Lucy Franco – Campobasso – Ahhhh … l’amour!

629 Lucy Franco Ah l'amour

Ti amerò eternamente….fino al prossimo ….

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Comments (33)

 

  1. franca catellani scrive:

    Un dittico piacevole, se fosse a colori mi ricorderebbe un quadro di Brughel il giovane . Un paesaggio invernale dove gli abitanti sono piccolissimi tra grafismi dei rami di alberi.
    Vedo due persone suppongo due innamorati abbracciati , suggerito anche dal titolo ,quindi amore. nell’altra immagine spariscono i due innamorati quindi niente piu’ amore ? finito ? Trovo ironia su queste due fotografie, potrebbero essere due fotogrammi di un film ancora non finito chissà.
    Nella primo scatto trovo una forma a sx dietro ai rami incomprensibile non riesco adefinire cosa puo’ essere la foto a monitor è molto piccola

  2. ambra menichini scrive:

    ma che delizia

    un dittico che è un racconto………..con rami di albero come vene che portano vita a fare da quinta di un momento di passione…………di amore…………… subito dopo……proprio a testimonianza che è proprio quel momento il “solo” importante ………..il secondo frame vuoto………..ed è proprio quella seconda parte del racconto che fa scatenare la fantasia…….dove saranno?? che faranno?? sono ancora insieme oppure……………

    fotografia “intelligente” in un bw perfettamente calibrato che dona emotività e dolcezza………….

    mi piace moltissimo……………

  3. Enrico Maddalena scrive:

    I luoghi come spettatori di eventi…

  4. Enrico Maddalena scrive:

    La foto singola congela un istante di tempo e cos’è successo in quell’ istante ci racconta. Una serie di due fotografie cerca di superare questo limite e ci narra di un intervallo di tempo, di un prima e di un dopo.
    Poiché siamo abituati a leggere da sinistra a destra, questo condiziona anche il modo di interpretare una serie: l’immagine con i due amanti è il prima, l’altra è il dopo.
    Gli alberi che fanno da cornice sono il simbolo della vita, ma qui sono spogli, in abito invernale. Una vita sospesa. In un attimo la scena si riempie di vita (l’amore è all’origine della vita). Subito dopo, il quadro torna vuoto. I personaggi del racconto sono andati altrove e non ne sappiamo più nulla.
    Gli alberi, immobili spettatori, sono in paziente attesa di altri eventi. Chi sarà il prossimo a riempire la cornice?

  5. Fabio Panzavolta scrive:

    l’Amore, se vero, che proviamo per una persona è e sarà per sempre anche se poi dopo, o domani, non sppiamo cosa potrà succedere.
    Semplice ed emotivamente coinvolgente BRAVA!

    Fabio

  6. bastano due fotogrammi per fare un prima e un dopo. E la mente trae le sue conclusioni, senza che l’autore in realtà si sia in ciò espresso. Interessante discorso fotografico con tendenze cinematografiche. In fondo foto e cine sono parenti molto stretti

  7. lucy franco scrive:

    grazie davvero a tutti per l’attenzione, e per le parole.

    In effetti nel “dopo” quell’abbraccio, ognuno legge quel vuoto come vuole…il finale è aperto, anche se sovente l “‘eternità” di un amore dura fino alla prossima, ventura “eternità” del prossimo “eterno” amore.

    @Franca Catellani
    la figura a sinistra è una tensostruttura presente in spiaggia tutto l’anno.

    grazie ancora

  8. Domenico Brizio scrive:

    Il mio ‘programma’ di elaborazione elettronica delle immagni mi dice che la seconda fotografia non è di già una fotografia autonoma scattata dopo la prima fotografia (‘istante bressoniano’), ma solamente una riduzione della prima… cioè il fotogramma n. 2 è lo stesso n. 1 menomato delle figure umane. Indi il racconto è poco legato al tempo e molto all’artificio… imho

  9. lucy franco scrive:

    @domenico

    certo
    ognuno racconta come vuole
    gli altri leggono come possono e vogliono

    questione di libertà

  10. Fabio Panzavolta scrive:

    Me ne ero accorto anch’io pur senza programma, ma ribadisco fermamente il mio post precedente.

    Fabio

  11. ambra menichini scrive:

    …………….ribadisco anche io e sottolineo la capacita di Lucy di raccontare un’emozione per immagini…………nn è importante il mezzo ma il fine………..

  12. lucy franco scrive:

    facendo le OVVIE proporzioni, non mi è mai capitato di leggere che abbiano chiesto a Leopardi con quale penna scrivesse….

