Luana Rigolli – Gonzaga (MN) – Apparenza e realtà

616 Luana Rigolli Apparenza e realtà

Molte volte ci fermiamo all’apparenza delle cose, e nonriusciamo a “leggere” tra le righe.
Guardiamo spesso le cose con superficialità, e rischiamo di perdere molte informazioni e significati importanti.
La maggioranza degli uomini che guarderà questa foto vedrà solo 6 paia di gambe, la maggioranza di donne che guarderà questa foto vedrà qualcosa di più.
Questo è un omaggio a tutte le donne italiane e alle donne straniere che hanno scelto di vivere in Italia.

NDR. Le immagini vanno viste in sequenza orizzontale, la presente visione è dovuta a necessità grafiche.

Popularity: 1% [?]

Comments (16)

 

  1. Domenico Brizio scrive:

    Mi preoccupo da subito: leggo ITALIA…
    sono la minoranza degli uomini!

  2. Enrico Maddalena scrive:

    Delle persobne è stato accuratamente escluso il volto. Vengono raccontate non delle individualità (Francesca, Maria, Anna), né delle emozioni (sono il volto e le mani a trasmetterle), ma semplicemente una parte del genere umano. A diversificarle, il gesto e la posizione sempre diversi ed il modo di vestire. Non mi è chiara la funzione dell’interruttore e della presa di corrente se non come elemento grafico che mette più in evidenza la parete e la fissità del luogo dove si susseguono le diverse identità (elementi sempre uguali e ripetitivi nel mutare dei soggetti).
    Apprezzabile l’omaggio “alle donne italiane ed alle straniere che hanno scelto di vivere in Italia”, ma ciò è una aggiunta dell’autrice perché l’immagine non ci parla nè di Italia, nè di straniere residenti.
    Non vedo altro “tra le righe”, eccetto le infinite integrazioni psicologiche cui ogni foto può dar luogo. Possiamo discutere sul significato delle posizioni (gambe chiuse ed aperte, attività ginniche, ragazza atteggiata a camminare, ragazza ripresa da dietro bloccata contro il muro) ed entriamo nel campo della psicologia e del simbolismo, certamente presenti visto che ogni immagine è una “messa in scena” dell’autrice.
    Un saluto
    Enrico

  3. Luana Rigolli scrive:

    Per rispondere ad Enrico:
    qui effettivamente “tra le righe” non c’è molto da vedere, se non che le gambe sono messe in posizione tale da comporre la scritta ITALIA, che forse (dato che non ne parli) ti è sfuggita.
    Il preambolo iniziale in cui parlo del fatto che molte volte guardiamo le cose con superficialità, è solo un dato di fatto, che avviene nella nostra vita quotidiana. Nel mio piccolo ho voluto ricreare questa situazione, in cui appunto in questo mondo in cui siamo bombardati da immagini siamo abituati a guardare le cose con un po’ di superficialità.
    Quando ho fatto vedere questo collage alle persone che mi stanno intorno ho notato davvero come le donne riuscissero a cogliere più velocemente degli uomini quello che ho voluto ricreare (appunto molto banalmente la scritta Italia, senza alcun altro secondo significato), e mi sono meravigliata della “chiusura” degli uomini. Non voglio generalizzare, e Domenico ne è la prova. Ma ho solo notato questa cosa tra le persone a cui ho fatto vedere le foto. (Forse semplicemente frequento le persone sbagliate).
    Grazie
    Luana Rigolli

  4. lucy franco scrive:

    Appena aperta la fotografia, l’ho osservata, tralasciando la didascalia che ho letto solo dopo.
    E ho visto una sequenza di gambe, giovani, in varie maniere posizionate, senza un elemento di unione che non fosse un certo divertimento a cercare pose diverse, e un bel colore, acceso, elegante.

    Non ho notato subito la “scritta” ITALIA formata dalle gambe, e non vedo “diversità” nell’abbigliamento o qualsiasi altro elemento che mi faccia pensare ad una diversità cosmopolita di donne.
    forse con qualche piccolo indizio visivo, l’intenzione sarebbe stata centrata a pieno

  5. Giuliano Andrea Ravasio scrive:

    Una immagine sicuramente piacevole dal lato compositivo e cromatico, ma come chi mi ha preceduto non vedo alcun indizio che mi porti a pensare alla diversità etnica delle persone, tanto meno sono riuscito, se non solo dopo aver letto l’intevento dell’autrice,a leggere la parola Italia. Una bela idea , qualla di rappresentare la ns. nazione attravesro le donne,ma sarebbe servito qualche indizio in più.
    cordialmente Giuliano A. Ravasio.

