Giuseppe Di Meo – San Marco Evangelista (CE) – Amsterdam 2011

Fotografo per passione e la Street Photography è tra le mie priorità fotografiche.
Trovo molto appagante la possibilità di esplorare, con curiosità d’osservazione, l’uomo e l’ambiente in cui vive, la loro relazione, gli scambi inconsapevoli, cercando di catturare i momenti fertili dei loro quotidiani dialoghi.

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Comments (12)

 

  1. maurizio tieghi scrive:

    l’essenziale doveva o poteva essere solo quello contenuto entro alla cornice della foto pubblicitaria, allargandoci un poco di più come fatto dall’autore forse significare fare Street Photography (ma se deve essere stretta come dice la parola perché allargare l’inquadratura?) questa fotografia a mio parere rimane in sospeso tra il formalismo incompiuto ed il dinamismo inespresso, inoltre io amsterdam la ricordo colorata

  2. Fabrizio P. scrive:

    Immagine interessante !!!!!! Inizio confrontandomi subito con Maurizio : colore o b/n? vediamo a colori ma non per questo siamo obbligati a proporre immagini di luoghi cosi’.Il colore e’ la visione naturale per l’uomo e in un reportage che descrive aiuta ad essere aderente alla realta’, ma in una visione estremamente intima il b/n aiuta ad immettersi in questa dimensione.In oltre volevo far notare che “street” non vuol dire stretto (questo semmai e’ il mio modo di tradurre l’inglese da buon salernitano quando voglio far divertire), ma vuol dire strada e se fossimo un po’ italiani useremmo ancora dire Fotografia di strada.L’essenziale e’ cio’ che rimane contenuto nella cornice di quella pubblicita’? direi di no, o meglio altra immagine interessante piu’ modaiola, piu’ da rivista che da fotografia di strada (la ragazza sembra quasi posare).Direi invece che l’immagine e’ interessante per come e’ stata colta e inquadrata perche’ vi sono vari aspetti che entrano in gioco (aspetti piu’ concettuali)che non sono altro che dialoghi (come dice l’autore) nascosti che l’autore consapevolmente ,o inconsapevolmente, ci pone, e sta al fruitore, tramite la sua conoscenza culturale e di esperienza, coglierli (spesso aiutato da un titolo non come quello dato, o da una prefazione). Io personalmente leggo una realta’ fatta da “io sono la pubblicita’ e quindi non so chi sono” il continuo essere alla moda, l’esteriorita’ a tutti i costi che prende anche buona parte di modi di fare, di porsi, di agire, di gesticolare,di espressivita’ (questa e’ la famosa cornice essenziale che Maurizio ha colto), poi c’e’ la negazione a questo fatta dalla persona in primo piano che passa dove il volto non e’ percepibile, e a sua volta ne cancella uno che fa parte della pubblicita’, poi c’e’ quella persona in attesa sulla destra al di la’ del pannello trasparente dove il volto e’ cancellato da quelle strisce che riportano alla mente quei sevizi fotografici di gossip dove alle persone estranee o non disposte a farsi riconoscere vengono messe due striscette per cancellarne l’identita’.Ecco c’e’ apparenza esteriore e la sua contrapposizione.Tutto questo in uno scatto colto come frammento di una quotidianita’.Un bel dialogo con parecchi concetti non espressi dall’autore, forse non colti e questo dimostra ancora una volta come l’immagine e’ un contenitore di simboli, relazioni, significati che solo chi possiede tali codifiche, quindi cultura, riesce a coglierli, ed ecco perche’ la Fotografia e’ l’espressione giusta per portare a conoscere, a confrontarsi, a dialogare.

  3. patrizia scrive:

    trovo riuscitissimo lo scatto quando concentro l’attenzione sulla ragazza che entra letteralmente dentro la pubblicita’ sullo sfondo grazie alla sua posa e al suo sguardo risoluto. ad aiutare questo effetto arrivano gli stivali scuri che si perdono nello scuro fuori dall’insegna pubblicitaria. Il passante invece e’ un po’ meno leggibile (i contorni della testa si impastano un po’ troppo con lo sfondo della pubblicita’ ) e stranamente fa concentrare lo sguardo sui suoi piedi e sulla strada in pendenza che percorrono. quest’ultima che magari non e’ in pendenza ma solo ripresa da una prospettiva non frontale, a mio avviso, danneggia la geometria delle cornici concentriche che l’autore ha saputo cogliere e che valorizzano i significati dell’immagine. Senza quel contorno della vita cittadina che si muove sarebbe stata solo la ripresa di una ragazza appoggiata ad una pubblicita’, mentre cosi’ se ne legge anche il significato del pieno inserimento nel mondo occidentale di culture diverse. Resta, per questo motivo, un buono scatto che sintetizza la multietnicita’ di una citta’ come Amsterdam.

