Roberto Depratti – Castellarano (RE) – Aloni interiori

583 Roberto Depratti Aloni interiori

Il pensiero che spazia tra l’essere e ciò che potrebbe …essere. In questa ampiezza si agitano certezze e paure. Il bene contrapposizione del male e viceversa ……

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Comments (16)

 

  1. Sara Perotti scrive:

    Bella, mi piace!

  2. Paolo Bonciani scrive:

    Arridaglie con i voli pindarici,belle parole certamente ma,in sostanza,il fotografo in questa immagine ci ha messo ben poco di suo. In considerazione ai problemi filosofici sollevati ,potrei usare un eufemismo se mi è consentito. Invece di dire chiaramente al mio prossimo che mi sta annoiando potrei usare dei termini più accattivanti,tipo”appropinquati o villico,che le perpendicole,per lo troppo equitar,son divenute prolisse…”Suona certamente meglio e può farmi apparire ,perchè no, un poco più eccentrico ed acculturato..la sostanza però non cambia!.

  3. Enrico Maddalena scrive:

    La foto di Roberto pone un interessante quesito: “La riproduzione di un’opera, è anch’essa un’opera?

    Possiamo analizzare l’oggetto fotografato e possiamo analizzare la fotografia.

    L’oggetto fotografato

    È un lavoro interessante in quanto convivono sullo stesso supporto tre medium:

    1. la scultura

    2. il disegno

    3. un testo scritto, anzi manoscritto

    Tre modi di comunicare che qui sono stati sovrapposti dall’autore per esprimere un qualcosa in più di ciò che esprimerebbe da solo ogni elemento. Un insieme organizzato è più della somma delle sue parti.

    Non si tratta di un soggetto naturale, come un ritratto ad una persona in carne ed ossa o un paesaggio, si tratta di un soggetto artistico, frutto della creazione di un autore. Un’opera scultorea, tridimensionale, prima scolpita dallo scalpello e poi dalla luce. Un disegno bidimensionale in cui il chiaroscuro suggerisce fortemente i volumi. Delle righe scritte, un codice che evoca pensieri ed immagini direttamente nella mente di chi lo legge.

    E fin qui la fotografia è stata trasparente: ci ha mostrato il referente, ciò che era davanti all’obiettivo.

    Spostiamoci ora sull’immagine che ha un altro autore, un autore diverso: Roberto

    4. Ci troviamo ora di fronte ad un quarto medium: una fotografia.

    Mentre i primi tre medium hanno richiesto del tempo per essere prodotti ed uno strumento guidato dalla mano dell’artista/scrittore, l’immagine prodotta da Roberto si è formata tutta insieme, in una frazione di secondo alla pressione del pulsante di scatto.

    Quella fotografata è un’opera unica, con una sua precisa collocazione spaziale.

    La foto di Roberto che quell’opera rappresenta, è invece duplicata quasi all’infinito, moltiplicata tante volte quanti sono i monitor dei computer sintonizzati su di essa e localizzata in tanti luoghi diversi.

    Dalla triade originale, Roberto ha sviluppato una tetrade.

    Pura e fredda riproduzione? Impersonale impronta del reale? Non credo. Il fotografo è come il cacciatore. Quando questo preme il grilletto, del piombo viene proiettato in avanti verso il bersaglio. Ma contemporaneamente il fucile è proiettato all’indietro sulla spalla di chi lo imbraccia. Quando il fotografo preme il pulsante di scatto, nell’immagine che ne risulta non c’è mai solo il soggetto; quel click vi porta dentro anche il fotografo.

  4. Roberto Depratti scrive:

    Per prima cosa ringrazio la redazione che pubblicando la mia immagine ha già confermato un certo interesse a proporre un dibattito ……

    PAOLO BONCIANI – ……mi rivolgo in II persona dato che condividiamo la medesima passione, almeno la mia passione fotografica tende ad andare oltre i luoghi comuni e mi dispiace dover andare contro la tua asserzione che a differenza della mia foto che non hai interpretato in modo profondo rimanendo a canovacci assai superficiali. Ovviamente questo è il mio giudizio.
    Vedi l’immagine sviluppa sicuramente tematiche trite e ritrite ma perchè non poter dare una mia interpretazione attraverso un post fotografico “Conceptual”. L’immagine, ti assicuro, non è assolutamente frutto di uno scatto visto e cliccato, non è mia consuetudine. Intanto ho giocato con l’inquadratura stringendo ed inclinando per far si che uscissero ombre e chiaroscuri che diversamente avrebbero fornito una immagine piatta, sbiadita ….anonima.
    Ora se sei infastidito dal tema il problema non è certo il mio …se non sono riuscito a rendere interessante il post allora è una cosa diversa però cerchiamo di interpretare bene la scena e ciò che vuole rappresentare …..GRAZIE.

