VIETATO CAMBIARE – CONCORSI E REGOLAMENTI

Mi piacerebbe conoscere pareri  su quella parte del
regolamento concorsuale che impone, una volta mandata una foto a un
concorso, di non cambiarla più. L’autore in qualche modo perde il
diritto a rivedere una sua creazione per il solo fatto di averla
inviata a un concorso. L’esigenza sembra essere quella di non
spiazzare le giurie. Oppure di invitare il fotografo a fare una scelta
definitiva, bn o colore e non giocare poi a suo piacimento su una
insicurezza di fondo nella scelta. Erano problemi assenti in tempi
analogici quando una volta caricato il rullino eri vincolato fino alla
trentaseiesima posa. Ma può un regolamento impedire all’autore di
rivedere se stesso e ripresentare una propria creazione in forma
diversa? O non sarebbe meglio lasciare alle giurie il compito di
valutare liberamente di volta in volta se trattasi di inutile e
ridondante riproposizione di una idea che ha già dato oppure di una
creazione così significativa da poter essere valutata ex novo?

Giovanni Firmani – Viterbo

Risponde  Marco Zurla – Direttore Dipartimento Concorsi FIAF

La  disposizione in oggetto riguarda l’immagine che si invia ad uno dei 30/40 concorsi patrocinati annualmente dalla FIAF.  Per ogni altro tipo di concorso od altro utilizzo l’autore è assolutamente libero di effettuare, alla propria fotografia, qualsiasi modifica.

Ogni opera, che non può essere presentata due volte allo stesso concorso, può essere inviata a tutti i concorsi patrocinati (sia come stampa che come file) sino ad esaurimento dei concorsi disponibili.

Come dipartimento (con l’aiuto dell’incaricato all’inserimento dati in Statistica, ma anche su segnalazioni di altri autori) abbiamo verificato che in molti (almeno 200 autori accertati) hanno dapprima sfruttato l’immagine con determinate caratteristiche, ed esauriti i concorsi ai quali presentarla l’hanno riproposta in versione diversa (solitamente da bianconero a colore e viceversa, ma anche riflessa, cambiando taglio, montando parte di essa su altre immagini e così via) comportandosi in modo eticamente scorretto, cercando e riuscendo quasi sempre a trarre in inganno le giurie. Considerando che un giurato non può, per regolamento ed annualmente, prendere parte a più di tre giurie (nella maggior parte dei casi la presenza è una sola), è impossibile lasciare ai suoi componenti, come Lei asserisce, il compito di fare controlli o libere valutazioni.

In definitiva qualora una fotografia sia stata accettata per la prima volta ad un concorso, con un suo titolo identificativo e con proprie caratteristiche, si è ritenuto opportuno che la stessa debba proseguire il cammino concorsistico senza alcuna alterazione.

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Comments (9)

 

  1. Ringraziando per la risposta, espongo la mia idea: mai più di un concorso per una foto premiata. Parlo ovviamente di concorsi patrocinati

  2. Domenico Brizio scrive:

    Non conosco il mondo di concorsari, ma certo conoscere che ’200 autori accertati’ hanno presentato foto in 30-40 concorsi mi viene in mente che deve essere un lavoro premiante, per i concorsari e per i giurati.
    Voglio con questo dire: ma davvero il premio e con esso la ricerca di un assoluto estetico è il fine della Fotografia?

  3. maurizio tieghi scrive:

    pigiando sui tasti spesso le lettere lette sono diverse da quelle pensate, sono certo che se avessi scritto io la domanda che ci pone Domenico sugli schermi sarebbe apparsa in questo modo: Voglio con questo dire: ma davvero il premio e con esso la ricerca di un assoluto estetico è la fine della Fotografia! Cambiando una sola vocale e un punto varia il senso dell’intera frase. Quale delle due è più “vera”?

    Io sono sicuramente tra ‘200 autori accertati’ anche se in assoluta buona fede, sono un creativo quindi la fotografia singola (la matrice inviolabile e non quella una e trina) è una base di partenza per poterne creare infinite altre, bianche, gialle, bianco&nere, ecc. Se questo crea imbarazzo e difficoltà ai giurati dei concorsi per la statistica FIAF mi scuso di averlo fatto nel passato. Sul numero 200 ho qualche perplessità, non ho la minima idea di quanti siano i praticanti del mondo dei concorsari (usato da tanti fotoamatori in senso dispregiativo…) però duecento lestofanti è un bel numero e non mi fa sentire solo, ma la cosa veramente carina che sull’ultimo annuario fiaf non arrivano a quel numero tutti i soci in statistica! Quindi mi chiedo se sia una pratica usata da tutti quanti, oppure?

  4. Fabrizio P. scrive:

    Che male parlare dei concorsi!!!!! per altri e’ un bene ai fini di un premio (spesso si punta sul denaro, chiamali stupidi!!!) che alla fine sembra dare quella carica che permette di pensare di essere qualcuno che esce fuori dalla massa, ma purtroppo non e’ cosi’. Il concorso in se’, per me, dovrebbe essere spunto si di premiare la foto piu’ vicina all’entita’ della giuria (molti concorsisti studiano addirittura il tipo di giuria per veicolare meglio determinate immagini),ma la giuria dovrebbe dare anche spiegazioni sulla scelta non solo attraverso la tecnica, ma anche .e soprattutto .del contenuto. Se ci fosse quest’ultimo giudizio credo che molte foto premiate sarebbero escluse e quelle lasciate nel dimenticatoio, solo perche’ la giuria non ha un grado culturale da poter capire il contenuto ,sarebbe valutate diversamente. Anche questo e’ un’argomento molto delicato e che porta solo al miraggio dei premi e non ad una “costruzione” intelligente per far crescere.Questo e’ il mio parere. Di conseguenza e’ ovvio che chi ha una foto vincente sotto l’aspetto tecnico (giudizio non soggettivo, ma oggettivo anche se poi spesso il risultato tra diverse giurie e’ sempre diverso…chissa’ prche’?) cerca di proporlo in tutte le “salse” possibili (colore, b/n,collage,desaturato etc…chi ne ha piu’ ne metta e questo dovrebbe forse essere scambiato per creativita’? Ecco perche’ l’arte ,la Fotografia in Italia vive di ricordi. Fabrizio P.