  4. maurizio tieghi scrive:

    Considerato che i più sono in vacanza e quindi sul blog rimane spazio vuoto da riempire mi concedo queste mi considerazioni aggiuntive. A) Il bianco & nero in fotografia dovrebbe essere un’occasione espressiva a disposizione e non la consuetudine che viene spesso scimmiottata dal passato. Porto a supporto un dato statistico d’attualità, un noto sito web di fotografia mette a disposizione, tramite app x smartphone, 20 filtri per modificare le foto, 19 sono a colori ed 1 solo in b&n, quindi… Basta provare le variabili e si comprende immediatamente che non tutte le foto sono adatte a questa tonalità, su questo blog la scelta monocromatica credo sia la metà delle immagini postate. Troppo e troppo facile. B) La società multietnica oggi è presente dappertutto quindi mostrare quella di Asterdam non è significativa se fotografata in un modo prettamente estetico, questa immagine sicuramente ha una buona componente di questo tipo, ma attenzione perché l’inquadratura scelta inevitabilmente la fa diventare una fotografia x la fotografia (del passato) e basta.

  5. maurizio tieghi scrive:

    @ Fabrizio: dalle mie parti dove imperversa la “esse” con tantissime s la parola street significa stretto ….. :-)

  6. Fabrizio P. scrive:

    Per le “s” ok Maurizio ha!ha!ha!ha!ha!, per quanto riguarda il b/n cio’ che hai espresso lo condivido in buona parte, ma non in questo caso che non mi riporta assolutamente al passato (troppo riduttivo come passaggio che poteva andare bene moltissimi anni fa e troppo semplicistico accostare il b/n ad una percezione temporale) .Ripeto,mi riporta ad un mondo piu’ introspettivo che le varie relazioni tra elementi che vi sono mi introducono.Che poi l’autore non aveva questa intenzione probabilmente lo si intuisce dal titolo che riporta piu’ ad un reportage del posto che come ho espresso se documentativo ha il suo perche’ il colore,ma non e’ detto che comunque nel documentare il b/n non possa essere una chiave personale di lettura.Dopotutto il reportage non ci indica la realta’, ma la verita’ di chi la coglie, quindi una personale chiave di lettura.Difficile da uno foto stabilire se fa parte di un reportage o e’ semplicemente una singola foto. Qui la si giudica purtroppo come singola foto.Ciao

  7. Fabio Panzavolta scrive:

    La presona in primo piano, sigaretta in mano e cuffie nelle orecchie, mi sembra che non dialoghi con nessuno e forse nemmeno con noi. Quello che mi sembra un posto d’attesa per un qualsiasi mezzo di trasporto è sempre ricco di ottime occasioni per fotografare, ma questa persona vestita di bianco a me infastidisce anche perchè vive nel suo mondo. La ragazza appoggiata alla pubblicità è senz’altro la cosa più interessante.
    @Fabrizio
    ottimi i tuoi interventi ,ma permettimi di dirti che non è indispensabile la cultura per dare un giudizio ad una foto

    Fabio

  8. Enrico Maddalena scrive:

    Ho salvato ed ingrandito l’immagine per studiarla meglio.
    La ragazza sta guardando il fotografo (e quindi noi). Per questo, da semplici osservatori esterni, veniamo trascinati dentro l’immagine e ne diventiamo in una certa misura protagonisti. E’ quello che succede ogni volta che un soggetto umano guarda verso l’obiettivo.
    In più, la ragazza si sovrappone all’immagine di altre due ragazze: lei reale e loro icone. Ma dopo l’atto fotografico, anch’essa si è trasformata in una icona.
    A me la foto non dispiace affatto così com’è.
    Un saluto a tutti
    Enrico

