Roberto Gasparrini – Recanati (MC) – Visioni sul futuro

628 Roberto Gasparrini Visione sul futuro

Un ragazzino apre la porta al proprio futuro…

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Comments (13)

 

  1. Enrico Maddalena scrive:

    Non so se la foto sia stata progettata in funzione dell’intento espresso dall’autore nel titolo o, come più spesso accade, il titolo sia stato messo a posteriori. Preferirei immagini senza titolo dove il lettore potesse analizzare senza “aiutini” il contenuto comunicativo della foto.
    Dovendo leggere questa immagine (mossa), la prima osservazione è che è divisa in tre fasce verticali: da una parte l’ambiente interno con un bambino, al centro un portone, a sinistra un ambiente esterno sovraesposto che appare pertanto luminoso ed enigmatico (mi sto facendo suggestionare dal titolo?). Il portone separa, divide in due l’immagine. Il bambino potrebbe apparire in movimento, e quindi nell’atto di uscire, se non ci si accorgesse che il mosso investe tutta l’immagine. Con il mosso l’autore ha voluto esprimere un senso di insicurezza? Di precarietà? Di timore per il futuro? Certo il passare da un ambiente interno all’esterno è in un certo senso abbandonare una situazione di sicurezza per affrontare nuove e più vaste situazioni e quindi il senso del titolo ci può stare.
    Ma come sarebbe stato più bello interpretare l’immagine senza la presenza del titolo e magari scoprire che quella interpretazione è proprio quella intesa dall’autore: una soddisfazione per il lettore che si rende conto di aver sapiuto “leggere” e per l’autore che si rende conto di aver saputo “scrivere”.
    Un saluto
    Enrico

  2. Roberto Gasparrini scrive:

    Enrico, e’ una foto in cui titolo e’ nato dopo. Come spesso mi accade, l’impulsività di cogliere un attimo non mi restituisce il senso dell’atto finche’ non l’ho analizzato. Il mosso non e’ insicurezza ma movimento verso la scoperta, di cui si intravede solo una flebile figura: maturità appena accennata. Scegliere di titolare una foto e’ un motivo in piu’ per non disorientare il lettore: certo e’ che aver saputo comunicare pienamente da un maggiore soddisfazione.

  3. Enrico Maddalena scrive:

    Vedi Roberto, un titolo che “nasce dopo” mette davvero in crisi il concetto di fotografia come comunicazione. Quando lo scrittore compone una poesia, non traccia parole a caso dando al tutto un significato solo a posteriori. Se la fotografia è comunicazione, linguaggio, questa va costruita all’atto della ripresa. Osservarla e titolarla “dopo” è assegnare alla fotografia il ruolo di pura “impronta” del reale. La fotografia “fotocopia” il reale, reale che poi con comodo leggo ed analizzo, cercandone un significato.
    Ma la fotografia non è solo copia, impronta. Avrebbe allora ragione Beaudelaire che la chiama nella sua invettiva “Bisogna dunque che essa ritorni al suo vero compito, che è d’esser la serva delle scienze e delle arti, ma la più umile serva, come la stampa e la stenografia, che non hanno né creato né sostituito la letteratura”. Il fotografo sarebbe quindi un semplice artigiano. La fotografia è qualcosa di più, non è la realtà, ma una visione personale della realtà, è un mezzo espressivo con un suo linguaggio ed i suoi segni.

  4. Roberto Gasparrini scrive:

    L’impulsività nello scatto non lega necessariamente ad una successiva costruzione fotografica di comodo. Credo (ma qualcuno potrebbe trovarlo sbagliato) che sia molto importante valutare come la foto viene proposta: e’ un progetto fotografico facente parte di un portfolio (e quindi studiata a tavolino)? E’ una immagine singola “rubata” alla strada? La foto che presento fa parte di quest’ultima categoria e come tale va secondo me valutata. Considera poi che nasce come scatto a pellicola, e quindi non ho potuto fin da subito vederne il risultato (al piu’ immaginato). C’e’ pero’ indubbiamente una forza interna, un’energia che ti fa fare quel “click”: e’ istinto, puro gesto che nasce dall’intimo, e la gioia nel vederne poi’ il risultato, nel capirne il perche’ si e’ fatto quel gesto rende la fotografia comunicativa come o piu’ di chi l’ha “pensata” prima.

  5. franca catellani scrive:

    Anche a me succede spesso di dare un titolo in funzione della foto che vedo finale . Non sempre si scatta con una precisa volontà, entra in gioco una visione inconscia , non sempre tenuta sotto controllo dal mezzo , macchina fotografica , solo alla fine ti accorgi se davvero sei riuscito a dare voce al pensiero fotografco iniziale a volte istintivo o il suo fallimento totale.
    Questa immagine mi piace moltissimo, trasmette la magia,la scoperta visiva e magica della fotografia.