  5. maurizio tieghi scrive:

    nel mondo limitato della fotografia amatoriale è noto ci siano solo due tipologie di fotografi: chi cerca la fotografia davanti a se e gli altri dentro di se. Ma è anche vero che si possono classificare in altre due categorie ben distinte: chi parla bene dei concorsi e male delle giurie (quelli che qualche volta vincono ma vorrebbero farlo sempre e quando capita è la giuria incompetente) chi parla male dei concorsi semplicemente perché le loro foto non sono mai state premiate (è sempre colpa della giuria e degli altri concorrente che utilizzano infiniti trucchetti e pianificano perfide strategie) e si sono stancati di parteciparvi.

  6. Il tema era: può un concorso decidere che una foto non vada più modificata dall’autore? Nn voleva essere una discussione sui concorsi, su chi partecipa e sulle giurie. Sappiamo tutti che si tratta di un gioco (il concorso) anche se qualcuno lo prende troppo sul serio

  7. Fabrizio P. scrive:

    Per rispondere a Tieghi, dico che non sono uno che disprezza i concorsi perche’ partecipandovi potrei non aver mai “vinto” , anche se in realta’ nno e’ cosi’, non sono uno che dice che la giuria e’ incompetente solo perche’ non e’ passata una mia foto (ho fatto parte di giurie fotografiche non ufficiali). Invece sono uno che immediatamente ha capito cio’ che giustamente Firmani dice e cioe’ che e’ un “gioco”. Ma quando ho smesso di partecipare a concorsi e solo perche’ sentivo l’esigenza non di giocare, che e’ lecito nulla da eccepire per chi ama giocare, ma di imparare a capire che non avviene nei concorsi, ma questo non toglie nulla al fatto che ci si debba anche divertire. A Firmani volevo invece dire che in parte gli ho risposto . Dico in parte perche’ non conosco il regolamento che stabilisce se una foto puo’ partecipare a piu’ concorsi anche modificandola. Dico solo che se questo viene permesso siamo sempre nell’ambito del “gioco”.Ciao

  8. maurizio tieghi scrive:

    Giovanni@ l tema era: può un concorso decidere che una foto non vada più modificata dall’autore?

    Marco Zurla@ In definitiva qualora una fotografia sia stata accettata per la prima volta ad un concorso, con un suo titolo identificativo e con proprie caratteristiche, si è ritenuto opportuno che la stessa debba proseguire il cammino concorsistico senza alcuna alterazione.

    I concorsi sono un gioco ma la questione trattata è molto seria, quando si gioca bisogna rispettare le regole, direi che al riguardo nessuno dovrebbe nutrire dei dubbi, se non stanno bene le regole vigenti o si cambiano oppure non si partecipa al gioco.

    Giovanni chiede se un concorso (direi che detta le regole dei concorsi) può decidere che un autore non deve più modificare una sua foto pena squalifica.

    Marco precisa che la foto presentata, identificabile da un titolo (?) e dalle sue caratteristiche (??) da quel momento in poi non debba subire alterazioni (???).

    Mi chiedo quali siano le caratteristiche che rendono identificabile una fotografia, più ci penso e meno risposte sensate mi rimangono nella mente. Se io eseguo una raffica di scatti, per esempio ad un’architettura che rimane notoriamente immobile, ho fatto un’unica fotografia oppure tante quante mi consente la fotocamera? Mi si dirà seguendo la regola della Fiaf che deve essere considerata una sola foto, ma quale di queste diverse istantanee è LA FOTO? LA MATRICE? la prima o l’ultima? oppure? credo d’intuire che non conta cosa ha voluta fare il fotografo ma solo le caratteristiche identificative delle foto. Ora se apparentemente le caratteristiche delle varie sono tutte simili, vedi il palazzo rimasto per qualche secondo immobile, è una sola fotografia! L’autore di una fotografia credo che debba essere assolutamente arbitro delle sue immagini, decide lui e solo lui se sia il caso di “alterare” un suo lavoro. Facendo questo crea sicuramente un’altra fotografia diversa dalla prima! Può essere un’immagine ripensata e rifatta in bianco&nero di una precedente a colori, ma è un’altra fotografia. Può essere somma di più parti di altre fotografie, ma è un’altra fotografia. Può trattarsi di una nuova immagine ottenuta usando metodi sia digitali che analogici per modificarne alcuni parametri iniziali, ma è sempre un’altra fotografia.
    Mi fa specie che prevalga in queste valutazioni di più l’aspetto prettamente burocratico, amministrativo, organizzativo piuttosto che considerare la fotografia come una libera espressione artistica del suo autore.

  9. @ M. Tieghi “Mi fa specie che prevalga in queste valutazioni di più l’aspetto prettamente burocratico, amministrativo, organizzativo piuttosto che considerare la fotografia come una libera espressione artistica del suo autore”.

    Infatti per me il rischio è questo: più un’esigenza di titelare dallo spiazzamento le giurie che non lasciare libertà o creatività agli autori. Penso che per limitare gli abusi da parte degli autori pluripremiati ci possano essere altri meccanismi, come quello di incentivare gli inediti o incrementare i concorsi a tema

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