Roberto Depratti – Castellarano (RE) – Interlocutori assenti

La voglia di fermarsi per riflettere interiormente. Ecco allora che nasce uno scenario per il quale fissare “l’altro” protagonista.

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Comments (11)

 

  1. maurizio tieghi scrive:

    se qualcuno usa anche le parole per immagine mi fa immaginare altro ed oltre. questa foto è solo esteriorità di pensiero e di visione, chi infatti più di una finestra affacciata sulla luce può dare questa sensazione? forse la cattiva fotografia ci riesce a volte. mai poi mi chiedo si può riflettere esteriormente e fotografare interiormente?

  2. Roberto Depratti scrive:

    Caro Maurizio Tieghi ……non ho alcuna necessità o volontà di “provare” a trasferire un mio pensiero nell’ambito del suo angolo di lettura fotografica, soprattutto dopo ciò che ho letto e dedotto dal suo intervento. Quasi mai nell’ambito dei concorsi o delle mostre si fa uso di pensieri atti ad accompagnare delle immagini. Viceversa, relativamente a post su portali web ritengo sia simpatico far uso di pensieri scritti per creare maggiore affabilità e, perchè no, familiarità con i visitatori. Inoltre il mio divertimento è creare dei brevissimi racconti (come lampi) che possano accendere dei lumicini atti a condividere altrettanti brevi dibattiti ma ….Lei è bravissimo a spegnere qualunque tipo di animo atto a socializzare. A finire: ritengo che l’immagine postata (che in passato ha vinto diversi titoli su suolo italiano), scelta dalla redazione poichè probabilmente racchiude in se qualche messaggio fotografico prettamente di natura tecnica che lei non ha colto …forse non è colpa ne del pensiero ne della …..fotografia. La invito a leggere in modo più profondo ciò che viene proposto. La saluto e la ringrazio comunque.

  3. Roberto Depratti scrive:

    Per gli amanti ed appassionati di fotografia segnalo che lo scatto proposto è il risultato di una scansione da negativo (Il Ford HP5 400 iso). Anno di realizzazione 1986, macchina usata Canon A1 con 35 mm. – esposizione manuale in luce ambente. Purtroppo non conservo i dati di scatto. L’immagine proposta venne proposta in diverse manifestazioni con il titolo “Interlocutori assenti” (pertanto già realizzata con chiari riferimenti a ciò che in seguito ho scritto come accompagnamento) ed è un frammento fissato degli interni del Castello di Balsorano (Aq). Grazie un saluto e buon proseguimento con la fotografia …….

  4. maurizio tieghi scrive:

    @ Roberto Depratti: comprendo l’accorata difesa, mi dispiace solo che possa rimanere un monologo. Non per me o te in particolare, ma per il blog stesso e per la fotografia. Credo che tra l’indifferenza generale e la visione critica parziale sia meglio quest’ultima, in un blog la parole è comunque vitale.

  5. Roberto Depratti scrive:

    Guardi che io non sto facendo alcuna difesa ….tantomeno accorata. Inoltre, per cortesia, non provi a sollecitare il fatto che al post non stia partecipando tanta gente. Le ricordo che ci siamo già cimentati su altre mie foto in cui gli interventi furono molteplici e non a “suo” favore. L’interazione e scambio dialettico su un’immagine deve comunque essere riconducibile all’immagine. Troppi suoi interventi risultano essere contraddittori …..a volte parla della fotografia come necessità di perfezione tecnica ….altre di foto troppo perfette senza anima. Bene facciamo così: io la capisco poco e voglio essere talmente umile nell’affermare che probabilmente anzi sicuramente è un mio limite ma PER CORTESIA non mi venga a parlare di DIFESA ACCORATA. Io ho portato elementi concreti per parlare di un momento fissato. La invito ad approfondire tematiche a supporto delle immagini accompagnate da “scritti” supportate da persone competenti come Claudio Pastrone (ultimo FOTOIT di Dicembre 2012), Enrico Maddalena, Giorgio Rigon, Roberto Zuccalà (compianto amico personale e della Fotografia in genere) …..potrei citarne a decine. Ma non voglio tediarla o annoiarla. Ha dato il suo giudizio asciutto ….basta ciò per averne tratto i scarni contenuti. Buon proseguimento.

  6. Domenico Brizio scrive:

    Vedo che nella fotografia mancano due persone, o forse non mancano ma risultano assenti. La cosa non mi dispiace. Non mi dispiace nemmeno l’interloquire dei due quadri ai lati come un fraseggio, così come la finta simmetria. Però mi affascina una cosa: l’interlocutore potrebbe essere solo uno che passa indifferentemente da una seduta all’altra. Per me la fotografia di Roberto ce lo suggerisce.

  7. Roberto Depratti scrive:

    Domenico Brizio grazie per esserti soffermato. Ecco un’altra chiave interpretativa delle fotografie: ” La fotografia ….ce lo suggerisce”. Pertanto essere in grado di sviluppare le alte sfere recettive che vadano oltre l’immediatezza di uno scatto.
    Ancora grazie e buon proseguimento, a presto.

  8. valentini antonino scrive:

    Scusate, mi intrometto. Io “leggo” ciò che vedo e non ciò che miviene suggerito e quindi non mi piace chi mi tira per la giacchetta nella lettura di una immagine con suggerimenti ampollosi. Trovo lo scatto sicuramente ben composto e correttamente scansionato ma mi soffermoa guardare quel tanto che basta a collegare mentalmente il titolo all’immagine. Probabilmente nel lavoro completo avrebbe tutto un altro impatto sull’osservatore.

  9. Roberto Depratti scrive:

    Grazie Antonio Valentini per il tuo intervento. Giustamente ognuno deve recepire ed avere una personale interpretazione, guai se non fosse così.
    Non vorrei che le cose però fossero deviate dal senso di ciò che è stato postato. Titolo ed opera vanno di pari passo. Ripeto …..le due righe di accompagnamento (che solitamente su un blog vengono richieste) “scimmiottano” un breve racconto o riflessione che sono prettamente legate al pensiero dell’autore. Se poi i visitatori si sentono coinvolti, emotivamente parlando, ben venga. Nessuno ha la pretesa di “tirare la giacchetta di altri” ….allo stesso modo chi legge, osserva ed analizza provi ad approfondire i messaggi prima di correre verso conclusioni ….affrettate (e non è il tuo caso). Grazie per l’attenzione riservata.

  10. Domenico Brizio scrive:

    @ antonino valentini:

    Quando leggo la parola ‘casa’ a cosa vado poi? a quello che mi suggerisce l’edificio-casa (nelle sue forme, anche solo come estensione della personalità) o a quel che vedo, cioè un segno arcuato-un segno arcuato che si chiude-due segni arcuati continui-un segno che si chiude?
    Nella fattispecie di questa fotografia: il ben composto è ok, il ben scansionato è ok ma se non servono ad andare più in là, soffermandoci quel po’ di più, la fotografia scema.

  11. Roberto Depratti scrive:

    Domenico Brizio …tutto vero se si rimane ancorati in modo ferreo all’immagine in “se”. Ma attenzione, lo ribadisco, nessuno ha la pretesa di far leggere ciò che non arriva o che non si percepisce, nella consapevolezza che può essere benissimo che l’immagine non susciti altro che ….”quattro muri, un arco o due quadri ….”. Grazie.

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