    :) )

    grazie ancora

  13. Enrico Maddalena scrive:

    Lucy, è anche per questo che amo il disegno: nessuno mi chiede se ho usato una Derwent o una Koh-i-Noor :-)

  14. Domenico Brizio scrive:

    @ Lucy
    @ Enrico

    No, così sviate. Non è stata fatta una considerazione sulla fotocamera utilizzata, ma bensì sulla evidentissima – e non servono software particolari che non ho! e non so se esistono pure – che la soconda immagine non esisteva, non è mai esistita all’occhio della fotografa… Ora uno può disegnare quel che vuole ma il modificare ciò che uno ha visto – a meno che non decidiamo tout-court che ciò è l’essenza della fotografa – ‘da sempre un po’ di blù’ (espressione di stampo dialettale) alle emozioni che cerchiamo. Più semplice che cercare il mezzo, molto più semplice. Più difficile, ma forse non così tanto da vedere se guardando l’artefatto di destra ho colto la sua improbabilità a senso. Può essere sufficiente una fotografia quando la seconda è una menomazione della prima?

  15. lucy franco scrive:

    @domenico
    non capisco il senso del discorso, o meglio credo che si mischino in un unico pentolone ingredienti incompatibili:

    io ho usato una fotografia, sono partita comunque da una fotografia, con due che si abbracciavano sul serio, in riva ad un mare d’inverno,e ho proseguito costruendo un dittico, per raccontare un mio pensiero.
    Ho “piegato” con i mezzi che ho, l’immagine ad un “mio” racconto, non si fa qui disquisizione sulla veridicità o meno del secondo fotogramma, mai pensato a questo.
    Mi permetto di usare qui il termine ” fotografia concetttuale” per la quale è il concetto che si esprime ( e ho letto che molti lo hanno colto ) e non la vera successione temporale dei due fotogrammi l’elemento su cui il racconto si deve poggiare.

    Non è fotogiornalismo, non è proclamazione di autenticità….
    E’ un divertissement nato da un abbraccio che aveva per me tutte le caratteristiche di “eternità”…che ho pensato , ironicamente, di rappresentare in questo modo.

    “menomazione” ahahahahha ….mi sento un chirurgo impazzito…..suvvia…..

    La veridicità della FOTOGRAFIA, come categoria è davvero
    un’altra storia….consiglio di leggere l’illuminante saggio di Michele Smargiassi ” una autentica bugia – la fotografia, il vero, il falso” ( Contrasto).
    L’ho letto, e assicuro non poche sorprese…..

  16. Fabio Panzavolta scrive:

    Il fine dell’arte, qualsiasi essa sia, è quello di trasmetterci/regalarci un’emozione.
    A noi fruitori dell’opera resta la molteplicità interprertativa
    di essa, emotiva o meno.

    Fabio

  17. Domenico Brizio scrive:

    @ Lucy

    Comprendo.
    Sono convinto che che fotografa interpreta, e che la realtà fotografica è diversa dalla realtà del reale (scusate il bisticcio). Sono meno convinto che l’intenzionalità concettuale debba poggiarsi su estrazioni o aggiunte di quello che poi il fotografo estrae dal mondo per comunicare il suo messaggio. Semplice. E’ una convinzione non una regola. E sono convinto pure che esistano differenze enormi tra la fotografia e le altre arti figurative, ancora tutte da esplorare.
    Dittico: non ho bisogno di avere una seconda immagine desunta per comprendere il messaggio dell’assenza. La posso immaginare come mi posso immaginare che la coppia si attorniata da bambini o da amici. Quel che mi da emozione è che comprendo te vedendo el tue fotografie. Si va alla persona con la fotografia.

  18. lucy franco scrive:

    @domenico

    credo che di me tu comprenda davvero poco, benchè condito di emozione come tu dici. se ho dovuto confutare certe tue premesse.

    Dittico: lo si costruisce come racconto personale vuole, si segue il “sè” non quello che vogliono o si aspettano gli altri.

    Questa fotografia porta , è vero, il mio nome…è forse l’unica cosa sulla quale siamo daccordo.

  19. Domenico Brizio scrive:

    No, non comprendo. Preferibile. Gli altri non si aspettano, ma osservano.

  20. Marco Furio Perini scrive:

    Mi sarebbe bastata la prima, quella a sinistra. L’aggiunta della seconda, per i miei gusti ovviamente, banalizza il “racconto” che era già ben espresso nella prima immagine, dove non mancava niente, dalla coppia avvinghiata, ai rami autunnali, all’atmosfera malinconica dipinta dal b/n ben dosato… Ciao

  21. lucy franco scrive:

    ti lascio la chiusa, te la prenderesti comunque.

    non sono qui per essere compresa, specialmente da chi pensa sia preferibile non farlo.

    Gli “altri” (se, se…) osservino pure.
    chi mette qui, come altrove, le proprie foto, lo sa.
    Salva la facoltà sacrosanta di chiuderla qui, per me, con questo discorso che per la seconda volta con te, si sposta stranamente sulla mia persona.