  6. Italia non l’avevo capita. Madonna che retorica! Scusate, ma le celebrazioni non fanno per me, specie con questa Italia? Sui 150 anni non sono riuscito a scattare una foto decente

  7. Roberto Lepore scrive:

    In effetti ho visto la foto originale e le sei immagini che la compongono sono disposte tutte sulla stessa linea per cui è più semplice leggere la parola Italia.
    Più che un omaggio alle donne italiane e a quelle straniere che vivono in Italia (mi chiedo come mai le donne non “italiane” non siano state omaggiate allo stesso modo) mi sembra uno sminuire le capacità intellettive maschili, sebbene il primo commento esatto sia stato proprio di un uomo.

  8. Carla Pellegrini scrive:

    A prescindere dalla leggibilità più o meno complessa della parola “ITALIA” mi sarebbe piaciuto osservare una maggiore varietà relativa all’abbigliamento delle modelle che avrebbero potuto rivelare con più efficacia la natura eteregenea delle etinie presenti nel nostro paese.

  9. Fabrizio P. scrive:

    Concordo in pieno con Maddalena, e che l’autrice abbia colto il fatto che nella sua cerchia ci sono state piu’ donne che uomini a cogliere la parola “Italia” non dice nulla a livello scentifico o di proporzionalita’ memorica o intellettiva, credo che ,sia nel mondo maschile che ha delle sue caratteristice, sia nel mondo femminile ,ci sia la piu’ o meno cultura, la piu’ o meno intelligenza etc…E’ un’immagine simpatica per forma, per idea ma non va al di la’ . Questo non andare oltre e’ stato sottolineato dall’autrice di questa immagine (che ha sottolineato il non andare oltre con questo suo giochetto visivo)nella sua prefazione che mette in campo in maniera interessante un’altro aspetto, e cioe’ il non soffermarsi sulle cose, leggerle con superficialita’.Questa e’ la condizione ,sempre piu’ forte, che si e’ innescata in tutti i campi, ma se ci soffermiamo alla Fotografia diciamo che la massificazione di questa ha portato a entrare in regole che fanno parte della massa. Tempo fa ho letto un’interessante articolo di Giorgio Rigon che scrive : “…Con il prepotente avvento dei media,siamo ai giorni nostri,la Fotografia diventa patrimonio popolare. La prima conseguenza di cio’ e’ che oggi…ad imporre gusti estetici e stilemmi e’ la “massa” le cui capacita’ percettive si plasmano sul gusto estetico piu’ elementare,esigendo che la Fotografia soddisfi alle istanze di conoscenza immediata e superficiale della realta’ fenomenica e sociale,senza complicazioni di carattere concettuale,stilistico,simbolico…” .Sono in perfetta sintonia con questo pensiero e quindi ,per esperienza personale,coloro che cercano di andare oltre quella superficialita’ sono persone che devono confrontarsi,dialogare, capire solo con chi (pochissimi, ancor meno del meno i circoli) fa lo stesso. Mentre se si vuole apparire, appagare un certo “ego” il web e’ il massimo poiche su un’utenza di 500 persone e’ sicuro che la propria immagine venga vista da tre persone e magari commentata da uno solo e questo fa percepire che l’immagine e’ considerata (ma basta cominciare a chiedersi in che modo, perche’, poiche’ i commenti spesso parlano di esperienze, di fantasie, di visioni che non riguardano cio’ che l’autore voleva comunicare e non gli danno la giusta lettura se non quella della “massa” che parte a soggetto). Lo stesso per chi vuole mettere in mostra le proprie immagini, in questo caso molti ormai cercano il gusto della massa rinunciando in gra parte a dare alle proprie immagini la propria impronta, con conseguenti apprezzamenti facili, scontati su argomenti, temi,stili, forme preconfezionate,di moda, appunto di massa.Discorso lungo, difficile da recepire per chi inizia questo meraviglioso mondo di conoscenza propria e di cio’ che lo circonda attraverso la Fotografia, ma discorso che sicuramentre recepito da chi da molti anni fa Fotografia. Fabrizio P.

  10. Enrico Maddalena scrive:

    Non per proseguire il discorso su questa interessante foto, ma solo per integrare quello di Fabrizio ed in particolare l’espressione: “…Con il prepotente avvento dei media, siamo ai giorni nostri, la Fotografia diventa patrimonio popolare. La prima conseguenza di cio’ e’ che oggi… ad imporre gusti estetici e stilemmi e’ la “massa” le cui capacita’ percettive si plasmano sul gusto estetico dei piu’ “, aggiungo che è vero anche il contrario: sono i poteri forti, politici, economici, ideologici che sfruttano la fotografia per fare massa, per indirizzare e condizionare la massa e, spesso, di questo non ci accorgiamo. La “massa” delle persone crede di pensare in maniera autonoma ed originale e non si accorge che il suo pensiero è pilotato. Si spiega così l’arrembaggio ai mezzi di comunicazione di massa, alle TV soprattutto, ed ai tentativi di controllare il web, ultima spiaggia di libertà. Controllare la massa, plasmarle la mentalità, è la condicio sine qua non per condizionarne poi i comportamenti che sono il fine ultimo di quei poteri.
    Saper leggere una fotografia, scoprirne i trucchi e le comunicazioni inavvertite che spesso vi si nascondono, costituisce una parziale difesa a questi attacchi ben mimetizzati.
    Grazie a Luana ed a Fabrizio per l’opportunità di queste riflessioni.
    Buona giornata
    Enrico