    NOTA – La fotografia è racconto di ciò che in un determinato momento un autore o autrice sente di dover comunicare ….in particolare la fotografia di concetto acuisce questi valori e su di essi bisogna argomentare.

    ENRICO MADDALENA – il tuo intervento Enrico mi arricchisce poichè mi fornisce nuovi elementi su cui riflettere. Il commento (qualunque fosse stato il risultato positivo o negativo), per come è stato impostato, mi ha dato elementi preziosi attraverso cui poter intervenire in avvenire su alcune impostazioni. Mai dire infatti di essere arrivati, in tutto ci vuole sempre una gran dose di umiltà e rispetto verso chi ha il coraggio di proporre.

    A presto!!

  5. franca catellani scrive:

    Due geni a confronto disegno e scultura due artisti geniali “ Cellini disse la Scuola del mondo “ Spero di non sbagliare ma il disegno dello studio anatomico di Leonardo Da Vinci ? sul viso scultoreo riconoscibile “”IL David”” di Michelangelo
    I due geni , che nel loro percorso artistico,preparavano ,studiavano ,affinavano, le idee sulla carta e sulla pietra ,–Il confronto nella Battaglia di Anghiari -la storia li mette antagonisti ma simili nella ricerca e nella genialità
    In un solo scatto fotografico Roberto racconta le assonanze le differenze di due geni ,cosi’ come i due artisti fissavano nei loro disegni le idee, Roberto ha fissato l’idea fotografica ,il suo pensiero artistico.

    Mi piace molto anche il b/n e mi piace sopratutto l’analisi di Enrico Maddalena ,io imparo sempre molto

  6. Roberto Depratti scrive:

    Franca Catellani – Grazie Franca per il tuo intervento che condivido …in particolare per quanto riguarda le segnalazioni che Enrico ha voluto lasciare.

  7. Paolo Bonciani scrive:

    Gent.mo amico,lungi da me il fatto di non voler apprezzare i tuoi sforzi ed il tuo lavoro .Da che mondo e mondo rimane difficile trovarsi tutti della stessa opinione sulla lettura dell’immagine e quindi ti ho espresso la mia.Probabilmente sono io al di fuori del contesto,ma non si può pretendere di cambiare la visione della fotografia da parte di uno(che sarei io)che per primo lavoro ,quarantanni fà ha trascorso quasi un mese in una discarica per accattivarsi le simpatie o meglio per spiegare ai personaggi che la animavano,la serietà dei miei intenti ,oppure andava con il grandangolo sotto i pugni stretti degli attivisti di lotta continua,rischiando fotocamera ed incolumità ,il tutto con il desiderio di documentare la realtà.Certamente questo settore del reportage rappresenta solo una branca della fotografia ed è giusto che altri individui ,sempre con la stessa passione,effettuino altre scelte.Io stesso adesso mi interesso di foto di scena ed ho abbandonato il reportage,anche perchè non ce la farei più ad affrontare problemi od a darmela velocemente a gambe.Rimane il fatto che,(sempre a mia modesta opinione) quando osservo un immagine forte intensa ,ricevo la stessa senzazione positiva o negativa,ma pur sempre un’emozione, anche dopo quarantanni.Quando mi sposto sulla foto concettuale non ho gli stessi imput,anche se mi sforzo ogni volta di apprezzarne i risvolti.Sempre a conferma del mio carattere di maledetto toscano sono più incline ad apprezzare l’arrosto invece del fumo e…nel nostro ambiente amatoriale fumo e polverone sono all’ordine del giorno.All’insegna dell’utopia desidererei che la critica fosse quantomeno egualitaria per entrambi i settori,ma noto che la mia posizione è ormai reputata spesso antiquata e superata,oggi occorre percorrere la strada verso nuove frontiere attraverso messaggi quantomeno di non facile comprensione.Insegno foto da anni ed ho messo spesso i miei allievi di fronte ad immagini concettuali,poi mi sono interessato all’esame da loro fornito sul lavoro che stavano osservando, ne è venuto fuori una bella babele di opinioni,tutte interessanti ma mai univoche.Giusto cosi,in fondo ,il nostro modo di leggere dipende dalla nostra esperienza ,dalla nostra cultura che naturalmente si differenzia per ognuno di noi.Del resto questo succede anche per i critici più acclamati,sai quante volte hanno letto il messaggio in netta contraddizione a quanto l’autore voleva esprimere.Certo una persona con un bagaglio culturale elevato ed una buona affabulazione è sempre in grado di girarti,perdona l’eufemisno ,la frittata.Per concludere caro amico io continuerò per la mia strada scegliendo W:Eugene Smith come il suo grande idolo(un fotografo che si fà massacrare di botte,pur di denunciare al mondo le malefatte della società,svolgendo il suo lavoro come una missione,si merita ben altro!)agli altri amici lascio libera scelta di percorrere altre strade anche se ogni tanto(sarà colpa dell’arteriosclerosi?) mi perdoneranno se sbotto quando vedo cose che non corrispondono al mio modo di vedere e di pensare.

