Giuseppe de Matteis – Cesenatico (FC) – L’anno che verrà

552 De Matteis Giuseppe l'anno che verrà

E’ la fine di questo 2011 ed io mi sento così, piccolo piccolo ad osservare uno sgranato infinito e cercando di capire da quale parte dell’orizzonte voglio posizionarmi. Ciononostante non mi sento solo, c’è qualcuno ancor più piccolo di me che mi dona amore e mi guarda le spalle.
Un luminosissimo 2012 a voi tutti.

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Comments (6)

 

  1. Loris scrive:

    Hai ragione Giuseppe, ci si sente tutti o quasi, piccoli e nudi!
    Loris

  2. maurizio tieghi scrive:

    lunga prefazione dell’autore sulla sua piatta fotografia, meritava tanta letteratura? tra poco anche la fotografia sarà in 3d dopo essere passata dall’hdr è tutto non sarà più come prima, rimarrà solo la nostalgia di come era meglio prima, prima del 2011, prima dell’evento del digitale, prima del colore, prima del sonoro (vedasi il carinissimo film The Artist uscito nelle sale in questo periodo). L’omino non è nudo ma in costume da bagno magari griffato, il cane è nudo ma non si vede, nella foto si intuisce come sempre la presenza del fotografo fuori campo. io ho guardato con attenzione la scena e per questa volta mi è sfuggito il qualcuno che guarda alla spalle e protegge il fotografo che guarda alle spalle l’omino ed il cane che guardano alle spalle l’orizzonte.

  3. Giuseppe de Matteis scrive:

    Loris e sig. Tieghi, grazie del passaggio e della critica che comunque resta sempre un motivo di crescita, ma mi preme sottolineare delle precisazioni a riguardo di questo mio primo, e penso ultimo, post.
    Premesso che fondamentalmente non avrei mai voluto inserire alcuna prefazione o didascalia che si voglia perchè penso che debbano essere le immagini e le emozioni (se ce ne sono) a parlare, ma è un requisito necessario per postare, per cui mi sono impegnato ad annotare delle riflessioni appartenenti al critico periodo che attraversiamo, augurandomi/vi un futuro migliore.
    Come dicevo non mi piace blaterare sulle foto, tantomeno spiegarle in qualche modo, ma tant’è…
    Il signore che vedete in foto, tutto potrà avere dalla vita, fuorchè un costume griffato. E’ una persona straordinaria, un poeta, un artista che non ha bisogno di essere al passo con l’hdr o il 3d. D’altronde l’arte è solo linguaggio e non mera e pedissequa tecnica.
    mi stava raccontando, alla fine della scorsa e infinita estate (in realtà era l’inizio di ottobre), della provenienza dei pensieri e mi chiedeva se per me arrivassero da sopra o sotto l’orizzonte. Strani gli artisti, eh? e poi mi ha mollato lì sotto a un pergolato a trovare una risposta (che ancora non ho) e se n’è partito per gli scogli con il fido vladimiro. E la foto appartiene a quel momento.

    Per quanto riguarda chi guarda le spalle al sottoscritto, semplicemente non fa parte dell’immagine, penso fosse facile da capire. Come dice un maestro della fotografia italiana, che penso lei conosca perchè del suo stesso e nobile lignaggio (anche se non vedo neanche una sua pubblicazione tra la pletora di trofei che neanche il Barcellona), ciò che si decide di escludere da una foto ha eguale importanza da ciò che si è incluso perchè ne aumenta mistero e immaginazione. E’ una questione di scelte. Ok, qui per lei non ce n’è, ma, come ho premesso, volevo giusto augurare un buon anno a tutti. Pertanto, sig. Tieghi, la domanda che mi sorge spontanea è: se ad un augurio lei regisce in tal maniera in cosa si trasforma dinnanzi ad un’offesa?

    la saluto cordialmente
    Giuseppe Rosichini

  4. maurizio tieghi scrive:

    @Giuseppe
    Il tuo intervento a difesa della tua fotografia è comprensibile e giustificabile ma ci racconta di una sola verità: la tua. Ricordo inoltre che le foto ed i commenti prima di essere pubblicati devono essere considerati idonei dalla redazione del blog. Riporto comunque di seguito alcune parole tratte da scritti, che ho in questo momento sul tavolo, di Saussure, F. Vaccari, W. Benjamin e S. Bicocchi che trattano l’argomento. “Ogni fotografia è scattata in seguito ad un’aura sentita dal fotografo, il quale cerca di catturare nella foto l’immagine capace di rappresentare l’ ”emozione” da lui provata. La fotografia può rendere visibile l’aura provata dal fotografo, e quindi in essa l’aura diventa oggettiva, per questo emoziona il lettore. Il fine inconscio di ogni fotografia è pertanto quello di comunicare, con la materialità del significante, un’aura condivisa tra fotografo e lettore. Segno=significante/significato Fotografia=immagine ottica/concetto. L’algoritmo di Saussure è vero quanto tutti i termini sono noti”.
    Nella tua fotografia per quanto mi riguarda non ho trovato questa relazione. Potrebbe trattarsi di un mio limite di questo ho coscienza, infatti cerco di ampliare la mia conoscenza nel settore chiedendo aiuto ad altri come i nomi citati in precedenza per esempio. Trofei più del barcellona dicevi, mi sono limitato ad indicare gli ultimi due anni, la situazione si è ripetuta in modo similare anche nei venti anni precedenti, io mi limito semplicemente a partecipare qualche volta, il giudizio finale viene sempre stabilito dalla giuria.

  5. Fabio Panzavolta scrive:

    L’uomo col suo cane rimane molto piccolo rispetto al paesaggio aumentando, a mio avviso, la sensazione di solitudine. Le nuvole nel cielo presagiscono un futuro un pò incerto e denso di problemi, il mare calmo e piatto ne esalta il silenzio e mi porta a meditare….
    Nemmeno io ho una risposta al tuo quesito ma credo che i nostri pensieri siano il frutto; della nostre esperienza di vita +l’interazione delle persone con le quali veniamo in contatto+il paesaggio che ci circonda….ma forse!
    Bella foto

    Fabio Panzavolta

  6. franca catellani scrive:

    Una immagine che rende solo la piccolezza dell’uomo nell’infinità dello spazio.
    In questa immagine non colgo pero’ quella aura quella famosa aura che fa emozionare e che dovrebbe far immaginare qualcosa di oltre a cio che si vede. In questa foto c’è un rispetto rigoroso della divina proporzione come diceva Leonardo, nell’aver collocato il soggetto cane e persona in basso dx
    Sento citare sempre piu’ spesso la parola ” emozione “”come giustificazione da qualunque fotoamatore per il semplice fatto di aver scattato appunto sotto emozione una immagine che lui sente molto . ma la capacità di arrivare al lettore che non ha vissuto quel istante , è sempre difficile. (questa ultima riflessione non è legata all’autore in questione ma in senso piu’ ampio frequento un circolo e sento sempre questa parola troppe volte. ma forse è un mio limite forse pretendo troppo , sono molto molto poche le fotografie singole che mi possono emozionare

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