Domenico Brizio – Alba (CN) – L’uomo dal mazzo di fiori cadente

637 Domenico Brizio  - L'uomo dal mazzo di fiori cadente

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Comments (10)

 

  1. Enrico Maddalena scrive:

    Dal vocabolario Treccani: pareidolìa s. f. [comp. di para-2 e gr. εἴδωλον «immagine»]. – Processo psichico consistente nella elaborazione fantastica di percezioni reali incomplete, non spiegabile con sentimenti o processi associativi, che porta a immagini illusorie dotate di una nitidezza materiale (per es., l’illusione che si ha, guardando le nuvole, di vedervi montagne coperte di neve, battaglie, ecc.).
    Efflorescenze di umidità in cui qualcuno vede il volto di Cristo o di padre Pio se ne legggono spesso sui giornali.
    E’ la naturale tendenza dell’uomo a dare significato alle forme naturali.
    Ed in effetti Domenico ha dimostrato fantasia e colpo d’occhio ed ora quell’omino disperato (vi vedo addirittura i due occhi e la bocca arcuata all’ingiù) lo vediamo anche noi, mentre inciampa nella crepa del terreno argilloso.
    L’inquadratura scelta da Brizio è tale da far somigliare la crepa ad una collina con un esile arboscello alle spalle dello sfortunato omino.
    La fotografia è anche questo: una specie di microscopio che rende visibile l’invisibile cogliendo un particolare insignificante del mondo e riempiendolo di significato.

  2. Gioacchino Castellani scrive:

    La fotografia è innaturale, i colori, se di fotografia a colori dobbiamo parlare, non esistono, perché ci sono evidenti problemi di sovraesposizione. La filosofia a volte può aiutare, ma rimangono problemi connessi alla conoscenza tecnica del mezzo che non aiuta a trasmettere le emozioni provate dal fotografo in fase di ripresa.

  3. Enrico Maddalena scrive:

    Gioacchino, ho salvato la foto e ne ho esaminato l’istogramma. Non vi vedo sovraesposizioni.

  4. Gioacchino Castellani scrive:

    Enrico, se è come tu dici, allora l’interpretazione che ne ha dato il fotografo non è (per me) quella giusta. Avrei visto un maggior contrasto tra le parti e una maggiore intensità dei toni. Io fotografo in bianconero e confesso di non essere molto esperto per il colore.

  5. patrizia scrive:

    Trovo molto più gradevole l’abbinamento del titolo alla fotografia,che l’immagine presa così com’è senza l’intermediazione del testo. La colorazione, la qualità della materia che non mi da indizi sul cos’è in realtà, mi confonde la lettura e non mi emoziona più di tanto.

  6. Domenico Brizio scrive:

    Contesto: le acque piovane scorrono nei fossati; nel letto di un fossato il fango (il colore rispecchia la roccia di origine dell’argilla) è interessato da un lombrico che divagando e ‘mangiando’ fango lo ridepositia rielaborato, senza sapere nulla di quel che succede dopo, soprattutto del passaggio di un appassionato di fotografia che non ha saputo trattenersi dall’immaginare. La qual cosa non è poi così grave se si pensa che si è anche divertito.

  7. franca catellani scrive:

    Questa immagine dimostra l’ambiguità dellla fotografia , ma anche la mia ignoranza nell’argomento natura.

    di prima occhiata sembra la ricerca di una forma astratta e lo è solo parzialmente . mentre invece si rivela un proprio e vero documento della natura.Solo chi la conosce bene come Brizio ,la sua ricerca trasmette una conoscenza che io non avevo ma lui se la porta dentro .

    Ne deduco che il lombrico è la macchina piu’ perfetta produttrice di fertilità ,la terra attraversa l’apparato digerente, il lombrico utilizza i piccoli frammenti organici presenti (semi, parti decomposte di piante, uova, larve) per il suo sostentamento. Contemporaneamente questa attività di ingestione di terra e di sua espulsione in superficie consente una notevole ossigenazione del suolo e quindi un arricchimento dell’humus. La fotografia insegna ciao tut

  8. Enrico Maddalena scrive:

    Il lombrico è un animale metamerico; il suo sistema nervoso non è encefalizzato ma distribuito in gangli nervosi situati in ogni metamero. In noi è rimasto un qualcosa di analogo. La metameria è ancora presente nella colonna vertebrale ove, fra l’altro, ci sono i centri della deambulazione. Un gatto decerebrato è ancora in grado di camminare. Non svegliate il biologo… ;-)

  9. Domenico Brizio scrive:

    E in effetti il geologo ha evitato di introdurre i mud cracks, la composizione dell’argilla che determina il colore così ‘innaturale’… e la diversa compentenza del materiale elaborato biologicamente: tutte cose non necessarie alla fotografia :-)

  10. Enrico Maddalena scrive:

    Siamo entrambi “ologi” ;-D

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