  8. Roberto scrive:

    Caro amico,
    mi compiaccio per il fatto che la nostra amata FOTOGRAFIA abbia così importanti estimatori che per oltre 40 anni si accalorano per supportarla e perchè no rinnovarla. La stessa tecnica digitale ha sconvolto molto (in particolare nel momento di avvento e con il perfezionamento raggunto ) per poi pian piano riallinearsi al mondo che altri chiamano “Analogico”. Al riguardo io continuo appunto a parlare di tecnologia variata nella certezza che la fotografia è un qualcosa che parte da dentro sia esso CONCEPTUAL sia esso altro genere. Ovviamente nel REPORTAGE in senso stretto molto dipende dalla tematica che ci si prepara a descrivere …..se si è dentro una discarica, per descrivere cosa l’ambiente va ad impattare ….beh prima si cerca di essere pratici e realisti poi magari si riesce anche a tirar fuori lo scatto da urlo ma solo ….dopo.
    Mi sembra di non essere il solo a giocare con le parole e con l’ironia …..salterellando con l’eufemismo …..bella la lingua italiana con tutte le “Cromie” e le tonalità che mi riportano al MIO CARO BIANCONERO.
    Ognuno deve rimanere della propria opinione se ciò è fortemente radicata ma mi preme sottolineare che i contest CONCEPTUAL sono dei veri bacini di idee e i merito la bellezza sta nel promuovere cose che magari possono essere – ripeto – trite e ritrite ma in una modalità diversa. Se l’immagine postata non ha sortito effetti o emozioni positive da parte tua mi dispiace ma d’altra parte ti confido di non stracciarmi le vesti ….come dicevano i latini: TRANSEAT, io aggiungo AMEN.
    Tornando alle tematiche ripetitive della serie, cito testualmente: “ARRIDAGLIE ……” in base alle tue considerazioni non dovrebbero essere più eseguiti scatti di albe o tramonti e ….aggiungo …..immagini di scene teatrali, dato che tutto sommato il palco è quello cambiando gli attori ………
    Ripeto i base alle tue asserzioni, che non condivido. Pertanto, caro amico, se tu rimani delle tue idee maturate attraverso una fotografia 40nnale, che rispetto, io rimango legato a ciò che più mi piace fare e proporre: a volte prenderò buoni commenti, a volte negativi, sperando che si possa mantenere ad alti livelli il rispetto verso chi vede le cose in un modo diverso, magari senza pontificare e avendo la capacità di coinvolgere arricchendo un forum che, di base, cerca di agganciare numerose persone che propongano idee attraverso immagini. Sarebbe buona cosa che queste persone (non parlo di me abituato alla critica positiva e negativa, essendo a mia volta in grado di criticare in modo costruttivo) possano essere motore di dibattito ampio su cui costruire anche rapporti amichevoli (perchè no) evitando di ripristinare l’antico patibolo.

    ULTIMO: W:Eugene Smith ……grande personaggio, nel mio piccolo i miei ispiratori sono Cartier Bresson e un uomo SPETTACOLARE nel suo genere, con la capacità di giocare (nel suo BW) con la luce ambiente, parlo di Vasco Ascolini, attualissimo con la sua ricerca che porta avanti da molti anni …a lui il mio saluto.

  9. maurizio tieghi scrive:

    mi ispira queste parole di Franco Vaccari tratte da Fotografia e inconscio tecnologico … oggi il è concetto di verasomiglianza ad essere in crisi, mentre va delineandosi una comunicazione che non è più un far-sapere, ma un far-credere e, cioè, una manipolazione attuata dal destinatore per ottenere l’adesione del destinatario. Che riflesso ha tutto questo per la fotografia? Intanto si può dire che quando il contesto di un’immagine è individuabile nello stile non fa molta differenza se sia stata realizzata manualmente o tramite un mezzo tecnologico. Quando invece il contesto ha un carattere indiziario – cioè il coefficiente di informazione preterintenzionale è massimo – ci troviamo di fronte ad una fotografia. Queste due categorie, anche se prossime, non sono intercambiabili con quelle della denotazione e connotazione che Roland Barthes considera applicabili solamente alle arti imitative non tecnologiche; infatti per Roland Barthes lo statuto particolare dell’immagine fotografica consiste nell’essere un messaggio senza codice, un analogon .