  9. Fabrizio P. scrive:

    Ciao Fabio, hai ragione quando dici che una lettura ad un’immagine non presuppone una grande cultura, ma aggiungo quando l’immagine vuole rappresentare un paesaggio, un gesto, un’espressione, una forma, un gioco geometrico etc…basta l’emotivita’ che e’ il primo step dove passa l’immagine per un primo giudizio e dove oggi per la maggior parte si ferma li’ (piu’ semplice, piu’ alla portata di tutti dato che l’emotivita’ e’ insita nell’uomo).Per esperienza posso dirti che da quando ho cominciato ad adentrarmi in certe conoscenze come la pittura, la sua storia, il cinema e la sua storia, la filosofia etc…cio’ che prima non vedevo ora in parte la noto quindi credo che la cultura aiuti a cogliere quei numerosi significati che l’immagine ha nonostante la non intenzionalita’ dell’autore poiche quando racchiuduamo in un rettangolo, o quadrato, alcuni elementi sottratti alla realta’ questi creano una serie di relazioni ,di significati che solo chi “conosce” riesce a trovarli e a farli notare e quindi farli conoscere.E non parlo di una conoscenza elevata(io non ce l’ho) ma direi che la passione puo’ determinare un desiderio di conoscenza, di un andare oltre l’emotivita’.Non credo che la tua “visione” si sia fermata a quando eri bambino, il tuo crescere ti ha portato a selezionare. a comprendere situazioni, meccanismi per te prima sconosciuti e questo non e’ una crescita?non e’ aver acquisito elementi per codificare meglio cio’ che ti circonda? di questo io parlavo.
    Tu dici che la persona con le cuffiette e la sigaretta in mano non dialoga? Se lo dici oggettivamente allora ti dico che il volto e’ girato e non si puo’ capire chi, cosa stia guardando, ma in Fotografia e’ il saper vedere,e poi la percezione che si avverte,che porta a creare quel “dialogo” :questa persona in primo piano ha la testa rivolta verso tutta quella scena quindi si crea una linea relazionale, poi e’ in movimento verso destra mentre la scena dietro e’ statica, ferma,e questa e’ un’altra relazione, altro dialogo (il dialogo non e’ inteso ne’ guardare in macchina, ne’ per forza coglierne lo sguardo verso qualcosa…c’e’ troppa oggettivita’ forse nel tuo vedere?).Ognuno di quelle persone reali,e pubblicitarie vive nel proprio mondo che grazie alla Fotografia li fa interaggire, dialogare in un fermo immagine congelando un frammento a noi impercettibile e impossibile da cogliere mentalmente se non in uno spazio-temporale piu’ esteso e ovviamente personale. Grazie per questo chiarimento.Ciao.

  10. Marco Furio Perini scrive:

    Personalmente l’avrei preferita senza l’uomo in transito in primo piano, mi sarebbe bastato lo sguardo in macchina della ragazza, che secondo me è il punctum dell’immagine. Ciao

  11. Fabio Panzavolta scrive:

    Condivido il tuo post Fabrizio, fortunatamente i percorsi culturali, emotivi, e le esperienze della vita di ognuno di noi portano a commennti che arricchscono la nostra capacità di percepire emozioni da una foto.
    ciao
    Fabio

  12. Giuseppe scrive:

    Innanzitutto, scusandomi per il ritardo, ringrazio tutti coloro che hanno commentato la foto. Commenti molto interessanti, alcuni molto pertinenti con quanto rappresentato nello scatto, altri meno ma è fisiologico della incontestabile soggettività. Fare street photography, per andare oltre il semplice scatto per strada, non è cosa semplice. Trovare almeno una motivazione valida per scattare, saper vedere (o prevedere) un “momento fertile” è alla base di un “motus operandi” fotografico fatto di osservazione, pazienza e…fortuna! Le fotografie sono sempre frutto di scelte, consapevoli, sia in ripresa che nella successiva fase di mostra. Sono molto lieto dell’accoglienza ricevuta in questo autorevole blog, ad una immagine a cui tengo tantissimo per le numerose storie contenute senza bisogno di parole per descriverle.
    Quindi, un luogo ed una data possono essere indicazioni appropriate, il resto è …la fotografia. Buona Luce!

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