, l’esperienza, la memoria che se non sono allo stesso livello di chi osserva ,ha bisogno di un supporto maggiore per colmare quell’esperienza acquisita dall’autore nel “costruire” l’immagine, e questo supporto e’ la “parola”. Ma qui la “parola” non deve andare oltre l’immagine quindi ,come in questo caso, non deve “mostrare” cio’ che l’immagine non ha.Ciao

  3. maurizio tieghi scrive:

    La comunicazione fotografica offre una percezione più immediata dei suoi contenuti, mostrare una fotografia ad un italiano, ad un cinese, ad un brasiliano non incontra le stesse difficoltà di traduzione e comprensione di un testo. In fotografia non esiste un alfabeto, una sintassi, un codice riconosciuto dalla comunità “guardante”, come per il linguaggio verbale e scritto. Nonostante le intenzioni del fotografo il messaggio viene letto e compreso in tanti modi quanti sono i riceventi, in questo senso la fotografia non è affatto un sistema oggettivo di comunicazione, ma suscitando reazioni emotive, stimolando associazioni, richiamando attenzione, l’immagine rivela il suo reale potenziale di elemento di comunicazione diventando assai più eloquente delle parole utilizzate per darle un significato. Maurizio ha eseguito un ritratto ambientato di un pescatore, di fianco alla fotografia della mia carta d’identità alcune parole riportate indicano che il nome della persona ritratta è Maurizio. Se i miei genitori mi avessero dato il nome Mario quella foto sarebbe risultata più emozionante?

  4. Fabrizio P. scrive:

    @Maurizio : credo che il tuo commento rispecchi perfettamente la prima parte del mio discorso .Cio’ che dici lo condivido poiche’ parli di una parte di percezione che e’, come ho detto sopra, il fattore primitivo che muove la Fotografia , ma direi le “arti” in genere, cioe’ l’EMOTIVITA’. Su questo c’e’ poco da discutere, qui la soggettivita’ prende la sua totalita’ di spazio, ma quando un’immagine deve spiegare un’idea, un concetto, un pensiero scaturito dall’autore attraverso riflessioni, ricerche ,e altro, se tale conoscenza acquisita da quel percorso non fa parte di chi osserva allora l’immagine emanera’ solo la parte emotiva-primitiva (linguaggio, come dicevo sopra e come tu sottolinei ,comune a tutti).Qui l’autore ci dice che quest’uomo e’ un pescatore, ma io non vedo oggettivamente un qualcosa che mi dica che e’ pescatore, allora poteva anche dirmi che era un calzolaio nulla avrebbe cambiato poiche’ l’emotivita’ -primitiva arriva indipendentemente se questa persona era pescatore, calzolaio,postino o altro.Allora dimostrato che il titolo dato lascia il tempo che trova, il tutto si posta alla parte emotiva e qui allora ognuno potra’ dare valore a questa immagine ,in positivo o in negativo, a seconda della propria soggettivita’, quindi diventa un qualsiasi ritratto con una qualsiasi espressione, gesto e luogo. Questo “qualsiasi” porta tale immagine ad essere un semplice ritratto anonimo dove ognuno potra’ dargli un nome, un lavoro.Ciao

  5. Castellani Gioacchino scrive:

    Un buon ritratto ambientato che documenta un momento di vita di una persona, forse pescatore forse no. Quello che non capisco è il mancato intervento con photoshop (se la foto è digitale) su alcune parti dell’immagine. Visto che l’autore ha usato il programma per virare in seppia, perchè non ha tolto quella specie di torre sopra la testa del soggetto ed eliminato anche altri elementi di disturbo? Se si vuole manipolare un’immagine tanto vale farlo fino in fondo o no?

  6. Domenico Brizio scrive:

    Probabilmente il viraggio seppia ha ‘nascosto’ sin qui alla vista un ‘traliccio’ (?) che esce dal copricapo in modo svettante e una struttura di natante (?) che appoggia sulla spalla destra della persona ritratta, e anche un elemento penzolante dalla natura non intrigante che lambisce l’acqua… particolari che ‘mi disturbano’ l’apprezzamento. La forza del viso ai miei occhi perde di intensità. Imho.