  10. Roberto Depratti scrive:

    - MAURIZIO TIEGHI – …..quindi ……

  11. maurizio tieghi scrive:

    Scusa ROBERTO se avevo lasciato il discorso in sospeso, ora riprendo il filo citando il primo libro di fotografia di David Bate dove vengono riportate le date 1960 – 1979 quale inizio e fine del concettualismo/tardo modernismo
    … L’oggetto dematerializzato e la strategia antiestetica puntavano a evitare l’incorporazione nel mondo dello spettacolo come dice Peter Wollen. Naturalmente, la distruzione antiestetica del piacere visivo era essa stessa un altro tipo di piacere: un piacere intellettuale, permeato da conoscenza sociale. In un’intervista, l’artista concettuale Victor Burgin descrisse due atteggiamenti nei confronti dell’uso della fotografia nell’arte concettuale: Puoi pensare al medium in termini quasi puramente tecnologici: scattare una fotografia significa esercitare una serie di opzioni- pianificare la messa a fuoco,controllare la velocità dell’otturatore, la sua apertura, l’inquadratura, l’angolazione e così via – e il contenuto del lavoro diventa una tua scelta tra queste opzioni ed il modo in cui le strutturi. Oppure puoi partire dal fatto che la fotografia fu inventata per dare un’interpretazione illusionistica di un qualche aspetto del mondo colto di fronte alla macchina fotografica – e questo porta a considerazioni che hanno a che fare con la rappresentazione e la narrazione – che è ciò che a me interessa

  12. Roberto Depratti scrive:

    Un’immagine indubbiamente deve narrare ……trasmettere proprie emozioni ad altri. Il coinvolgimento, in questa logica, premia e spinge anche ad una forma di socializzazione che diversamente, come notiamo, langue. E’ inutile che glissiamo al riguardo: oggi la gente fa fatica a colloquiare, pertanto noi appassionati del mondo fotografico facciamoci promotori in merito; che le nostre immagini siano materia di aggregazione sociale.
    Anche per me dunque “Narrare” attraverso le immagini diventa uno dei primi target. Chiaramente non sempre si ha o si incontra apertura ad una lettura di questo tipo; ecco allora che entra in gioco l’interscambio dialettico che può danzare tra ironia e concetti più profondi mantenendo comunque il rigore ed il rispetto verso autore e/o autrice che ….propone.
    Grazie dell’attenzione, alla prossima.

  13. maurizio tieghi scrive:

    quando le fotografie hanno bisogno di parole per poterne comprendere il significato possono diventare ostiche, allo stesso modo quando le parole devono dare il significato alle fotografie possono diventare incomprensibili.

  14. Roberto Depratti scrive:

    - Maurizio Tieghi – ….allora però viene meno il senso della critica e ….a mio avviso le due parti del discorso si invalidano l’una con l’altra.
    Ritengo sia necessario, innanzitutto, dotarsi di un buon bombolone di pazienza ed umiltà per accettare degli interventi mirati ad aggregare (la fotografia dovrebbe appunto rappresentare un mezzo di comunicazione ed aggegazione sociale) soprattutto se proposta attraverso dei forum su web; unitamente gli interventi dovrebbero …dico dovrebbero …essere profondi ma al contempo misurati, atti ad argomentare senza stroncare poichè autori che timidamente (e non parlo per me abituato da 25 anni alla “Lotta” che stimola e stuzzica …) si presentano potrebbero ritirarsi e non provare più a partecipare. Viceversa, che siano giovani o meno giovani, la fotografia ha bisogno di partecipazione, di dibattiti …..chi ha maggiore esperienza la metta VERAMENTE a disposizione dei più con l’apertura giusta a recepire messaggi di ritorno.
    Io, dal punto di vista emotivo, imparo di più dalla “Freschezza” delle novità, che racchiudono importanti messaggi interiori.

  15. Domenico Brizio scrive:

    @ Roberto

    Il messaggio della fotografia che presenti è racchiuso più nel disegno esteriore che nell’interiorità della fotografia. Altrimenti perchè gli avresti dovuto dare un primo piano? Percepisco la scultura come ‘sfondo’ e la scrittura come intermediazione tra lo sfondo ed il soggetto… imho.

  16. Roberto Depratti scrive:

    - Domenico Brizio – Ciao Domenico, ti ringrazio per aver lasciato un commento alla mia foto.
    Penso che il primo piano ottenuto accorpi entrambe le “Figure” …..il disegno è effettivamente in risalto poichè è cio che rappresenta che solitmente risulta più reattivo rispetto alla …dolcezza dei tratti, quindi: il male che fomenta sempre quindi molto attivo e reattivo rispetto al bene …pacato, rappresentato dal volto del Michelangelo. Quel braccio della figura che cerca di avvicinarisi al volto quasi nella disperazione di perdere il contatto, forse c’è un pizzico di speranza per dannati e male in genere di poter tornare in una situazione di pacatezza ….chissà. Tutto ciò si è sollevato mentre osservavo e dopo lo scatto tutto mi sembrava ben collegato. Grazie.

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