Loris Sartini – Montemarciano (AN) – Condòmini

Loris Sartini - Condòmini

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Comments (21)

 

  1. lucy franco scrive:

    vorrei capire perchè è stata scattata questa fotografia, e poi proposta qui.

    Mi spiego: non vedo, con tutto il rispetto per il fotografo, ma io parlo solamente di questa fotografia, nè un messaggio , nè un concetto espresso dall’immagine che non vada oltre un titolo ammiccante ma molto povero, nè una particolare perizia tecnica che faccia godere della fotografia per la sua bellezza tout court.
    Anche il punto di ripresa mi sembra penalizzante.

    Cosa si può discutere su una immagine come questa?

    Mi piacerebbe sentire altri pareri.

  2. Domenico Brizio scrive:

    I possibili concetti espressi, che possono aver accompagnato il fotografo, sono riferibili al rapporto tra la gabbia e la libertà: i volatili usciti dall’edificio trovano una gabbia, ancora, che preclude loro la libertà.
    E: i volatili bianchi simboleggiano una colomba della pace? allora è la pace che è ingabbiata e subisce una restrizione di libertà, imho.

  3. Mauro Marchetti scrive:

    Mi piace la lettura di Domenico, secondo me è un’ottima interpretazione.
    M.

  4. lucy franco scrive:

    e allora il titolo cosa c’entra?

    finisce con l’essere fuorviante se si deve leggere questa immagine come espressione di libertà negata e di pace, secondo il mio modesto parere una lettura molto forzata

  5. Mauro Marchetti scrive:

    Il titolo centra IMHO, “Condòmini di una convivenza forzata” ad esempio perchè no?
    M.

  6. lucy franco scrive:

    dal condominio alla pace universale ventilata prima, il passo mi sembra veramente molto azzardato

    comunque resta che in una immagine si può davvero vedere tutto e il contrario di tutto, ma bravura del fotografo è indirizzarci verso il SUO messaggio, in maniera univoca , cosa che io qui continuo a non vedere, nonostante i voli pindarici

    senza polemica, solo per amore di mia onestà intellettuale.

  7. Mauro Marchetti scrive:

    Ci mancherebbero le polemiche! :-)
    Io non conosco l’autore e non sappiamo molto sulle sue intenzioni, semplicemente a me piace osservare questa immagine e leggerci un messaggio ironico/amaro sul binomio colomba / gabbia.
    Cordialmente, Mauro.

  8. Piero Puntoni scrive:

    Il ricovero dei due volatili sembra essere diviso in 2 “parti esclusive” mentre l’asticella di apposatura è la “parte comune” e questo è il loro… condominio.
    La lettura di Domenico è coerente ma forse il titolo, come dice appunto Lucy toglie abbastanza, anzi molto, al senso della libertà e della pace.

  9. Enrico Maddalena scrive:

    La fotografia può essere molte cose. Dal semplice documento, al racconto, alla foto tematica dove è espresso un concetto forte che è non tanto nella cosa fotografata quanto nelle scelte espressive del fotografo.
    A mio avviso questa è solo una foto documentaria, ben esposta, correttamente a fuoco e nulla più. Il titolo esprime l’idea del fotografo: “Condomini”, ovvero due esseri che condividono lo stesso palazzo.
    Poi la fotografia, oltre che essere comunicazione (segno che trasporta un concetto dalla mente dell’autore a quella del ricevente), può essere un semplice oggetto che stimola delle “integrazioni psicologiche”, vale a dire dei pensieri che sono solo nella mente del fruitore e, naturalmente, diversi in fruitori diversi. La foto allora diventa simile alle macchie di Rorschach, ma siamo fuori dal linguaggio fotografico e si può assistere ad interpretazioni anche di segno opposto. Ma questa è la negazione del linguaggio fotografico. Capita che l’autore legga nei post dei significati che non gli erano neanche balenati nella mente quando ha scattato.
    Per questo mi trovo concorde con Lucy Franco.
    Un saluto
    Enrico

  10. Carla Pellegrini scrive:

    @Enrico
    Interpretare una fotografia secondo la propria sensibilità, a mio avviso, non viola ma dona respiro al linguaggio fotografico stesso.
    Carla

  11. lucy franco scrive:

    @Carla

    certamente, ma dipende molto da quanto profondo, e nitido è lo specchio in cui ci riflettiamo….

    qui davvero c’è pochino….anche il simbolismo elementare colomba = pace mi sembra semplicistico, solo perchè ci sono dei colombi…

  12. Enrico Maddalena scrive:

    @Carla
    una cosa è leggere, una cosa è interpretare.
    Leggere significa risalire al messaggio dell’autore, e possiamo parlare di linguaggio fotografico. L’obiettivo è il messaggio.
    L’interpretare “secondo la propria sensibilità” ha spesso come obiettivo non la fotografia ma il soggetto fotografato mentre l’autore passa in secondo piano. La fotografia diventa una mera finestra dalla quale ci affacciamo sulla scena e ne gustiamo le sensazioni che la scena ci evoca.
    Intendiamoci, è pienamente legittimo. Ma non possiamo certo parlare di “linguaggio” nè tantomeno di lettura.