  7. maurizio tieghi scrive:

    @Fabrizio
    Rispondo alla tua interessante inserzione non con l’intenzione d’attuare un contraddittorio perchè non mi piace farlo, poi sembra come da riportato che i nostri punti di vista sembrano in gran parte coincidere, mi interessa invece prenderne spunto per una mia personale considerazione di come frequentemente nella fiaf si tenda a giudicare una fotografia, vedasi le opinabili scelte delle opere meritevoli da parte delle giurie dei concorsi, la stessa cosa dicasi per i portfolio o le inserzioni su Foto.it. Quelle che conta quasi sempre è il soggetto ripreso, quasi mai il fotografo di come l’ha fotografato. Questa foto credo sia emblematica per quanto scritto, i commenti sono in sintonia nella difficoltà di constatare che il soggetto sia “pescatore”, senza soffermarsi minimamente sulle motivazioni che ha spinto il suo autore a scattare quella foto a quella determinata persona, mostrandola in bianco & nero virato seppia. Questa seconda parte della frase è a mio parere “la fotografia” mentre il soggetto ritratto ne è la conseguenza. Non si comprende che sia un pescatore perché sono del tutto assenti quelle icone che sono state usatissime nel passato nelle fotografie che ritraevano i pescatori, per esempio con gli attrezzi della pesca, oppure con il pescato, ecc. Quindi posso classificarlo solo se l’autore cade nel retorico, nel già visto. Se fossi un antropologo oppure ancora meglio un etnografo non avrei soverchi difficoltà osservando il ritratto dell’uomo sapiens sapiens di razza bianca, potrei capirlo della rughe della sua faccia per esempio paragonandolo a chi è stato esposto per molte ore al sole ed all’aria carica di sale. Potrebbe anche darsi che sia un pescatore d’anime più che un presunto pescatore di perle, che potrebbe escludere a priori che sia il sig. Pescatore.

  8. Enrico Maddalena scrive:

    “La giuria fotografica”

    Se i tuoi scatti son decenti
    Ti soddisfano, son belli,
    al giudizio delle genti
    se ti piace, porta quelli.
    All’esame, su, dai corso
    Iscrivendoti a un concorso.
    Le migliori foto invia
    Che le osservi la giuria.
    Quando emettono il verdetto
    Ciò che accade è presto detto:
    se sei primo, è evidente,
    la giuria è competente.
    Se al secondo posto stai,
    qualche dubbio forse l’hai.
    Ma se affatto sei premiato
    Senza dubbio s’è acclarato
    Che perfino il presidente
    Ci capisce poco o niente
    Sono sciocchi, deficienti,
    dei somari incompetenti.

  9. Paolo Bonciani scrive:

    complimenti ad Enrico,un po d’ionia non guasta mai,anzi ,personalmente ritengo che tutta la nostra vita e non solo la fotografia dovrebbe essere legata un poco di più a questo concetto.Sicuramente tutto ciò ci aiuterebbe nell’affrontare tutta la serie di problemi a cui andiamo incontro nel quotidiano.Tornando al ritratto dell’amico Gennai,mio concittadino,oserei esprimere una mia ,opinabile,opinione.Una immagine ,per colpirti,per lasciare una traccia nei confronti dei suoi fruitori,deve dare loro qualcosa,quantomeno un’emozione,positiva o negativa che sia.Questa foto mi lascia indifferente,non ha pathos,non mi coinvolge,il soggetto è preso e messo in un ambiente ed in una luce piatta,l’espressione stessa è quella di colui a cui si chiede di posare un attimo,senza alcun tentativo da parte del fotografo ,di carpire,almeno in parte,lo spirito,l’essenza,di colui che sta inquadrando .Nel ritratto o nella figura ambientata questi fattori debbono esser tenuti di conto se si vuole realizzare un’immagine diversa dal solo scatto fine a se stesso.

  10. Domenico Brizio scrive:

    Sulla giuria fotografica

    Orsù pensiamo…. la giurìa
    se di gente omologata è
    per la tua foto non ve n’è…
    E non importa se il presidente
    ha un pedigree così eccellente.
    A lui, e agli altri lì chiamati
    forse importa solamente
    che tu fotografi come altri già premiati.

    Un’idea, non una critica.

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