  6. Gioacchino Castellani scrive:

    Essere un “artigiano” della fotografia è un grande onore perché significa essere cosciente della propria creatività e del proprio operare. Una volta gli “artisti” venivano chiamati “artigiani” perché la parola “arte” derivando dal sanscrito significa “fare” e tutti fanno qualcosa come riempire una tela o realizzare una fotografia, oppure una scultura. La parola “artista” è stata inventata recentemente, quando il pittore è diventato un personaggio della società monarchica, e successivamente di quella moderna. Ritornando alla nostra fotografia, mi sembra che lo scatto sia stato improvvisato e la sua realizzazione un poco casuale. Non tutti gli scatti colti al volo sono infatti dei successi assicurati.

  7. Damiana Caradonna scrive:

    Quando un artista crea pensa a lungo, progetta, ma quello che fa intensamente è ascoltare se stesso. L’ impulsività dello scatto nasce dal desiderio di fermare un momento e di rendere visibile “l’invisibile”. Quando riusciamo nell’intento facciamo Arte.

  8. Domenico Brizio scrive:

    @ Enrico: “un titolo che “nasce dopo” mette davvero in crisi il concetto di fotografia come comunicazione. Quando lo scrittore compone una poesia, non traccia parole a caso dando al tutto un significato solo a posteriori. Se la fotografia è comunicazione, linguaggio, questa va costruita all’atto della ripresa”

    Ciò mi fa pensare ad uno scrittore che mette il titolo e poi scrive la poesia, i versi. Però mi sa che così non stanno sempre le cose. Forse il titoli nella stragrande maggioranza arrivano dopo che la poesia stata scritta. E fors’anche perchè si sa dove si parte e non si sa dove si può arrivare. A volte i titoli sono così evocativi e liberi che si allontanano dai versi, magari per ricercato contrasto.
    Mi chiedo: perchè in fotografia bisogna progettare il titolo prima? perchè questo sembra di capire dall’argomentazione che proponi.
    Sono perfettamente in linea: ‘la più parte’ della fotografia è all’atto della ripresa come somma di tutto-quanto-sin-li l’autore è, è stato e sarà anche per quella fotografia che sta facendo… però il titolo può essere messo anche dopo. Chi ‘legge’ saprà se quel titolo è ‘conforme’ (ma con che sicurezza lo scriviamo?) e leggerà la fotografia qualificando se stesso lettore.
    In questa fotografia il titolo proposto dall’autore è conforme: la figura bambino/a si proietta nella figura adulta,imho.

  9. Roberto Gasparrini scrive:

    Ringrazio prima tutti quanti sono intervenuti, perche’ e’ doveroso e rispettoso. Mi trovo in perfetto accordo con Brizio non per opportunismo ma perche’ ho gia’ ribadito le mie idee in proposito alla costruzione fotografica. Rimango invece un po’ perplesso in quanto solo Franca ha espresso un giudizio chiaro sulla foto. Ora, non so se agli altri intervenuti sia piaciuta o meno: mi sembra che si sia puntato molto piu’ sulla “filosofia del click” che sul risultato finale. Una vaga idea che a Gioacchino non sia garbata mi viene pure, ma agli altri?

  10. Enrico Maddalena scrive:

    Non il titolo Domenico, ma il significato, è al significato dell’immagine che mi riferisco. Lo scrittore quando scrive esprime dei significati. Poi il titolo è in funzione dei significati espressi. Scrivere un romanzo senza averlo progettato prima e, dopo averlo scritto, andarlo a rileggere per cercarvi dei significati mi sembra improprio.

  11. Enrico Maddalena scrive:

    Roberto, a me è piaciuta ed infatti l’ho analizzata. Poi ho espresso un pensiero più generale sul rapporto fra foto e significato.

  12. Roberto Gasparrini scrive:

    Grazie Enrico della chiarezza. Rispetto le tue idee anche se come avrai capito non le condivido appieno. Permettimi di dire solo che ho avuto la sensazione che la discussione sull’immagine fosse un po’ troppo incentrata sul “prima” che sul “dopo”.

  13. Domenico Brizio scrive:

    @ Enrico
    Vero è che alcuni significati possono comparire anche dopo… su questo non possiamo generalizzare credo. Un romanzo strano che ci poterebbe dare conferma è ‘Rayuela’ di J. Cortazar…

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