Massimo Losacco – Silvi Marina (TE) – Stella rossa

548 Losacco Massimo - Stella rossa

Una delle tante barche colorate, in attesa di salpare.
Mi ha coplito questa stella dipinta di rosso fuoco.
Quasi fosse un occhio per vedere nel buio mare della notte, o una buona stella che possa guidarla e riportarla a casa, sempre sana e salva, insieme al suo equipaggio.

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Comments (13)

 

  1. Domenico Brizio scrive:

    La visione delle frequenze di colore di Massimo mi affascina. In questa fotografia, come nelle altre, mi piace il suo modo di rappresentarsi il mondo che lo circonda. E’ un mondo lontano da quegli esercizi di bianco.nero artificialmente educato e contrastato che hanno cominciato a non entusiasmarmi.
    Sarà per questo, sarà perchè la sua lettura del colore è intensa… ma di una dolce compostezza. E’ una immagine significativa.

  2. franca catellani scrive:

    condivido pienamente il commento del sig Brizio, colori forti che ti arrivano addosso composta bene la composizione. forse solo una piccolissima critica-permettetemela un metro piu’ indietro per fare stare dentro al quadrato completamente l’altra barca di dx almeno di 20 cm per non arrestare la visione sulle linee immaginarie che mi conducono nel punto vuoto del mare.( chissà se mi son spiegata bene) ! complimenti

  3. Enrico Maddalena scrive:

    Franca, se dava troppa importanza alla barca sullo sfondo, ne avrebbe fatto il centro d’interesse spostandolo dalla barca in primo piano che avrebbe assunto la funzione accessoria di quinta. Io avrei invece tagliato ancora di più la barca sullo sfondo che ora è tangente al lato destro del quadro. Ma qui è bene sentire che ne pensa l’autore.
    Un saluto
    Enrico

  4. Domenico Brizio scrive:

    Si, tagliando via la parte della barca a destra dove c’è l’alta luce prende più forza la coppia barca con stella-corda: mancando il triangolo di cielo sull’orizzonte sotto la prua, lo sguardo ‘torna’ subito in centro.

  5. Castellani Gioacchino scrive:

    Sono statao a vedere la mostra di Ansel Adams a Modena e sono rimasto incantato ” da quegli esercizi di bianconero artificialmente educato e contrastato”. Le immagini lasciano senza fiato, fotografie lontane un miglio da quelle colorate digitali dei nostri giorni. Eppure sono passati solo 70, 80 anni e la fotografia si dice sia migliorata nella sua espressione formale. Mi domando se l’industria fotografica ci stia prendendo in giro oppure siamo noi che manchiamo delle opportune conoscenze.

  6. Domenico Brizio scrive:

    @ Gioacchino.
    Ognuno ha i suoi incanti, i suoi esercizi, le sue gioie…
    Solo quello che non cambia, se ne va. O rimane storia, semmai.
    Ho ‘visto’ Adams in mostra due volte negli anni ottanta:ho pensato che se avesse avuto a disposizione una tecnica colore sopraffina forse sarebbe stato diverso. L’ho pensato. Rimane il fatto dell’artificialità, del contrasto, ecc. che se frequenti la Natura puoi capire quanto siamo distanti… imho.
    L’industria fotografica ha interesse a vendere mezzi, e, inho, poco si preoccupa del resto.

  7. maurizio tieghi scrive:

    Ansel Adams ha fotografato per decenni a colore, molti meno anni in bianco&nero. Preferiva mostrare le sue foto in quest’ultimo modo perchè era certo di essere un maestro indiscusso in questa tecnica che lui concepiva come arte.
    Andare a vedere una mostra del maestro del bianco & nero come quella di modena è come assistere ad una esposizione di quadri di uno dei tanti grandi pittori del rinascimento, si assiste ad un tassello importante che insieme a tanti altri hanno creato la storia della fotografia come nel primo caso, oppure quello della pittura nel secondo. Ma si tratta del passato remoto per entrambe le forme d’arte.

