Brunella Bianchini – Modena – Devozione

Sono stata attratta,nello scatto, dalla luce rossa di passione che illuminava i volti di persone estranee tra di loro, ma unite da devozione.

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Comments (9)

 

  1. Enrico Maddalena scrive:

    Più che dalla passione la luce è rossa per la bassa temperatura di colore della luce delle candele. Scusami Brunella, ma a me la foto non dice nulla o, meglio, non comunica le sensazioni che hai provato sul posto e che hai espresso nel titolo e nel commento.

  2. maurizio tieghi scrive:

    Ero molto giovane e per ragioni di lavoro ho vissuto per un paio di anni a Montalcino, non capivo l’importanza del vino brunello e mi colpiva il fatto che nei paraggi c’erano pochi vitigni. Non mi interessavo di fotografia e quindi non coglievo l’abusata fotogenia nel paesaggio senese. Ma ora dopo decenni vissuti posso affermare che il brunello è un vanto dell’enografia italiana e che le crete senesi sono care a tanti fotoamatori mentre personalmente mi hanno stufato da tempo. Ho invece la certezza ormai storicizzata della capacità di sorprendermi positivamente delle fotografie di Brunella, sono sempre originalissime e mai banali, come questa stupenda reinterpretazione del colore fatta con gli occhi dell’anima e non con il colorimetro. Grazie ancora una volta alla brava autrice

  3. Brunella Bianchini scrive:

    Vorrei ringraziare Maurizio che viaggia molto in sintonia
    con la mia sensibilità.Vorrei ricordare,con massima stima.
    ad Enrico Maddalena che, al di là di questa immagine
    in particolare,la Fotografia, si deve avvalere di elementi
    che non siano meramente Tecnici, ovvero creatività
    fantasia .sensibilità estro ecc.. In questo modo le
    letture possono diversificarsi Grazie Brunella

  4. patrizia scrive:

    Non trovo l’immagine particolarmente originale nei contenuti e nel linguaggio adoperato per comunicarlo al punto da dover ridurre tutto a un ……”bah”. Non volermene Brunella,forse è perchè sono astemia, ma il trasporto di Maurizio per questa proposta io non riesco proprio a condividerlo.

  5. Enrico Maddalena scrive:

    Brunella, pensi che mi avvalga solo di elementi tecnici nei miei giudizi? Mi stimi davvero poco…
    Con simpatia
    Enrico

  6. Fabio Panzavolta scrive:

    Trovo sincera devozione solo nella donna al centro la quale sembra avere gli occhi chiusi (sta mettendo a posto la candela e ha le palpebre abbassate come se stesse pregando) però sopra di lei campeggia una strana figura somigliante ad una maschera che a mio avviso toglie molto all’ottima atmosfera.
    L’idea è buona, la foto varrebbe la pena, se possibile, provare a ripeterla.

    Fabio

  7. Fabrizio P. scrive:

    Concordo con la lettura di Maddalena, e trovo un Tieghi di parte (che ci sta) ma bisognerebbe essere costanti nelle critiche sia positive, che negative. Tieghi lo ammiro per il suo modo di leggere le immagini che lo fanno sembrare (dico “fanno sembrare” perche’ il web puo’ darci delle sorprese visto che siamo dietro ad un video e nessuno ci vede) uno di esperienza, colto, di grande conoscenza del linguaggio fotografico, ma qui mi sembra che abbia usato parole efficaci(vedi l’importanza della parola nell’immagine nella discussione della foto precedente a questa) che vanno a valorizzare qualcosa che a parer mio, e non solo mio, e’ di sola immediata oggettiva e dal significato semplicistico, dal titolo equivalente e dove il colore ottenuto equivale alla possibilita’ del mezzo, del sensore che pur nalla sua particolare definizione (ho detto particolare e non errore in quanto oggi sono gli errori che hanno acquistato un valore nel linguaggio…per fortuna) rende tutto molto ovvio, scontato, direi normale e oggettivo.Poi siamo sempre alle solite dove l’autore trova importante e direi essenziale che l’immagine venga data in pasto anche senza un titolo, o con un titolo generico o di oggettivo rimando (come in questo caso) per poi definirlo con interpretazioni varie,soggettive che ci saranno sempre ma che non portano a comprendere se l’immagine contiene cio’ che si era prefissato l’autore, dove i possibili errori, in modo da poter creare quel dialogo che porta a capire, conoscere cio’ che e’ il linguaggio della Fotografia che rimane nella sua sufficienza, in superficie se ,ad esempio,riprendiamo un viale con l’alberello a lato e lo intitoliamo “alberello”, o “viale” (e questo meccanismo e’ tradotto anche in questa immagine).Non sono per la pura tecnica, quindi condivido di provare nuove strade dove errori di un tempo oggi possono essere riconosciuti appartenenti al linguaggio fotografico (basta esserne consapevoli e non attribuirglielo attraverso le efficaci parole altrui, o scovando qualche titolo efficace),Qui sarebbe stato piu’ efficace vedere quella linea del portacandele diritta (e’ come vedere l’orizzonte del mare inclinato a livello percettivo crea fastidio…e’ un fattore umano), non vi trovo una giustificazione ne a livello percettivo, ne come possibile elemento che mi accompagna alla spiritualita’, alla ,appunto, devozione. La persona a sinistra e’ forzatamente al limite. La mia impressione che e’ una foto si individuata al momento, quindi colta nel suo possibile pensiero, ma molto frettolosa nell’esecuzione.Trovo interessante ,mettendolo in relazione con il titolo, quella figura in alto al volto della donna (nessuno l’ha notata? eppure fa parte dell’immagine, entra in relazione con gli altri elementi, non e’ possibile eliminarla solo perche’ non la si conosce, altrimenti non e’ leggere un’immagine).E’ un volto inquietante, che puo’ dare l’idea del maligno, di colui che contrasta chi crede, e quindi trovo l’ìimmagine tagliata , eliminando le due persone laterali, contenendo la donna con lo sguardo abbassato, le candele che portano all’idea del divino, della sacralita’, e a quel “volto” inquietante ,un’immagine piu’ interessante che va oltre l’oggettivita’ presente in questa mostrata.Ciao Fabrizio P.

  8. Fabrizio P. scrive:

    Una precisazione : l’immagine in cui si parla ,e parlo,di “linguaggio” ,della “parola” e’ di Maurizio Pigozzo “linguaggio”.

  9. Domenico Brizio scrive:

    Una fotografia invero incolore che non non scalda il cuore. Occorrono altri succedanei non fotografici per farcela piacere… come su evidenziato nell’occasione.
    Enrico ha posto molto bene la questione: non c’è emozione senza educazione tecnica, che non è proprio come scrivere ‘Tecnica’ da solo.

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