Umberto Sommaruga

Non so se la singola fotografia sia in grado di riassumere quattro giorni di lavoro a Roma, nel 2011, per la beatificazione di Giovanni Paolo II. L’attesa, fin dal mattino, della veglia al Circo Massimo con in prima fila i pellegrini polacchi e il loro corredo di immagini sacre mi è sembrata significativa di quanto la fede possa smuovere gli animi.

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Comments (7)

 

  1. Enrico Maddalena scrive:

    Mi spiace vedere immagini senza commento per più giorni. Non è bello per chi l’ha inviata proprio per sentire le opinioni della comunità. Allora lo faccio io.
    L’autore ci dà delle informazioni che ci aiutano a capire il contesto, il tempo ed i soggetti.

    La composizione:
    La ripresa è dal basso e frontale. L’immagine è suddivisa in due fasce orizzontali: quella superiore occupa circa un terzo dell’inquadratura e contiene le persone. I due terzi inferiori contengono delle immagini di soggetto religioso ed un ombrello. L’atteggiamento dei quattro suggerisce l’attesa. La donna a sinistra guarda lontano, così come l’uomo a destra, e stringe fra le mani un flambeau. L’altro uomo sembra stia guardando il fotografo mentre quello che più colpisce è l’espressione della donna centrale, l’unica il cui sorriso ci rivela dei pensieri di gioia.
    Sotto di loro le icone, assieme alla fiaccola della donna, rivelano trattarsi di un evento religioso anche a chi non avesse letto le parole dell’autore a corredo della foto. Senza questi elementi potevano essere spettatori di un qualunque evento all’aperto.

    La foto:
    Si tratta di una immagine di tipo documentario-narrativo. Da una realtà estremamente ricca di scenografie e persone, l’autore ne ha scelto uno spicchio secondo la sua sensibilità.
    Per quanto riguarda l’osservazione: “…mi è sembrata significativa di quanto la fede possa smuovere gli animi.”, posso aggiungere che più che la fede, che ovviamente c’è, è lo spirito patriottico la molla più potente, considerato che il papa è un loro conterraneo. Con molta probabilità non si sarebbero mossi dalla loro terra se Giovanni Paolo II fosse stato di altra nazionalità.

  2. Enrico Maddalena scrive:

    Una riflessione:
    Un titolo o un commento alterano la percezione di una immagine fotografica. Lasciamo stare i titoli inutili come “Temporale” sotto la foto di un temporale.
    Gli elementi utili sono il dove ed il quando e, magari, il cosa.
    Nella fattispecie, Roma, 2011, beatificazione di Giovanni Paolo II.
    Questi elementi storicizzano l’immagine, la collocano nello spazio-tempo, ne definiscono le circostanze. Con esse la foto diviene documento.
    Ma se tali informazioni mancassero, l’immagine sarebbe diversa e diverso il nostro approccio. Cercheremmo di capire, ci sforzeremmo di trovarvi degli indizi e quelle persone, quella situazione acquisterebbero un sapore più universale. Ci soffermeremmo sul significato della religiosità, del bisogno dell’uomo di ciò che trascende l’umana esperienza. Le nostre riflessioni spazierebbero verso altri lidi. La didascalia invece ci tarpa un po’ le ali e ci dice cosa leggervi. Vi diviene evidente cioè l’intenzione documentaria dell’autore.
    A fini didattici sarebbe bello ed istruttivo mostrare una foto senza null’altro, suscitare una discussione e, solo dopo, rivelare dove, quando ed in quale circostanza è stata scattata.
    Buona luce
    Enrico

  3. Dario Mariantoni scrive:

    Enrico sono perfettamente d’accordo con te sulla storicizzazione di una immagine da parte di un titolo o commento che sia; infatti osservando l’immagine di Umberto senza aver letto il commento sottostante mi rimandava a tutt’altra situazione non solo storica ma anche geografica, anche perchè mi sembra che non si ricavi da alcun indizio trattarsi della beatificazione di G.PaoloII.
    Inoltre l’impressione a prima vista che mi ha dato la donna centrale era quella non di un sorriso come dici tu, bensi di forte commozione o di una sorta di estasi, al che sono ritornato ad osservare meglio e…mi pare una questione di interpretazione soggettiva.
    Comunque sarebbe interessante poter vedere per intero il portfolio di Umberto, io a suo tempo, nei giorni della morte del Papa nel 2005 realizzai un piccolo reportage a Roma e San Pietro sui pellegrini che erano giunti nella città ed in particolare su quelli polacchi che erano molto numerosi, chissà se ci metteremo d’accordo, per la santificazione ne potremmo fare uno insieme Umberto!

  4. valentini antonino scrive:

    Il titolo è omesso in favore di una didascalia che ne contestualizza lo scatto (Roma ecc. ecc.). Credo che l’autore non avesse intenzione alcuna di “storicizzare” alcunchè quanto invece sapere se avesse colto nel segno restituendo all’osservatore l’atmosfera da lui percepita. Secondo me ci è riuscito, e bene, aldilà di tutte le letture e commentazioni stilistiche e compositive. Bravo.

  5. Enrico Maddalena scrive:

    Antonino, resta il fatto che l’ha storicizzato, intenzione o no.
    Non è una critica negativa sulla foto, ma una riflessione sulla Fotografia.
    “Al di là di tutte le letture ecc” ha un sapore quasi sprezzante verso chi ha espresso il proprio parere… : )

  6. Prima di tutto ringrazio Enrico, Dario e Antonio che hanno commentato la foto. Rispondo con enorme ritardo perché nemmeno più mi ricordavo di aver postato questa fotografia e ho letto i commenti solo ora. Anche io credo che una fotografia debba ‘parlare’ da sola, ma credo anche che una foto di reportage debba essere storicizzata. In questo caso (del reportage intendo, non della mia foto) ritengo che sia necessario contestualizzare l’immagino con una didascalia.
    Se Dario per caso legge questo mio commento può visionare il portfolio sul mio sito, direttamente alla pagina http://www.sommyfoto.it/Umberto_Carlo_Sommaruga_Photographer/PORTFOLIOS/Pagine/The_Holy_Nights.html.
    Io mi sono trovato a Roma con un piccolo gruppo di amici professionisti romani, tra cui Ernesto Bazan, Fausto Podavini, Dario De Dominicis e Giancarlo Ceraudo. Sarei felicissimo la prossima volta di condividere il campo con Dario o altri amici della FIAF (purché bravi ….)

  7. Francesca Manetti scrive:

    Ecco un’altra foto (e non sono ancora andata a vedere l’intero lavoro) di Umberto che mi ha colpito nel profondo.
    Non ho partecipato all’evento, ma secondo me questa foto raccconta molto delle persone che hanno la religione profondamente radicata nel loro essere, nei volti, nelle condizioni atmosferiche avverse ma ignorate, leggo la loro fede.

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