  13. Carla Pellegrini scrive:

    Non sono daccordo, non puo’ esistere un solo linguaggio, a mio avviso esiste il linguaggio che conosciamo ed è con quello che interpretiamo cio’ che ci viene proposto.
    E’ un limite ed una opportunità.
    L’occasione di diventare ad ogni confronto un pochino più ricchi.
    Una precisazione:
    Non amo particolarmente questa immagine, è la discussione che ne è scaturita che mi interessa e mi intriga.
    Che bello!
    Un saluto, Carla.

  14. Enrico Maddalena scrive:

    Per essere ancora più chiaro. Siamo componenti di una giuria fotografica e dobbiamo dare un giudizio di valore su di una foto, giudizio che determinerà la graduatoria dei vincitori. Guai a lasciarci prendere dalle interpretazioni e dalle suggestioni personali. Il soggetto di una foto può non piacerci, possiamo essere in disaccordo con la tesi dell’autore. E’ nostro dovere spogliarci dei nostri gusti e delle nostre idee personali e capire cosa ha voluto dirci l’autore per vedere, cosa ancora più importante, se e come ha saputo dircelo. Dobbiamo quindi “leggere” la foto. Già essere obiettivi è difficile…

  15. Carla Pellegrini scrive:

    Ogni giurato ricoprirà il suo ruolo in funzione della sua persona, delle sue competenze, della sua cultura …..mi auguro.
    Altrimenti la fotografia vincitrice sarebbe sempre la stessa!
    ;-)

  16. Enrico Maddalena scrive:

    @Carla,
    se esistono più “linguaggi”, allora entriamo in una Babele…
    In effetti non è facile leggere una foto come non è facile scriverla. Solo chi è veramente preparato a volte ci riesce :-)
    Ed è la non comunanza di “linguaggio”, le differenze di mentalità che sono alla base dei malintesi. E’ per questo che non ci si intende rfa giovani e vecchi fra appartenenti a diverse religioni, a diverse ideologie. Leggi, se non lo hai già fatto, “Lettura strutturale della fotografia” del grande Nazareno Taddei.
    Hai ragione, più che le critiche positive o negative alle foto, sono queste discussioni che rendono interessante il blog.

  17. Carla Pellegrini scrive:

    Vedi già cominciamo a comprenderci, l’unica cosa che vorrei ancora ribadire è che quelli che tu definisci malintesi io li definirei occasioni di confronto.
    Grazie Enrico, è stata una bella riflessione.
    Carla

  18. maurizio tieghi scrive:

    è una fotografia non particolarmente interessante, ripresa dal basso, mostra una gabbia contenente due uccelli bianchi.
    Però molto adatta al blog per scambiarsi opinioni di carattere generale a proposito della Fotografia. Un bravo al suo autore anche per il titolo scelto che ha contribuito all’interessante dibattito.

  19. Domenico Brizio scrive:

    @ Enrico

    Come può l’autore passare in secondo piano se lo interpreto? Lui è già interprete altrimenti io che leggo in quel che mi fa vedere?
    La lettura non è una, non può essere una, altrimenti la bellezza della fotografia è finita. Sarà ‘una in seno a gruppi omologati ma nella società culturale non è una.

  20. Enrico Maddalena scrive:

    @Brizio
    Dobbiamo chiarire cosa intendiamo per lettura, altrimenti parliamo su due binari paralleli. Se la foto è segno, è veicolo di una comunicazione. L’emittente invia un messaggio tramite l’oggetto fotografia. la cosa funziona se il ricevente riceve (legge correttamente” quel messaggio; in altre parole, se la comunicazione arriva pulita e non distorta. Intendo questo per “lettura” che, di conseguenza, presuppone un “linguaggio”, un codice che occorre conoscere per poter “leggere”.
    La fotografia però, a differenza della lingua (ma anche qui ci possono essere fraintendimenti e disturbi nella comunicazione), mostra cose. E’ evidente che quelle cose possono suscitare in noi emozioni al pari delle cose reali e quelle emozioni dipendono dalla nostra cultura, dalla nostra storia, dal nostro stato d’animo e sono diverse da persona a persona. Se osserviamo con questo intento la fotografia, è come se stessimo osservando la scena reale. In questo caso ci dimentichiamo della “fotografia” come segno e del suo autore (messaggio) e non possiamo parlare più di linguaggio. La fotografia non è più “segno” cioè “qualcosa che sta per qualcos’altro”.
    Spero di essermi fatto capire.
    Buona giornata
    Enrico

  21. Domenico Brizio scrive:

    @ Enrico
    Credo che la fotografia possa essere come la luce, una doppia natura, non fisica ma suddivisa tra chi la opera e chi la riceve. Esiste fisicamente ma può essere muta se non genera feedback. La lettura non penso possa essere codificata alla stregua di un linguaggio tout-court, imho. Un linguaggio è per forza finito, la fotografia mi sembra infinita. C’è in questo un fascino terrificante.

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