Roberto Casalini – Vicarello (LI) – A Gigi

615 Roberto Casalini A Gigi

Questo scatto è in ricordo di un clochard di Livorno, Gigi, un uomo che scelse di vivere per la strada ed aveva sempre una parola da scambiare con tutti. Il cane ritratto nella foto era il suo amico che gli fu tolto, poco tempo dopo Gigi morì.

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Comments (12)

 

  1. lucy franco scrive:

    la fotografia ha un b/n di bella fattura e sicuramente appropriato per il senso della immagine, drammatico, evocativo, qui il colore a mio avviso avrebbe distratto dagli elementi , pochi ma essenziali, del racconto.

    L’assenza che si è voluta richiamare e commemorare vive forte negli oggetti che prendono il posto dell’uomo, le “sue” testimonianze di esistenza, come questo cane, suo (forse) unico vero amico.

    La vera protagonista qui è proprio una assenza, sottolineata anche dalla mancanza di altre persone nella inquadratura.

    Riguardando ancora la fotografia, un unica osservazione “critica” che forse è una mia fissa….
    il punto di ripresa, ad altezza d’uomo, leggermente decentrato ( le linee oblique del muro) e che taglia la parte finale della panchina.
    Forse, ma bisogna poi vedere se effettivamente l’Autore avrebbe potuto indietreggiare, un paio di passi più indietro avrebbero favorito una completezza di scena e aumentato quel vuoto che tanto, secondo me, aggiunge alla fotografia, abbassandosi un po’, per porre l’attenzione anche sulla solitudine del cane.

  2. Roberto Casalini scrive:

    In risposta a lucy franco.
    Questa foto e` stata ripresa in via della Madonna a Livorno, strada molto frequentata nell’ora di punta, e` stato un attimo, le persone si sono dileguate ed e` apparsa questa scena. A questo punto non dovevo far altro che scattare senza pensare all’inquadratura prospettive od altro, d’altra parte la fotografia di strada e` l’attimo.

  3. Roberto Casalini scrive:

    Grazie lucy franco, apprezzo molto il tuo commento, le critiche quando costruttive, sono sempre ben accette. Riguardo allo scatto della foto devo dirti che durante una passeggiata di street photography mi si è presentata questa scena, la via dove ho scattato la foto è sempre affollata di persone, è una via centrale di Livorno, in quell’attimo si è presentata la fotografia ed io ho solamente scattato. Non so se mi fossi spostato per allargare l’immagine e mi fossi piegato avrei potuto scattare magari si presentava qualche “intruso” che avrebbe sporcato la foto. Ho preferito cogliere l’attimo. Grazie di nuovo

  4. lucy franco scrive:

    certo, infatti avevo scritto che probabilmente non era stato possibile un diverso punto di ripresa.

    è una bella foto, ribadisco

  5. Enrico Maddalena scrive:

    Le foto presentate in questo blog spesso sono lo spunto di riflessioni che vanno oltre la fotografia stessa. Le riflessioni che seguono non sono una critica alla foto del bravo Roberto, ma considerazioni generali.
    Mi chiedo quanto influiscano nella lettura della foto le parole con cui l’ha presentata il suo autore. Vi abbiamo visto una assenza, quella di un barbone che è nella memoria del fotografo. Quando, oltre al titoolo, c’è un sia pur breve racconto, la foto si trasforma in un oggetto multimediale. Mi chiedo cosa ci comunica invece la foto da sola.
    Un cane legato ad un palo, quindi con un padrone vivente che magari è nelle vicinanze. Uno zaino in ottimo stato che sembra quello di un turista o di uno studente. Sulla panchina c’è quello che sembra (alla risoluzione della foto nulla è certo) un libro aperto. Segno questo della presenza di una persona nelle vicinanze, una persona giovane o adulta. La foto insomma ci racconta un’altra storia.
    Certo La storia che ci ha presentato Roberto è suggestiva ed evoca nella nostra memoria figure di barboni che abbiamo conosciuto nelle nostre città, pensieri, emozioni, interrogativi. Ma in questo caso l’immagine non è più la protagonista; protagonista è il racconto e la foto un mero accessorio di questo. L’unico legame con la narrazione è il cane che, credendo all’onestà di Roberto, siamo sicuri essere stato quello del defunto barbone.
    Un saluto
    Enrico

  6. Domenico Brizio scrive:

    Pende la lesena, pende il palo del lampione, pende la parete, pende la panchina e sembra non pendere la parte terminale del guinzaglio con cui il cane è legato al palo! Allora sembra che la fotografia abbia nche un motiv tecnico da considerare. Pensiamoci.

  7. lucy franco scrive:

    mi ricollego a quanto scrito dal Maddalena, c’è un frase che mi è venuta in mente, e che dice più o meno ( ho anche dimenticato il suo Autore) : la fotografia è come una barzelletta, se la devi spiegare non è riuscita.

    Certo non è una regola universale, e penso a certe fotografie di guerra o di altro reportage , in cui la spiegazione, il luogo e il tempo sono determinanti per la comprensione.

    Una bella riflessione, quella del Maddalena.
    E puntuale e analitica la sua osservazione su questa fotografia.

  8. ambra menichini scrive:

    quoto Domenico Brizio per la tecnica ………sappiamo dall’autore la storia ma senza di essa rimane è solo una fotografia di un povero cane legato ad un palo…….

    Ambra

  9. Roberto Casalini scrive:

    @ambra, la storia della fotografia l’ho inserita perchè veniva richiesto di inserire un commento che descrivesse la fotografia, non era mia intenzione influenzare nessuno, il cane era realmente di Gigi. Ognuno può dare un giudizio, certo gli errori ci sono lo so benissimo e ringrazio chi mi ha elencato sapientemente gli errori tecnici ma spesso è impossibile evitarli. Forse essendone l’autore, sono troppo di parte ma per me non è solo un cane legato ad un palo.

  10. Domenico Brizio scrive:

    @ Lucy

    ‘la fotografia è come una barzelletta, se la devi spiegare non è riuscita’.

    Ho compreso di colpo il breakfast amerikano! :-) , meglio tardi che mai.

  11. lucy franco scrive:

    @ Domenico

    scusa, ma adesso sono io che non comprendo il senso della rivelazione.
    Mi piacerebbe capire

  12. Enrico Maddalena scrive:

    Quella espressione è di Ansel Adams.
    Buona domenica (sto andando ad organizzare una gara di orientamento per la Croce Rossa).
    Enrico

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