    buon proseguimento

  22. lucy franco scrive:

    il mio ultimo intervento è diretto al sig. domenico

    ringrazio Marco per il parere espresso

  23. Enrico Maddalena scrive:

    Ma è possibile fotografare “il vero”? Sicuri che esista il vero o che, meglio, sia possibile a noi coglierlo? Che vediamo del reale? Una parte molto limitata e filtrata dalla nostra fisiologia e psicologia. Un’ape vede anche l’ultravioletto cui noi siamo ciechi. Chi vede il vero più vero, noi o l’ape?
    Io credo che il vero, quello che dobbiamo raccontare con le nostre immagini sia l’emozione che un qualcosa là fuori (e contemporaneamente e forse più quà dentro – dentro di noi) ci ha procurato o ha risvegliato.
    Se poi facciamo giornalismo o documentazione, allora proviamo pure a lasciar fare alla macchina senza altri interventi. Anche se neppur quello è “il vero” o, se anche lo fosse, quanti lo vedrebbero? Ciò che vediamo è filtrato dalle nostre peculiarità.
    Ma in fondo, la bellezza di questo forum è anche in queste discussioni cui le immagini danno il via.
    Non la pensiamo tutti allo stesso modo: meno male. Confrontando le nostre opinioni con quelle altrui, condividendole o meno, cresciamo fotograficamente ed umanamente. Volendoci sempre bene e stimandoci.

  24. Domenico Brizio scrive:

    @ Enrico

    Fortemente convinto che la fotografia non rappresenta il vero, nenache la documentazione e neppuere il fotogiormalismo. Ma sarà che tutte queste definizioni non siano un po’ gratuite? Preferisco. è vero, farmi emozionare da quancosa che seppur concettualmente impefetto so che è stto là davanti al fotografo, come ben so che le frequenze elettromagnetiche le percepiamo tutti un po’ diversamente.
    Tutto questo stimandoci, indubbiamente. E stimo Lucy per la passione che ci mette e l’energia che infonde.

  25. maurizio tieghi scrive:

    questa fotografia mi ricorda le strisce dei fumetti per il semplice fatto che dopo la prima immagine sai che devi spostarti verso destra per vedere quella che segue, questa è collegata alla precedente e con le eventuali altre racconta una storia. Ora a mio parere il racconto fotografico da parte della brava autrice è molto attraente in quanto si possono esprimere concetti di quello che ci viene rappresentato con la presenza o assenza dei due amanti. A mio parere è del tutto insignificante che questo concetto sia legato ad un luogo ed al trascorrere del tempo, quello che conta è solo quello che si vede, ma mi interessa invece un’altro aspetto, quello della sequenza. Ora è evidente che viene rappresentato come lo vediamo un amore finito, prima c’era e poi non c’è più. Ha un significato puramente filosofico o rappresenta anche il vissuto dell’autrice? Se invece si metteva prima l’assenza e poi la presenza, ovviamente questo stava a significare l’attualità del sentimento. Altro significato assume la fotografia multipla se l’assenza precedeva la presenza per ritornare con una terza immagine assenza, e così via. Per comporre un’opera d’arte concettuale, uscendo dalla limitazione imposta dal modo espressivo della fotografia serviva la moltiplicazione dei significanti, come fatto nel passato dagli artisti della pop art.

  26. lucy franco scrive:

    Maurizio Tieghi wrote:

    “è evidente che viene rappresentato come lo vediamo un amore finito, prima c’era e poi non c’è più. ”

    sic et simpliciter.

    Il mio vissuto ha sicuramente schiacciato l’occhiolino ad un assunto puramente filosofico…

    grazie per il commento, come sempre molto interessante

  27. Enrico Maddalena scrive:

    Infatti “il trascorrere del tempo” è essenziale. C’è un prima ed un dopo ed il messaggio di Lucy è evidente. Altre soluzioni sarebbero “altre fotografie”, come disse qualcuno tempo fa…

  28. lucy franco scrive:

    la lettura da sx a dx , propria di noi occidentali, è elemento che caratterizza lo stesso dittico

    il senso del vuoto del secondo frame è la “mia” conclusione concettuale della sequenza.

    grazie a tutti, lettura, quella dei commenti, sempre stimolante.

  29. Domenico Brizio scrive:

    Ok.
    Qualcuno mi spiega come è mai possibile che tra il primo scatto ed il secondo scatto vi sia stato un ‘trascorrere del tempo’. Il messaggio sarà evidente come dice Enrico ma si basa su qualcosa che non c’è stato: il secondo scatto, il secondo tempo del fotografo che fa la fotografia… E’ un concetto un po’ sui generis questo che porta ad un tempo che non c’è stato… imho

  30. lucy franco scrive:

    il tempo c’è, e esiste perchè esiste un secondo fotogramma che io ho messo lì.
    ed è il MIO tempo……lo faccio esistere IO
    c’è chi si lascia andare, accettando il mio “modus” e lo “vede” c’è chi è attaccato a troppe teorie, e non lo “vede”
    càpita……

    potremmo stare qui a parlarne all’infinito, ma credo che quello che si doveva dire sia stato già detto, per me ripetere le stesse critiche è inutile

    ho letto già e valutato gia, e risposto già.

    grazie

  31. Fabio Panzavolta scrive:

    Capisce chi vuol capire.

    Fabio

  32. Andrea Einaudi scrive:

    …a me molto semplicemente piace. E mi piace parecchio.
    Complimenti.

  33. lucy franco scrive:

    @ Andrea

    grazie!!

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