    Chiesa, Sunrise, Ranchos de Taos, New Mexico, 1948
    In un saggio del 1962 che descrive i suoi sforzi di colore, Adams notato l’ironia delle nostre percezioni circa i due media. “Non vi è poca o nessuna ‘realtà’ nel neri, grigi e bianchi sia della informativo o espressiva e nero immagine in bianco”, ha scritto, “eppure abbiamo imparato a interpretare questi valori come significativo e ‘reale’. ”

    Read more: http://www.time.com/time/photogallery/0,29307,1932762,00.html#ixzz1hjnRvJJR

  8. Enrico Maddalena scrive:

    Adams è un grande. Egli è stato un padrone della tecnica e non uno schiavo come lo sono in molti. Col suo sistema zonale, col paziente lavoro in camera oscura, oltre che nella straordinaria cura che poneva nelle riprese, egli metteva la tecnica al servizio dell’arte. Sapeva innanzitutto vedere e poi portare su carta le sue incredibili visioni. Una foto riuscita non è una foto che riproduce “fedelmente” la realtà, ma quella che riproduce la nostra visione di quella realta. Che è poi quello che conta, poiché non credo esista una realtà “oggettiva”.

  9. Castellani Gioacchino scrive:

    Maurizio
    non penso affatto che la fotografia di A.Adams appartenga al passato remoto ne che sia sorpassata. Quando davanti a delle immagini si rimane incantati per la loro bellezza il loro valore rimane attuale, soprattutto se confrontato alle immagini digitali di oggi che, nonostante i milioni di pixel, non reggono ancora il confronto con la “vecchia” pellicola. Certo ognuno di noi ha le sue preferenze e i suoi gusti, ma la qualità formale dell’analogico è indiscutibile come pure la sua difficoltà operativa. Ma questo invece di essere un difetto accresce il valore qualitativo dell’immagine e del fotografo.

  10. Domenico Brizio scrive:

    @ Gioacchino
    Sono sufficienti ‘qualità formale’ e ‘difficoltà operativa’ ad accrescere il valore qualitativo di un’immagine? Non credo perchè altrimenti più ci riportiamo indietro verso il 1826 più aumentano le difficoltà operative e… il valore qualitativo e parimenti più andiamo verso il digitale – che non regge ancora il confronto – più… suvvia…

  11. Sara Perotti scrive:

    Complimenti per questa Foto, Massimo, è davvero bella! Mi piace il punto di vista non usuale e l’insieme di colori che non stonano tra di loro ma anzi rendono l’immagine di una morbidezza incredibile! Davvero una Lettura del Momento molto interessante…

  12. Massimo Losacco scrive:

    Comincio con il ringraziare gli intervenuti per i graditi commenti e per essersi soffermati a scrivere il loro punto di vista. Certamente si poteva fare di meglio ed i consigli sono sempre bene accetti. Purtroppo a lato della barca (quella al limite dell’inquadratura) c’erano elementi di distrurbo i quali mi hanno portato a dover tagliare “stretto”. Purtroppo non amo i tagli e le forzature in photoshop e quindi avevo due strade da percorrere, la prima era quella di inquadrare nel modo che avete visto e la seconda, come giustamente riferisce Enrico, di riprendere solo una porzione della barca, lasciando il resto all’immaginazione. Avendo comunque già tagliato una delle due imbarcazioni ho deciso di conservarne per intero almeno una, e quindi ho scelto la prima opzione. In questo caso la fune parte dal centro dell’immagine ed a mio modesto parere conferisce un maggior senso di equilibrio alla scena. Per il resto mi accontento che vi sia piaciuta e vi abbraccio amichevolmente

  13. Roberto D'Alesio scrive:

    La foto mi piace molto, ma io, più che occhi per vedere o stelle che guidano vedo la bandiera della Yugoslavia

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