  11. Fabrizio P. scrive:

    Non sarei voluto andare oltre quello che avevo scritto poiche’ mi sembrava gia’ un bel dettato, ma giustamente bisogna, nei limiti del possibile, completare il pensiero e Maddalena lo ha fatto egregiamente…meditate gente, meditate.Grazie a voi per le riflessioni che spesso vengono messe in campo al di la’ della foto riuscita o meno.Fabrizio P.

  12. maurizio tieghi scrive:

    saper leggere significa utilizzare dei codici che altri hanno costruito precedentemente così afferma Flusser nel suo libro “Per una filosofia della fotografia”, ma non per questo vuol dire anche essere più liberi o più capaci di scegliere. La fotografia è fatta da macchine che seguono programmi preimpostati in fabbrica, quindi l’immagine è già precodificata. per comprendere quello che ci sta veramente attorno non bisogna guardare il mondo tramite le fotografie.

  13. Enrico Maddalena scrive:

    Resta il fatto che il mondo siamo costretti a vederlo attraverso le fotografie. Ed intendo “fotografie” in senso ampio di “immagine tecnica”. Non potremmo mai essere presenti in tutti i luoghi dove ogni giorno avvengono i fatti, fatti che vediamo attraverso i giornali, la tv ed il web: attraverso immagini (fotografie). Ho letto Flusser, Freund, Sontang, Barthes, Marra, Gilardi ecc. anche se non faccio mai citazioni. Il problema è che non so più dove mettere i libri e continuo a comprarli.
    L’immagine fotografica ha delle sue peculiarità come lo ha l’acquerello rispetto all’olio o ai pastelli. Dire che è precodificata è azzardato perchè sembra che sia la macchina a far tutto, sia essa la detentrice del codice ed assegna al fotografo il ruolo di semplice “schiacciabottone”. Una simile visione uccide la fotografia e la voglia di fotografare.

  14. Fabrizio P. scrive:

    Maurizio dice che non bisogna guardare il mondo attraverso le immagini, ma purtroppo mi sento , per esperienza, di dare ragione a Maddalena poiche’ ,nonostante la frase di Maurizio sia un bel presupposto per dire cosa e’ la Fotografia in realta’, oggi con la sua massificazione e l’esplosione come mezzo di comunicazione efficace ,oltre la televisione, vi e’ un modo di porsi piu’ “credibile” verso l’oggettivita’ dell’immagine che non la stessa realta’…e qui si apre un mondo che va dai relefonini,a internet etc……Ad ogni modo non si puo’ non constatare come questa sia l’era dell’immagine che per la sua “quantita’” e i suoi “mezzi” sta apportando una modifica sostanziale sia nel “vedere”,sia “nell’apparire”,sia nella “consapevolezza” di cio’ che e’ l’immagine e il reale.Qui ,a mio avviso, dovrebbero entrare in campo ,persone che possano educare all’immagine, anzi mai come adesso l’immagine come educazione dovrebbe essere conosciuta, imparata a scuola, come si fa adesso con l’uso del pc e di internet, poiche’ e’ un linguaggio molto sconosciuto ma molto in uso quindi con un suo imbarbarimento che non gli giova affatto.Ciao

  15. maurizio tieghi scrive:

    @Fabrizio
    Non lo dico io ma mi piace riportare quanto altri hanno scritto per noi e che in parte condivido, come questo pensiero:
    “la capacità delle fotografie di evocare piuttosto che dire, di suggerire piuttosto che di spiegare, le rende materiale affascinante per lo storico, l’antropologo e lo storico dell’arte che voglia estrarre una sola immagine da una grande raccolta e usarla per raccontare le proprie storie. Ma tali storie possono anche non avere niente a fare con l’originale contesto narrativo della fotografia, con l’intento del suo creatore o con le modalità di fruizione del suo pubblico in prima battuta” di MARTHA SANDWEISS

  16. Fabrizio P. scrive:

    Grazie Maurizio della precisazione e della frase che prendero’ in esame poiche’ non la conoscevo.Ciao

Leave a Reply